Artigianato Fratelli Buzzetti DENOMINAZIONE SOCIALE | F.lli Buzzetti snc di G. Buzzetti & c. FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | produzione di pesi per prove sulle bilance e commercio di apparecchi per pesature INDIRIZZO | Via Varesina, 8| 21040 | Jerago con Orago (VA) CONTATTI | T. 0331–217430 | F. 0331-736279 Nel territorio dei bilanciai (1900-1934) Giovanni Buzzetti nasce a Jerago con Orago nel 1881. Come spesso succede in quest’epoca, abbandona prematuramente la scuola fermandosi alla “licenza” di terza elementare. Lavora quindi come apprendista presso una ditta di Gallarate che porta il suo stesso cognome: la “Buzzetti pesi e misure”. Con lo sviluppo degli scambi e dei commerci, nell’area tra Gallarate, Cavaria e Oggiona è sorto un polo di eccellenza specializzato nella produzione, vendita ed esportazione di bilance. Nel 1886 nasce a Oggiona con Santo Stefano la stessa Italiana Macchi, storica impresa del settore attiva ancora oggi. Ultimata la fase dell’apprendistato, Giovanni Buzzetti decide di mettersi in proprio. Nel 1908 costituisce la ditta individuale F.lli Buzzetti per la produzione di strumenti di misura, con laboratorio a Jerago con Orago e due anni dopo apre una filiale a Milano in via Settala, gestita insieme al fratello Mario, succedendo a una preesistente attività condotta da Giacomo Ferioli. Bilancia costruita dall’impresa Buzzetti. Anni venti – trenta, Archivio d’impresa.Dopo l’introduzione del sistema metrico decimale avvenuta nel 1861, una serie di regi decreti provvedono nel frattempo a uniformare e regolamentare la fabbricazione di pesi e misure in tutto il territorio nazionale. Durante la Prima guerra mondiale, la ditta Buzzetti produce bilance per l’esercito italiano, oltre che per la clientela tradizionale rappresentata da grossisti e rivenditori. Una parte significativa della produzione viene inoltre esportata in Argentina. Si realizzano sia bilance comuni, di uso domestico o commerciale, che bilance speciali, come il pesa bambini o quelle di precisione destinate alle farmacie. Le maestranze dell’impresa Buzzetti negli anni venti. Archivio d’impresa. Nel 1923 la ditta Buzzetti è premiata con la medaglia d’oro alle Esposizioni internazionali di Roma e di Anversa. Nel 1929 Giovanni recede dalla società con il fratello Mario, che la prosegue autonomamente come ditta individuale fino al 1961, quando si ritira dall’attività. All’inizio degli anni trenta l’impresa conta dai 15 ai 20 dipendenti: i fabbri-artigiani forgiano con l’incudine e il martello l’ottone portato ad incandescenza nella fucina, ottenendo piatti di diversa forma e ampiezza; la cassa della bilancia può essere in legno, impreziosita da intarsi nella versione di lusso, o in marmo se utilizzata da macellerie e salumerie. Laboratorio e abitazione di famiglia si trovano in via all’Autostrada di Jerago con Orago. Da piccola impresa a microimpresa famigliare (1935-1980) Nel 1935 la ditta F.lli Buzzetti di Giovanni Buzzetti cessa l’attività e viene quindi ceduta, con l’inizio del 1937, a Guglielmo Buzzetti, nato nel 1914, figlio di Giovanni, che continua peraltro a prestare la propria opera in laboratorio. L’impresa conserva la forma giuridica di ditta individuale e assume la nuova denominazione di “Buzzetti Guglielmo”.A seguito dei danneggiamenti subiti durante la Seconda guerra mondiale, chiude invece per sempre la “succursale” di Milano. L’officina artigiana di Jerago con Orago si trasferisce nella vicina via Varesina, dove, nel rispetto della contiguità fisica tra casa e bottega, va ad abitare anche la famiglia. Pubblicità della bilancia marca Sibar costruita dall’impresa Buzzetti negli anni trenta. Archivio d’impresa. A partire dagli anni cinquanta, Guglielmo assume definitivamente la guida dell’impresa e introduce nuovi e più moderni macchinari, iniziando ad automatizzare lavorazioni sino a quel momento eseguite quasi esclusivamente a mano. Egli è coadiuvato per alcune operazioni, come la prova peso dei pezzi creati con le macchine, dalla moglie Anna Simonetta. Dei 15 dipendenti di un tempo sono rimasti soltanto due operai, che lasciano poi la Buzzetti per lavorare altrove. Quando, nel 1963, muore Giovanni Buzzetti, gli addetti al laboratorio sono in pratica ridotti a due: il titolare e la moglie. Il venir meno delle esportazioni di bilance in Argentina è compensato, sopratutto a partire dalla seconda metà degli anni settanta, dall’aumento della clientela locale e nazionale, perseguito attraverso l’affidabilità dei prodotti e, per un’impresa che non ha mai investito in pubblicità, con il passaparola delle aziende acquirenti. In questo periodo la fabbricazione di bilance meccaniche combinate con i pesi costituisce ancora il business principale della Buzzetti. Ad essa si aggiunge la produzione di “bronzine” o cuscinetti in bronzo, di pesi (anche di 1.000 kg) per controllare le pese di elevata portata, nonché di contrappesi per effettuare le prove di trazione di determinati macchinari. Bilancia costruita dall’impresa Buzzetti negli anni settanta. 