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Prealpi spa

Industria

Industria Prealpi spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Prealpi spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e vendita di burro e formaggi INDIRIZZO | Viale Borri 40 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-275411 | F. 0332-275458 | www.burroprealpi.it L’avvio dell’attività fino ai primi anni trenta (1922-1932) Luigi Prevosti nasce nel 1897 a Caselle Lurani, nel Lodigiano, una delle culle dell’industria lattiero-casearia lombarda. Cresce nella piccola azienda agricola dei genitori dove acquisisce familiarità con i processi caseari e una base di competenze che risulteranno determinanti in futuro. Trasferitosi con i suoi familiari a Varese, Luigi partecipa come ufficiale dei bersaglieri alla Prima guerra mondiale rimanendo ferito. Negli anni faticosi del dopoguerra decide di mettere a frutto le proprie competenze avviando, sotto forma di ditta individuale, un’impresa casearia in un territorio con scarse tradizioni in questo settore. La sede è in via Robbioni, nel pieno centro di Varese, quasi davanti al palazzo comunale. Nel 1924 Luigi sposa Angela Mangano, di Varese, che da quella data lo affiancherà per tutta la vita nella gestione dell’impresa, curando in particolare l’amministrazione. Fino al 1932 la fabbricazione e il commercio all’ingrosso del burro, che resterà il prodotto principale nella storia quasi secolare dell’impresa, è affiancata da una rivendita al dettaglio in corso Roma, l’attuale corso Moro. Rispetto al modello di impresa tipico della bassa pianura lombarda, Prevosti non produce in proprio il latte necessario alle lavorazioni ma lo acquista da allevatori locali. Nel primo decennio di attività la dimensione del bacino territoriale di riferimento copre un’area limitata: il consumo di burro al di fuori delle aree urbane è ancora legato all’autoproduzione e si dovrà attendere la motorizzazione dei trasporti per un’espansione significativa della rete di distribuzione. Una prima soluzione logistica per integrare l’attività dello stabilimento di via Robbioni è la costituzione di centri per la raccolta del latte, dove viene eseguita la scrematura iniziale, a Casale Litta e a Luino, affiancati da piccoli allevamenti di suini, complementari alla gestione dei sottoprodotti di lavorazione. Dagli anni trenta agli anni cinquanta (1933-1959) Fino al secondo dopoguerra l’impresa è gestita in prima persona da Luigi e Angela, progressivamente affiancati dai figli Giovanni Battista (1928) e Giorgio Bruno (1935). La conduzione familiare dell’impresa, fondata sulla competenza amministrativa di Angela e su quella tecnica di Luigi, non contrasta con la capacità di innovare. Un esempio è l’identificazione del prodotto con un marchio, il quadrifoglio adottato negli anni trenta, che si dimostrerà negli anni una delle chiavi del successo commerciale. Altro esempio è il progetto studiato personalmente da Luigi Prevosti per il raffreddamento delle panne senza contatto con il ghiaccio, che ha rappresentato un salto tecnologico e igienico notevole nella lavorazione del burro. Negli anni trenta viene tentata anche una prima diversificazione del prodotto, con il lancio del formaggio “Varesino”, che però non ottiene grande successo di mercato e ha quindi vita breve. Dopo la guerra fanno la loro apparizione le prime macchine automatiche per l’impacchettamento del burro, operazione che per oltre vent’anni era stata effettuata a mano. Anche la rete distributiva della Prealpi a partire dagli anni trenta, si sviluppa notevolmente verso il Piemonte orientale, la Brianza e l’Alto Milanese. Dopo la parentesi del periodo bellico, la crescita prosegue e il marchio Prealpi arriva nel nord e nel centro Italia. La crescita impetuosa dei consumi, a cominciare da quelli alimentari, si appoggia su una rete capillare di piccoli negozi, diffusi in ogni angolo della penisola e riforniti grazie a depositi sparsi in tutto il nord Italia. Nel febbraio 1955 la Prealpi chiude la sede di via Robbioni per trasferirsi in una vasta area periferica acquisita in viale Borri, dove viene edificato uno stabilimento tecnologicamente all’avanguardia che ospita tuttora l’unico sito produttivo dell’impresa. Infine le modifiche societarie apportate nell’estate del 1955 sanciscono l’inizio di una nuova fase: Luigi cede ai figli una parte delle quote trasformando la ditta individuale in società in nome collettivo che assume la denominazione “Industria casearia Prealpi di L. Prevosti & figli”. Dalla anni sessanta agli anni ottanta (1960-1979) Con l’ingresso dei figli nella società e il trasferimento nella nuova sede la Prealpi si dota anche di una struttura manageriale in grado di fronteggiare le mutate dimensioni e le nuove tecnologie. Gli anni cinquanta e sessanta vedono proseguire l’affermazione del modello distributivo basato sui piccoli negozi generalisti e la rete Prealpi si estende a tutta la penisola: a seconda delle aree l’impresa è presente con proprie filiali, con concessionari o con agenti che riforniscono i punti vendita. Nel corso degli anni sessanta si cerca di ottimizzare la capillarità della rete distributiva affiancando al burro altri prodotti alimentari: non solo formaggini e altri prodotti caseari, che come il Prealpino e il Fontal avranno successo nel tempo, ma anche yogurt, preparati per budini e purè solubili, dadi e sughi pronti, che avranno vita più breve. In questo periodo riscuotono grande successo le raccolte di punti che aiutano a fidelizzare la clientela e anche la gestione logistica dei premi viene curata direttamente dall’impresa. In parallelo iniziano i primi investimenti consistenti in pubblicità, cogliendo con tempismo le opportunità del nascente mercato televisivo per lanciare i nuovi prodotti. La diversificazione produttiva richiede di impiantare in via Gasparotto uno stabilimento dedicato alle lavorazioni non casearie, che tuttavia non si sviluppano con sufficiente rapidità e vengono abbandonate pochi anni dopo. Negli anni settanta il mercato dei formaggini per l’infanzia incontra un momento di difficoltà: l’impresa risponde integrando la propria offerta con altri prodotti caseari di importazione, che in quel periodo stanno penetrando il mercato italiano. Nel 1968, quando viene trasformata in società per azioni, la Prealpi conta oltre 300 addetti. Sempre negli anni settanta la diffusione dei supermercati in Italia porta l’impresa ad attuare una profonda riorganizzazione della propriastruttura commerciale nel senso di una gestione più centralizzata. Nel campo produttivo invece l’innovazione fondamentale che si raggiunge alla fine degli anni settanta è quella del passaggio da una lavorazione discontinua a un processo di burrificazione in continuo. Dagli anni ottanta a oggi (1980-2011) Nei primi anni ottanta ha inizio il secondo

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Galli & C. Srl

Industria

Industria Galli & C. Srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Galli & c. srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Ideazione grafica, stampa litografica, legatoria, editoria e modulistica INDIRIZZO | Via Rosmini 20 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-810433 | F. 0332-265190 | www.tipografiagalli.it Una storica tipografia varesina tra editoria e stampa (1874-1945) Il nome della tipografia, le cui origini risalgono alla fine del XVIII secolo, si deve ad Eugenio Galli che nel 1874 rileva l’attività da Andrea Ubicini. Prima di loro la tipografia, che per oltre mezzo secolo è stata la sola attiva a Varese, era stata condotta dai Motta e Pedemonti e da Giuseppe Rainoldi. Di Eugenio Galli, nato nel 1849, sappiamo che è figlio di Santino e che ha preso parte in tenera età ad alcuni moti patriottici tra il 1859 e il 1861. Sotto la nuova gestione l’impresa mantiene per alcuni anni il nome di Ubicini e nel 1879 riceve una menzione alla Mostra industriale tipografica e delle arti affini di Milano. Una carta intestata degli anni ottanta riporta per esteso il dettaglio delle attività svolte: “Premiata Ditta Ubicini di Galli Eugenio in Varese, con Tipografia, Legatoria, Libreria e Rappresentanza in Litografia, Calcografia ed Incisioni”. Tra gli anni settanta e ottanta Galli apre una succursale anche ad Arona, abbandonando il nome del predecessore e assumendo il proprio nella denominazione. Con i tipi di Ubicini prima e di Galli poi vengono pubblicati volumi sulle attrazioni turistiche della città di Varese e del circondario, libretti teatrali, trattati scientifici e tecnici, sillabari e altri libri scolastici. La tipografia è tra le maggiori in città e secondo i dati del Ministero di agricoltura, industria e commercio, nel 1900 dispone di un motore a gas a due cavalli, tre macchine da stampa, un torchio a mano e sette operai. L’impresa conserva tuttora nella propria sede un torchio risalente alla seconda metà dell’Ottocento. L’attività di Eugenio Galli prosegue fino ai primi decenni del XX secolo e gli fa guadagnare la fama di buon editore e di severo principale. Nella ditta di Galli lavora come tipografo Michele Baioni, nato ad Azzate nel 1872. Nel febbraio 1929 Baioni costituisce con i soci Gino Nicora (Sant’Ambrogio Olona, 1905) e Luigi Ciotti (Comerio) la società in accomandita semplice Ditta Galli & C. di Baioni, Nicora & C. che rileva l’attività dal precedente titolare. L’apporto dei tre soci è diversificato: Baioni ha maturato una lunga esperienza nel settore tipografico e conosce la ditta dall’interno; il ventiquattrenne Nicora è ragioniere al momento della costituzione e diviene dottore commercialista pochi anni dopo. Di Luigi Ciotti abbiamo meno notizie: alla costituzione si definisce “esercente”, è socio accomandante e il suo apporto nella società si limita al capitale. I due soci accomandatari appartengono a generazioni diverse e nell’atto costitutivo questi indicano atipicamente come propri “eredi” il figlio Attilio nel caso di Baioni e il padre Giovanni nel caso di Nicora. La sede della tipografia, che si sviluppa su un piano terreno e un seminterrato, è nel centro di Varese, in piazza Giovine Italia 3. L’attività, sotto la guida di Baioni e con la supervisione amministrativa di Nicora, si sviluppa rapidamente e la produzione, che sotto la gestione di Galli aveva il punto di forza nella stampa di guide turistiche e testi teatrali, si afferma nel settore delle pubblicazioni mediche e amministrative. Alcuni esempi sono i protocolli del Regolamento organico per la condotta medico-chirurgica e quelli del Regolamento per la condotta ostetrica, entrambe pubblicati negli anni trenta e utilizzati dagli operatori sanitari della provincia. Nel 1942 Michele Baioni dona le proprie quote della società al figlio trentaduenne Attilio, tipografo come il padre. L’apprendistato di Attilio è un difficile itinerario tra i diversi impegni bellici che lo portano a combattere in Africa e in Spagna dopo il servizio militare; nel 1943 si trova in Sicilia e nel corso del difficile rientro a Varese si ferma qualche mese a lavorare come tipografo a Roma. Solo nel 1946 Attilio riesce a rientrare a Varese e a dedicarsi con continuità all’impresa. Gino Nicora, di pochi anni più grande del nuovo socio, presta servizio durante la guerra come alpino e, una volta rientrato a Varese, prosegue la propria attività professionale autonoma, mantenendo la responsabilità amministrativa della società. Dal dopoguerra agli anni settanta (1946-1980) La produzione di stampati per le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, già avviata negli anni trenta, diviene uno dei settori di maggiore sviluppo per la tipografia nel periodo successivo alla guerra. Per la redazione di questi prodotti la tipografia si serve di un consulente esterno, il segretario di un comune della provincia, che è sempre ben informato su tutte le modifiche burocratiche e che aiuta l’impresa a fornire con tempismo materiali sempre aggiornati. Attilio Baioni è il referente commerciale della tipografia e questa attività rappresenta il suo impegno principale. Quando ha del tempo a disposizione dà il proprio contributo in laboratorio dove però, a causa della presenza saltuaria, non assume responsabilità su lavorazioni specifiche, preferendo assistere i propri collaboratori dove sia più utile volta per volta. Per la sua velocità nel lavoro manuale si dedica spesso a smontare le composizioni e riporre in ordine le lettere. La gestione e il coordinamento della produzione quotidiana sono affidati all’esperto collaboratore Angelo Buzzi, il cosiddetto “proto”. Il rapporto di Baioni con i propri collaboratori è improntato alla sincera amicizia e capita spesso che in occasione di festività e vacanze si frequentino con le rispettive famiglie. Il socio accomandante Luigi Ciotti muore nel 1955 e le quote di sua proprietà vengono ereditate dai tre figli Alessandro, Battista e Carla, senza un loro diretto coinvolgimento operativo. Un nipote di Luigi, Giorgio Ciotti, lavora invece per alcuni anni come operaio nella tipografia. I figli di Nicora e di Baioni si prestano come garzoni nell’impresa dei genitori durante le vacanze scolastiche: Giuseppe Nicora alla fine degli anni cinquanta e Michele Baioni a partire dalla metà degli anni sessanta. Quest’ultimo prosegue la collaborazione anche da maggiorenne, girando la provincia di Varese in auto per consegnare gli

