Industria Italo Cremona DENOMINAZIONE SOCIALE | NM srl a socio unico FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio di occhiali e accessori moda INDIRIZZO | Via Italo Cremona 40 | 21045 | Gazzada Schianno (VA) CONTATTI | T. 0332-871911 | F. 0332-871929 Un’impresa, un paese (1922-1949) Italo Cremona, nato a Castiglione Olona nel 1891, lavora inizialmente come dipendente della Mazzucchelli, storica impresa di articoli in celluloide di Castiglione Olona, dove apprende i segreti del mestiere e conosce Angela Ghiringhelli, la futura moglie. Nel 1922 fonda l’omonima società in nome collettivo, con stabilimento a Gazzada, che l’anno seguente si trasforma in società in accomandita semplice. La famiglia Cremona vive in un appartamento ricavato al piano superiore della fabbrica, oggi adibito a uffici, dove nascono i due figli di Italo: Bruno nel 1926 e Fernando nel 1930. I primi articoli (pettini, occhiali, toeletteria) sono realizzati con la celluloide prodotta all’interno dello stabilimento, compresa quella madreperlacea utilizzata per il rivestimento delle fisarmoniche. Italo Cremona coinvolge nella partecipazione agli utili d’impresa alcuni “capi” interni responsabili di reparto, dando vita, in anticipo sui tempi, ad una forma di azionariato aziendale. La crescita è rapida: l’impresa occupa 300 persone circa, assorbendo di fatto quasi l’intera popolazione adulta del piccolo centro di Gazzada. Negli anni trenta Italo Cremona è il primo in Italia a sostituire la celluloide, altamente infiammabile, con l’acetato di cellulosa, acquistato dalla Rhodiatoce di Pallanza, e ad applicare, dopo la trasformazione in granuli, la tecnologia dello stampaggio ad iniezione con apposite presse, studiate e realizzate dall’impresa stessa per la produzione degli occhiali da sole. La guerra non interrompe del tutto l’attività. Nel 1942 avviene la trasformazione in società per azioni e si producono, utilizzando manodopera femminile, le “trousse” per i soldati italiani. Nello stesso anno l’impresa assorbe il reparto plastiche della Sampa di Buguggiate. Oltre a fare l’imprenditore, Italo Cremona svolge le funzioni di podestà e, in questa veste, unisce in un unico Comune Gazzada e Schianno, sino ad allora divisi. Nel 1944 la denominazione cambia in “Poliplastica spa” e, all’inizio del 1945, vengono trasferiti nello stabilimento i macchinari della Sampa. Nel 1946 Italo Cremona muore prematuramente e subentra il primogenito Bruno , al quale si affianca, due anni dopo, il fratello Fernando . Nel 1947 la società riassume, in memoria del fondatore, il nome originario di Italo Cremona, al quale verrà più tardi (nel 1962) intitolata la via per Schianno, dove sorge lo stabilimento. Con gli aiuti del Piano Marshall varato nel 1947 l’azienda rinnova il proprio parco macchine . Anche la realizzazione degli stampi dei prodotti viene progressivamente esternalizzata affidandola a imprese meccaniche della zona. Il grande sviluppo: occhiali, bambole, giocattoli (1950-1969) I giovani fratelli Cremona si trovano a gestire un’impresa che, con oltre 600 addetti, ha raggiunto dimensioni ragguardevoli. Bruno si occupa della parte amministrativa e commerciale, mentre Fernando, che per aiutare in azienda interrompe, come del resto aveva già fatto il fratello, gli studi universitari in ingegneria chimica, segue la parte tecnica. Gli occhiali da sole, realizzati in tante fogge diverse, costituiscono l’articolo guida e più popolare della società Cremona, il suo business principale, ma nello stesso tempo ne limitano lo sviluppo, concentrandosi le vendite nei soli mesi estivi. Occorre escogitare qualcosa che compensi la caduta dei mesi invernali ed eviti il rischio di rendere esuberante, se non di perdere, una manodopera specializzata, addetta all’officina meccanica interna come al disegno o alle varie operazioni di “finissaggio” (dal montaggio delle lenti alla lucidatura). I fratelli Cremona trovano presto la risposta vincente: bambole e giocattoli in plastica. La loro fabbricazione, prima in polistirolo e successivamente nel più morbido cloruro di polivinile, inizia nei primi anni cinquanta, riscontrando da subito un notevole successo di mercato. Accade così anche per il “Plastic City” , una scatola da costruzioni a incastro brevettata nel 1950, lanciata nel 1960 e destinata a fare la gioia di intere generazioni di ragazzi. Si aprono filiali in tutte le principali città italiane, cresce la rete dei