Il Museoweb dell’economia varesina nasce per evidenziare il radicamento che le imprese di Varese hanno saputo sviluppare nel tempo sul territorio.
Questo legame si esprime non solo in una numerosità tra le più importanti della Lombardia, ma anche nel fatto che in questa provincia l’impresa è una istituzione del territorio, cioè è un’organizzazione che opera con continuità nel tempo, è riconosciuta come fattore di progresso economico e sociale, influenza la cultura locale attraverso la costituzione di archivi, musei, università.
La continuità operativa nel tempo genera imprese longeve. Questa caratteristica va riconosciuta come uno dei fattori di forza del sistema imprenditoriale varesino e va analizzata ponendola in relazione alle vicende di una seconda istituzione: la famiglia imprenditoriale. Le tappe di sviluppo dell’impresa sono cadenzate sul ritmo degli avvicendamenti generazionali interni alla famiglia, né possono essere esaminati separatamente da essi.
Un ulteriore elemento che emerge attraverso il Museoweb è il carattere corale di queste avventure imprenditoriali. Apparentemente si tratta di percorsi individuali, ma sullo sfondo si scorge uno scenario fatto di collaborazioni, integrazioni produttive, solidarietà associative, politiche locali di sostegno. La Camera di commercio è l’istituzione che dal 1862 svolge con maggiore continuità questo compito, registrando sull’anagrafe commerciale – il Registro delle imprese – le nascite, le morti, le trasformazioni delle imprese. La documentazione camerale rappresenta dunque l’osservatorio privilegiato che ci ha guidato nella conoscenza delle imprese longeve e della loro storia.
I temi rapidamente riassunti in questa introduzione sono trattati in modo più esteso negli interventi di Mauro Temperelli, segretario generale della Camera di Commercio di Varese, e nel testo di Eddy Moschetti e Giuseppe Paletta che si sofferma viceversa sugli aspetti metodologici legati alla ricerca e sulle prospettive di sviluppo di questo strumento multimediale.
Il sistema locale delle imprese è l’insieme dei soggetti prevalentemente economici – imprese, ma anche istituzioni non commerciali – che operano in regime d’impresa nella provincia di Varese. Questi soggetti sono registrati presso il Registro delle imprese, l’anagrafe commerciale prevista dal codice civile e tenuta dalle Camere di commercio locali. L’obbligo di iscrizione riguarda tanto gli operatori che hanno la propria sede nel territorio, sia quelli che, pur non avendovi sede, vi operano attraverso una unità locale (filiale, stabilimento, negozio, ecc.).
L’attuale Registro delle imprese è stato istituito dalla legge di riforma delle Camere di commercio del 1993 ed è attivo dal 1996. Esso ha riunito due distinte anagrafi commerciali: il Registro delle società commerciali istituito dal Codice di commercio del 1882 presso le Cancellerie dei Tribunali civili, a sua volta erede del sistema di registrazioni introdotto dal Codice napoleonico del 1808; il Registro ditte, ripristinato preso le Camere dalla legge del 1910 dopo essere stato abolito nel 1862 ed erede delle matricole mercantili di epoca medioevale e moderna.
Il Registro rappresenta un importante strumento di informazione e trasparenza economica: tutti gli operatori economici sono tenuti a iscriversi, a rendere pubblici alcuni aspetti del proprio funzionamento e del grado di responsabilità ricoperto dai propri collaboratori. Il Registro, pertanto, non ha il compito di indagare il merito della gestione economica delle imprese, ma di fornire agli altri imprenditori e ai consumatori le informazioni giuridiche essenziali alla funzionalità del mercato.
L’elemento che individua l’impresa all’interno del Registro è un numero identificativo (oggi, numero Rea, cioè Repertorio economico amministrativo) che la rende riconoscibile nonostante le molteplici modificazioni che possono intervenire nella sua denominazione, nella sede, nell’oggetto sociale, ecc. Questo numero accompagna l’impresa durante l’intera esistenza. A partire dagli anni sessanta, questo criterio è stato in parte modificato: le imprese individuali – e, a volte, anche le società di fatto – che si trasformavano in società di persona o di capitale perdevano il numero originario e ne acquisivano uno più recente.
