Industria Parma Antonio & figli spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Parma Antonio & figli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e vendita di casseforti, impianti di sicurezza e scaffalature fisse e scorrevoli INDIRIZZO | Via Garibaldi 43 | 21047 | Saronno (VA) CONTATTI | T. 02-969851 | F. 02-96985232 | www.parmacasseforti.it Da Lainate al Venezuela (1870-1925) Antonio Parma nasce a Lainate nel 1854 e, dopo aver frequentato la sesta classe, si trasferisce a Milano, dove lavora come meccanico. Nel 1870 rientra a Lainate e, a soli sedici anni, inizia a produrre piccoli forzieri, torchi per copialettere, chiavi e serrature. Nel 1881 Antonio realizza un ingegnoso impianto corazzato a protezione del celebre “Pallio d’oro”, d’epoca carolingia opera del Volvinio, dell’altare maggiore della basilica di S. Ambrogio di Milano, in funzione fino al 1973. Il congegno è oggi esposto presso il Museo delle Industrie del Saronnese, con verniciatura ancora originale arricchita di borchie e fregi dorati. Forte della notorietà conseguita, il giovane Antonio avvia la produzione di casseforti per le banche, rompe il monopolio detenuto dai costruttori stranieri (tedeschi, inglesi e soprattutto austriaci) e diventa protagonista della nascente industria nazionale della sicurezza. Con l’elettrificazione dei processi produttivi e non essendo ancora il comune di Lainate servito dall’energia elettrica, nel 1901 Antonio trasferisce l’attività a Saronno, dove nasce un moderno stabilimento per la produzione di serie e la costruzione di impianti completi per caveaux bancari, che dà lavoro a oltre 100 persone. Con la qualità e la maneggevolezza dei suoi manufatti, la ditta Parma acquisisce nuovi clienti, anche in ambito non bancario e all’estero. Antonio – il cui primogenito Mario Giuseppe muore durante la prima guerra mondiale combattendo sul Carso, e il quartogenito Marco perisce nel lago di Como – coinvolge progressivamente nell’impresa i figli Ernesto, Angelo, Piero e Pio, che nel 1922 costituiscono la società in nome collettivo Ditta Antonio Parma e Figli. Un regio decreto dello stesso anno conferisce ad Antonio l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, un riconoscimento riservato a chi ha creato dal nulla un’impresa. Ma il 1922 è anche l’anno della morte di Antonio Parma. Tre anni dopo entra nella società anche il figlio più giovane, Ambrogio, diventato maggiorenne. La grande crescita (1926-1970) La società Parma primeggia anche nella costruzione di porti circolari per banche, una delle quali, dalle dimensioni imponenti, viene premiata all’Esposizione Internazionale di Barcellona del 1929. Dello stesso anno è la realizzazione per il Banco di Chiavari di una porta rettangolare di 600 quintali, che è tuttora la più pesante del mondo. Nel 1930 viene chiusa l’officina di Lainate. È di questi anni la fornitura di porte corazzate per la Real Casa Savoia, la sede Vaticana, la Banca d’Italia e le banche centrali di Perù, Colombia, Venezuela, tutte ancora perfettamente funzionanti La società dispone di propri uffici di rappresentanza in Italia e all’estero. Ha un ufficio tecnico per la progettazione di nuovi dispositivi, che vengono via via brevettati. Tutte le fasi di lavorazione (fresatura, saldatura, verniciatura, ecc.) si svolgono all’interno della fabbrica di Saronno, che conta già 300 dipendenti. Ad essa si affiancherà in seguito la Oscam, società di famiglia con stabilimento nel comune di Solaro, che produce mobili metallici. Nel 1937 muore Angelo Parma e nel 1938 il fratello Ernesto. Durante la seconda guerra mondiale la produzione si converte alle esigenze belliche: custodie, bossoli, caricatori. Con la morte di Piero avvenuta nel 1952, Ambrogio e Pio Parma rimangono i soli titolari della società, della quale, nel 1963, entrano a far parte i nuovi soci Luigi e Paolo Parma (figli di Pio), Edoardo, Mario e Piero (figli di Ambrogio). Il 1964 vede la trasformazione dell’impresa in società in accomandita semplice. Una società che è come una costellazione familiare periodicamente mutante. L’allargamento della compagine societaria, con i relativi aumenti di capitale sociale, è il segno che gli affari, per la società Parma, stanno andando bene. Con lo sviluppo industriale, finanziario, commerciale e turistico del Paese, nonchè degli apparati pubblici, la produzione di impianti per la sicurezza passiva (casseforti, porte blindate, armadi