grossisti, si stringono accordi commerciali con la Standa, La Rinascente Upim e il mondo della moda, si sviluppano le esportazioni verso i paesi esteri, si investe in pubblicità. Alla fine degli anni sessanta la Italo Cremona conta oltre 1000 dipendenti, senza considerare le centinaia di addetti delle imprese esterne cui sono demandate alcune fasi del ciclo produttivo. Bruno è diventato nel frattempo il presidente della società e Fernando l’amministratore delegato. Con loro è il cugino Renzo Broggini, nato a Varese nel 1933, uno dei protagonisti della storia dell’impresa. Intanto la bambola Rossana parla, canta e cammina, mentre il bambolotto Pipito beve e fa la pipì: successi mondiali. L’incontro con la moda e il design (1970-1989) Nel 1972 Bruno Cremona riceve l’onorificenza di cavaliere del lavoro . Nel corso della sua vita ricopre diversi incarichi associativi, tra i quali membro di giunta della Confindustria e presidente dell’Associazione fabbricanti giocattolo sia italiana che europea. Nell’estate del 1974, un incendio , causato da un corto circuito, distrugge la quasi totalità della fabbrica e tutti i magazzini. La rinascita successiva punta decisamente sull’innovazione dei processi e dei materiali, che portano progressivamente a una contrazione della forza lavoro, e sulla qualità dei prodotti, ora riposizionati nella fascia medio-alta. I reparti e gli ambiti creativi (scultori e designer, laboratori di ricerca, marketing e ricerche di mercato, centro fotografico) assumono un ruolo centrale. Si producono occhiali, e non soltanto da sole, su licenza di prestigiosi stilisti come Versace, Valentino, Krizia. Nel 1978 la Italo Cremona iscrive alla Camera di commercio di Varese la N.M. srl, una società che produce pettini a marchio Nihil Melius acquisita dalla Sordelli di Venegono Inferiore. Adottando le tecnologie più avanzate, nei primi anni ottanta la società arriva a produrre giornalmente tra i 15.000 e i 20.000 occhiali, su licenza o a marchio proprio, un milione di bambole e 1.600.000 scatole da costruzioni “Plastic City”, che con l’elettronica è divenuto un gioco animato. L’azienda entra nel settore degli accessori per auto lanciando un nuovo tipo di occhiali, il “Rally Delta
G. Bianchi
Commercio G. Bianchi DENOMINAZIONE SOCIALE | Società per azioni Giuseppe Bianchi alimentari e coloniali FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio all’ingresso di generi alimentari e coloniali INDIRIZZO | Via Roma 21/a | 21045 | Gazzada Schianno (VA) CONTATTI | T. 0332-872111 | F. 0332-870803 | www.gbianchi.it Origini e primi sviluppi (1908-1926) Giuseppe Bianchi, nato a Tradate nel 1883, a venticinque anni ha già preso le decisioni fondamentali della sua vita: si sposa con Paola Bernasconi, abbandona gli studi universitari, lavora presso le imprese altrui per poi metterne in piedi una propria. Questa nasce nel 1908 con l’apporto decisivo di capitali di uno zio della moglie, ingegnere ferroviario in Argentina, che crede nelle capacità dell’intraprendente Giuseppe: una piccola drogheria nel centralissimo corso Matteotti di Varese, all’epoca corso Vittorio Emanuele. Ma è con la successiva esperienza che Giuseppe si fa le ossa da imprenditore. Insieme alla moglie e grazie anche al sostegno dell’allora Credito varesino, Giuseppe affianca presto alla drogheria un esercizio all’ingrosso di generi alimentari, che apre i battenti in via Sempione sempre a Varese. È l’intuizione giusta, perché la nuova attività conosce da subito una crescita straordinaria, intercettando le trasformazioni economiche dell’epoca, basate sullo sviluppo dei traffici coloniali e delle vie di comunicazione, che richiedono strutture commerciali più moderne e idonee alla concentrazione e distribuzione delle merci. Sotto la spinta del crescente bisogno di spazio, nel 1926 l’attività di commercio all’ingrosso si trasferisce a Gazzada , un piccolo comune contiguo a Varese, dove ha tuttora sede la società. La scelta del luogo è particolarmente felice, perché situato tra la strada provinciale che collega Varese a Gallarate e la linea ferroviaria statale che congiunge il nord al sud. E, oggi, con l’aeroporto Malpensa a due passi. Sorge così, sempre con l’aiuto della “banca amica”, un grande e per l’epoca moderno complesso commerciale, che rappresenta anche una delle prime edificazioni in cemento armato realizzate nella provincia di Varese. Insomma, l’impresa giusta al momento giusto nel posto giusto. La