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Fratelli Alberti

Industria

Industria Fratelli Alberti DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Alberti srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Costruzione di macchine e accessori per calzaturifici e pelletteria INDIRIZZO | Via Brunico 75 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-333619 | F. 0332-331761 | www.fratellialberti.com Le origini dell’impresa (1937-1949) Faustino Alberti, originario di Campo San Martino in Veneto, si sposta una prima volta nel Varesotto durante la Prima guerra mondiale, dovendo prestare servizio militare a Tradate, presso la fabbrica di motociclette Frera. Di ritorno in Veneto, diviene manutentore delle macchine agricole della famiglia Breda. Nel 1937, spinto da maggiori opportunità di lavoro, si trasferisce a Varese, senza mai stabilirvisi definitivamente, aprendo un negozio di ciclista in viale Belforte. Insieme a Faustino, in tempi diversi, si trasferiscono i figli: Alberto, maestro e poi impiegato nell’amministrazione centrale di Milano della Breda, Antenore, Arnaldo e Adelio che lavorano tutti alla Macchi. Una figlia, Lina, sarà anch’essa a Varese già nel 1938 come lavorante presso la Cornelia Conciaria. Nel negozio di ciclista, inizia una piccola attività parallela di lavorazione meccanica che darà alla luce il primo prototipo di macchina per calzaturifici e pelletteria. Nel 1945 la ditta Barenghi di Milano, importatrice delle macchine per pellami tedesche Fortuna, propone agli Alberti di produrre una macchina smussatrice fornendo l’attrezzatura necessaria che sarebbe stata ripagata in conto lavori. Alberto Alberti, viene convinto dai fratelli a lasciare il posto di lavoro alla Breda per curare l’amministrazione dell’azienda di famiglia. L’impresa nel 1949 viene registrata in Camera di Commercio, i soci sono i fratelli Arnaldo e Adelio e la moglie di Antenore, deceduto nel 1948, Emma Pierobon. Arnaldo si dedica alle pubbliche relazioni e alla parte commerciale, Adelio si occupa della produzione e del rapporto coi dipendenti. Emma Pierobon si impegna anch’essa nell’amministrazione. Già nel 1948 la F.lli Alberti tenta di valicare i confini nazionali avviando trattative, con una azienda del posto, per esportare in Argentina. L’attività dagli anni cinquanta e sessanta (1950-1969) L’impresa vive pienamente il periodo del boom economico. Dagli anni cinquanta, la produzione si divide in due grandi settori: quello delle macchine per calzaturifici e pelletterie e quello motoristico, intrapreso soprattutto per la passione comune ai tre fratelli per le corse motociclistiche . Nel 1954 si avvia la produzione di motori a scoppio per motocicli. In questo ambito sono numerose le imprese del territorio che si servono della F.lli Alberti. La prima fra essi è la Ganna di Varese, successivamente la Parilla, la Guzzi, la Bianchi, l’Harley-Davidson- AerMacchi. Sempre nel 1954 l’impresa si trasforma in snc e arriva a impiegare circa 50 dipendenti. Già a partire dagli anni sessanta però, il settore motoristico viene progressivamente abbandonato per dedicarsi completamente a quello, molto più redditizio, delle macchine per pellami.In questi anni infatti l’impresa deposita i primi brevetti di modifiche e migliorie apportate alle macchine. Gli anni settanta e ottanta (1970-1989) Nel 1975 Adelio apre, parallelamente al proprio impegno nella F.lli Alberti, una propria impresa per la produzione di coltelli a campana , un prodotto che non viene trattato dai suoi soci. Questa scelta trova spiegazione nella volontà di Adelio di dare ai propri cinque figli la possibilità di continuare nell’attività industriale, possibilità che allora non intravedeva nella F.lli Alberti per il folto numero di nipoti che avrebbero ereditato l’impresa una volta ritiratisi i fondatori. Nel 1978 Arnaldo esce dall’impresa cedendo le sue quote al fratello e alla cognata. Nel 1981 Luigi Alberti, figlio di Adelio, sostituisce lo zio Alberto nella cura dell’amministrazione e l’azienda torna ad essere una srl. Gli anni ottanta sono ancora anni positivi per la F.lli Alberti, attiva nella partecipazione alle fiere di settore e sempre più proiettata nell’esportazione dei propri prodotti. Alla fine degli anni ottanta però, l’uscita dall’impresa di Emma Pierobon, e la necessità di liquidarle la quota del 50%, costringe la F.lli Alberti a mantenere delle dimensioni limitate. Questo, inoltre, a fronte di un irrobustirsi della concorrenza, soprattutto sul territorio ma anche estera. Dagli anni Novanta ad oggi (1990-2006) La crisi, per la F.lli Alberti, inizia negli anni novanta a partire dalla prima guerra del Golfo. Soprattutto, si fa sempre più sentire la concorrenza estera: il decentramento della produzione calzaturiera e del pellame in paesi caratterizzati dal basso costo della manodopera, annulla il vantaggio relativo di una produzione meccanica più tecnologicamente avanzata come quella della F.lli Alberti. Per questo si decide di aprire una società in Cina , con un socio di Hong Kong, per abbassare i costi di produzione e soprattutto per essere presenti direttamente in un mercato dove ormai si produce circa l’80% della produzione mondiale di scarpe. Un’altra via per contrastare la crisi in corso del settore delle macchine per calzaturifici (che in pochi anni ha visto diminuire le vendite all’estero del 45%) è costituita dalla ricambistica. La stessa F.lli Alberti, deve ormai circa la metà del proprio fatturato alla produzione di ricambi. L’azienda vede ancora fortemente presente nella sua conduzione la famiglia Alberti in quanto sui 25 dipendenti attuali si contano i cinque figli di Adelio con due generi e la nuora. Faustino Alberti, originario di Campo San Martino in Veneto, si sposta una prima volta nel Varesotto durante la Prima guerra mondiale, dovendo prestare servizio militare a Tradate, presso la fabbrica di motociclette Frera. Di ritorno in Veneto, diviene manutentore delle macchine agricole della famiglia Breda. Nel 1937, spinto da maggiori opportunità di lavoro, si trasferisce a Varese, senza mai stabilirvisi definitivamente, aprendo un negozio di ciclista in viale Belforte. Insieme a Faustino, in tempi diversi, si trasferiscono i figli: Alberto, maestro e poi impiegato nell’amministrazione centrale di Milano della Breda, Antenore, Arnaldo e Adelio che lavorano tutti alla Macchi. Una figlia, Lina, sarà anch’essa a Varese già nel 1938 come lavorante presso la Cornelia Conciaria. Nel negozio di ciclista, inizia una piccola attività parallela di lavorazione meccanica che darà alla luce il primo prototipo di macchina per calzaturifici e pelletteria. Nel 1945 la ditta Barenghi di Milano, importatrice delle macchine per pellami tedesche Fortuna, propone agli Alberti di produrre una macchina smussatrice fornendo

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Zoni spa

Commercio

Commercio Zoni spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Zoni spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio all’ingrosso e al minuto di articoli di ferramenta e materiali ferrosi in genere, carburo di calcio, bombole di acetilene e di ossigeno – commercio al minuto di vernici, colori e attrezzature inerenti. INDIRIZZO | Via Belforte 15 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0331-331919 | F. 0331-331414 Dalle origini al 1949 (1937-1949) Nel 1941, Marco Ferrari e Francesco Zoni rilevano dal cognato di quest’ultimo, Egisto Franzosi, un’attività di recupero rottami avviata dal 1937 a Varese in via Adamoli 2. Nasce la società in accomandita semplice “Ferrari Marco & C.” Ferrari è il socio accomandatario, Franzosi e Zoni gli accomandanti. Il recupero dei materiali ferrosi è particolarmente rilevante durante la guerra, dato che risponde alle esigenze delle varie imprese meccaniche del territorio coinvolte nello sforzo bellico. Nel settembre 1943 Francesco Zoni è deportato in Germania; l’attività, fortemente limitata nel giro d’affari, viene condotta da Marco Ferrari. Al rientro dalla prigionia, nel settembre 1945, Francesco Zoni diviene socio accomandatario e il suo nome è inserito nella ragione sociale. Nel 1946 sposa Gemma Bottinelli , figlia di un importante commerciante di vino di Varese. La moglie si inserisce nell’impresa curandone la contabilità e l’organizzazione. L’anno successivo muore Egisto Franzosi e la sua quota viene ceduta alle mogli degli altri due soci: Giacomina Boscaglia e Gemma Bottinelli. Al recupero dei rottami e all’attività di ferramenta, l’impresa accompagna il commercio di materiali ferrosi e di prodotti siderurgici di ogni tipo, particolarmente richiesti nel periodo della ricostruzione. Francesco Zoni recupera anche le rotaie del tram che vengono riutilizzate nelle riedificazioni in ambito civile e industriale. Si mette poi in contatto con la Locatelli ossigeno di Milano, la prima azienda in Italia a distribuire ossigeno e gas compressi, divenendone rivenditore per il mercato di Varese. Le bombole di gas sono utilizzate sia per il taglio nelle demolizioni sia per le saldature e quindi sono particolarmente importanti nei lavori di costruzione; la loro vendita consente di crescere rapidamente. Dagli anni cinquanta al 1982 (1950-1982) Gli anni cinquanta e sessanta vedono l’intenso sviluppo dell’impresa. L’attività di raccolta dei rottami viene abbandonata mentre cresce sempre più la vendita di prodotti siderurgici destinati alle costruzioni civili, alle carpenterie, alle officine meccaniche e all’industria. L’ampliamento del mercato favorisce lo sviluppo della concorrenza che tuttavia non crea problemi all’impresa, grazie alla capacità di rinnovare e diversificare i prodotti. In questo periodo inizia la collaborazione con la Dalmine per la rivendita di tubi senza saldature per acqua e gas. Nel 1955 l’impresa assume una più netta dimensione familiare: i coniugi Ferrari cedono a Zoni la loro quota e la denominazione si modifica in “Zoni Francesco e C. sas”. La famiglia investe nell’impresa il cui capitale sale a 100 milioni di lire nel 1964. Lo sviluppo del commercio porta con sé anche un miglioramento della logistica: il primo motocarro Guzzi degli anni cinquanta viene sostituito da camion più idonei al trasposto di materiali ferrosi e vengono assunti autisti. Soprattutto, nel 1964 la sede viene trasferita in viale Belforte per dotarsi di spazi e attrezzature (carri-ponte, bascule automatiche) adeguate. I dipendenti fissi sono circa otto, poiché l’azienda nei momenti di necessità si appoggia, per il carico e lo scarico dei camion rimorchio, a manovalanza esterna, in particolare alla ditta Carovana Facchini. Negli anni settanta, l’impresa estende il proprio raggio d’azione alla provincia di Como e a quella di Novara. Commercializza nuovi prodotti e tra questi i grigliati della Orsogril di Cantù che per prima fa conoscere e distribuisce in Varese e provincia. Si pone la necessità di far fronte con forze nuove alla situazione di crescita e i due figli di Francesco e Gemma, Luciano e Margherita, entrano nell’impresa: il primo come amministratore, la seconda inizialmente come coadiuvante. Luciano si è laureato in legge, mentre Margherita è ragioniera. L’introduzione dell’iva spinge l’impresa a meccanizzare prima e ad automatizzare dopo la contabilità che non può più essere redatta manualmente dalla madre. Con gli anni ottanta Luciano Zoni regolamenta il sistema dei pagamenti che si basava ancora su un rapporto fiduciario con il cliente, automatizza la gestione degli ordini e del magazzino, inizia ad assumere i primi venditori esterni per presentare i nuovi prodotti. Negli stessi anni Luciano partecipa attivamente alle riunioni dell’Assofermet. Dal 1983 ad oggi (1983-2006) Nel 1983, prevedendo un’ulteriore espansione dell’attività, la Zoni diviene una società per azioni, mantenendo pur sempre una conduzione familiare (anche Margherita Zoni entra infatti nel consiglio di amministrazione). Alla trasformazione societaria non segue però l’ampliamento previsto, a causa di un grave incidente che allontana Luciano Zoni dall’attività per alcuni anni. Superata questa fase critica, l’impresa riesce a stare alpasso di un mercato in continua evoluzione, legandosi aiprincipali partners del settore come grossista e ampliando sempre più la sfera dell’oggetto sociale fino ad includere nel 1988 un settore vernici e aprendo un punto vendita nello stesso immobile di proprietà della società. Questo passaggio risponde all’esigenza di offrire al cliente un prodotto quanto più vicino all’impiego diretto, così da incorporare una quota crescente di servizio. Seguendo questa strategia, l’impresa si orienta verso una semilavorazione che richiede anche la collaborazione con terzisti, ciò viene riconosciuto anche dal comune di Varese attraverso l’iscrizione all’Albo d’oro e il conferimento della medaglia d’oro nel 1991. Luciano inoltre ricopre il ruolo di consigliere all’interno dell’Ascom. Nel 2000 l’azienda ha 16 dipendenti. Nel 2001 Gemma Bottinelli assume la presidenza del consiglio di amministrazione, lasciando la gestione dell’amministrazione alla figlia Margherita e al figlio Luciano la cura della logistica. La società Zoni persegue tuttora una politica di ricerca di innovazione dei prodotti, come le recinzioni prefabbricate e i nuovi sistemi strutturali integrali di cancelli e cancellini. Nel 2005 viene ristrutturato il colorificio. Oggi l’impresa sta sperimentando l’ingresso della terza generazione e ciò fa ben sperare per la continuità della stessa in quanto impresa famigliare. Nel 1941, Marco Ferrari e Francesco Zoni rilevano dal cognato di quest’ultimo, Egisto Franzosi, un’attività di recupero rottami avviata dal 1937 a Varese in via

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Taglietti sas di Bedogni Pierluigi & c.