corrazzati, cassette di sicurezza, casse a muro) conosce infatti uno slancio notevole. La società che ha già una filiale a Roma e a Milano, ne apre altre a Verona, Padova, Genova, Firenze, Siena, Napoli e Palermo. La sfinge del marchio Parma è ormai il simbolo di un’impresa industriale di eccellenza apprezzata in Italia e nel mondo. Nel 1968 muoiono Ambrogio e Pio Parma. La terza generazione prende il comando dell’impresa. La modernizzazione (1971-2000) A partire dagli anni settanta – e si può dire sino ai giorni nostri – l’azienda conosce profonde trasformazioni produttive e organizzative. L’adozione delle nuove tecnologie di processo (macchine utensili a controllo numerico) e di taglio della lamiera (raggi laser) si combina con l’esternalizzazione di alcune fasi lavorative (come la verniciatura). Vengono quindi messi a punto sistemi avanzati di protezione, rivolti in particolare agli istituti di credito, che nascono dall’abbinamento dei tradizionali mezzi “pesanti” con quelli leggeri e sofisticati dell’elettronica. La società Parma è la prima impresa italiana a ottenere la certificazione Uni nel campo della sicurezza passiva, collaborando anzi, con i propri tecnici, alla definizione degli standard. Con il tempo si sviluppa anche il settore della sicurezza attiva, che fornisce oggi un’ampia gamma di prodotti (allarmi, rilevatori e sensori, sistemi video e digitali a circuito chiuso, ecc.). Nel 1982 avviene la trasformazione giuridica in società per azioni, di cui è nominato presidente Luigi Parma. In questi anni si deliberano diversi aumenti di capitale, mentre la Oscam di Solaro è posta in vendita. È del 1991 la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione, la cui presidenza passa a Edoardo Parma. Intanto si continua a produrre per l’estero: nel 1990 vengono realizzate 13 porte corazzate con destinazione Jakuzia, glaciale regione della Siberia ricca di giacimenti auriferi. Nel 1998 la società si dota di un direttore generale, nella persona dell’ing. Giorgio Amedeo, mentre il capitale, a causa di perdite, viene ricostituito, evidenziandosi in ciò uno stato di crisi. Due anni dopo la Parma Antonio e figli Spa cede il
Fratelli Dario
Commercio Fratelli Dario DENOMINAZIONE SOCIALE | F.lli Dario di Dario Giulia & Dario Giovanna snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio al minuto di articoli da regalo, casalinghi, apparecchi elettrodomestici, lista nozze, ecc. INDIRIZZO | Via San Cristoforo 35 | 21042 | Saronno (VA) CONTATTI | T. 02-9602954 | F. 02-9608951 | L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1944-1969) Giovanni Dario, agli inizi del Novecento, è attivo nella zona di Saronno come commerciante di bestiame. Alla sua morte, nel 1928, la figlia Giulia e il figlio Francesco sono costretti a lavorare da dipendenti rispettivamente come sarta e come impiegato presso la ditta Genetti di Saronno. Nel 1944 però in pieno periodo bellico, con l’aiuto economico della madre, aprono un negozio di ferramenta sotto la ditta Dario Francesco fu Giovanni. Le difficoltà iniziali non sono piccole: le dimensioni iniziali del negozio sono minime, 20-30 metri quadri al piano terreno di uno stabile che, al piano superiore, ospita l’abitazione della famiglia; spesso inoltre Francesco deve recarsi in bicicletta fino a Milano per procurarsi i prodotti da vendere. Negli anni del dopoguerra, con il boom economico, gli articoli trattati si diversificano comprendendo bombole a gas ed elettrodomestici. Ciò permette una notevole espansione dell’attività, sostenuta principalmente dalla vendita dei cosiddetti elettrodomestici bianchi (lavatrici, frigoriferi, ecc.). L’andamento degli affari e le rilevanti dimensioni dei prodotti venduti rendono necessario un primo allargamento del negozio: nel 1954 viene acquistato un appartamento al piano superiore che consente di strutturare l’attività su due piani, mentre in altri spazi vengono organizzati i magazzini. Nel 1962, all’età di 46 anni, Francesco sposa Vera Cossu e l’anno seguente nasce Giovanni. La nuova famiglia si trasferisce in via T. Grossi mentre Giulia continua ad abitare nel vecchio appartamento sopra il negozio. Questa situazione rende opportuno operare una trasformazione dell’impresa da ditta in società di fatto, con l’ingresso ufficiale di Giulia Dario. La denominazione muta in “Fratelli Dario di Francesco & Giulia Dario”. Nel 1964 si apre una sede staccata in via Monti, pensando al