2012, Archivio fotografico Centro per la cultura d’impresa.L’incremento delle richieste è affrontato con l’inserimento attivo nel laboratorio, in qualità di coadiuvanti, dei figli maschi del titolare, che da sempre vivono a contatto con la bottega paterna. Giorgio, nato nel 1952, frequenta le scuole serali, lavora per qualche anno in una fabbrica di ingranaggi e quindi rientra nell’azienda di famiglia. Giovanni, nato nel 1960, frequenta sino al terzo anno la scuola per perito meccanico e nel 1979, dopo il servizio militare, affianca il fratello e il padre nella conduzione del laboratorio. Giorgio e Giovanni hanno due sorelle, che intraprendono percorsi lavorativi differenti: tuttavia una di loro, impiegata presso una ditta, dà una mano per la tenuta della contabilità. La crisi delle bilance meccaniche e il difficile presente (1981-2011) La buona dinamica degli ordinativi prosegue negli anni ottanta e porta, nel 1986, alla ristrutturazione e all’ampliamento dell’officina, che raddoppia la superficie operativa (da 150 a 300 mq), consentendo una disposizione e un uso più efficienti di macchinari e attrezzature. Il processo produttivo è ormai del tutto automatizzato, mentre gli interventi più propriamente manuali si limitano a poche fasi lavorative quali la limatura-taratura dei piccoli pesi da un grammo, che implica una pazienza e precisione da farmacista. Per onorare l’80° della nascita dell’impresa viene realizzata una bilancia speciale, che prende lo spunto da un vecchio modello degli anni venti conservato in una vetrinetta dell’ufficio. Un oggetto quest’ultimo che potrebbe ben figurare nel Museo della bilancia di Campogalliano, in provincia di Modena. Pesa per
Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C.
Artigianato Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C. DENOMINAZIONE SOCIALE | Fabbrica pipe di Ceresa Carlo e c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione delle pipe e articoli per fumatori in genere INDIRIZZO | Via Don Castiglioni, 3 | 21012 | Cassano Magnago (VA) CONTATTI | T. 0331-201134 | F. 0331-201134 La nascita dell’impresa (1890-1925) Nel Gallaratese, intorno alla metà dell’Ottocento tra le varie attività di natura artigianale si afferma anche la lavorazione di pipe. La disponibilità del corno degli animali con cui si realizzavano i bocchini alimenta anche una ricca produzione di manici di ombrelli e pettini. Con i primi decenni del Novecento altri materiali, come l’ebanite, avrebbero sostituito il corno; tuttavia in questa prima fase il legame con l’allevamento dei bovini diventa un fattore di localizzazione nella produzione di pipe. Viceversa, la radica viene importata dalle regioni italiane meridionali e dalle isole. Il fondatore, Gerolamo Ceresa. Primi anni cinquanta, Archivio d’impresa.Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, Gerolamo Ceresa avvia una attività nel settore delle pipe lavorando come terzista della Manifattura Rossi di Barasso. In quel periodo, l’attività di lavorazione si svolgeva a Cassano Magnago mentre la lucidatura dei bocchini in osso si effettuava a Cavaria. Nell’impresa entrano a far parte i figli di Gerolamo, Pietro, Enrico e Luigi ma è un po’ tutta la famiglia ad essere coinvolta, comprese le donne, e ciò consente di mantenere viva l’attività anche durante la Prima guerra mondiale, quando Pietro ed Enrico sono richiamati alle armi. Nel 1919 viene acquistato il terreno accanto al castello di Cassano su cui sorge il capannone ancora oggi utilizzato dall’impresa. Nel 1923, per migliorare la propria conoscenza del settore, Enrico si reca a Saint-Claude in Francia dove lavora come operaio per tre anni in una fabbrica di pipe.Sede dell’impresa. 