Commercio

Commercio Taglietti DENOMINAZIONE SOCIALE | Taglietti sas di Bedogni Pierluigi & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Riparazione e vendita all’ingrosso e al dettaglio di pneumatici e loro accessori INDIRIZZO | Via Cattaneo 24 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0331-797294 | F. 0331-7991084 | www.tagliettisnc.com L’avvio dell’attività (1921-1940) Luigi Taglietti, classe 1882, originario di Borgo San Giacomo in provincia di Brescia, presta servizio militare in aeronautica a Gallarate. Qui conosce e sposa Rosa Milani, figlia di un sarto e appartenente ad una famiglia benestante proprietaria di terreni. Dal loro matrimonio nascono Giuseppina nel 1919 e Adalgisa nel 1925. Grazie al sostegno economico della moglie, Luigi nel 1921, nell’attuale Largo Camussi, avvia un’attività di commercio e riparazione gomme, oltre al noleggio di auto con autisti per privati e per il servizio pubblico. Dopo circa tre anni è affiancato in questa attività dal fratello Giovanni che, dopo aver frequentato la scuola degli Artigianelli a Milano, si trasferisce a Gallarate. Da qui la decisione nel 1928 di registrarsi alla Camera di commercio di Varese come ditta individuale “F.lli Taglietti di Taglietti Luigi” dichiarando che l’impresa era attiva già da quattro anni e aveva allora sede in via Como (ora via Venegoni) nello stesso edificio dove abitava con la famiglia. Lo sviluppo della motorizzazione tra gli anni venti e trenta – è del 1924 l’inaugurazione della prima autostrada del mondo, la Milano-Gallarate – favorisce la nascita di officine per la sostituzione e riparazione di gomme. I fratelli Taglietti si specializzano proprio in questo settore, affiancando al commercio di pneumatici di grandi marche, come ad esempio la Dunlop e la Pirelli, l’attività di ricostruzione delle gomme anche attraverso il processo di vulcanizzazione. In questo periodo il raggio d’azione dell’impresa si amplia coprendo un territorio molto ampio, da Milano a Domodossola, e Luigi può servire i propri clienti con i tre negozi di Gallarate, Busto Arsizio e Varese. Tra il 1938 e la fine degli anni quaranta, forse per necessità di maggiori spazi, l’attività si svolge anche nei laboratori di via Marconi e via Battisti fino al definitivo trasferimento nell’attuale sede di via Cattaneo. Nel frattempo agli inizi degli anni quaranta, Giovanni decide di mettersi in proprio e apre un’officina a Pavia sempre per il commercio e la ricostruzione delle gomme. Dagli anni quaranta agli anni sessanta (1941-1967) Nel 1941 Giuseppina sposa Vittorio Bedogni, dal quale ha tre figli: Rossella nel 1942, Pierluigi nel 1946 e Massimo nel 1953. Come Luigi, anche Vittorio, perito industriale di Cesenatico, aveva lasciato la città natale a 17 anni per arruolarsi come motorista nell’Aeronautica militare presso il distaccamento di Gallarate. Alla fine della guerra, dopo una breve esperienza con il cognato Renzo Marobbio (marito di Adalgisa e padre di Rosalba, nata nel 1946) in una società di produzione di suole per scarpe e la collaborazione con gli amici Agusta nella realizzazione della prima moto MV, inizia a interessarsi e a impegnarsi attivamente nell’azienda del suocero. Avendo maturato una professionalità specifica nel campo della meccanica, con il suo ingresso l’attività subisce una nuova spinta, soprattutto nel settore della ricostruzione, con l’importazione dalla Germania di nuovi macchinari e la partecipazione alle fiere di settore. Sempre su impulso di Vittorio viene installato nell’officina di Gallarate da una società francese il primo impianto in Italia per la verifica della convergenza . In questi anni vengono ceduti i negozi di Busto e Varese e il lavoro si concentra nell’officina di Gallarate, dove operano anche Francesco e Paolo Martinelli, nipoti di Luigi. Nel 1948 Luigi costituisce la “Fratelli Taglietti srl” e coinvolge nell’apparato societario anche le figlie Giuseppina e Adalgisa. Nel 1955 l’impresa tornerà a essere una ditta individuale fino al 1959, anno dell’ingresso di Vittorio nella compagine sociale che modifica denominazione e natura giuridica nella società in nome collettivo “Vulcanizzazione Taglietti Luigi & C. snc”. Gli anni sessanta coincidono con l’ingresso di Pierluigi nell’impresa. Fin dall’adolescenza aveva dimostrato una passione per i motori, diventando pilota professionista di go-kart per la squadra dei Parilla di Milano con cui vince anche il titolo di campione italiano juniores.arese. L’amicizia fraterna che lo lega ad Angelo e Achille Parilla lo porterà, finito il servizio militare, ad una collaborazione saltuaria nella loro azienda di moto e questo lo spingerà, fino ai primi anni settanta, a dividersi tra Gallarate e Milano. Nel 1970 Pierluigi sposa Aurelia Ghiringhelli dalla quale nasceranno Matteo nel 1970 e Riccardo nel 1981. Le esigenze della sua nuova famiglia, le necessità dell’officina e le pressanti richieste del padre lo inducono a impegnarsi a tempo pieno nell’impresa di famiglia, che in questo periodo raggiunge il suo massimo di espansione commerciale e occupazionale con otto dipendenti. Dalla fine degli anni sessanta agli anni novanta (1968-1989) La fine degli anni sessanta segna un momento di svolta per l’impresa, che avrà conseguenze per gli anni successivi. Già nel 1968 infatti si prospetta la possibilità di chiudere l’attività di ricostruzione e di concentrare il lavoro solo sul commercio e cambio gomme. Luigi e il nipote Pierluigi sono favorevoli, mentre Vittorio è dubbioso. Si decide infine di vendere i macchinari a un concorrente che ha sede in Trentino e che proprio grazie alla ricostruzione svilupperà la propria impresa. L’attività di ricostruzione consentiva tuttavia alla Taglietti di avere utili più alti rispetto al solo commercio delle gomme e quindi questo cambiamento costringe l’impresa a modificare profondamente il proprio modo di lavorare. A questa situazione già instabile si aggiungono nel 1969 la scomparsa del fondatore Luigi e la presenza nell’azienda di collaboratori non particolarmente affidabili e attenti alla gestione del lavoro. Nonostante questi presupposti Vittorio e Pierluigi iniziano la riconversione dell’attività aziendale. Il magazzino si trasforma in un centro di stoccaggio e di distribuzione delle gomme strutturato per rispondere alle esigenze di una presenza più capillare nell’area tra Milano e Domodossola. Diventa allora fondamentale uscire dall’officina non solo per consolidare i legami esistenti con gommisti e imprese ma per creare una nuova clientela composta da meccanici, rivenditori, piccole e medie imprese perlopiù nel settore dei trasporti. Di

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Ossola di Ossola Luigi e Aldo & c. sas

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Commercio Ossola di Ossola Luigi e Aldo & c. sas DENOMINAZIONE SOCIALE | Ossola di Ossola Luigi e Aldo & c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Gioielleria, orologeria e ottica INDIRIZZO | Corso Aldo Moro 19 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-281020 | www.gioielleriaossola.com Gino Ossola, da artigiano a commerciante (1919-1949) Il fondatore di questa impresa commerciale di oreficeria e gioielleria è Giovanni Ossola, detto Gino, nato a Varese nel 1891 da Luigi e Maria Minonzio. Le notizie sulla formazione e l’apprendistato professionale di Gino sono scarne, così come i dati sull’avviamento della sua prima attività. Dalla testimonianza dei suoi due figli, attuali titolari dell’impresa, si può fare risalire agli anni immediatamente successivi la Prima guerra mondiale l’inizio dell’avventura imprenditoriale della famiglia Ossola. In questi stessi anni Gino si lega in matrimonio con Rosa Martignoni, madre del primogenito Franco (1921-1949). Attorno al 1919 Gino subentra in un’attività di orefice alla famiglia Santini: il fatto che per alcuni anni il nome dei precedenti proprietari sia rimasto nell’intestazione dell’impresa, “Ossola già Santini”, fa presupporre che Gino subentrasse ad una ditta già affermata, con un bacino di clienti propri. Nei primi anni Gino alterna periodi di lavoro in proprio ad esperienze di società con altri colleghi. Nel 1924, quando costituisce una ditta individuale a proprio nome, dichiara di succedere nell’attività alla “Faoro e Ossola”; nel 1930 cessa la ditta individuale per costituire con un tal Giorgi la società in nome collettivo “Ossola e Giorgi”, ma due anni più tardi apre una nuova ditta a proprio nome. Il trasferimento della sede di lavoro dalla zona di piazza della Motta, allora periferica, all’importante arteria di corso Roma risale ai primi anni venti, forse in coincidenza con la costituzione della prima ditta individuale, e segna il passaggio da un’attività puramente artigiana all’esercizio del commercio al dettaglio. Anche l’abitazione della famiglia Ossola viene spostata in un appartamento ubicato sopra il negozio, presi entrambi in affitto. Le poche informazioni su questo periodo di attività non consentono molti approfondimenti, salvo quello che ci viene tramandato dalle testimonianze degli eredi. Sulla base di queste si può ricostruire come Gino, nato professionalmente come artigiano orefice, abbia ampliato l’oggetto dell’attività nel corso degli anni trenta, estendendolo al commercio di strumenti ottici e fotografici. Ne emerge il profilo di un uomo in grado di abbinare la propria maestria di artigiano con l’intuito commerciale. Alla fortunata biografia imprenditoriale del fondatore fa da contraltare una vicenda personale travagliata: rimasto vedovo nei primi anni trenta, Gino sposa nel 1936 in seconde nozze Angela Civelli (1911-2010), nativa di Barasso dove i genitori gestivano un mulino tuttora esistente. Prima delle nozze Angela lavorava come segretaria amministrativa in una clinica privata e in seguito affiancherà Gino nella conduzione del negozio. Negli anni in cui la famiglia Ossola si completa con la nascita dei figli Luigi (1938) e Aldo (1945), il figlio maggiore è in procinto di iniziare una gloriosa quanto breve carriera sportiva. Franco infatti inizia a giocare a calcio nel Varese verso la fine degli anni trenta e nel 1939 si trasferisce a Torino, dove diventa una delle colonne portanti della storica compagine granata protagonista del tragico incidente aereo di Superga nel maggio 1949. Negli anni in cui si afferma la fama di Franco il negozio del padre diventa un punto di riferimento per gli appassionati sportivi della città. Pochi mesi prima della morte di Franco un’altra disgrazia colpisce la famiglia Ossola: di ritorno da Milano in autostrada, Gino e la moglie sono vittime di un incidente stradale in cui lui perde la vita. Angela si salva dopo essere rimasta in coma per alcuni giorni e si trova a fronteggiare da sola la difficile scelta di proseguire l’attività del negozio in nome e per conto dei figli minori, che nel 1949 hanno rispettivamente 11 e 4 anni. Angela Civelli Ossola: il dovere di imprenditrice (1950-1982) Dopo la morte di Gino e del figlio Franco i due rami della famiglia, pur mantenendo saldi e continui rapporti, separano le proprie attività. A Varese Angela prosegue l’attività del negozio, in cui viene successivamente affiancata dai figli, mentre gli eredi di Franco (la vedova Piera Bernardi e i figli Franchino e Daniela) si stabiliscono a Torino e abbandonano ogni interesse nel settore della gioielleria. La fama acquisita dal negozio nei primi trenta anni e la favorevole congiuntura economica del dopoguerra aiutano la vedova a risollevare le sorti dell’impresa, che cresce e si afferma come una delle realtà più in vista della città. Angela si rivela donna di forte volontà e ottime capacità imprenditoriali, assumendo in prima persona la gestione del negozio. Con la scomparsa di Gino vengono meno alcune delle competenze tecniche e artigiane del negozio e Angela decide dopo alcuni anni di cessare la vendita di articoli per la fotografia e di iniziare quella di alcuni prestigiosi marchi di orologeria svizzera. Un elemento di continuità con la precedente gestione e un supporto importante vengono dalla presenza di uno storico e affezionato dipendente, Emilio Bertani, che ogni mattina raggiunge Varese dall’alta Valganna. Un’altra dipendente, Antonietta Tosetti, viene invece assunta da Angela nei primi anni cinquanta e diventa in breve una fidata collaboratrice e un’amica anche fuori dal negozio. Il buon andamento dell’attività consente inoltre alla vedova di acquistare nel corso degli anni sessanta l’immobile contiguo dove vengono trasferiti sia il negozio che l’abitazione di famiglia e dove tuttora opera l’impresa. Nel 1959, in concomitanza con il raggiungimento della maggiore età da parte di Luigi, viene decisa la trasformazione della ditta individuale in società di fatto con la denominazione “Eredi di Ossola Gino”: Angela mantiene una quota minoritaria e i due figli entrano nella società. Nel 1966 anche Aldo diviene maggiorenne e anche per lui cessa la tutela della madre. Il supporto dei figli nella gestione del negozio, sebbene facilitato dalla compresenza di casa e bottega, si limita per molti anni ad aiuti sporadici, visto che anche Luigi e Aldo intraprendono carriere sportive che assorbono buona parte del loro tempo. Luigi, dopo una breve

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M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc

