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Pasticceria Veniani Sas di Clerici Alessandro & C.

Commercio

Commercio Pasticceria Veniani Sas di Clerici Alessandro & C. DENOMINAZIONE SOCIALE | Pasticceria Veniani sas di Clerici Alessandro & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Bar, caffè , commercio al minuto di pasticceria e gelati INDIRIZZO | Piazza Matteotti 4 | 21026 | Gavirate (VA) CONTATTI | T. 0332-743084 | F. 0332-743084 | www.bruttiebuoni.it Le origini: “Brutti e buoni” e tanto altro (1875-1901) Costantino Veniani nasce nel 1851 da una famiglia di proprietari terrieri di Ternate. Apprende sin da giovanissimo i segreti dell’arte dolciaria lavorando presso le primarie pasticcerie di Milano. Nel 1875 acquista a Gavirate una locanda per il cambio di cavalli, la trasforma e, con l’aiuto della moglie Giuseppina Anderwill, avvia l’attività di caffè pasticceria . Da allora Veniani vuol dire i “Brutti e buoni di Gavirate”, semplici e piccoli dolci a base di nocciole e mandorle tostate, nati da una ricetta originale di Costantino, che nel 1878 ottiene dal Ministero agricoltura industria e commercio del Regno d’Italia l’attestato di “privativa industriale”: mandorle di Avola, nocciole di Cuneo, fragranza mitteleuropea. Il locale è raffinato, l’atmosfera è quella spensierata della belle epoque. I clienti sono per lo più i notabili del posto ma anche avventori illustri richiamati dalla fama dei “Brutti e buoni”, tra i quali Giuseppe Verdi,la Regina Elena e Giosuè Carducci. Dietro l’euforia del locale, i macchinari del laboratorio artigiano movimentati dalle pulegge, il forno dal pesante sportello in ghisa caricato a fascine. Sopra, le stanze da letto sarà sempre così: la casa nel negozio, il negozio nella casa. Costantino non si limita ai “Brutti e buoni”, ma realizza un proprio ricettario che copre tutte le specialità possibili e immaginabili dell’epoca. Su di un piccolo quaderno annota minuziosamente le indicazioni per la preparazione di elisir, vermut, tonici e aperitivi, in cui diventa maestro. Tutto realizzato con tecnologie povere, con niente, ma con testa e cuore d’artista. E così sulla pasticceria Veniani iniziano a fioccare premi: medaglia di bronzo all’Esposizione regionale Varesina del 1886, medaglia d’oro per i “Brutti e buoni” all’Esposizione campionaria di Roma del 1898. Ma a Costantino Veniani rimane poco tempo per godersi la fama raggiunta: colpito da un attacco cardiaco muore improvvisamente a soli cinquant’anni nel 1901, lo stesso anno in cui muore il suo cliente più famoso: Giuseppe Verdi. Il consolidamento (1902-1951) La prematura scomparsa del marito non demoralizza Giuseppina Anderwill, che ha coraggio da vendere. Prende in mano la situazione, gestisce con polso fermo le maestranze (un pasticciere e un garzone di origine armena che alloggiano come ospiti nella “foresteria”), partecipa a fiere ed esposizioni, amplia negozio e abitazione acquistando, a forza di debiti, le piccole botteghe-case confinanti. È imprenditrice e madre insieme, dovendo provvedere alla cura del figlio Giuseppe (nato nel 1887), che è ancora ragazzo e frequenta con passione una scuola di elettrotecnica. In occasione di un’esposizione svoltasi a Torino, Giuseppina Anderwill conosce il conte Teofilo Rossi, sindaco della città e fondatore della Martini e Rossi, che le consiglia di registrare