• Mondo delle imprese
    • Presentazione
    • Sistema delle imprese
    • Fedeltà al lavoro
  • Musei d’impresa
  • Ricerca imprese
  • Mondo delle imprese
    • Presentazione
    • Sistema delle imprese
    • Fedeltà al lavoro
  • Musei d’impresa
  • Ricerca imprese

Lindt & Sprüngli

Industria

Industria Lindt & Sprüngli DENOMINAZIONE SOCIALE | Lindt & Sprüngli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni con socio unico ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione e vendita all’ingrosso e al minuto di cioccolato, caramelle, confetture e prodotti dolciari in genere INDIRIZZO | Largo Edoardo Bulgheroni 1 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-209111 | F.0332-203505 | www.lindt.com Dalla nascita agli anni quaranta (1909-1949) Nel 1909, dopo una lunga esperienza maturata presso la ditta dolciaria Luigi Lanzavecchia , Antonio Bulgheroni, nato nel 1866, fonda a Varese, insieme a Giuseppe Longhi ed Edoardo Chiesa, la società in nome collettivo “Longhi Bulgheroni e Comp.”, avente per oggetto la produzione e la vendita di caramelle, pastiglie e affini. La sede è in via privata Bernascone sino a quando non viene realizzato il nuovo edificio su progetto dell’architetto Ulisse Stacchini. Nel 1911 la società rileva una pasticceria di Varese e apre un proprio negozio, che però ha vita breve. Durante la Prima guerra mondiale, anche a causa del razionamento dello zucchero, lo sviluppo dell’attività si contrae notevolmente per poi riprendere negli anni successivi. Nel 1920 Edoardo Chiesa recede dalla società, che assume la denominazione “Longhi e Bulgheroni”. In questo periodo i figli di Antonio Bulgheroni, Edoardo e Ottorino, iniziano a prestare la loro opera in azienda. Nel 1928 muore Giuseppe Longhi, le cui figlie ed eredi, disinteressate a partecipare alla vita dell’impresa, cedono le proprie quote ad Antonio Bulgheroni, amministratore unico della nuova società società anonima “A. Bulgheroni & Figli”. Con la morte di Antonio Bulgheroni, avvenuta nel 1934, la seconda generazione assume le redini dell’impresa: Edoardo, che si occupa della parte commerciale, è nominato amministratore unico, mentre Ottorino (detto anche Rino) responsabile dell’area tecnica, diventa direttore generale. I due fratelli s’impegnano a fondo per rinnovare gli impianti e i macchinari di un’azienda che conta ormai una cinquantina di addetti. La Seconda guerra mondiale, con Edoardo e Ottorino Bulgheroni chiamati alle armi, porta alla paralisi della produzione ma non alla dismissione dello stabilimento, che nel 1943 viene temporaneamente dato in affitto alla Casa musicale Ricordi di Milano, sinistrata dagli eventi bellici. I fratelli Bulgheroni, finita la guerra, riordinano l’azienda ma soprattutto pensano di allargare l’attività ai prodotti in cioccolato . Edoardo si reca a Zurigo, dove incontra Robert Sprüngli, l’allora direttore della storica Lindt & Sprüngli (nata nel 1845), seguito subito dopo da Ottorino, che visita gli stabilimenti della società svizzera. È del 1947 la svolta decisiva: la Bulgheroni assume la concessione esclusiva per l’Italia della fabbricazione e vendita dei prodotti della Lindt & Sprüngli. In quello stesso anno, a causa di un incidente, muore improvvisamente Ottorino Bulgheroni. Edoardo – coadiuvato dal nuovo direttore tecnico Emanuele Bignone e dagli stessi tecnici svizzeri – realizza un impegnativo piano di riconversione produttiva e ampliamento infrastrutturale della fabbrica, che adegua gli impianti e si dota di un grande deposito merci e di un