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Commercio M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc DENOMINAZIONE SOCIALE | M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Libreria, cartoleria. INDIRIZZO | Corso Moro 3 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-282182 | F. 0332-232369 | www.libreriapontiggia.com L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1890-1959) Marco Pontiggia alla fine dell’Ottocento lavora come libraio presso una cartoleria e libreria in piazza Monte Grappa a Varese di proprietà di una anziana signora, Gaetana Perfetti, che, non avendo eredi disposti a continuarne l’attività, gli cede il negozio nel 1890. Nel 1930, Marco lascia l’attività nelle mani del figlio Antonio (1892-1981) il quale nel 1934 trasferisce il negozio in corso Roma (dal 1979 ridenominato corso Aldo Moro). In quell’occasione, l’impresa viene registrata in Camera di commercio come ditta individuale. Nel 1928 Antonio sposa Elsa Minola Cattaneo che dà grande impulso alla libreria diversificando i prodotti commerciati: accanto ai libri, la vendita si apre a generi complementari o da regalo quali la pelletteria (servizi da scrittoio, cartellette), gli articoli religiosi, le cornici in metallo e cuoio. Nel 1936 nasce Eligio, figlio di Antonio ed Elsa, che, per la compresenza nello stesso stabile di abitazione e negozio, si trova a vivere sin dall’infanzia in libreria. Nel 1946 l’impresa si trasforma in società di fatto con l’ingresso di Elsa Minola accanto ad Antonio. La struttura è a composizione prevalentemente familiare: in negozio sono presenti anche una sorella di Antonio, Maria Augusta due commesse e un fattorino. Ad essi si aggiunge nel 1953 Eligio che, superando alcuni dubbi sul futuro del settore, decide di abbandonare gli studi liceali per aiutare i genitori nella conduzione dell’attività. Gli anni sessanta e settanta (1960-1979) Nel 1964 Eligio Pontiggia entra ufficialmente in società e vive in prima persona l’intenso sviluppo degli anni sessanta che farà della libreria un punto di riferimento culturale a Varese. Egli comprende che gestire una grande libreria richiede una solida preparazione culturale e competenze da bibliotecario: bisogna conoscere quanto prodotto dalle varie case editrici, saper guidare il cliente nella scelta e, soprattutto, offrire la disponibilità del libro cercato. Di conseguenza, una libreria importante conserva in sede una elevata quantità di pubblicazioni, indipendentemente dal loro successo editoriale. Tutto questo impone un ampliamento degli spazi espositivi e l’incremento del personale. Posta dinanzi all’opzione della crescita e stimolata dall’affacciarsi di nuovi concorrenti, la famiglia Pontiggia decide di accettare la sfida, confortata anche dai buoni risultati di vendita. Il negozio viene strutturato su più piani e nel 1967 viene acquistato un vicino magazzino per sgomberare i sotterranei dove viene collocato il reparto cartoleria. Seguendo il modello della Feltrinelli di Firenze, il negozio si dispone ora su più piani. Per l’occasione viene acquistato l’arredamento necessario in Germania dalla ditta Bruback, specializzata in arredo per cartoleria. Nel 1969 Eligio sposa Maria Teodora Casalis che, dopo la nascita dei tre figli, Antonio, Anna Giulia e Chiara, affianca dal 1974 il marito in libreria. Dagli anni ottanta a oggi (1980-2008) Nei primi anni ottanta i genitori di Eligio lasciano la conduzione dell’attività al figlio che coinvolge anche la moglie Maria Teodora Casalis nell’assetto societario. Nel 1981, dopo la morte di Antonio Pontiggia l’impresa si trasforma in società in nome collettivo. Due anni dopo l’oggetto sociale viene ampliato alla legatoria di libri, alla riproduzione di disegni tecnici con macchine eliografiche, fotocopiatrici e duplicatrici e alla vendita di articoli per disegno e belle arti. Nello stesso anno viene aperto un magazzino in via Ugo Foscolo in vista di un nuovo e definitivo ampliamento degli spazi commerciali. A partire dal 1985, in seguito a una definizione di successione fra Eligio Pontiggia e la sorella Giovanna, si ha la seconda e definitiva espansione di sede, con l’acquisizione degli spazi appartenuti all’ex Calzaturificio di Varese, al primo piano. Il 1985 è anche l’anno in cui viene avviata la riorganizzazione informatica dell’impresa che ancora oggi ne garantisce l’efficenza gestionale. Viene introdotto un sistema per la gestione dei titoli che consente di conoscere in tempo reale i guadagni o le perdite con i singoli editori. La libreria entra a fare parte di una rete informativa (il Gruppo Libris) e riesce a garantire al cliente una più efficace reperibilità dei volumi richiesti. Il ricorso all’informatica consente poi di ridurre la merce in giacenza e ciò porta alla cessione del magazzino nel 1995. Negli anni novanta l’andamento delle vendite subisce una forte contrazione a causa della nascita della catena “Il Libraccio” specializzata nei testi scolastici. Se infatti la libreria Pontiggia poteva fino ad allora contare su un fatturato di circa un miliardo di lire all’anno solo sui testi scolastici, l’avvento di questa catena di negozi, incentrata molto sulla compravendita di libri usati, fa scendere il giro d’affari a trecento milioni di lire. Seguendo l’esempio di quanto avviene in altri settori, l’impresa diviene più “leggera” e può contenere i costi finanziari. Anche il personale scende progressivamente da 18 ai 14 dipendenti del 2000, tra cui i figli di Eligio, Antonio e Anna Giulia. La libreria Pontiggia negli anni è diventata un punto di riferimento culturale della città di Varese: tra i visitatori e i clienti illustri spiccano i nomi di Piero Chiara, Guido Morselli, Renato Guttuso, Giovanni Spadolini. Il fatturato si mantiene alto ma i costi di gestione si fanno sentire nell’andamento dell’attività. Tra i 357.000 titoli che gestisce, Eligio Pontiggia mantiene, anche edizioni di piccole case editoriali che comportano vendite esigue e bassi ritorni economici. E tuttavia è importante tenerle perché lo spirito di servizio al cliente, la varietà e la completezza d’offerta prevalgono sul calcolo economico. Oggi la libreria risente di due problemi strutturali. Da un lato pesa il declino del territorio che non è limitato unicamente alla deindustrializzazione: il ridimensionamento del progetto Euratom, che nel passato portava a Varese una popolazione di 5/6.000 addetti, tra cui molti ricercatori esteri, ha costituito un grave impoverimento qualitativo per la provincia. Dall’altro, l’effetto congiunto del calo del potere d’acquisto e dell’espansione della grande distribuzione commerciale determinano un calo delle vendite. Questo, sia

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Corvi

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Commercio Corvi DENOMINAZIONE SOCIALE | Corvi Alfredo fioraia snc di Alfredo e Giovanni Corvi FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fiorista, coltivazione di bonsai e orchidee, noleggio piante per manifestazioni e allestimento floreale per celebrazioni INDIRIZZO | Corso Matteotti 39 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-284121 | F. 0332-831250 | www.corvi.it Alfredo Corvi e Adelaide Masini (1919-1954) Alfredo Corvi, varesino nato nel 1888, è figlio di Cesare e di Teresa Bossi. Quando ha circa vent’anni inizia la propria attività di floricoltura in alcune serre nella zona di Biumo Superiore. Sono i primi anni del secolo e anche se non rimane traccia nei documenti di un’impresa formalizzata, vi sono alcuni pubblici riconoscimenti di mostre e società floricole a testimonianza del suo precoce successo.La formazione di Alfredo si svolge tra Varese, dove frequenta la Scuola d’arte applicata all’industria Giuseppe Bernascone, e Milano, dove trascorre alcuni periodi come apprendista. Nel 1919 Alfredo apre il proprio negozio in corso Vittorio Emanuele 33 nel centro di Varese e costituisce la ditta individuale “Fioraia di Alfredo Corvi”, nome che gli eredi hanno conservato fedelmente in tutti questi anni. Sposa nel 1921 Adelaide Masini di Buguggiate e nel 1924 nasce la loro prima figlia Annamaria, seguita da Gianni Battista, detto Gianbattista, nel 1930. La presenza di Adelaide in negozio è fondamentale, mentre Alfredo può dividersi tra il lavoro in serra, in negozio e le consegne nella provincia .Dagli anni trenta la Fioraia di Alfredo Corvi è corrispondente per la provincia di Varese dell’Unione fioristi Italia, che costituisce una pioneristica rete di distribuzione sul territorio degli ordinativi provenienti da tutta Italia.Nel dopoguerra questa associazione tra fioristi si svilupperà a livello internazionale contribuendo alla costituzione di Interflora. Dopo dieci anni di attività Corvi apre un negozio filiale in via San Giulio a Cassano Magnago, che viene ceduto nel 1945 alla ditta di Carlo Ferrario.L’attività della famiglia Corvi in quegli anni spazia dalla coltivazione di fiori e piante nelle serre di via Reni, alla vendita al dettaglio nei negozi di Varese e Cassano Magnago.Il negozio principale viene trasferito nel 1931 di pochi metri, dal civico 31 al 39, dove ha sede ancora oggi e dove la famiglia Corvi si stabilisce occupando i piani superiori. Anche Maria Corvi, una sorella di Alfredo, lavora nel settore vendendo fiori in un chiosco sotto i portici della vicina piazza San Vittore. L’attività di Maria è autonoma ma si può giovare dell’integrazione con quella più ampia del fratello che la può rifornire di fiori e piante. Come accennato, Alfredo Corvi gode presto di ottima fama come floricoltore: le prime orchidee della provincia di Varese vengono coltivate da lui nella villa del senatore Piero Puricelli; la sua specialità sono i garofani e i suoi fiori sono noti e ammirati anche fuori dal territorio varesino. In questo periodo e per molti anni ancora non vi è un confine netto tra l’attività agricola e l’attività commerciale, che inizia a delinearsi con la seconda generazione e matura con il passaggio alla terza generazione della famiglia Corvi. Terminate le scuole dell’obbligo, nell’immediato dopoguerra Gianbattista inizia a lavorare e nel 1948 costituisce una ditta a proprio nome che affianca quella paterna subentrando nella licenza di vendita ambulante della zia Maria Corvi. Gianbattista Corvi e Maria Tagnochetti (1955-1979) Nel 1955 Gianbattista sposa Maria Tagnochetti, anche lei figlia di commercianti. Nel 1956 nasce Alfredo, cui seguono Giancarla, Vittorina, Ferdinando e Maria Adele tra il 1957 e il 1963 e Giovanni nel 1970. Nella seconda metà degli anni cinquanta avviene la transizione dalla gestione di Alfredo e Adelaide a quella di Gianbattista e Maria. Il fondatore muore nel 1962 ma la sua salute lo allontana dal lavoro già alcuni anni prima. Invece Adelaide prosegue a collaborare con il figlio e la nuora per altri vent’anni, fino quasi alla morte avvenuta nel 1983. Per qualche anno l’impresa di Alfredo e quella del figlio procedono in parallelo. La sede della seconda è presso l’abitazione di famiglia, in via Ferrari 20, sul retro del corso che dal secondo dopoguerra viene intitolato a Giacomo Matteotti. La sua attività di vendita ambulante viene trasferita nel 1957 da piazza San Vittore in un’edicola in via Milano, con l’insegna “Casina dei fiori” , e ha come clientela i villeggianti che utilizzano le vicine stazioni ferroviarie. Nel gennaio 1961 avviene formalmente il passaggio di consegne da Alfredo al figlio, con un atto notarile che denota una totale identificazione di famiglia e impresa: Alfredo cede le attività della propria ditta in corso Matteotti e in via Reni al figlio Gianbattista che contestualmente – in modo atipico per un’impresa – si impegna a versare ai genitori un vitalizio mensile e a fornire loro assistenza in caso di bisogno. A questo punto l’impresa di Alfredo cessa, mentre quella di Gianbattista si insedia nel negozio storico, proseguendo l’esercizio del chiosco in viale Milano. La produzione e il commercio dei fiori, che fino alla Seconda guerra mondiale erano rimasti limitati su scala locale, diventano nel corso degli anni cinquanta e sessanta un mercato su vasta scala. Il miglioramento delle reti e dei mezzi di trasporto rende possibile il rifornimento di merci a distanze notevoli e la Fioraia è tra le prime imprese a rifornirsi direttamente dal mercato olandese e da altre regioni italiane. L’attività di floricoltura subisce un conseguente ridimensionamento e non riguarda più l’intero ciclo di vita vegetale, ma più spesso vengono acclimatate e portate a fioritura piante acquistate già “mature”. Nel campo delle composizioni floreali Gianbattista si forma una solida competenza nell’arte giapponese dell’ikebana , di cui diviene uno degli esperti sul territorio. Il 1973 è un anno ricco di eventi nella storia dell’impresa. In gennaio Gianbattista associa la moglie Maria e la ditta individuale viene trasformata in società di fatto. Nello stesso anno viene chiusa la Casina dei fiori di viale Milano e viene aperto un negozio in via Vittorio Veneto 12, dove negli anni seguenti lavoreranno le sorelle Giancarla e Vittorina Corvi. L’insegna “Ci” è un’estrema contrazione del cognome Corvi e la concezione del punto vendita

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Anganuzzi

Commercio

Commercio Anganuzzi DENOMINAZIONE SOCIALE | Eredi di Anganuzzi Ampellio sas di Cerrozzi Dora & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandata semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Gioielleria in oro e in argento e bomboniere INDIRIZZO | Corso Matteotti 62 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-280206 La prima orologeria di Varese (1909-1935) Efrem Anganuzzi, nato nel 1880 a Gravedona (oggi Gravedona ed Uniti), un piccolo centro rivierasco del lago di Como, apprende il mestiere di orologiaio lavorando presso l’argenteria Bernasconi di Milano, bottega fondata nel 1872 e ancora oggi attiva con il suo prestigioso negozio situato in Galleria Vittorio Emanuele II. Dopo aver avviato un’attività autonoma con lo stesso Bernasconi, nel 1909 Efrem apre a Varese – nell’allora corso Vittorio Emanuele, poi corso Matteotti – un laboratorio artigiano per la riparazione di orologi, sveglie e pendole: nasce così quello che può essere considerato il primo negozio di orologeria della città. La ditta individuale Efrem Anganuzzi dispone anche di un recapito a Gavirate , che apre soltanto il venerdì, giorno di mercato, per servire la clientela del circondario. Nel 1913 Efrem Anganuzzi sposa Emilia Giuseppina Bottini, nata nel 1891, che s’inserisce come coadiuvante nell’impresa del marito. Dal matrimonio nascono Rosita nel 1913 e Ampellio nel 1920. L’attività cresce rapidamente e il laboratorio di riparazioni, che si trova al piano superiore del locale, confinante con l’abitazione di famiglia, arriva a contare ben otto dipendenti, tutti orologiai. La data di riparazione e il nome della ditta vengono incisi all’interno delle casse degli orologi riparati, funzionando da garanzia per il cliente . Ogni lunedì Efrem e i suoi operai, e in seguito anche suo figlio Ampellio, si recano nelle ville dei “signori”, molti dei quali milanesi, per ricaricare le preziose pendole. Al lavoro di riparazione e manutenzione si affianca la vendita di gioielli (fedi nuziali, anelli, orecchini, spille, collane) e argenteria varia. Il giovane Ampellio frequenta la scuola di orologeria della Società umanitaria di Milano e a soli quindici anni vince un premio per la creazione di un orologio a pendolo. Di padre in figlio passando per la madre (1936-1962) Finita la scuola, Ampellio inizia a lavorare nella bottega del padre, mentre sua sorella Rosita intraprende una strada diversa. Durante la Seconda guerra mondiale il giovane, arruolato, è fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania. Con l’emanazione delle leggi razziali molti ebrei che fuggono in Svizzera entrano nel negozio degli Anganuzzi per vendere i loro gioielli, ma l’onesto Efrem non ne approfitta, preferendo indirizzarli altrove. Rientrato a Varese e ripreso il lavoro, nel 1947, onorando un lungo fidanzamento, Ampellio Anganuzzi sposa Dora Cerrozzi, nata nel 1926, di professione stenodattilografa e impiegata negli anni della guerra presso la sede di Varese della Cassa nazionale dei lavoratori dello spettacolo sfollati nella città varesina. Nel 1949 muore Efrem Anganuzzi e la titolarità dell’impresa passa alla moglie Emilia Bottini, coadiuvata dal figlio, che nel 1950, con la nascita di Daniela, diventa padre. Negli anni successivi si assiste alla quasi completa trasformazione commerciale del negozio, che porta alla chiusura del laboratorio di riparazioni. Queste sono ora eseguite nel retrobottega dal solo Ampellio, aiutato nei momenti di punta da un orologiaio esterno. Nel 1958 nasce Raffaela, la seconda figlia di Ampellio. Questi, nel 1961, subentra alla madre ormai anziana e la ditta assume la denominazione “Oreficeria Anganuzzi Efrem di Ampellio Anganuzzi”, mentre sua sorella Rosita, che non ha mai partecipato all’attività del negozio, viene liquidata per la sua parte. Dora Cerrozzi inizia a lavorare con il marito , occupandosi anche della contabilità e tenendo i rapporti commerciali con i rappresentanti e fornitori, tra i quali detiene, ancora oggi, un ruolo particolarmente importante la gioielleria Lattuada di Milano nata nel 1930. Nel 1962 cessa l’attività del recapito di Gavirate. Dagli orologi ai bijoux (1963-2012) Nel corso degli anni sessanta si afferma la vendita della posateria in argento, con marchi importanti quali Mantel e Clementi di Casalecchio di Reno. Si sviluppa altresì il settore orologeria, con marche note, come gli orologi svizzeri Cyma e Lorenz, molto apprezzati da Ampellio, il cui lavoro comprendeva, oltre la riparazione, anche il semplice controllo degli orologi portati in negozio dai clienti. Cresime, anniversari, fidanzamenti e matrimoni costituiscono le occasioni più ricorrenti per la vendita di oggetti di valore, che si concentra soprattutto nel mese di dicembre. Nel negozio si predispongono anche le sorprese in oro o in argento per le uova pasquali confezionate da una pasticceria locale. L’orologeria e gioielleria Anganuzzi conta su una cerchia di clienti fedeli, molti dei quali hanno conosciuto direttamente il fondatore o ne ricordano la figura quando da piccoli frequentavano il negozio insieme ai loro nonni o genitori. Clienti che diventano “amici” in un lungo rapporto di fiducia e stima. Le figlie di Ampellio Anganuzzi e Dora Cerrozzi hanno inizialmente e per lungo tempo un rapporto del tutto occasionale con l’attività dei genitori, preferendo intraprendere altri percorsi di vita, che dopo gli studi portano entrambe alla professione di insegnante. Il 3 giugno 1988, mentre la famiglia sta per celebrare le nozze di Raffaela e in un periodo in cui gli affari vanno piuttosto bene, il negozio subisce una rapina. Lo storico rapporto fiduciario che lega la ditta al proprio fornitore di gioielli Lattuada si rivela una risorsa preziosa per far fronte all’emergenza. L’offerta merceologica conosce un profondo cambiamento: si riduce il peso degli orologi, mentre, a partire dagli anni duemila, compaiono gli articoli di bigiotteria di qualità in argento, che a loro volta sostituiscono progressivamente i più costosi gioielli tradizionali, di cui sono peraltro una “perfetta imitazione”. Nel 2007 muore Ampellio Anganuzzi, presente in negozio sino agli ultimi giorni della sua vita. L’attività prosegue con la costituzione della società in accomandita semplice “Eredi di Anganuzzi Ampellio di Cerrozzi Dora & C.” con Dora Cerrozzi come socio accomandatario e le due figlie socie accomandanti. La vedova – che dopo la morte del marito abita nell’antico appartamento di famiglia posto al piano superiore del negozio, entrambi da sempre in affitto – assume la conduzione dell’impresa, con la consueta professionalità, supportata dalle