il marchio di fabbrica già concepito dal marito (e a tutt’oggi regolarmente rinnovato). Si tratta di una cartina che avvolge e infiocchetta a due a due i “Brutti e buoni” e riproduce, disegnati in stile liberty, scorci del paesaggio locale. Al centro riporta una frase a firma di Costantino, che mette in guardia dal non confondere i suoi “Brutti e buoni”, i soli originali, con quelli di altre pasticcerie che cercano di imitarli. Giuseppe abbandona presto i suoi sogni elettrici, gira mezza Europa per fare esperienza e diventa pasticciere provetto come il padre, aiutando così la madre. A 33 anni sposa Giuseppina Rossini e quando, nel 1928, muore sua madre, subentra nell’impresa costituendo la ditta individuale “Caffè Pasticceria Veniani di Veniani Giuseppe”. È il periodo del regime fascista ma la nuova Giuseppina è così affabile con tutti i clienti che la pasticceria è frequentata dal podestà come dai cospiratori. Ma anche dalle celebrità del tempo: Amedeo Nazzari, la scrittrice Mura, la cantante e attrice Elsa Merlini e il vignettista satirico Giuseppe Scalarini. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale la clientela, naturalmente, si dirada e le materie prime scarseggiano. La pasticceria è comunque un punto di ritrovo degli ufficiali alloggiati nella vicina caserma. Nel 1946 Giuseppe Veniani muore, stroncato da un infarto come suo padre. Attilio Rossini, già pasticciere a Milano presso l’Alemagna, affianca la sorella Giuseppina. Nel 1951 subentra la ditta individuale “Pasticceria Veniani di Rossini Giuseppina ved. Veniani”. L’impresa femminile (1952-1990) Giuseppina Veniani ha due figlie, Costantina e Augusta, che nella casa-negozio hanno studiato per conseguire un titolo di studio – diploma magistrale la prima, segretaria di azienda la seconda – apprendendo nello stesso tempo il mestiere della propria vita. Augusta è sposata con Claudio Clerici, un geometra che non si occuperà mai della pasticceria, facendo tutt’altro (sarà uno primi progettisti della nascente metropolitana di Milano). Costantina è nubile e lo rimarrà per sempre. A portare avanti l’azienda ci sono quindi tre donne. Augusta si occupa insieme al pasticciere di famiglia, Attilio, del laboratorio, che alla fine degli anni cinquanta viene completamento rinnovato. Giuseppina tira su la saracinesca del negozio dopo essere tornata dalla messa mattutina delle sei mentre la figlia Costantina la riabbassa intorno alla mezzanotte; e così per 365 giorni all’anno, festivi compresi, pomeriggio di Natale escluso. L’impresa femminile attraversa con successo i “gloriosi venti”, dagli anni cinquanta a tutti i sessanta. Arriva la televisione, crescono i ceti medi, giungono i migranti dal sud Italia. E la sera tutti da Veniani, che possiede l’unico televisore del quartiere, a guardare Lascia o raddoppia?. O soltanto per bersi un bicchiere e chiacchierare, incontrando magari gli atleti sponsorizzati da Giovanni Borghi, patron della grande Ignis. Sono gli anni d’oro del caffè-comunità. Andato in pensione Attilio Rossini, il laboratorio di pasticceria si avvarrà sempre di persone qualificate esterne all’azienda. La produzione dolciaria rimane notevole nonostante siano venute a mancare le forniture a rivenditori ed alberghi. Tra gli habitué c’è anche Guido Morselli, grande scrittore ignoto ai più e divenuto famoso solo post-portem, che