nuovo magazzino per le scorte. Anni cinquanta e sessanta (1950-1969) Nel 1950 nasce la “Bulgheroni Società per Azioni”, con presidente Paolo Bianchi, già direttore commerciale dal 1934, e amministratore delegato Edoardo Bulgheroni , evidenziandosi in ciò l’impronta non solo familiare ma anche manageriale dell’impresa. I prodotti in cioccolato di qualità, caratterizzati da un più elevato valore aggiunto e da un maggiore contenuto tecnologico, sostituiscono gradualmente la fabbricazione delle più “povere” caramelle. Tra queste sono presenti le famose Pascall alla frutta, prodotte dalla Bulgheroni sulla base di un accordo sottoscritto nel 1956 con la casa inglese James Pascall. Il mercato italiano, caratterizzato da bassi consumi pro-capite di cioccolato, presenta ampi margini di crescita, a fronte di una domanda comunque dinamica proveniente soprattutto dalle famiglie a reddito medio-alto del nord Italia. La Bulgheroni occupa un peso crescente in un contesto competitivo nazionale che vede la presenza di imprese storiche come Perugina, Ferrero, Caffarel, Tobler, oltre che di produttori locali attivi nella provincia di Varese. Nel 1956 Edoardo Bulgheroni, a seguito della morte di Paolo Bianchi, è nominato presidente della società. Alla fine degli anni cinquanta lo stabilimento di viale Valganna dà lavoro a 250 dipendenti. A riprova della rilevante dimensione economica raggiunta, nel 1961 la società delibera l’aumento di capitale sociale da 10 a 100 milioni di lire, mentre due anni dopo entrano a far parte del consiglio di amministrazione i consiglieri svizzeri Jurg Jegher e Rudoplh Sprüngli. Nel 1968 fa il suo ingresso ufficiale in azienda, ricoprendo il ruolo di direttore generale, Antonio Bulgheroni , nato a Varese nel 1943, figlio unico di Edoardo e laureato in giurisprudenza. Noto giocatore della Pallacanestro Varese , Antonio Bulgheroni si avvale di diversi collaboratori con i quali sviluppa un forte spirito di squadra nella conduzione quotidiana dell’impresa. Nel 1969 egli viene cooptato nel consiglio di amministrazione della società al posto del dimissionario Jegher. Anni settanta e ottanta (1970-1989) La crescita della Bulgheroni prosegue ininterrottamente, senza conoscere momenti di crisi. Ha alle spalle una grande impresa di successo internazionale come la Lindt & Sprüngli, che privilegia la ricerca continua della qualità e investe sull’innovazione (dalle tecnologie di produzione e confezionamento, agli imballaggi, alla politica commerciale, al marketing). Il nome Bulgheroni continua a comparire sulle confezioni di cioccolato prodotte dalla fabbrica italiana, anche se il marchio è Lindt. Il know how svizzero incontra una tradizione di alto artigianato che affonda le radici nella storia locale. Nel 1974 Antonio Bulgheroni è nominato amministratore delegato della società. L’espansione produttiva necessita di spazi adeguati. Dopo un ulteriore aumento di capitale da 100 a 400 milioni, nel 1981 viene decisa la realizzazione di un nuovo stabilimento localizzato a Induno Olona, che apre i battenti nel 1984, anno in cui il capitale sociale viene portato a 4 miliardi di lire. In questo periodo l’azienda conta oltre 500 dipendenti, compresi i lavoratori stagionali, contro i 240 del 1975. La prossimità con la confinante birreria Poretti (oggi Carlsberg) dà luogo ad un fenomeno di pendolarismo dei lavoratori stagionali tra le due fabbriche dovuto ai diversi picchi di produzione (inverno per la Bulgheroni, estate per la Poretti). Il 95% del fatturato annuale è ormai costituito dalla