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BTicino

Industria

Industria BTicino DENOMINAZIONE SOCIALE | BTicino spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercializzazione soluzioni per le infrastrutture elettriche e digitali degli edifici residenziali, terziari ed industriali. INDIRIZZO | Viale Borri, 231 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-279111 | www.bticino.it Prime esperienze imprenditoriali dei tre fratelli Bassani (1936-1949 ) Le origini della BTicino risalgono al 1936, quando viene costituita la società di fatto A. L. Bassani, con sede a Milano in via Melzo 9. I fondatori sono i fratelli Arnaldo detto Aldo di trentatre anni, meccanico tornitore, e Luigi detto Gigino di 24, perito industriale diplomatosi all’Istituto Feltrinelli di Milano. I ragazzi hanno l’elettricità nel sangue, non solo in quanto appartenenti alla generazione del futurismo ma soprattutto per il fatto che il padre Cesare ha lavorato una vita nella centrale elettrica di Vizzola Ticino. Nei primi due anni l’impresa si dedica alla produzione di guarnizioni per bottoni rifornendo l’impresa di confezioni delle sorelle Bassani, attive nei dintorni di Gallarate. Già dal 1938 tuttavia, con il trasferimento nella sede di piazza Grandi e nel vicino capannone di via Piolti de’ Bianchi, inizia la produzione di minuterie metalliche destinate all’industria elettrica e meccanica.I due fratelli sono soci con quote paritarie ma è Luigi che amministra la società mentre Aldo si occupa delle linee produttive. Nei primi anni di attività la società si afferma sul mercato nazionale e cresce in dimensioni: Gigino cura personalmente l’assunzione di un nutrito gruppo di operaie del paese bergamasco di Grumello al Monte, noto per la lavorazione dei bottoni. La crescita deve tuttavia fare i conti con il difficile contesto bellico che costringe i fratelli, dopo i primi bombardamenti, a trasferire lo stabilimento e gli uffici a Besnate e Arnate, vicino a Gallarate. Negli ultimi mesi di guerra la società acquisisce a Bizzozzero, in un’area agricola alle porte di Varese, un vasto terreno dove inizia la costruzione del primo capannone di quello che ancora oggi è il suo maggiore insediamento industriale.La ripresa dell’attività negli anni della Ricostruzione vede l’ingresso nell’attività del più giovane dei fratelli Bassani, Ermanno. Nel giugno 1948 i tre costituiscono la Ticino Interruttori Elettrici spa che pochi mesi dopo muta denominazione in Bassani spa e incorpora la A.L. Bassani. Il nome Ticino, dato alla serie di interruttori più utilizzata nel dopoguerra e al marchio con cui in seguito verranno commercializzati tutti i prodotti dell’impresa, è ispirato al ricordo del padre e della centrale di Vizzola. Gli anni di Gigino Bassani (1950-1968) Nella Bassani spa, Luigi siede al vertice del consiglio di amministrazione e detiene le principali deleghe operative, Aldo resta solo per alcuni anni nell’impresa per poi avviare un’attività in proprio, mentre il contributo di Ermanno si rivela decisivo nel settore commerciale. Nel 1949 la Bassani conta otto depositi, gestiti da propri rappresentanti, ben distribuiti sul territorio nazionale e nel 1953 avvia la prima esportazione diretta in Svezia con una fornitura di supporti per lampade al neon. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione di edifici e fabbriche e l’innalzamento degli standard abitativi garantiscono all’impresa, per alcuni decenni, un mercato, per i propri prodotti che si distinguono per efficienza e praticità, inesauribile. Nello stabilimento di Bizzozzero il personale continua ad aumentare e l’area si arrichisce rapidamente di nuovi capannoni. Le straordinarie capacità imprenditoriali di Gigino Bassani si fondano su una spiccata percezione delle tendenze del mercato ma anche su una preparazione tecnica che gli consente di progettare personalmente soluzioni d’avanguardia sul piano dei prodotti e dei processi industriali. Nel 1954, ad esempio, un suo progetto porta all’installazione di presse girevoli automatizzate che consentono una riduzione della fatica per gli operai con un aumento della produttività. Durante gli anni sessanta l’impresa, che ha colto l’importanza cruciale della ricerca e dell’innovazione, sviluppa un proprio Centro studi cui nel 1964 viene dedicata una sede presso la villa di famiglia a Poggio di Casciago, acquistata dalla famiglia Pirelli. Uno dei motti di Gigino Bassani è: «Se c’è qualcosa di nuovo da studiare e realizzare […]dobbiamo farlo noi della Ticino, e per primi». La Bassani alla fine degli anni sessanta conta circa 5.000 dipendenti, metà dei quali lavorano presso lo stabilimento di Bizzozzero e nel 1969 il fatturato della società supera i 17 miliardi di lire; l’incremento della produzione si è assestato attorno al 500%, con una punta superiore al 1200% riferita alle forniture per uso industriale. Al successo commerciale dell’impresa contribuiscono diversi fattori: uno di questi è la progettazione modulare che facilita successivi ampliamenti degli impianti, introdotta nel 1961 con la serie Magic. La sicurezza garantita dai prodotti Ticino è un altro di questi fattori: già nel 1953 gli interruttori per uso industriale vengono dotati di fusibili fino a 100 Ampere e dalla seconda metà degli anni sessanta vengono brevettati gli interruttori “salvavita” e “salvamotore” i cui nomi hanno avuto una estesa diffusione nel linguaggio ma sono nati come marchi d’impresa. La politica dell’impresa di fornire formazione specifica a elettricisti e installatori garantisce una platea di clienti fidelizzati e competenti. Inoltre anche l’attenzione data alla presentazione estetica dei prodotti contribuisce all’affermazione del marchio e del design. Le relazioni industriali all’interno della Bassani rispecchiano una concezione dell’impresa come luogo in cui il successo dipende dal concorso di ciascuno con il proprio lavoro e le proprie idee. Il presidente, che tutto il personale chiama signor Gigino, cerca il rapporto diretto con i lavoratori interessandosi, per quanto possibile, dei problemi di ciascuno e cercando con la sua presenza di garantirne il benessere e le condizioni di lavoro. Fondendo suggestioni olivettiane e paternalismo in una visione ordinata e disciplinata della fabbrica, la Bassani promuove strumenti per il dialogo interno, programmi di assistenza e di formazione, sistemi di valutazione e di autovalutazione per i propri dipendenti. Dipende anche da questa trama di relazioni interne il fatto che l’impresa si presenti alla stagione dei grandi conflitti sindacali senza la minima tensione latente al proprio interno. Negli stessi anni l’impresa sviluppa, in collaborazione con l’amministrazione carceraria, un progetto di recupero al lavoro dei detenuti che la porta a costituire laboratori

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Ambrosetti

Commercio

Commercio Ambrosetti DENOMINAZIONE SOCIALE | Ambrosetti di Lorenzo Ambrosetti & c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio al minuto di valigeria, pelletteria e accessori INDIRIZZO | Via Mazzini 6 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-281206 | F. 0332-281206 | www.valigeriaambrosetti.it Una piccola realtà artigiana e commerciale (1930-1949) Nel 1930, all’età di 44 anni, Emma Gottardi apre, sotto forma di ditta individuale, un negozio a Varese in via Donizetti 11 (l’attuale via Mazzini 6) per la fabbricazione e il commercio al minuto di borse per la spesa. Emma è nata in Algeria nel 1886 da emigranti italiani. Trasferitasi a Varese, nel 1910 vi ha sposato Enrico Ambrosetti residente a Biumo superiore e dalla loro unione nel 1913 è nato Giancarlo. Con il figlio oramai diciassettenne, Emma può dedicarsi pienamente alla produzione artigianale di borse, probabilmente legata all’attività di Enrico che i familiari ricordano connessa ai lavori di selleria. Cucendo a macchina nel retro del negozio pezzi di pelli provenienti da scarti di lavorazione, Emma realizza robuste borse di foggia triangolare vendute poi al minuto assieme a ombrelli e ad altri prodotti di pelletteria. Il locale, in affitto, è piccolo, ha due vetrine ma è situato al centro di una zona commercialmente interessante servita da una linea tramviaria e frequentata sia per via della fiera del bestiame che si teneva ogni lunedì in piazza (l’attuale piazza Repubblica), sia per la presenza di importanti calzaturifici i cui operai effettuano gli acquisti durante la pausa lavorativa, affollando così il negozio a mezzogiorno. Macchina da cucire Singer utilizzata per le riparazioni. Anni trenta, Archivio d’impresa. L’attività è molto impegnativa: Emma segue anche la parte amministrativa e trascorre in negozio l’intera giornata scaldando il pranzo che le viene portato dai familiari. A sera torna a piedi a Casbeno, in via Monterosa, dove dal 1935 la famiglia si è trasferita. Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1942, Giancarlo sposa Ines Marinelli e vanno ad abitare in via Monterosa, accanto ai genitori. Nel 1944 nasce Lorenzo. Alla conclusione del conflitto, Giancarlo segue per qualche anno la sua inclinazione sportiva per il calcio giocando nel Varese ma la morte del padre nel 1946 e le necessità della famiglia lo portano a dedicarsi interamente al lavoro. Lo sviluppo commerciale (1950-1966) Nel 1950 Giancarlo apre presso l’abitazione di via Monterosa una fabbrica di valige di fibra, un prodotto elementare molto richiesto in un Paese investito da forti flussi migratori. Anche l’attività commerciale, affidata al ramo femminile della famiglia, conosce un importante salto di qualità: aiutata dalla nuora Ines, che le fa da supporto anche sulla parte amministrativa, Emma cessa la produzione artigianale di borse da spesa focalizzando l’attività sul solo commercio di borsette e oggetti di moda. Nel 1956 l’attività si arricchisce di un tassello importante: Ines avvia un negozio a Milano, nella centralissima via Solferino 9 con il supporto di una commessa. Così, ogni giorno, al mattino aiuta la suocera in negozio a Varese e nel pomeriggio va in treno a Milano. Con i primi anni sessanta l’incremento dell’attività del negozio di Varese rende necessaria la collaborazione di una commessa che affianchi Emma e Ines. La presenza di queste figure familiari porta il piccolo Lorenzo ad avere nel negozio un punto di riferimento affettivo: frequenta le scuole nel centro di Varese e, al termine delle lezioni, si reca in negozio dove mangia nel retro con la mamma e la nonna e passa il pomeriggio a fare i compiti. Nella memoria dell’imprenditore, questa stagione sarà indissolubilmente legata al profumo della minestra che egli avverte varcando la soglia e alla possibilità di incontrare fugacemente la mamma in partenza per Milano. Giancarlo, dal canto suo, è assorbito dall’attività del laboratorio di via Monterosa che assume dimensioni di un certo peso e dà lavoro a venti operai. Diplomatosi in ragioneria nel 1964, Lorenzo è subito coinvolto nelle attività di famiglia: il laboratorio e il negozio. Spesso poi si reca in auto a prendere la mamma a Milano o alla stazione di Varese per alleviarle la fatica del ritorno a casa. La seconda generazione (1967-1991) Il biennio 1967-68 rappresenta un anno di svolta nella vicenda della famiglia e dell’impresa. L’attività avviata da Giancarlo è a un bivio: occorre decidere se svilupparla profondendovi nuove energie e cavalcando le trasformazioni tecnologiche introdotte nel settore dall’arrivo di nuovi marchi (Samsonite, Roncato) o se abbandonarla. L’interesse di Lorenzo è orientato al negozio, le risorse umane su cui la piccola famiglia Ambrosetti può contare sono già sovraccaricate per cui Giancarlo, in precarie condizioni di salute, decide nel 1967 di chiudere il laboratorio. Per gli stessi motivi Ines cede il negozio di Milano. Parallelamente si presenta l’opportunità di acquistare la proprietà dei muri del negozio e, per l’occasione, ne viene effettuata una prima ristrutturazione. Nello stesso anno Lorenzo sposa Maria Iori, occupata presso uno studio professionale di paghe e contributi. Emma accoglie il nipote Lorenzo in ditta come socio trasformando la ditta individuale in una società di fatto denominata “Ditta Ambrosetti di Emma e Renzo Ambrosetti”. In questa situazione di intensi cambiamenti, Maria si inserisce nella nuova famiglia portandovi un contributo importante. Grazie alle sue competenze professionali fa fronte alla gestione amministrativa del negozio – che ora conta due commesse – e assiste Emma presso l’Ufficio delle imposte per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Maria non può garantire la presenza diretta in negozio perché deve accudire i figli nati dal matrimonio (Marco nel 1970, Paolo nel 1972 e Giancarlo nel 1977) e tuttavia anche da casa svolge un’importante opera di supporto preparando il pranzo per gli altri. Accompagna inoltre il marito e il suocero a Torino presso gli alberghi che organizzano le esposizioni dei pellettieri (la Fiera di Milano e il Mipel erano ancora lontani) e segue il percorso che negli anni settanta porterà al negozio marchi importanti quali Coccinelle, Samsonite e Gherardini. Nel 1972 muore Emma e nella società di fatto subentra Giancarlo: la denominazione muta in “Ditta Ambrosetti di Giancarlo e Renzo Ambrosetti”. Nello stesso anno viene acquistato un