Questa procedura ha operato un ringiovanimento apparente del sistema delle imprese che oggi crea difficoltà nel definire l’età effettiva delle imprese. Anche il trasferimento della sede legale dell’impresa da una provincia all’altra richiede una nuova iscrizione nella Camera di arrivo, quindi l’attribuzione di una posizione anagrafica più recente.
Ne consegue che un’impresa longeva che abbia trasferito la propria sede a Milano e sia poi tornata a stabilirsi in provincia di Varese viene iscritta tra le imprese recentissime. Per ovviare a queste situazioni, la ricostruzione dei profili storici delle imprese ha prestato attenzione a questi passaggi in modo da non perdere i legami di continuità.
Una impresa longeva è un soggetto economico che opera sul mercato da un numero considerevole di anni. Non esiste un criterio univoco per stabilire quando un’impresa possa dirsi longeva. Trent’anni cominciano ad essere considerati significativi; cinquant’anni rappresentano un traguardo importante dato che, generalmente, comportano un passaggio generazionale. Oltre i cento anni si spingono poche imprese gloriose che tendono a riunirsi in associazioni.
L’importanza delle imprese longeve sul territorio deriva dalla loro capacità di persistere sul mercato nonostante le vicissitudini che determinano la continua mortalità delle imprese e il loro ricambio. Questa “nati-mortalità delle imprese”, determina un costante rinnovamento della popolazione di imprenditori, ma anche una continua dispersione di esperienze imprenditoriali. Le imprese longeve sono in grado di tesaurizzare queste competenze, accumularle e trasmetterle alle generazioni successive sotto forma di informazioni, di stile operativo, di valori. Nel corso della propria storia le imprese hanno elaborato comportamenti fondati sulla fiducia e sulla qualità dei rapporti con i clienti, con i fornitori, con la comunità locale. Le imprese longeve vedono nel mercato l’ambito di una competizione economica regolata e caratterizzata anche da componenti etiche. Un tale comportamento è ispirato anche dalla tradizione familiare che spesso sta alle spalle di queste imprese: ciò da un lato consente loro di recuperare all’attività gestionale il patrimonio di fiducia, affettività e solidarietà che matura all’interno della famiglia; dall’altro spinge gli imprenditori a salvaguardare, nel proprio operato, le relazioni sociali che la famiglia ha costruito nel tempo sul territorio e garantisce credibilità ai propri membri. Concetti entrati di recente nella cultura delle imprese quali la reputazione sociale o la responsabilità sociale dell’impresa, appartengono da sempre al codice genetico delle imprese longeve.
La popolazione delle imprese longeve presenti sul territorio si ricostruisce interrogando il Registro delle imprese e alcune fonti privilegiate – gli archivi d’impresa, le associazioni imprenditoriali, gli storici locali – che possano aiutare a ricostruire le catene di continuità tra le imprese interrotte dalle cesure giuridiche del Registro. L’elenco delle imprese longeve è pertanto la risultante di queste informazioni.
Sulla base dei dati del Registro sono state effettuate alcune analisi sulla distribuzione delle imprese longeve per età e settore economico. Per coerenza statistica, le interrogazioni sono state eseguite utilizzando i dati del solo Registro imprese.
Con il ritorno della pace, molte Camere, tra cui già nel 1946 quella di Varese, avviarono sporadicamente iniziative che riprendevano la tradizione del premio. Il Ministero dell’industria e del commercio emanò allora nel 1952 la circolare n.581/C con la quale promuoveva l’istituzione di un premio rivolto ai lavoratori dipendenti da molti anni presso la medesima impresa, alle imprese longeve e alle imprese, agli imprenditori e agli inventori caratterizzatisi per importanti innovazioni in campo sociale o tecnologico-industriale.