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Cooperativa Acli di Gavirate

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Commercio Cooperativa Acli di Gavirate DENOMINAZIONE SOCIALE | Società cooperativa Acli di Gavirate FORMA GIURIDICA | Società cooperativa ATTIVITÀ PRINCIPALE | La cooperativa persegue scopi mutualistici e svolge attività sociali a favore dei soci e dei non soci in modo diretto o indiretto anche in collaborazione con l’Associazione A.C.L.I. ed il relativo patronato Caf INDIRIZZO | Via Corridoni 4 | 21026 | Gavirate (VA) CONTATTI | T. 0332-745296 | F. 0332-745296 Dal 1947 al 1971 La Società cooperativa a responsabilità limitata Acli nasce il 5 ottobre 1947 per volontà di cinque soci fondatori che, per divergenze politiche con la Casa del popolo di Gavirate affiliata alla Lega delle cooperative, decidono di fondare un nuovo organismo ispirato ai principi della cooperazione bianca . La nuova cooperativa di consumo ha sede in via Corridoni 2 e ha per oggetto la gestione di una trattoria (inizialmente in un locale in centro a Gavirate, in via XXV aprile, prestato da un socio commerciante) e di uno spaccio di vino e liquori , di generi alimentari e di abbigliamento. I soci raggiungono in tempi rapidissimi il numero di 255. Fin dai primi anni, la società avvia l’attività di vinificazione con pigiatura diretta dell’uva, acquistata prevalentemente dalla ditta Bottinelli di Varese, impiantando un torchio e grandi botti di legno nelle cantine del locale di via Corridoni. Nel 1955 l’attività prevalente risulta già essere la gestione diretta della trattoria e lo spaccio di vino. La società è ormai nota come il “Circolino” di Gavirate, sede anche di un’intensa pratica del gioco delle bocce, grazie ai campi realizzati dalla cooperativa stessa che provvede alla costituzione della “sezione bocce”. Nello stesso anno i soci della cooperativa decidono di associarsi alla Confederazione delle cooperative italiane di ispirazione cattolica e di conseguenza all’Unione provinciale delle cooperative di Varese. Negli anni successivi vengono realizzati nuovi campi da bocce e rinnovato l’arredamento dei locali della trattoria. In questo periodo il numero dei nuovi iscritti non supera le 25 unità: questo è forse dovuto al fatto che la società non è più, di fatto, una cooperativa di consumo con vendita di prodotti a prezzi vantaggiosi, ma si identifica con la trattoria, attraendo quindi come soci i soli frequentatori del circolino. Nel 1967 in occasione dei venti anni dalla fondazione, l’assemblea dei soci decide di prorogare la durata della società fino al 31 dicembre 2000. Dal 1972 al 1987 Dal 1972 l’attività va in perdita e la cooperativa inizia a non distribuire più utili ai soci. L’anno seguente la situazione non migliora, ma si decide di rinnovare ugualmente la cucina della trattoria. Il bilancio del 1973 è ancora in perdita ed alcuni soci mettono in discussione l’opportunità di continuare l’attività della cooperativa. L’assemblea dei soci decide, però, di proseguire l’attività pur prendendo atto che gli scopi per i quali la cooperativa era stata fondata non sono più attuabili a causa delle necessità e dei tempi mutati. Nel 1975 l’appartamento al primo piano dello stabile della trattoria, prima occupato dal gerente, viene adibito a uffici e utilizzato, dietro pagamento di un rimborso spese, per ospitare le sezioni locali del Club Varese e della Democrazia cristiana. Negli anni successivi questi locali verranno lasciati in fruizione, per un giorno alla settimana, a numerosi altri gruppi: il Gruppo alpini Gavirate, la Società ciclistica gaviratese, il Moto club Gavirate, la Pallacanestro Gavirate, la Scuola di taglio e cucito, la Società scacchistica. Si mettono poi a disposizione spazi per l’associazione Acli, in particolare per il Patronato Acli. Nel 1982, anniversario dei trentacinque anni di attività, la Società decide di affidare la propria gestione amministrativa, fiscale e contabile all’Unione delle cooperative di Varese. La sempre minor produzione di vino e lo scandalo del metanolo che determina l’introduzione di una normativa più severa in Italia, spinge la società a cessare l’attività di vendita al dettaglio e vinificazione. L’anno seguente la gestione diretta dell’attività commerciale di bar-trattoria, fino a quel momento affidata ad un gerente con stipendio fisso più una percentuale sulle vendite, divenuta di difficile gestione esoprattutto troppo onerosa dinnanzi ad un continuo sbilanciamento tra costi e ricavi, viene sostituita, per decisione dell’assemblea dei soci, con l’affitto delle licenze relative alla gestione dell’attività. Nel 1987 la cooperativa apre i suoi spazi anche alla locale Schola cantorum. Dal 1988 a oggi Dal 1988 il numero dei soci (di cui circa l’80% è costituito da pensionati) torna a salire grazie al ripristino delle feste tradizionali della cooperativa, come le gare di bocce e l’annuale sagra dell’uva, ma anche grazie all’idea di rilanciare l’attività di vendita intesa soprattutto come attività di servizio per le persone anziane che non possono muoversi da casa. Nel 1992 la società si accorda con la proprietà dell’immobile per l’avvio di importanti lavori di ristrutturazione ottenendo in cambio la stipula di un vantaggioso contratto d’affitto a lungo termine che prevede anche il diritto di prelazione in caso di vendita. I lavori sono completati l’anno seguente. Nel 1996 il consiglio aderisce alla nuova Cooperativa S. Egidio di Tornavento da cui parte il “Progetto Comunità” proposto dall’Unione cooperative di Varese per rilanciare la cooperazione. Il Presidente della Cooperativa di Gavirate, Luigi Giromini, in questa occasione viene eletto consigliere provinciale nel consiglio dell’Unione suddetta. Nello stesso anno si vota il prolungamento della Società fino al 2050 e sempre in questo periodo la Casa del popolo di Gavirate chiudeva l’attività così che il Circolino rimane la sola realtà cooperativa locale.Nel 1997 viene deciso il restauro della statua della Madonna Orante : statua divenuta simbolo della cooperativa stessa e posta, esattamente cento anni prima, dai progenitori delle famiglie proprietarie dello stabile. Nel 2001, alla morte della proprietaria Lidia Bravo, l’edificio, ormai sede storica della società, viene ereditato dai figli che, dopo una contrattazione durata circa un anno, ne decidono la vendita alla cooperativa stessa. L’intera assemblea dei soci procede così all’acquisto dello stabile grazie all’attivazione di un mutuo ventennale, confidando nelle entrate costituite dagli affitti dell’attività della trattoria. Nel 2006 la trattoria funziona anche come pizzeria, riscontrando notevole successo e richiamando anche una clientela giovane per

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CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

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tel. +39 0332 295111

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