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Isella

Trasporti

Trasporti Isella DENOMINAZIONE SOCIALE | Isella srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Trasporti industriali con autotreni e autoarticolati, traslochi sia civili che industriali, logistica e deposito merci, onoranze e trasporti funebri. INDIRIZZO | Viale Valganna 20 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-288274 | F. 0332-238313 | www.isella.it Le origini e l’avvio dell’attività (1919-1930) Umberto Isella, nato nel 1884 a Calcinate del Pesce in una famiglia di pescatori sul lago di Varese, poco più che sedicenne avvia a Laveno un’attività di trasporto di pesce e dei prodotti della Società ceramiche di Laveno. Trasferitosi a Varese, nel 1910 sposa la milanese Delfina Canziani che però muore l’anno successivo dando alla luce il primogenito Angelo. Finita la Prima guerra mondiale, Umberto chiama con sé i fratelli più giovani Stefano e Giuseppe, reduci dal fronte. Il 1 gennaio 1919 nasce così la Fratelli Isella, ditta di spedizionieri con sede in via Cavour. Qui, ai piani superiori vive la famiglia patronale mentre al piano terra ci sono i carri, le stalle dei cavalli e gli alloggi dei dipendenti che li accudiscono. Sempre nel 1919 Umberto si risposa con Maria Martignoni, vedova con tre figli, che lascia la gestione di un ristorante in centro a Varese per dedicarsi alla famiglia subito allietata dalla nascita di Lidia e di Dante. La dimensione familiare e quella imprenditoriale si confondono e spesso Maria prepara un pasto caldo ai dipendenti addetti agli animali. L’attività nei primi anni è infatti interamente affidata a carri trainati da cavalli (l’Isella arriva ad averne oltre 20) e gravita in gran parte intorno alla stazione ferroviaria. Qui arrivano i vagoni carichi di merci che gli Isella distribuiscono poi nel territorio urbano e limitrofo. I clienti più importanti sono il Comune di Varese per il carbone, le carrozzerie Varesine e Macchi; la Fiat, l’Officina del gas, la cartiera Sterzi, i mulini Marzoli e Massari. L’attività si sposta gradualmente sul trasporto a motore e cresce assieme alla città e alle sue industrie: diventano clienti il fabbricante di torni Pontiggia, la birreria Poretti e tante altre. Parallelamente al trasporto si sviluppa il ramo dei traslochi, in cui la fratelli Isella, essendo una delle pochissime ditte varesine nel settore, si struttura per arrivare a garantire due traslochi in un giorno. In questi primi decenni viene inoltre acquisito dal Comune di Varese l’appalto per la raccolta dei rifiuti e il lavaggio delle strade, come pure, esteso anche ai comuni limitrofi, quello per il trasporto funebre. La nuova sede e la diversificazione dell’attività (1931-1953) Acquistato slancio, l’attività dei tre fratelli tende ad espandersi diversificandosi, anche in relazione alla disposizione geografica. Pur mantenendo un coinvolgimento societario paritetico, Umberto si occupa dell’attività di trasporto presso la stazione e vive in via Cavour; Giuseppe assume la guida dell’acquisita Satov, che gestisce la linea tramviaria tra Varese e Bardello, dove va a risiedere; Stefano, che si occupa soprattutto dei traslochi e del trasporto funebre, si trasferisce in viale Valganna. Qui dal 1931 diventa operativa la nuova sede dell’impresa, costruita intorno ad un nucleo preesistente costituito da un’osteria con gioco delle bocce, in una zona allora quasi disabitata ma vicina alla linea ferroviaria e alla stazione. Ultimo ramo di attività, infine, è rappresentato dalla gestione del cinema Lyceum, affidata ad Ada Martignoni, primogenita della moglie di Umberto, dopo l’acquisto dello stabile in cui il cinema era attivo dal 1922. Parallelamente però alcuni settori di attività si chiudono, come quello per la raccolta dei rifiuti che termina prima del secondo dopoguerra. È in questo periodo che si struttura anche l’immagine dell’impresa: le prime pubblicità, con la casa su ruote, nascono da un’idea dei fratelli; come pure il logo, frutto dell’abbinamento di un disegno dell’architetto Ravasi con un colore, il “giallo Isella”, creato in esclusiva dal colorificio Fiori. Le campagne pubblicitarie, limitate per lo più al settore traslochi e al trasporto funebre, si indirizzano inizialmente ai cartelli stradali (poi abbandonati), agli elenchi telefonici e ai quotidiani locali. Nel primissimo dopoguerra prende anche avvio l’impegno associativo: Giuseppe, protagonista della fondazione dell’Asea-Associazione spedizionieri e autotrasportatori della provincia di Varese ne è eletto primo presidente nel 1946. Lo stesso Giuseppe, tuttavia, nel 1948 si divide dai fratelli, lasciando l’impresa e mantenendo per sé l’attività di trasporto persone che nel frattempo si è spostata dalla rotaia alla gomma. La successione e la divisione del gruppo. In società con i concorrenti (1954-1979) Nel 1954 la morte di Umberto segna per l’impresa un punto di svolta. Soci dell’impresa, che dal 1951 era stata trasformata in snc, diventano Stefano Isella e il primogenito di Umberto, Dante. L’anno successivo Stefano lascia l’attività cedendo a Lidia, sorella di Dante, le sue quote dell’impresa, trasformata per alcuni mesi in spa. Maria, vedova di Umberto, decide a questo punto di trasferire la propria residenza in viale Valganna per seguire da vicino l’attività dei figli. Nella casa di via Cavour va in seguito a vivere il figlio Dante quando decide di dedicarsi agli studi letterari e, successivamente, ad una brillante carriera universitaria. Alla sua uscita dall’impresa, nel 1960, gli subentra il marito della sorella Lidia, Romolo Bianchi, che lascia l’incarico di funzionario presso la Provincia di Varese per assumere il ruolo di imprenditore, ricoprendo anche cariche nell’Asea. Il 1959 segna anche un altro momento importante. Il direttore della birreria Poretti, per evitare continue trattative con i vari fornitori, offre l’esclusiva per tutti i servizi di trasporto alla Fratelli Isella e alla Carcano, le due maggiori imprese varesine del settore, di fatto storiche concorrenti, a patto che esse si mettano in società. Nasce così l’Olona trasporti, che svolge il servizio di trasporto per la Poretti fino al 2001, anno dopo il quale riduce la propria attività alla gestione immobiliare della propria sede di via Pacinotti 28. L’Olona rappresenta peraltro anche il vettore per lo sviluppo di attività che travalicano i limiti della commessa che l’ha originata. Attraverso l’Olona viene acquisita la Fosina, storica ditta varesina di corrieri, che integra così l’offerta “da completisti” degli Isella e dei Carcano. Sempre attraverso l’Olona vengono create

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Carcano Trasporti

Trasporti

Trasporti Carcano Trasporti DENOMINAZIONE SOCIALE | Carcano trasporti spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Logistica e trasporti INDIRIZZO | Via Buccari 9 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-336167 | F. 0332-336167 | www.carcanologistics.com Dal carretto al camion (1933-1945) Luigi Carcano, figlio di Angelo e di Teresa Ponti, nasce a Varese nel 1870. Con la moglie Erminia Bellerio mette al mondo una prole numerosa: sette maschi e cinque femmine. La famiglia vive a Casbeno, uno degli orti della città di Varese, dove Luigi è proprietario di un podere che coltiva direttamente con i figli. La storia imprenditoriale dei Carcano nel ramo dei trasporti ha origine dalla proprietà di un carretto a cavalli e dalla disponibilità a compiere commissioni per il vicinato. Nel corso degli anni venti l’attività assume carattere di impresa, vengono acquistati i primi carri motorizzati e i lavori si ampliano fino a comprendere il servizio postale per la città di Varese che viene esercitato fino al 1938. La prima registrazione alla Camera di commercio di Varese è del 1933 con la costituzione della ditta “Carcano Luigi e figli”, con sede presso l’abitazione in via Corridoni 22. Con Luigi entrano in società dal 1935 i figli Giuseppe, Cesare e Enrico, mentre il più giovane Mario si aggrega all’impresa solo nel 1946 e altri due figli proseguono nell’attività agricola. Come l’Ottocento era stato il secolo della ferrovia, il Novecento è il secolo del trasporto su strada e aereo: nel territorio tra Milano e Varese, culla dell’aeronautica italiana, viene inaugurata nel 1924 la prima autostrada a pedaggio al mondo. Grandi investimenti riguardano anche la rete stradale secondaria: l’immagine del carretto a cavalli impantanato nel fango lascia il posto a quella dell’autocarro che sfreccia su una compatta strada bianca di macadam. Il lavoro dei Carcano è florido e in continuo sviluppo e i tre fratelli, decisamente innovatori, con il padre rimasto legato alla tradizione e all’agricoltura, sviluppano tra gli anni trenta e quaranta attività proprie che li portano, già prima della Seconda guerra mondiale, a trasferirsi in via Monte Santo, lungo la direttrice di ingresso in città delle Ferrovie Nord. Una delle prime diversificazioni riguarda l’attività di traslochi per i privati e le aziende del territorio. Nel corso degli eventi bellici l’impresa vive momenti di difficoltà, sia perché non opera direttamente al servizio dell’industria di guerra, sia perché subisce numerose requisizioni di mezzi ad opera delle autorità di occupazione e viene infine pesantemente danneggiata dai bombardamenti. Negli ultimi anni di vita Luigi si dedica principalmente a sovrintendere i lavori dell’azienda agricola e la ditta individuale che porta il suo nome cessa con la sua morte il 2 marzo 1946. Il testamento di Luigi è l’occasione con cui gli eredi risolvono in pieno accordo le diverse questioni di solidarietà familiare e di scelte imprenditoriali: la proprietà di Casbeno passa a Maurilio e Rinaldo, i due figli che già vi lavoravano, mentre il ramo dei trasporti viene ereditato dai quattro figli già citati. L’industria dei trasporti (1946-1970) Il 3 marzo 1946 i fratelli Giuseppe, Cesare, Enrico e Mario Carcano costituiscono la società di fatto “Luigi Carcano di F.lli Carcano”. La sede è stata trasferita già da alcuni mesi in via Sanvito Silvestro 54 e la forza lavoro impiegata è di diciassette persone. Giuseppe, il maggiore, è presidente della società ma tra i quattro fratelli è Cesare quello a cui negli anni seguenti viene riconosciuto il ruolo di guida strategica. La Carcano prosegue nel proprio percorso di crescita accompagnando l’industrializzazione del territorio: molti stabilimenti varesini si servono dei suoi camion per il trasporto di merci, dai componenti di aerei alle casse di birra. Proprio dal rapporto con il Birrificio Poretti, che richiede servizi più complessi rispetto al semplice trasporto, nasce una diversificazione produttiva di rilevanza strategica per il futuro. Nel 1959 il birrificio di Induno Olona invita i propri fornitori ad unire le forze per fornire un sistema logistico integrato con magazzini e una propria rete distributiva. Cesare Carcano costituisce così la Olona trasporti sas in società con la famiglia Isella e, per un breve periodo, la famiglia Ghielmi. Da quel momento la strategia di costruire solide alleanze tra gli operatori del proprio settore, con o senza inviti espliciti da parte di un cliente comune, diventa un tratto distintivo del modus operandi di famiglia. La filosofia di fondo è quella di un sistema capitalistico in cui la relazione personale fiduciaria e la comunità territoriale mantengono un forte valore. Durante gli anni cinquanta i fratelli Carcano ottengono dalle Ferrovie dello Stato la concessione per il trasporto a domicilio dei vagoni ferroviari nella zona di Varese, Albizzate, Sesto Calende e Laveno. Si tratta di un lavoro complesso, che richiede alla società investimenti e competenze, e di estrema utilità in un territorio caratterizzato da un’industrializzazione diffusa e, al tempo stesso, orograficamente mosso dunque poco adatto alla creazione di un reticolo di binari e scali per la movimentazione delle merci. Il parco degli automezzi viene notevolmente ampliato, al passo con la continua innovazione del settore, e vengono fatti investimenti significativi per la movimentazione di trasporti eccezionali. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta la famiglia Carcano dà vita a nuove attività imprenditoriali, più o meno legate al settore dei trasporti. Oltre alla citata Olona trasporti, nel 1961 viene costituita tra i quattro fratelli Carcano la Fracar spa, che nasce come società capogruppo per gestire le partecipazioni industriali e le proprietà immobiliari della famiglia. Di tutt’altro si occupa invece la Fabbrica colloidi ausiliari costituita nel 1957. L’impresa nasce dall’incontro di Enrico Carcano, uno dei figli di Cesare, con il chimico Mansueto Foglio Para e si occupa fino ad anni recenti della produzione di additivi per l’industria cartaria. Ad Enrico subentra pochi anni più tardi il fratello maggiore Carlo e questa attività collaterale, di supporto all’industria cartaria del territorio, interessa solo questo ramo della famiglia Carcano. Alla fine del 1963 muore Cesare Carcano e gli succedono come soci i figli Carlo, Enrico e Luigi Giovanni. Il ruolo di guida passa a