Settembre 29, 2026 / Commenti disabilitati su Lindt & Sprüngli
leggi tutto

Farmagomma

Industria

Industria Farmagomma DENOMINAZIONE SOCIALE | Farmagomma srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbrica e commercio di articoli stampati in gomma per l’industria in genere INDIRIZZO | Via Trieste 44 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-200116 | F.0332-203311 | www.farmagomma.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1949-1966) Nel corso degli anni trenta, fino alla Seconda guerra mondiale, Waldemar Bragatti lavora presso la Vulcanova, impresa del ramo della gomma che principalmente rigenera copertoni di biciclette. Nel dopoguerra, rimasto senza lavoro, Bragatti decide di mettersi in proprio mettendo a frutto le conoscenze apprese durante il precedente impiego. Non avendo fondi sufficienti per avviare l’impresa, trova due soci di capitali, Eugenio Vailati e Bruno Furigo, con i quali costituisce, nel 1949, la società Farmagomma snc, con sede in via Cimabue a Varese, a duecento metri dalla sua abitazione. Il ruolo dei soci all’interno dell’impresa è limitato e l’attività è condotta quasi completamente da Bragatti. Poco dopo Waldemar conosce Melodia, un produttore di contagocce per l’industria farmaceutica e ne diventa il fornitore primario. In seguito allo sviluppo di questo settore e della ricerca di altri clienti, tra cui Capsulit, Drop e Stam Special, l’impresa abbandona la lavorazione di copertoni e si specializza nella produzione delle pompette per contagocce. I primi anni di vita della società coincidono con il boom economico e anche la Farmagomma conosce tassi di sviluppo altissimi. Nel 1960, per adeguarsi al nuovo livello di attività, il capitale sociale viene aumentato e Bragatti arriva a detenere il 60% della società. Due anni dopo, Vailati, che non aveva partecipato all’aumento di capitale, chiede di essere liquidato. In questi anni Bragatti prende contatto con Fradagrada, un commerciante in flaconi per farmaceutici, e la gamma dei prodotti si arricchisce così di tutta la serie di tappi utilizzati per la chiusura di bottiglie per fleboclisi e antibiotici che in quel periodo hanno un incremento esponenziale da parte degli ospedali. Le dimensioni dell’impresa rimangono però ridotte perché il titolare sa che l’espansione comporterebbe una maggiore complessità nella gestione. Dal 1967 al 1989 Nel giugno 1967, viene costruito l’impianto di Induno Olona nella quale la società trasferisce la propria sede mentre l’abitazione rimane a Varese. Nel dicembre 1972 l’impresa passa sotto l’esclusivo controllo della famiglia Bragatti: Furigo si ritira dalla società, e fa il suo ingresso come socio Maurizio Bragatti, figlio di Waldemar. Pur laureatosi in farmacia, Maurizio entra nell’impresa paterna così come era stato previsto e come lui stesso aveva sempre desiderato, ricevendo fin dall’inizio la piena responsabilità della conduzione dell’attività . Waldemar Bragatti infatti, pur rimanendo ufficialmente l’amministratore di Farmagomma, rinuncia progressivamente a una presenza attiva nell’impresa. Il lavoro viene quasi esclusivamente ottenuto grazie a rapporti diretti con i clienti e al passaparola degli stessi che permettono a Farmagomma di non ricorrere alla pubblicità. La principale fonte di lavoro per l’impresa è costituita dalle aziende dei due grandi poli biomedicali della Valtellina e del Modenese. I clienti principali