1930, Archivio d’impresa.Dalla Francia intrattiene una fitta corrispondenza con il padre trasmettendo informazioni sulle tecniche di lavorazione, disegni di macchine e di modelli. L’attenzione al mercato estero è tanto più importante in quanto l’uso della pipa è più comune nel nord Europa e nei paesi di cultura anglosassone (America del Nord, Sud Africa, ecc.) che in Italia. Ne deriva che l’andamento di un’impresa che supera le dimensioni della produzione artigianale è legata alla presenza di buone condizioni nel commercio internazionale e alla presenza di una rete di rappresentanti all’estero. Dal 1926 alla Seconda guerra mondiale (1926-1939) Enrico torna in Italia nel 1926 e si inserisce nella ditta paterna che, l’anno prima, è stata iscritta presso la Camera di commercio dichiarando 20 operai occupati. La crisi economica internazionale del 1929 si riflette sull’andamento dell’impresa e ne determina la chiusura. Pietro sceglie di emigrare in Brasile anche con la speranza di ampliare il mercato e prendere contatto direttamente con i produttori di corno. In questo frangente, interviene Francesco Oliva, dirigente della Montecatini che ha conosciuto Enrico a Cassano, dove trascorre le vacanze. Oliva rileva l’attività costituendo una Società anonima Fabbrica pipe di Cassano Magnago che succede alla ditta individuale Gerolamo Ceresa e lascia la direzione tecnica alla famiglia. In altri termini, Oliva finanzia con capitali propri l’attività e collabora attivamente al successo dell’impresa introducendo criteri innovativi per la rilevazione delle produzioni e delle quote di esportazione. Enrico, dal canto suo, si impegna sul fronte della produzione applicando le conoscenze acquisite in Francia. Pagina di catalogo con disegno a mano di Enrico Ceresa. In alto al centro è riportata la misura dell’abbozzo di radica (R 1 3/4) necessaria per la realizzazione del modello; in alto a destra è invece riportata la sigla alfa-numerica che identifica il modello della pipa (536AC). Anni trenta, Archivio d’impresa.Nel giro di pochi anni, l’impresa ricostruisce una forte presenza sul mercato estero e crea una rete di relazioni internazionali. Non sempre l’esportazione riguarda il prodotto finito: spesso dall’estero vengono richieste le teste, cioè il blocco di radica lavorato e levigato, con la sola eccezione della foratura (o bocchino). I pezzi sono poi colorati, forati, e marchiati nel paese d’arrivo come se fossero stati prodotti sul posto. In questo modo i prodotti esportati sono dei semilavorati e ciò consente un miglior trattamento doganale. Dalla Seconda guerra mondiale agli anni sessanta (1940-1964) Nel 1940, la famiglia Ceresa restituisce il prestito a Oliva e, con l’aiuto di nuovi soci, riprende in mano l’impresa. La procedura utilizzata è quella di costituire una nuova società con sede in Milano alla quale la società di Oliva, in liquidazione, conferisce l’azienda. Appena ricostituita, l’impresa deve affrontare la crisi del nuovo conflitto bellico ed Enrico viene nuovamente richiamato alle armi. La produzione di pipe continua, nonostante le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. La mancanza di osso costringe a utilizzare con inventività gli scarti della produzione; viene introdotta l’ebanite che, tuttavia, diventa presto introvabile per il suo contenuto di gomma, materiale richiesto per la produzione bellica; si ricorre a sostanza quali la galalite, prodotta con il siero del latte, e alla rigenelite, un materiale simile all’ebanite. La signora Albina Ruffato durante la verniciatura a tampone delle pipe con gommalacca. Anni sessanta, Archivio d’impresa.Soprattutto, le esportazioni dopo il 1943 devono essere effettuate attraverso un’agenzia militare tedesca. La ripresa economica internazionale offre ottime possibilità di sviluppo. All’impresa si apre il mercato inglese, considerato forse il più importante sotto l’aspetto della qualità. L’impresa si ricostruisce la rete dei propri rappresentanti esteri. La diffusione del rapporto Terry all’inizio degli anni sessanta denuncia i danni del fumo da sigaretta rilancia l’uso della pipa e ciò determina l’espansione dell’impresa che arriva sino a 36 dipendenti. Dal 1965 ad oggi (1965-2006) Dal 1965 in poi si è assistito a un lento decremento dell’attività che si protrae sino ai nostri giorni. Alla lunga, le campagne antifumo hanno inciso riducendo anche il numero dei fumatori di pipa. Inoltre è cambiato il modo di vita delle persone: i tempi frenetici della società moderna rendono difficile fumare la pipa, un piacere che richiede tempo, attenzione. Questa tendenza ha determinato un notevole ridimensionamento dei maggiori produttori del Varesotto, cosa che ha consentito per un certo periodo di avvertire meno la crisi. Poi, a