Industria Pusterla 1880 spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Pusterla 1880 spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione, sviluppo e produzione di astucci pieghevoli in cartoncino e di scatole di cartone rivestite in carta o tessuto per profumeria e cosmetica, vins et spiriteux, bigiotteria, abbigliamento ed in genere per tutti i prodotti ” alto di gamma” che richiedono una presentazione adeguata INDIRIZZO | Via A. Pusterla 4 | 21040 | Venegono Inferiore (VA) CONTATTI | T. 0331–856500 | F. 0331–865335 | www.pusterla1880.com Alessandro Pusterla, un’impresa attraverso due eredità (1880-1921) Lo scatolificio Pusterla, dopo 132 anni di attività e diverse trasformazioni, mantiene nella denominazione il cognome del fondatore. Alessandro Pusterla costituì la società nel 1880, con sede a Milano in via Bramante e uno stabilimento per la produzione di scatole a Tradate, località di origine della famiglia Pusterla. Le scatole erano destinate principalmente all’industria farmaceutica che a Milano si stava sviluppando rapidamente e lo stabilimento di Tradate poté sfruttare la nuova linea ferroviaria che dal 1881 lo collegava direttamente con l’area industriale della Bovisa. Nella sede di Milano venivano stampate le etichette da applicare sulle scatole di cartone, che allora erano prodotte e consegnate già montate con un’etichetta applicata all’esterno. Dopo la morte del fondatore nel 1886, la società venne trasmessa in eredità alla vedova Teresa Sessa, che fu tenuta a proseguire l’attività rispettando negli anni seguenti le ultime volontà del marito. Nel proprio testamento infatti Alessandro Pusterla stabiliva che la firma della proprietaria fosse congiunta a quella del direttore Federico Sessa, cugino di Pusterla, e che venissero corrisposte a più di 20 dipendenti delle partecipazioni sugli utili annuali della società, che ammontavano a quasi l’ottanta per cento del totale. Nei tre decenni successivi l’attività proseguì con questo assetto societario ma le notizie disponibili sono poche. Attorno al 1900 la società si dotò di un terzo stabilimento ad Abbiategrasso specializzato nella confezione di scatole per scarpe anche se il principale polo produttivo restò quello di Tradate. Nel 1920, dopo la morte della signora Sessa, l’unità dell’impresa venne meno in quanto la proprietà immobiliare degli stabilimenti fu trasmessa all’orfanotrofio delle Stelline di Milano, mentre i macchinari con le scorte di magazzino andarono ai dipendenti. Venne allora costituita tra i lavoratori, sotto gli auspici delle Stelline, la società Cooperativa A. Pusterla con sede a Milano che tuttavia si trovò presto a corto di capitali e fu posta in liquidazione nel 1921. La famiglia Meana dall’energia elettrica allo scatolificio Pusterla (1922-1968) Nel 1922 venne fondata la Società anonima cooperativa A. Pusterla di Tradate. Per qualche anno venne mantenuto il legame con le realtà produttive di Milano e Abbiategrasso, legame che però di fatto sembra essere venuto meno già nel corso degli anni venti. Come presidente della nuova cooperativa fu scelto Giuseppe Meana, imprenditore che proveniva da tutt’altro settore e che venne coinvolto nel rilancio della fabbrica di Tradate da Filippo Zerbi, un amico che dirigeva l’agenzia del Credito italiano. L’incontro tra i due avvenne nel quadro del loro impegno cristiano e il coinvolgimento di Meana ebbe motivazioni non solo economiche ma anche etiche e sociali. Il legame con la famiglia Zerbi si consolidò in seguito con i matrimoni dei due figli di Giuseppe: Piero sposò Carlotta, figlia di Filippo, mentre il maggiore Albino sposò la cugina Giuditta Zerbi; la loro sorella Angela Meana sposò invece l’imprenditore Antonio Molina dell’omonimo piumificio di Cairate. Giuseppe Meana, dopo aver rinunciato ad una carriera come musicista, fu tra i fondatori della Società elettrica di Nova, costituita in forma anonima nel 1908 e attiva nella distribuzione di energia e acqua potabile nell’area di Bresso e Nova Milanese. L’esperienza della Società elettrica di Nova proseguì con buoni risultati sotto il controllo della famiglia Meana fino alla seconda metà degli anni sessanta quando l’attività di distribuzione venne assorbita dalla nuova rete Enel. Tornando allo scatolificio di Tradate, la piccola cooperativa, nata con una cinquantina di soci e un capitale poco più che simbolico, nel 1936 dovette trasformarsi in società di capitali per fronteggiare la crisi e la famiglia Meana assunse allora la maggioranza azionaria. L’attività produttiva proseguì al servizio dell’industria farmaceutica e nel periodo tra le due guerre vi fu il passaggio dalle scatole con etichetta agli astucci di cartoncino prestampato. Sul piano produttivo questo cambiamento significò per l’impresa introdurre nei reparti di stampa e piegatura macchinari più vasti e complessi. Nel 1950, alla morte di Giuseppe Meana, i suoi figli gli succedettero nella gestione delle due imprese familiari. Per quanto entrambi ricoprissero il ruolo di consigliere delegato nelle due società, Albino, residente a Bresso, fu maggiormente coinvolto nell’attività elettrica mentre da Saronno Piero e la moglie Carlotta Zerbi si interessarono dello scatolificio Pusterla. Le strade dei due fratelli si riunirono alla fine degli anni sessanta, quando la Società elettrica di Nova dovette cessare la propria attività storica in conseguenza della nazionalizzazione. A partire dalla seconda metà degli anni sessanta le prime occasioni di diversificazione produttiva vennero da clienti che ampliavano la propria gamma dal settore farmaceutico ad altri ambiti: tra questi la multinazionale americana Avon di Olgiate Comasco, attiva nel settore dei cosmetici, che con i propri alti standard qualitativi aiutò la Pusterla nel miglioramento dei processi interni. Per inserirsi in nuovi mercati innovando la propria offerta, lo scatolificio di Tradate necessitava tuttavia di notevoli investimenti che richiedevano una maggiore capitalizzazione della società. Dai medicinali a profumi e champagne (1969-1999) La Società elettrica di Nova, incassati gli indennizzi derivanti dalla nazionalizzazione, venne fusa nel 1969 con la Alessandro Pusterla sas dando vita alla Cartografica Pusterla spa. In seguito alla fusione la nuova società ebbe così la necessaria dotazione finanziaria per pianificare la propria espansione. Il primo passo fu compiuto nello stesso 1969 con l’acquisto dello stabilimento di Tradate dall’orfanotrofio delle Stelline di Milano, proprietario dai tempi dell’eredità della vedova Pusterla. Nella nuova società Carlotta Zerbi divenne presidente, Albino Meana amministratore delegato e Agostino Molina, figlio di Angela Meana, consigliere d’amministrazione, mentre Pietro Meana fu direttore generale per pochi anni prima della sua prematura scomparsa nel 1973. Fu