di Farmagomma sono quelli di sempre, in un settore dove con difficoltà si cambiano i fornitori e si privilegia la qualità del prodotto fornito. Anche l’innovazione dei macchinari non subisce modifiche importanti poiché spesso il miglioramento della produttività porta a una relativa riduzione della manodopera impiegata, ma anche alla diminuzione del livello di qualità del prodotto. A volte, il cambiamento dei macchinari presenta più vantaggi fiscali che tecnologici. In questi anni i picchi delle esigenze di produzione sono affrontati con l’impiego di lavoranti a domicilio e di terzisti. Il 20 novembre 1978 l’impresa viene trasformata in società in accomandita semplice, cambiando denominazione in “Farmagomma sas di Bragatti Waldemar & c”. Il fondatore rimane socio accomandatario gerente, mentre Maurizio è accomandante e procuratore. Il 25 giugno 1981 la Farmagomma diviene una società a responsabilità limitata. In questo periodo l’impresa occupa un’area di più di 900 metri quadri, entro cui trovano posto i reparti di stampaggio, finissaggio ed il magazzino dei prodotti. Accanto allo stabilimento viene costruita una palazzina per dare nuovi spazi agli uffici. La società impiega una trentina di dipendenti e ha clienti sia in Italia che all’estero, quasi tutti concentrati nel settore farmaceutico e medico. Si affaccia nel frattempo la concorrenza asiatica, in particolare coreana, che provoca la cessazione di alcuni clienti della Farmagomma e nel biennio 1983-84 costringe l’impresa stessa a ricorrere alla cassa integrazione. La produzione asiatica è però di bassa qualità e ciò permette alle imprese europee del settore di recuperare le quote di mercato perse. Anche Farmagomma conosce, così, una ripresa significativa ed un nuovo periodo positivo che continua fino alla metà degli anni novanta. Dal 1990 al 2008 In quest’ultimo periodo l’impresa deve far fronte a una duplice difficoltà: da un lato un processo di concentrazione industriale con la formazione di grandi gruppi nel settore dei prodotti farmaceutici in gomma; dall’altra l’arrivo della concorrenza cinese. Nonostante le difficoltà la Farmagomma è tra le prime aziende del settore a conseguire la certificazione di qualità, nel 1996, intuendo l’importanza della soddisfazione finale dei clienti e della fornitura di prodotti con un livello qualitativo elevato. Farmagomma, che nel passato aveva scelto di non espandersi, non può competere con le grandi imprese che godono di una estesa rete commerciale; d’altro lato la concorrenza cinese ha imparato a fornire non solo prezzi molto bassi, ma anche prodotti di qualità. L’impresa allora, per aumentare il numero dei clienti storici, si rivolge ad una produzione di nicchia, sempre nell’ambito farmaceutico, per i settori dell’oculistica e della cosmetica che richiedono confezioni di qualità per i propri prodotti. Ciò comporta, dalla fine degli anni novanta, un dimezzamento del fatturato che si cerca di correggere anche attraverso la commercializzazione di modesti quantitativi di prodotti vari sempre nel settore della farmaceutica (come gli sfigomanometri, tubi e valvole). Alla scomparsa di Waldemar Bragatti nel 2000, la carica di amministratore delegato viene assunta dalla nuora Giovanna Garuglieri fino al 2004, anno in cui le subentra Orlanda Cacciari, moglie del fondatore. Per ora, il problema della successione non si pone, data anche l’incertezza del mercato e dato che