possibile ingresso in società del terzo fratello Angelo, ma il tentativo non ha poi sviluppo. Nel frattempo Francesco e Giulia iniziano a introdurre anche porcellane, cristalli, casalinghi e articoli da regalo, mentre il reparto ferramenta viene via via ridimensionato. Tra gli anni sessanta e gli anni settanta la trasformazione è accentuata da due fenomeni. La sostituzione del gas di città con il metano ridimensiona il mercato delle bombole a gas; lo sviluppo del mercato degli elettrodomestici porta alla nascita di catene di distribuzione specializzate difficilmente contrastabili sul piano dell’assortimento e del prezzo. Ne consegue la rapida e definitiva riconversione del negozio sui prodotti di qualità per la casa e l’arredo. Dagli anni settanta agli anni novanta (1970-1990) Già negli anni settanta, Giovanni inizia ad essere coinvolto, anche se occasionalmente, nel negozio che, del resto, è stato palestra dei suoi giochi infantili. Nonostante l’insistenza con cui il padre lo spinge verso la laurea e la libera professione, egli si sente attratto dall’attività di famiglia. Nel 1980, l’improvvisa scomparsa del padre porta Giovanni a fare delle scelte. Non essendo ancora maggiorenne assume la titolarità del negozio sotto la tutela della madre. Può così affiancarsi nella gestione alla zia Giulia contribuendo alla continuità dell’impresa. Nel 1983, terminati gli studi di ragioneria e assolto l’obbligo militare, si occupa a tempo pieno dell’impresa di famiglia. È questa una fase in cui il maggior peso della conduzione dell’attività grava sulla zia. Il rapporto di grande affetto che la lega al nipote Giovanni, fa sì che l’intesa nella gestione sia piena: per entrambi il futuro del negozio sta nei casalinghi, oggetti di uso comune che godono di uno smercio giornaliero, e negli oggetti di maggior valore come le porcellane e i complementi d’arredo. Gli anni ottanta vedono un ulteriore ampliamento degli spazi dell’attività con l’acquisizione nello stesso stabile dei locali che dividevano precedentemente il negozio dai magazzini. Giovanni concentra il proprio intervento nell’informatizzazione delle procedure contabili e amministrative . All’inizio degli anni ottanta viene introdotta la moneta elettronica mentre, verso la fine del decennio, è la volta della gestione del magazzino e del registratore di cassa. Dinanzi a queste trasformazioni, Giulia Dario nonostante sia aperta alle novità e rivolta al futuro per quanto concerne la scelta dei prodotti o l’arredo del negozio, rivela un atteggiamento poco favorevole; esse turbano la quotidianità della sua vita nel negozio per cui preferisce delegarne la gestione al nipote. Nel 1987 la società di fatto viene trasformata in snc. Nello stesso anno Giovanni torna a viver insieme alla mamma nell’appartamento sopra il negozio, in concomitanza con la ristrutturazione della mansarda. Dagli anni novanta ad oggi (1991-2008) Con gli anni novanta, si fa sentire più forte la concorrenza della grande distribuzione, per cui l’impresa si specializza ulteriormente nel settore del complemento d’arredo e dell’articolo da regalo. Ciò porta ad una maggiore attenzione nella gestione del magazzino – ulteriormente evoluta con l’utilizzo dei codici a barre – e dell’assortimento, garantendo la rotazione dei prodotti messi a disposizione della clientela. In determinati periodi dell’anno, come il Natale, è necessario però per l’impresa avere un gran numero di articoli in magazzino, per il cui acquisto, e per ridurre al minimo la quantità di invenduto, si fa riferimento agli andamenti delle vendite degli anni precedenti. La gestione si arricchisce pertanto dello strumento del budget che consente di controllare l’andamento delle vendite e mettere a punto le strategie finanziarie. In questi anni, si decide anche per un nuovo e importante intervento strutturale con il rinnovo di uno dei due saloni del piano superiore: il negozio raggiunge così i 200 metri quadri di superficie di vendita. Nel 1995 Giovanni sposa Milena Colombo che lascia un’attività nel settore dell’abbigliamento per lavorare in negozio col marito. Dopo due anni entra nella società, come amministratrice, subentrando a Giulia Dario che acconsente alla conservazione del proprio nome nella denominazione della ditta. L’arrivo di Milena Colombo, forte della sua esperienza nel settore commerciale, e della sorella Monica come dipendente, porta nuovi stimoli ed un nuovo aiuto nella scelta