grande crescita (1927-1969) La drogheria di Varese è l’emporio al minuto per le famiglie, dove si trova e si compra di tutto e si respirano odori di cui si è persa la memoria. Altre drogherie Bianchi verranno in seguito aperte nei comuni di Tradate, Gallarate, Mortara, Novara e Milano, contribuendo a rafforzare l’immagine dell’impresa, anche se cesseranno via via l’attività. Il centro ingrosso di Gazzada è invece al servizio delle piccole aziende commerciali sparse nella zona. Dispone di un efficiente raccordo ferroviario, di grandi piazzali per gli autotreni e di magazzini per lo stoccaggio e la conservazione delle merci. Proprietario dei terreni sui quali sorge il complesso, Giuseppe Bianchi fonda, alla fine degli anni trenta, una propria società immobiliare. L’attività si allarga al ramo industriale, con la produzione diretta di concentrato di pomodoro in Emilia, l’acquisizione in Libia di una tonnara per la pesca e la lavorazione del tonno. È del 1941 l’apertura a Lissone di un’azienda, l’Acsal, che inizia a produrre scatolette di carne conservata in gelatina (la famosa carne Montana), registrando un enorme successo. Anche Gazzada è un po’ come uno stabilimento dove si confeziona un’incredibile varietà di prodotti. La moltiplicazione e la valorizzazione di una pluralità di marchi propri (come ad esempio il Molino Rosso) o di fabbrica rappresenta un aspetto peculiare della strategia commerciale perseguita dall’impresa. Questo orientamento al fare “tutto in casa” verrà negli anni abbandonato con la crescente focalizzazione sull’attività distributiva in senso stretto. Nel 1951 la ditta Bianchi si trasforma in “Commerciale Giuseppe Bianchi spa”, con sede legale a Milano e sede operativa a Gazzada. In quel periodo l’impresa ha 100 addetti circa, una dimensione che rimarrà sostanzialmente invariata nel tempo.L’intesa con il Credito varesino non viene mai meno, al punto che Giuseppe Bianchi, detentore di un consistente pacchetto di azioni, ne diventa consigliere. E se il Credito varesino è la banca di Giuseppe, questi è a sua volta la “banca” dei suoi clienti, ai quali concede di ritardare i pagamenti. Una generosità che Giuseppe mostra anche nei riguardi dei dipendenti, specie se bisognosi, ai quali è legato da un rapporto di genuino e affabile paternalismo. Alla fine degli anni sessanta la vecchia drogheria amplia i propri spazi con la totale ristrutturazione dell’immobile all’angolo tra corso Matteotti e piazza Carducci. Poco dopo la società realizza in via Manzoni un imponente edificio, caratterizzato da una serie di gallerie di raccordo tra alcune vie cittadine, che ospitano negozi e boutique di un certo livello. Ancora una volta Giuseppe, ormai anziano, ha colto i segni del tempo: l’evoluzione degli stili di vita e l’affermarsi di consumi più sofisticati, che di certo trovano nella ricca Varese un ambiente particolarmente favorevole al loro sviluppo. Dall’ingrosso tradizionale al cash & carry (1970-1999) L’ultraottantenne Giuseppe è alle prese con il problema della trasmissione dell’impresa. Ha avuto due figlie, che non si sono mai occupate dell’azienda, mentre i nipoti sono ancora troppo giovani per poterlo fare. Coinvolge allora alcuni dei collaboratori più meritevoli di fiducia, tra cui l’attuale amministratore delegato Gianpaolo Bianchi, riservando loro l’intero aumento di capitale (da 300 a 450 milioni di lire) deliberato dall’assemblea straordinaria dei soci nell’ottobre del 1970 con l’obiettivo di rilanciare l’azione della società, che contestualmente incorpora al suo interno il ramo immobiliare. L’anno successivo – dopo l’adeguamento degli immobili di Gazzada e la razionalizzazione organizzativa con l’istituzione di tre direzioni (generale, vendite e acquisti) – inizia l’attività di cash & carry . La Bianchi è uno dei primi operatori di commercio all’ingrosso italiani ad adottare questa formula moderna – nata negli Stati Uniti e sviluppatasi poi in Europa nei primi anni sessanta – che è in buona sostanza un ingrosso self-serviceriservato agli operatori autorizzati non consumatori finali. Questo cambiamento, avvenuto senza alcun aiuto finanziario, non implica però lo smantellamento della rete degli agenti di vendita, che continuano a curare il rapporto diretto con i clienti. Nel 1972, a quasi novant’anni, il commendator Giuseppe Bianchi muore, proprio mentre nasce il Consorzio C3 , un gruppo di acquisto tra grossisti, di cui poco dopo diventa