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Farmagomma
leggi tutto

Ristorante Olona di Pedrinelli Venanzio & c. sas

Commercio

Commercio Ristorante Olona di Pedrinelli Venanzio & c. sas DENOMINAZIONE SOCIALE | Ristorante Olona di Pedrinelli Venanzio & c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Ristorante e catering INDIRIZZO | Via Olona 38 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-200333 | F. 0332-200333 | www.davenanzio.com Venanzio e Giuditta Pedrinelli: il ristorante e la privativa-posteria (1923-1956) Venanzio Pedrinelli, classe 1893, è originario di Trenno, alle porte di Milano. Figlio di Luigi e Angela Arienti si trasferisce a Varese in cerca di un impiego, che trova come fuochista nello stabilimento della Birra Poretti a Induno Olona. Lì conosce Giuditta Mazzocchi, che lavora come cuoca in casa della famiglia Magnani, discendenti di Angelo Poretti e proprietari del birrificio. Dopo il loro matrimonio, nel 1923 Venanzio e Giuditta avviano un ristorante in una palazzina di due piani appartenente al complesso della Poretti, che diviene anche l’abitazione della famiglia. Due anni dopo all’esercizio del ristorante Venanzio aggiunge quello di una posteria con privativa di sali e tabacchi. Per i primi sei anni di attività Venanzio e Giuditta sono anche proprietari dell’immobile ma nel 1928 la Poretti lo riacquista e ne mantiene la proprietà fino al 2006. Negli anni quaranta Lucia e Renzo, nati nei primi anni di matrimonio di Venanzio e Giuditta, cominciano ad affiancare i genitori nella conduzione del negozio e del ristorante. Rimasto vedovo di Giuditta, Venanzio si sposa con la legnanese Ernestina Cerri e da questo secondo matrimonio nasce Carlo, che a differenza dei due figli di Giuditta, non ha parte nell’attività del ristorante. Nei primi anni il ristorante ha come principali clienti i carrettieri che vanno a caricare e scaricare le casse di birra alla Poretti, mentre il negozio di generi alimentari e di monopolio serve gli abitanti delle frazioni e delle cascine più vicine. Una miglioria apportata da Venanzio dopo alcuni anni di attività è la costruzione di alcuni campi da bocce, grazie a cui l’osteria diventa anche luogo di passatempo e di ritrovo per i vicini e per i clienti. Dopo il Secondo conflitto mondiale il locale si dota di una delle prime televisioni del circondario e accentua ancora di più il proprio ruolo di centro di aggregazione locale. Inoltre la tramvia turistica che collega Varese con Luino lungo la Valganna – funzionante dai primi del secolo fino al 1955 – fa una fermata non lontano dall’osteria, che diventa così un punto di ristoro per i villeggianti che utilizzano la linea. l controllo del birrificio viene ceduto nel 1939 dagli eredi Poretti alla famiglia Bassetti e nel corso di questo passaggio l’immobile che ospita l’attività della famiglia Pedrinelli viene mantenuto nella proprietà dell’azienda. Lo stretto legame con il birrificio Poretti diviene una delle linee di sviluppo del Ristorante Olona che, nato come ristoro per i carrettieri del birrificio, diventa con gli anni il luogo preferito per i pranzi di azionisti e dirigenti. I rapporti tra i vertici dell’impresa e la famiglia Pedrinelli sono improntati a familiarità e le sale del ristorante vengono utilizzate anche in occasione di piccole feste aziendali. Quando negli anni cinquanta lo stabilimento di Induno Olona diviene il principale centro produttivo del gruppo Poretti-Splugen, il ristorante ospita dirigenti e tecnici provenienti dalla Germania e dall’Alto Adige. Il Ristorante Olona di Renzo Pedrinelli, alta qualità per una clientela esclusiva (1957-1983) Alla morte di Venanzio nel 1957, la titolarità dell’impresa passa al figlio Renzo che la sviluppa con l’aiuto della sorella Lucia e della moglie Maria Carcano, detta Mariuccia. Nel passaggio di consegne Renzo decide di cessare l’attività di posteria e privativa, mantenendo in attività solamente il ristorante che può così aumentare la capienza fino a 50-60 posti a sedere. Nella nuova conduzione Renzo e Lucia lavorano principalmente in cucina alla preparazione delle pietanze mentre Mariuccia coordina il servizio in sala; oltre a loro sono attivi tre o quattro dipendenti tra cuochi, camerieri e lavapiatti. Renzo è appassionato di funghi, che raccoglie personalmente e introduce nel menu incontrando grande successo tra i clienti. La cucina del ristorante, ispirata alla tradizione lombarda, offre il meglio di sé nel corso dei mesi invernali quando le ricette sono più elaborate e sostanziose. La qualità del ristorante deve qualcosa anche alla selezione del vino, tra cui quello delle cantine Pio Cesare di Alba, storico fornitore già dai tempi di Venanzio, che viene acquistato sfuso e imbottigliato direttamente in casa. Nel 1961 nascono i due figli di Renzo e Mariuccia, i gemelli Venanzio e Chiara, che grazie all’identità tra casa e luogo di lavoro dei genitori crescono a stretto contatto con un’attività che imparano ad amare già da bambini e che in alcune occasioni assume i contorni della festa corale. Negli anni della loro infanzia la Poretti è l’unica realtà industriale in un contesto di cascine e insediamenti agricoli, da cui il ristorante si rifornisce delle principali materie prime: ortaggi, frutta, salumi, formaggi provengono dai dintorni, quando non vengono prodotti direttamente in casa. Il ristorante in questi anni aumenta la sua fama grazie alla frequentazione di importanti famiglie borghesi di Varese e di Milano, che ne apprezzano la cucina di tradizione e il clima familiare e che si tramandano questa passione di generazione in generazione. Alcuni di loro frequentano il ristorante da decenni perché sanno di potervi trovare i funghi in settembre e ottobre, la cassoeula in novembre e gli asparagi di Cantello a primavera. Un’altra fonte di intenso lavoro in questi anni è rappresentata dalla categoria dei rappresentanti di commercio, soprattutto nel settore delle calzature e della pelletteria, che per molti anni organizzano spesso pranzi di lavoro al Ristorante Olona. Nel corso degli anni settanta il ristorante riesce a costituire un bacino di clienti fedeli tra i frequentatori degli ippodromi di Varese e di Milano, anche grazie ad alcune manifestazioni sportive sponsorizzate dalla Birreria Poretti. Sfruttando la vicinanza all’Ippodromo delle Bettole e alcuni legami consolidati con personaggi del mondo dell’ippica, Renzo riesce in questi anni a portare a cena nel proprio ristorante una nuova clientela di prestigio, che a sua volta alimenta la