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Ghiggini

Servizi

Servizi Ghiggini DENOMINAZIONE SOCIALE | Ghiggini 1822 di Ghiggini Emilio & c. snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Galleria d’arte INDIRIZZO | Via Albuzzi 17 | 21000 | Varese CONTATTI | T. 0332-284025 | www.ghiggini.it Un’impresa al servizio dei benestanti (1822-1924) Eugenio Ghiggini, discendente da una delle più antiche famiglie di Varese, ha appena vent’anni quando, nel 1822, costituisce una ditta per l’attività di “indoratore di incarrozzamenti e serramenti”, con sede in piazza delle Oche (oggi piazza Marsala). Abile disegnatore, Eugenio decora mobili, infissi, oggetti, carrozze nonché le sontuose ville sparse sui colli e nei dintorni dell’allora borgo di Varese, appartenenti per lo più a famiglie aristocratiche e benestanti milanesi che in questi luoghi amano recarsi in villeggiatura. La cura e l’ingegno con cui vengono eseguiti i lavori portano al rapido successo dell’impresa, che sviluppa un’attività del tutto nuova nel contesto varesino e per la quale sino ad allora occorreva rivolgersi a Milano.  I quattro figli di Eugenio Ghiggini, ferventi patrioti, lasciano provvisoriamente la bottega paterna per partecipare alle guerre d’Indipendenza combattendo nelle fila garibaldine. Soltanto due di loro, Emilio e Ferdinando, proseguono poi l’attività del laboratorio di piazza delle Oche e costituiscono, alla morte del padre, la ditta F.lli Ghiggini, mentre Giuseppe dà vita ad una propria bottega di decoratore, rivaleggiando con i fratelli. Nel 1897 l’impresa passa nelle mani del figlio di Emilio, Achille, che sposa Rosa Bizzozzero, sorella dell’artista Attilio, e trasferisce l’attività nella più ampia sede di via Broggi, venendo poi affiancato dai propri figli Gaetano ed Emilio. Nel 1924 i Ghiggini festeggiano insieme a tutti i dipendenti, seppure con due anni di ritardo, il centenario della nascita dell’impresa, la cui carta intestata riporta erroneamente come anno di fondazione il 1824. Nello stesso anno la ditta sposta la sede nella Casa Veratti di corso Vittorio Emanuele, l’attuale corso Matteotti, occupando i locali lasciati liberi dal Calzaturificio di Varese. Nel nome di Achille e di Emilio (1925-1969) Nel 1925 Achille Ghiggini, a causa di malattia, si ritira dall’attività e subentrano quindi i suoi figli, che costituiscono la società di fatto “A. Ghiggini dei F.lli Emilio e Gaetano Ghiggini”. Oltre all’attività di verniciatura e decorazione, l’impresa esercita il commercio al dettaglio di cornici e colori di vario tipo preparati all’interno. Vengono quindi avviati la produzione e il commercio di oggetti artistici e ornamentali realizzati con la famosa “Carta Varese”, oggi di elevato valore antiquario, che prosegue sino all’inizio della Seconda guerra mondiale per cessare quasi in coincidenza con la morte di Achille Ghiggini nel 1941. Negli anni della guerra l’impresa provvede alla verniciatura degli aeroplani militari fabbricati dalla Aermacchi. A partire dal 1945 Achille Ghiggini, nato nel 1926, figlio di Emilio e nipote del primo Achille, inizia a collaborare in azienda, dove svolge un ruolo importante anche la madre, Maria Magni, occupandosi del reparto verniciatura. Il negozio di corso Matteotti è un punto di incontro degli artisti locali, che a volte barattano pennelli e colori in cambio dei loro quadri con i quali la famiglia ha realizzato nel tempo una vera e propria collezione. Nel 1950 muore Gaetano Ghiggini e l’impresa torna alla forma individuale con la denominazione “Achille Ghiggini di Emilio Ghiggini”. Nel 1952 Achille Ghiggini sposa Amalia Rossi, che s’inserisce nell’azienda occupandosi della parte commerciale. Nel 1963 il padre coinvolge il figlio nella gestione dell’azienda ed insieme costituiscono la società “Achille Ghiggini di Emilio & Achille Ghiggini”. Con il boom edilizio degli anni sessanta, l’attività di verniciatura e decorazione si rivolge ai condomini signorili di Varese, mentre si amplia la vendita degli oggetti di arredamento. Alle dimore nobiliari di un tempo si sono ormai sostituite le ville borghesi, come ad esempio la villa Giobbi di Saint Moritz, oggetto di intervento nel 1963. Nel 1968 si ha un nuovo passaggio generazionale: Emilio oramai anziano recede dalla società e Achille prosegue l’attività individualmente sotto la ditta “Ghiggini Achille”, coadiuvato anche dal proprio figlio Emilio – il terzo Emilio alla sesta generazione – che è ancora studente liceale. Nascita e sviluppo della galleria d’arte Ghiggini (1970-1990) Nel 1970 la ditta Ghiggini si trasferisce in via Matteotti 44, all’interno di un prestigioso edificio ottocentesco di quattro piani, che si affaccia anche su via Albuzzi, ristrutturato con progetto degli architetti Luigi Crugnola e Carlo Prevosti. La nuova sede è inaugurata dalla mostra dedicata al pittore di Gavirate Antonio Pedretti: ha così inizio l’attività di galleria d’arte, destinata a contrassegnare tutta la storia successiva dell’impresa, che vede principale protagonista Emilio Ghiggini, il figlio di Achille nato nel 1953. Nel 1974 muore “nonno” Emilio. Allo sviluppo della galleria d’arte si accompagna il declino – dovuto alla difficoltà crescente di reperire nuovi artigiani, sempre più propensi a mettersi in proprio – dell’attività di verniciatura e decorazione, che cessa definitivamente nel 1976. In questi anni la galleria attiva un servizio di consulenza, ancora oggi in essere, per la valutazione dell’autenticità di opere pittoriche possedute da clienti che intendono conoscerne il valore o sottoporle a restauro. Questa attività contribuisce a volte alla scoperta di autori sconosciuti. Laureatosi in storia dell’arte, Emilio Ghiggini acquisisce con l’aiuto del padre una quota importante della società che gestisce la galleria d’arte di via Sant’Andrea di Milano, maturando un capitale di conoscenze e relazioni che, esaurita l’esperienza milanese nei primi anni ottanta, mette poi a frutto per lo sviluppo della galleria di Varese. Questa, che nel 1982 assume la forma giuridica di snc con l’entrata in società di Emilio accanto al padre, dispone di spazi espositivi distribuiti su tre piani. Il primo, al quale si accede attraverso una caratteristica scala elicoidale, è dedicato alle mostre di singoli artisti; il secondo, condiviso con il laboratorio cornici, all’esposizione permanente di dipinti, mobili e oggetti; il terzo, occupato in parte dal magazzino, ospita una sezione di grafica contemporanea degli artisti italiani, di cui viene pubblicato il catalogo. L’attività è suddivisa tra i componenti della famiglia, affiancati da alcuni collaboratori: Emilio segue la galleria d’arte, il padre si occupa principalmente delle cornici, la madre del negozio di oggettistica posto al piano terra dell’edificio. In questi

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Brusa

Commercio

Commercio Brusa DENOMINAZIONE SOCIALE | Brusa srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Forniture idrauliche, sanitarie e arredamento bagno INDIRIZZO | Via Giusti, 3 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-275320 | F. 0332-275315 | www.brusasrl.it L’ascesa di Eugenio Brusa, da garzone a proprietario (1923-1945) È il 23 settembre 1923 quando Eugenio Brusa registra l’omonima ditta individuale  che effettua impianti e riparazioni di attrezzature idrauliche e il commercio al minuto di materiale del medesimo settore merceologico. Nato a Varese da Antonio ed Elisabetta Vedani il 29 dicembre 1890, Eugenio frequenta le scuole elementari e poi una scuola di disegno. Rimasto orfano di padre, entra come garzone nell’impresa idraulica di Paolo Castiglioni, che opera a Varese dagli inizi del secolo. Il titolare è ormai avanti con gli anni e i figli non sono interessati a proseguire l’attività. Pertanto Eugenio decide di rilevarla, dapprima prendendo in affitto il negozio con magazzino in via Magatti 4 a Varese, e in seguito acquistando dalla vedova di Castiglioni tutto lo stabile di tre piani. Il capitale iniziale per entrambe le acquisizioni gli viene prestato da un rappresentante di prodotti idraulici con cui Eugenio lavora. I suoi fornitori sono prevalentemente a Milano, città dove Eugenio si reca frequentemente col camioncino per acquistare i materiali all’ingrosso. La ditta ha quattro dipendenti. Eugenio non dimentica l’aiuto di cui ha usufruito e quando l’attività si è consolidata a sua volta aiuta molti idraulici che hanno scelto di aprire ditte individuali nei paesi del varesotto. Eugenio è sposato con Giuseppina Cappelli, originaria di Azzate. La moglie è sarta ed esercita il suo lavoro a casa, dove ospita spesso giovani apprendiste. Nel 1925 nasce il primo figlio, Gianluigi. La secondogenita, Maria, muore in tenerissima età nel 1929. Gianluigi compie gli studi elementari a Varese e, dalla seconda ginnasio, al Collegio arcivescovile di Desio. Si iscrive al Politecnico di Milano ma abbandona gli studi dopo un diverbio con un docente. Nel contempo aiuta il padre tenendo i contatti con i fornitori a Milano. Sono gli anni della lotta di Liberazione. Il punto di riferimento di Gianluigi è don Franco Rimoldi, assistente all’Oratorio di San Vittore, attivo nella rete che favorisce espatri clandestini di ebrei, disertori e antifascisti. Con don Franco Rimoldi Gianluigi aveva iniziato dall’età di sedici anni l’attività di volontariato che lo impegnerà per tutta la vita: il trasporto dei malati nei santuari italiani e a Lourdes. Nel novembre 1943 Gianluigi comincia a distribuire volantini e manifesti clandestini e a nascondere in casa qualche pistola, collaborando attivamente con la Brigata partigiana cattolica “Bruno Passerini”, che opera tra Varese e Induno Olona. Avvertito da un’amica dell’imminente retata, nel settembre 1944 si rifugia presso una zia nel rione di Casbeno. In seguito si nasconde a Gemonio, presso la zia di un colono che coltiva un terreno di proprietà dei Brusa nella frazione varesina delle Bustecche. Eugenio, ignaro dell’attività del figlio, di cui è al corrente invece la madre, viene incarcerato nel settembre 1944. In carcere con lui finiscono alcuni dirigenti dell’Aeronautica Macchi e il futuro sindaco democristiano di Varese, Mario Ossola. Viene rilasciato dopo un paio di settimane, essendo stata dimostrata la sua estraneità ai capi d’imputazione. Finita la guerra, Gianluigi affianca stabilmente il padre nella conduzione dell’azienda. Dall’installazione alla vendita: la svolta di Gianluigi (1946-1974) Il 1 gennaio 1946 segna un momento di svolta: la “Eugenio Brusa” cessa di installare impianti ed effettuare riparazioni per dedicarsi esclusivamente alla compravendita di materiali idraulici. L’attività impiantistica viene lasciata alla “Vedani & C.”, intestata al cugino di Gianluigi, Giuseppe Vedani, e ai soci Egidio Bianchi ed Emilio Ambrogini. La scelta di specializzarsi nel settore della vendita è dovuta a due fattori: innanzitutto Gianluigi ha maturato esperienze prevalentemente nel settore commerciale, che gli risulta più congeniale; in secondo luogo, sulla piazza di Varese non c’è ancora nessun grossista in grado di servire gli altri installatori e procurare il materiale necessario. Nel 1951 Gianluigi sposa Amalia Antonia Cozzi, maestra elementare, nata a Nerviano (Mi) e trasferitasi a Varese con la famiglia al seguito del padre doganiere. Dal 1951 fino al 2001 Gianluigi sarà presidente dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati Lourdes santuari internazionali) di Varese. A questa attività può dedicare molto tempo grazie all’assenso incondizionato della moglie e alla preziosa collaborazione di due dipendenti che lavoreranno quarant’anni per la ditta, seguendo uno la parte commerciale e l’altro la consulenza ai clienti. Pochi mesi dopo la nascita del primogenito Alessandro, nel 1952, muore Eugenio. Essendo Gianluigi l’unico erede, il 13 settembre 1952 viene registrata una nuova ditta, la “Brusa Eugenio di Brusa Gianluigi”. La famiglia Brusa si ingrandisce ancora con l’arrivo di altri figli: Eugenia nel 1953, Annalisa nel 1955, Ariberto nel 1956, Paola nel 1961. La moglie Amalia prosegue con l’insegnamento fino alla nascita della secondogenita, poi sceglie di dedicarsi alla cura della famiglia. Pur non rivestendo un ruolo stabile nell’organigramma della ditta, aiuta il marito nella contabilità. Gianluigi consolida ed ingrandisce l’attività ereditata dal padre, sfruttando anche le opportunità offerte dall’espansione edilizia del boom economico. Per questa attività imprenditoriale riceverà nel 1999 l’onorificenza di grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, che assommerà ad altri titoli conferiti da Ordini religiosi. La terza generazione: Ariberto e i fratelli (1972-1995) Nel 1975 Ariberto si è appena diplomato all’Istituto tecnico di Varese come perito meccanico. Vorrebbe studiare ingegneria, ma viene sollecitato energicamente ad entrare in azienda a causa di una malattia del padre. Un aggravamento della malattia di Gianluigi nel 1987 lo costringerà a farsi carico maggiormente della gestione aziendale, impegno che ancora oggi assolve con una responsabilità assimilabile a quella di direttore. Ariberto è l’erede di Gianluigi anche nel consiglio dell’Associazione commercianti di Varese. Gianluigi ricopre la carica dal 1986 fin quando deve ritirarsi per raggiunti limiti di età ed è sostituito dal figlio. La tradizione di volontariato espressa per decenni dall’attività di Gianluigi con gli ammalati viene in qualche modo proseguita da Ariberto, che è donatore di sangue e, assieme alla moglie Daniela Colonna Preti, dirigente della Polha, Polisportiva per disabili di Varese.