Anche a Varese, la prima edizione del Premio del lavoro e del progresso economico (definito nella documentazione camerale anche Premiazione della fedeltà al lavoro e del progresso economico) riguardò il biennio 1952-53. Con la documentazione inviata per presentare la propria candidatura, molte imprese inviavano brevi profili storici, alberi genealogici, documenti storici che attestavano la continuità temporale del proprio operato.
La prima premiazione si svolse nel gennaio 1954 e venne ampiamente pubblicizzata dall’organo della Camera, La Provincia di Varese. Un servizio fotografico realizzato per l’occasione riporta il clima festoso che caratterizzava l’iniziativa: erano gli stessi imprenditori e i loro rappresentanti che accompagnavano i lavoratori al tavolo della premiazione dove ricevevano dal presidente della Camera e dalle autorità locali una medaglia d’oro e un attestato.
Nell’immediato secondo dopoguerra, alcune Camere di commercio italiane cercarono di recuperare la tradizione del Premio per lungo e lodevole servizio destinato a impiegati, operai e agenti di campagna e istituito nel 1929 dai Consigli provinciali dell’economia, denominazione assunta dalle Camere sotto il regime fascista.
Con questa iniziativa, i Consigli intendevano premiare l’attaccamento dei dipendenti all’azienda nella quale avevano prestato servizio per lungo tempo e sancire con ciò il principio della collaborazione tra classi sociali proprio del corporativismo fascista.
A differenza di altri premi determinati dall’amministrazione centrale a favore dei lavoratori dipendenti (premio Stella al merito del lavoro istituito con regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3167) i Consigli desideravano che le proposte di assegnazione dei premi ai lavoratori provenissero direttamente dalle imprese le quali avevano così l’occasione per riconoscere formalmente le qualità professionali dei dipendenti e stimolare tra essi comportamenti emulativi.
L’iniziativa prendeva avvio con la deliberazione di un bando e con la pubblicazione di un Regolamento. Successivamente, la Camera coinvolgeva le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali, i comuni. A volte, anche i parroci collaboravano all’iniziativa rilasciando, su richiesta, attestazioni circa la professionalità e la moralità dei candidati.
Nel 1936 il premio venne avversato dal Ministero delle Corporazioni proprio perchè si sovrapponeva al conferimento della medaglia d’oro del premio Stella al merito del lavoro per cui molte Camere lo abbandonarono. La Camera di Varese riuscì viceversa a mantenerlo sostituendo una somma in denaro alla medaglia. L’iniziativa proseguì pertanto sino al 1942, anno in cui venne sospeso a causa delle vicende belliche.
Nei decenni successivi, il premio ha modificato i criteri di attribuzione, tenendo conto delle trasformazioni economiche e sociali che avvenivano nell’economia del Paese e in quella locale. Innanzi tutto, il concetto di fedeltà a un’unica impresa è stato sostituito dalla continuità lavorativa, anche in più imprese. Con ciò si è preso atto della nuova realtà lavorativa caratterizzata da una maggiore mobilità interaziendale.
Il Premio è stato esteso ai dirigenti d’impresa, elemento che testimonia una maggiore complessità dell’impresa e la diversificazione tra proprietà e direzione. Nel tempo sono stati modificati i parametri di longevità (40 anni per le imprese industriali, commerciali e agricole e 35 anni per le imprese artigiane) segno che da un lato si è ridotta l’età media delle popolazione delle imprese e che, al suo interno, si è irrobustito il segmento delle imprese artigiane. Il valore della produttività dell’impresa viene associato al concetto di organizzazione assistenziale nei confronti dei dipendenti e alla qualità dei rapporti umani stabiliti all’interno dell’impresa. Tuttavia, il premio resta incardinato sulla dimensione della riconoscibilità individuale dell’imprenditore e della sua famiglia.