Settembre 25, 2026 / Commenti disabilitati su Ristorante Olona di Pedrinelli Venanzio & c. sas
leggi tutto

Carlsberg Italia

Industria

Industria Carlsberg Italia DENOMINAZIONE SOCIALE | Carlsberg Italia spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio all’ingrosso di birra e bevande alcoliche e analcoliche INDIRIZZO | Via Olona 103 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 02-93536911 | www.birrificioporetti.it Dalla nascita della birra Poretti agli anni venti del Novecento (1877-1919) Angelo Poretti, nato nel 1829 a Vedano Olona, decide di lasciare in gioventù la provincia varesina per andare a lavorare tra Austria, Germania e Boemia prima come manovale, poi come operaio e infine come appaltatore di alcune linee ferroviarie. A metà degli anni Settanta, insieme alla moglie la boema Franziska Peterzilka, decide di tornare in Italia e d’investire la discreta ricchezza accumulata nella produzione della birra  che tanto successo incontra nell’Europa centrale. La sua idea è quella di introdurre in Italia un nuovo tipo di birra – la boema Pilsner – che rispetto a quelle vendute fino a quel momento (la “Vienna” e la “Chiavenna”) è più leggera ed è prodotta con ingredienti di prima qualità. Della bontà dell’iniziativa si è convinto attraverso la sua lunga esperienza mitteleuroepa. A Induno Olona individua l’area dove costruire il proprio impianto. Si trova in prossimità delle grotte della Valganna, dove c’è una sorgente, detta “fontana degli ammalati”, molto famosa non solo nel circondario ma persino a Milano per i suoi effetti definiti “miracolosi”. Angelo Poretti acquista entrambi con un effetto pubblicitario immediato: l’acqua della “fontana degli ammalati” diventa la base della sue birra. In breve, acquista la fabbrica della cessata Amideria del Dones, fa arrivare dall’estero macchinari, materie prime e il primo mastro birraio. L’impresa, creata nel 1877 e formalizzata tre anni dopo con la costituzione della Poretti Angelo e C., conquista una grande popolarità qualche anno dopo, nel 1881, in occasione dell”Esposizione Universale che si tiene a Milano. L’elegante chalet svizzero che ospita l’azienda varesina, infatti, è letteralmente preso d’assalto da una folla di visitatori che vuole assaggiare la pilsner italiana. Negli anni seguenti, l’impresa cresce e questo nonostante un mercato allora come adesso caratterizzato da consumi pro-capite molto bassi rispetto alle media europea (oggi siamo intorno ai 30 litri) e un’estrema frammentazione dei punti vendita. Oltre alla sua esperienza imprenditoriale, Angelo Poretti è attivo anche nella vita pubblica ed economica. Negli anni, infatti, ricopre la carica di consigliere comunale a Varese e di sindaco a Vedano Olona, mentre a metà anni ’80 viene nominato presidente del Comitato permanente dell’associazione dei birrai. Non ha figli e alla sua morte, nell’ottobre del 1901, gli succedono i nipoti (figli delle sorelle) Edoardo Chiesa, i fratelli Angelo e Tranquillo Magnani e Francesco Bianchi (scomparso nel 1918). Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, l’azienda fa registrare risultati molto positivi tanto da inserirsi stabilmente al vertice della graduatoria nazionale per ettolitri di birra prodotti. Intanto, nel 1905, le accresciute esigenze produttive hanno spinto i due nipoti a rinnovare l’impianto produttivo di Induno Olona. Il progetto viene affidato allo studio tedesco Bihl e Woltz, che realizza uno stabilimento in puro stile Jugendstil in grado di coniugare perfettamente tecnologia industriale con l’arte. Gli eredi di Poretti e la cessione