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Aletti Giovanni & figli

Industria

Industria Aletti Giovanni & figli DENOMINAZIONE SOCIALE | Aletti Giovanni e Figli Srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Costruzione e installazione di macchine e apparecchi per l’industria delle pelli, del cuoio e delle calzature INDIRIZZO | Via Tiepolo, 14 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-334664 | F. 0332-331917 | www.sueding.com L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1920-1949) Giovanni Aletti, nato nel 1890, inizia a lavorare come meccanico presso la Macchi di Varese negli anni appena successivi la Prima guerra mondiale. In seguito svolge l’attività di meccanico manutentore presso la Cornelia Conciaria, azienda che come altre del suo settore aveva sede lungo il corso del fiume Olona, allora distretto conciario tra i principali in Italia. Il figlio Franco, nato nel 1920, si forma come tecnico progettista seguendo i corsi serali delle scuole tecniche di Varese e lavorando presso l’azienda meccanica Leopoldo Pontiggia. Alla fine della Seconda guerra mondiale, Giovanni decide di coinvolgere il figlio in una attività di costruzione di macchine per conceria. A quei tempi il settore presenta ottime prospettive di crescita: le industrie conciarie tedesche non reggono la concorrenza di quelle italiane che possono avvantaggiarsi di minori costi di manodopera. Nei primi mesi del 1946, nell’abitazione di Giovanni, con l’aiuto degli altri figli Ezio e Pietro, viene così progettata la prima macchina smerigliatrice, poi realizzata in sei unità. I capitali iniziali vengono forniti da Armando Pizzocaro di Milano, importatore delle macchine per conceria tedesche, che nutriva forte fiducia nelle possibilità del nuovo modello. L’assemblamento avviene nel garage di casa, i pezzi sono realizzati nelle numerose aziende meccaniche e fonderie diffuse un tempo nella zona. Queste macchine, simili per concezione a quelle tedesche ma più grandi e più moderne, saranno vendute in Veneto dal figlio Franco. In questa fase, Franco abbandona la Pontiggia per incompatibilità tra il ruolo di lavoratore dipendente e quello di costruttore in proprio: nel 1947 vede la luce la società di fatto “Giovanni Aletti e figli”. L’attività negli anni Cinquanta e Sessanta (1950-1969) Negli anni cinquanta l’impresa può già godere di un archivio disegni grazie alla precedente attività di Franco. Peraltro egli coinvolge nell’impresa nuovi tecnici provenienti dalla Leopoldo Pontiggia che conosce personalmente e con i quali condivide la formazione tecnica. In questo periodo i membri della famiglia si fanno carico dell’organizzazione funzionale interna: i fratelli Ezio e Pietro (chiamato Carlo) si occupano della produzione, Franco segue un percorso più propriamente imprenditoriale passando via via dalla progettazione alla parte commerciale e finanziaria. Nel 1959, l’impresa si trasferisce dall’abitazione di Giovanni in via Vanetti ad un piccolo capannone di via Tiepolo. Tutte le parti delle macchine sono costruite internamente, escluse le fusioni realizzate da fonderie locali. La produzione si amplia alla rasatrice e ad altre macchine per il finissaggio della pelle. Il mercato di vendita è costituito soprattutto dai distretti conciari del Veneto, della Toscana, delle zone di Varese, di Turbigo e Castano Primo (MI) e di Avellino. Alla fine degli anni cinquanta l’impresa comincia a intessere rapporti commerciali con la Francia e il Nord Africa francese grazie alla partecipazione alla “Semaine du cuire”di Parigi, la più importante fiera europea dell’industria conciaria fino alla sua ultima edizione del 1997. Nel corso degli anni sessanta l’esportazione di macchine interessa anche i paesi dell’Est europeo. La presenza sul mercato internazionale costringe l’impresa a difendere l’originalità dei propri progetti attraverso il deposito dei brevetti. Gli anni settanta e ottanta (1970-1989) L’inizio degli anni settanta segna la crisi delle industrie conciarie della Val d’Olona, parallelamente la diffusione dell’industria meccanica per conceria negli altri distretti conciari porta l’azienda ad individuare nell’esportazione una nuova via di crescita. Gli anni settanta e ottanta segnano il massimo sviluppo dell’azienda che mantiene le vendite in Europa per le produzioni di qualità ed esporta in Turchia, mercato che si sostituisce a quello nord africano. Il mercato di riferimento è però l’India, il paese in cui l’azienda ha venduto il numero maggiore di macchine. L’impresa, in questo periodo, supera i 50 dipendenti. In questi anni la terza generazione della famiglia Aletti inizia a lavorare nell’impresa, anche se in realtà i nipoti di Giovanni già durante le vacanze estive erano soliti lavorare in officina per fare esperienza Dagli anni Novanta ad oggi (1990-2006) Nel 1989 la Aletti e figli diventa una società a responsabilità limitata con l’ingresso della terza generazione. Carlo, il figlio di Ezio, si dedica alla produzione, Marco ed Ezio, figli di Franco, seguono percorsi diversi. Ezio finiti gli studi liceali, affianca il padre nel settore commerciale; Marco si laurea in ingegneria collaborando costantemente durante gli studi con l’ufficio tecnico. Negli anni passa poi a occuparsi degli aspetti finanziari. I contatti internazionali si ampliano estendendosi a paesi dell’Asia, alla Russia, agli Stati Uniti e al sud America. Nel corso degli anni novanta la parte della famiglia costituita da Pietro Aletti e dai suoi figli viene liquidata con una cessione di una parte degli immobili. La decisione si riflette negativamente sulla produttività dell’impresa che non sfrutta le opportunità di crescita offerte dai nuovi mercati esteri. Nel 1998 muore Franco Aletti e gli succede nella carica di presidente il figlio Marco. Il ridimensionamento quantitativo del mercato e la più facile reperibilità commerciale dei componenti meccanici, spingono l’impresa a mantenere all’interno soltanto la progettazione e l’assemblaggio finale, appoggiandosi a terzi per il resto. Questo ha determinato una contrazione della struttura produttiva che oggi è scesa a 20 dipendenti. La produzione verte sempre più sulla “personalizzazione” delle macchine seguendo le specifiche richieste dei clienti. La gamma dei prodotti si espande fino a raggiungere i 14 modelli attuali (smerigliatrice, rasatrice, “messa al vento” per pelli bovine, tutte le macchine necessarie per le pelli ovo-caprine). Il 90% della produzione è rivolta al mercato estero. Grazie agli investimenti nella ricerca (l’8% del fatturato), l’impresa si inserisce anche nel settore tessile e della gomma con smerigliatrici dedicate. La differenziazione dei prodotti consente oggi all’impresa di mantenere gli stessi fatturati raggiunti negli anni novanta, che sono stati i maggiori nella storia dell’impresa, a fronte della concorrenza estera della Cina. L’intensa attività di progettazione, come per il passato, è accompagnata dalla

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Gervasini

Agricoltura

Agricoltura Gervasini DENOMINAZIONE SOCIALE | Floricoltura Pasquale Gervasini srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione, realizzazione e manutenzione di verde pubblico, privato e sportivo INDIRIZZO | via Saffi 126 | 21100 Varese CONTATTI | T. 0332-227789 | F. 0332-228802 | www.gervasini.it Santino Gervasini e i suoi figli Antonio e Pasquale (1900-1945) Le ville storiche che con i loro giardini monumentali abbelliscono da secoli la città di Varese e i suoi dintorni sono state anche un importante volano per lo sviluppo economico della città. Nella provincia meno contadina della Lombardia, il settore connesso alla realizzazione e manutenzione del verde ha un peso rilevante nel complesso del comparto agricolo, facendo del territorio varesino uno dei distretti florovivaistici italiani. Quella della famiglia Gervasini e della loro impresa è una storia significativa in quanto si sviluppa per oltre un secolo parallelamente all’evoluzione del territorio e dell’economia varesini. Santino Gervasini (1850-1924) impara fin da giovane a prendersi cura dei fiori e delle piante nelle ville di Sant’Ambrogio Olona, paese d’origine della sua famiglia. Nei giardini dell’epoca si dedicava molta attenzione e molto lavoro alla coltivazione dei fiori, sia in giardino che in serra. Svolto l’apprendistato accanto ai giardinieri più esperti e appreso il mestiere, Santino decide di compiere il passaggio dall’impiego come giardiniere in una singola villa all’attività in proprio, per offrire i propri servizi ad una platea di clienti in rapida espansione. Dal matrimonio di Santino con Emilia Macchi (1850-1909) nascono Antonio (1883-1945), Pasquale (1897-1945) e Vittoria. Dopo un periodo di apprendistato con il padre, nel 1921 i due fratelli costituiscono la loro impresa, la Fratelli Gervasini, con sede in via Sacro Monte 5 a Sant’Ambrogio Olona, comune che verrà accorpato a quello di Varese sei anni più tardi. La loro attività continua ad essere quella di servizio al verde privato, con una specializzazione nella cura delle colture floreali. L’alta professionalità viene sancita da un diploma della Società orticola varesina del 1922, primo dei numerosi riconoscimenti dati all’impresa nel corso della sua attività. L’organico resta relativamente limitato e i lavori sono su scala limitata ma cresce la reputazione del nome Gervasini e i fratelli proseguono in società per vent’anni, fino alla fine del 1940. Con Antonio e Pasquale, impegnati anche nelle attività politiche del Regime, c’è spesso a lavorare anche la sorella Vittoria, detta Vittorina. La divisione del lavoro internamente alla famiglia segue da sempre un criterio preciso: le donne si occupano della vendita dei fiori e delle composizioni floreali, mentre gli uomini seguono i lavori di giardinaggio e i rapporti con i committenti, i lavoratori e i fornitori. Nel 1941 i due fratelli decidono di separarsi e nascono così la Floricoltura Pasquale Gervasini con sede in via Magenta 1, nel centro di Varese e la Floricoltura Antonio Gervasini che rimane in via Oriani a Sant’Ambrogio. Alla morte di Antonio nel 1945, quest’ultima impresa passa alla vedova Maria Daverio e al figlio Santo e prosegue la propria attività fino al 1968 con il nome “Floricoltura Antonio Gervasini di Santo Gervasini”. La famiglia di Pasquale, che ha sposato Rosa Nicolini (1899-1976) nel 1919 si è ampliata negli anni venti e trenta con la nascita di Dante (1922-1944), Franco (1925-1945), Mario (1929-1981) ed Enrico (1937), ma viene decimata nel periodo bellico durante il quale perdono la vita Dante e Franco. Alla morte di Pasquale nell’autunno del 1945 Mario è appena sedicenne e le sorti dell’impresa poggiano sulle spalle della vedova Rosa Nicolini. Rosa Nicolini e i figli Mario ed Enrico (1946-1970) Nell’aprile 1949 l’impresa viene ricostituita da Rosa Nicolini come ditta individuale: Floricoltura Pasquale Gervasini di Nicolini Rosa vedova Gervasini. La sede resta inizialmente quella di via Magenta 1, dove si trova un piccolo negozio di fiori, ma nel corso degli anni vengono aperti altri negozi, vivai e centri per la coltivazione in serre. L’impresa continua la manutenzione del verde nei giardini privati ma sotto la guida di Rosa Nicolini si afferma anche nella vendita di fiori recisi e di composizioni floreali. Nell’affiancamento della madre si sono intanto formati i figli Mario e Enrico, cui si deve il rilancio dell’attività nel settore della realizzazione e manutenzione del verde. Nella scia del cosiddetto boom, l’impresa cresce molto rapidamente, adattandosi alle necessità di un mercato in evoluzione. Integrandosi con la filiera dell’edilizia, la Gervasini si propone per interventi su scala più ampia, sia per la committenza privata che per le pubbliche amministrazioni. Vengono realizzate aree verdi per nuovi complessi residenziali e per insediamenti industriali, ampliando anche l’area geografica di intervento. Grazie ad un rapporto che si consolida negli anni, l’Eni affida alla Gervasini la realizzazione e la manutenzione del verde in numerose aree di servizio autostradali, impianti industriali (Gela, Pisticci, Ferrara) e centri direzionali (Eur a Roma e Metanopoli a San Donato Milanese). Dal 1959, conclusi i lavori di piantumazione di Metanopoli la Gervasini ha mantenuto una sede operativa a San Donato Milanese per gestire più facilmente i lavori nelle aree di Milano e Pavia. Dopo la morte di Enrico Mattei l’impresa realizza e dona all’Eni, su progetto del grande paesaggista Pietro Porcinai, il parco memoriale di Bascapè (Pv). Nel gennaio 1966 i due fratelli entrano in società con la madre e il capitale di 300.000 lire viene suddiviso in parti uguali tra i tre soci. La sede principale era già stata trasferita da alcuni anni con l’abitazione in via Oriani, mentre l’attività commerciale prosegue con un negozio in via Avegno e un chiosco in piazza della Repubblica. L’impresa cresce anche sul piano numerico e il personale impiegato raggiunge un massimo di 80 persone tra gli anni sessanta e settanta. Nel settembre 1970 viene inaugurata la nuova sede in via Saffi alla presenza dell’allora ministro dell’agricoltura Lorenzo Natali. Oltre ad uffici, vivaio e serre, nella nuova sede viene aperto uno dei primi garden center in Italia. Si tratta di un’esperienza pionieristica che darà con gli anni ottimi risultati economici e di immagine. Accanto alla nuova sede viene costruita anche una palazzina a due piani i cui appartamenti vengono assegnati alle famiglie dei capisquadra.

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CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

piazza Monte Grappa, 5, Varese

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tel. +39 0332 295111

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