dell’impresa alla famiglia Bassetti (1920-1974) Nel dicembre del 1922, l’impresa si trasforma in società anonima per attrarre nuovi capitali e per avviare un nuovo processo di rimodellamento gestionale e organizzativo. L’operazione riesce ed è proprio il Credito Varesino ad entrare nel capitale sociale e questo rende possibile iniziare i lavori di ampliamento, realizzato in più fasi, del complesso produttivo. Nel maggio del 1924, proprio quando il mercato ricomincia ad inviare segnali di normalità dopo il difficile dopoguerra, scompare Angelo Magnani. Le conseguenze della grande crisi mondiale scoppiata nell’autunno del ’29, sono pesanti anche per la S.A. Birra Poretti. La produzione di birra, infatti, crollava dai 120 mila ettolitri del 1922 ai 14 mila del 1934. Nello stesso anno, muore Tranquillo Magnani e a dirigere l’impresa rimane il solo Edoardo Chiesa. Sono anni difficili, la particolare congiuntura spinge i consumi al ribasso e tra questo non può mancare anche la birra. Ormai sull’orlo della chiusura, nel gennaio del 1939, l’azienda viene salvata dalla famiglia Bassetti, che peraltro è già presente nel settore essendo proprietaria del birrificio Spluga di Chiavenna. Il legame profondo tra Varese ed il Birrificio Angelo Poretti è testimoniato in questo caso dal bar della stazione, completamente personalizzato con il marchio Poretti. Non solo un luogo di distribuzione, ma anche e soprattutto di comunicazione. Anni sessanta, Archivio d’impresa.Dal dopoguerra in avanti, sotto la guida del commendatore Giannino Bassetti, si concretizza il rilancio dell’impresa che arriva a produrre oltre mezzo milione di ettolitri di birra. Nel 1957, l’intera attività dello stabilimento chiavennasco della Birra Spluga è concentrato nell’impianto di Induno Olona. Nello stabilimento varesino lavorano fino a duecento operai, di cui un gran parte donne che si occupano solo dell’imbottigliamento. La manodopera femminile, tra gli anni ’60 e ’70, viene completamente sostituita da quella maschile. La crescita dell’impresa avviene non solo diversificando la produzione di birra, ma anche potenziando la struttura e la rete commerciale. Il lancio nel 1969 di un marchio destinato ad un grande successo come quello “Splügen Bock” e il lancio delle prime birre “dry” sono anche la concreta testimonianza dell’attività di ricerca e sviluppo svolta all’interno del laboratorio aziendale, che arriva alla fine degli anni Sessanta ad occupare una quindicina di tecnici. Lo shock petrolifero del 1973, tuttavia, ha conseguenze pesanti sulla vita dell’impresa varesina, che proprio in quel momento, con l’acquisizione dello stabilimento Henmed di Ceccano, che produceva col marchio “Skol”, nel Frusinate, sta tentando di allargare all’Italia centrale e meridionale il proprio mercato di vendita. Dagli anni Settanta al Duemila (1975-2000) Al forte rincaro delle principali voci di costo (materie prime, trasporti, energia, etc.) la Poretti risponde con alcuni tagli nell’organico, ma soprattutto siglando nel 1975 un accordo con il gruppo Carlsberg (ai tempi denominato United Breweries A/S in seguito alla fusione del 1970 tra Tuborg e Carlsberg) per la produzione e la commercializzazione dei marchi “Tuborg” e “Carlsberg” in Italia. In questi anni

Agosto 29, 2026 / Commenti disabilitati su Carlsberg Italia
leggi tutto

CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

piazza Monte Grappa, 5, Varese

P.IVA 00569210123 | C.F. 80000510125

tel. +39 0332 295111

p.e.c protocollo.va@va.legalmail.camcom.it

BIBLIOGRAFIA

COOKIES POLICY

DISCLAIMER

COPYRIGHTS

PRIVACY POLICY