Industria Fratelli Crespi Industria Grafica DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Crespi industria grafica srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Litografia, editoria INDIRIZZO | Via Mazzel 49 | 21030 | Cassano Magnago (VA) CONTATTI | T. 0331-201178 | F. 0331-203100 | www.graficacrespi.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1923-1964 ) Antonietto Crespi, nato nel 1904, lavora presso un’azienda di arti grafiche a Gallarate e nelle ore serali, presso la sua abitazione di Cassano Magnago, con l’aiuto del fratello Luigi, svolge in proprio piccoli lavori di stampa. Così si avvia, nel 1923, la Tipografia Cartoleria Fratelli Crespi, iscritta alla Camera di commercio come società di fatto nel 1927. La tipografia è in via Carducci, mentre il negozio di cartoleria, seppure nella stessa zona della città, è aperto in via San Giulio. Nel 1935, Luigi Crespi si ritira per malattia dalla società e viene sostituito dal fratello minore Gino, che si occupa dei rapporti con la clientela. Nel secondo dopoguerra, la Tipografia Crespi lavora per banche locali quali il Credito varesino e la Banca industriale gallaratese e per le industrie della zona, composte principalmente da bilanciai e da imprese meccanico-tessili. Spostandosi spesso a Milano fra il 1955 e il 1960 riescono anche ad ottenere commesse dal Credito italiano e dalle Assicurazioni generali che divengono in questi anni i loro clienti più importanti. La Tipografia Crespi fornisce ai clienti tutto il cosiddetto “stampato commerciale” come i biglietti da visita, la carta da lettere, le buste e le bolle di consegna. Non mancano, inoltre, lavori pubblicitari quali cataloghi, illustrazioni pieghevoli, calendari e agende. Dal 1965 al 1979 Nel 1965, la Fratelli Crespi inizia ad introdurre nuove macchine litografiche in sostituzione di quelle tradizionali a piombo. La macchina litografica permette una maggiore velocità di stampa aumentando sensibilmente il numero di copie stampate ogni ora. Ciò comporta, però, qualche difficoltà tecnica iniziale e la necessità di istruire i dipendenti per questo nuovo tipo di macchine. Nel 1968, il ramo cartoleria, gestito dalla sorella Rosa e dalla madre Lucia Carabelli, viene ceduto per concentrarsi sull’attività litografica. Nello stesso anno Gino Crespi muore improvvisamente e gli subentrano la moglie, Rosa Castiglioni, e il figlio Claudio. Nel 1969 entra ufficialmente in società anche il figlio di Antonietto, Luigi, che pure già da un decennio lavora di fatto nell’impresa. Ben presto, nel 1971, i due rimangono i soli a continuare l’attività di famiglia con il recesso dalla società degli eredi di Gino Crespi. Antonietto, per formazione e consuetudine, continua ad occuparsi degli aspetti tecnici dell’impresa; il figlio Luigi si occupa dell’amministrazione della società. Nel 1972, però, terminati gli studi di perito meccanico, entra in azienda anche il secondo figlio di Antonietto, Luciano Crespi. Nel 1974 l’azienda cambia sede e si sposta in quella attuale di via Mazzel, in nuovi capannoni e con macchine nuove. Lo spostamento dell’attività in nuovi spazi coincide con il momento di massima crescita dell’impresa che arriva a contare 25 dipendenti. Il lavoro con le banche inizia, però, a diminuire perché l’impresa decide di non investire in macchine a modulo continuo, non potendo così far fronte rapidamente alle richieste della committenza. Dal 1980 ad oggi Nel 1980 la ragione sociale diviene “Fratelli Crespi Industria Grafica di Crespi A. & C.” snc, modificando l’oggetto sociale che comunque prevede sempre l’attività tipolitografica e la vendita di stampati, specie di tipo pubblicitario. L’anno seguente la società viene trasformata in accomandita semplice, tramite l’ammissione dei soci accomandanti Emilia Ferrario (moglie di Antonietto Crespi), Gabriella Cardani (moglie di Luigi Crespi) e Daniela Mazzucchelli (moglie di Luciano Crespi), con Luigi e Luciano come soci accomandatari. Al 1983 risale la definitiva trasformazione in srl con Antonietto Crespi amministratore unico. Persi i contatti con le banche, ora non più locali perché assorbite da altri istituti con conseguente cambiamento di sede, i clienti principali rimangono, le imprese della zona, della provincia di Varese e dell’alto milanese. L’avvento del computer e delle sue applicazioni in campo litografico, fa sì che l’impresa inizi un costante processo di rinnovamento e aggiornamento delle proprie macchine per non rimanere arretrata tecnologicamente e quindi perdere delle commesse. All’evoluzione tecnologica corrisponde una contemporanea ma lenta diminuzione del personale per via di successivi pensionamenti non più sostituiti con nuove assunzioni. Nel 1994 viene assunto da Luigi Crespi un grafico professionista in modo che la società possa seguire meglio la clientela proponendo l’ideazione grafica. Nel 1995 muore Antonietto Crespi all’età di novant’anni. L’anziana moglie gli succede nella carica di amministratore unico e dopo pochi mesi la gestione è affidata a un consiglio d’amministrazione composto da Gabriella Cardani e Daniela Mazzucchelli. Nel 1997 la Fratelli Crespi inizia l’attività editoriale di libri e periodici. Questa scelta è dettata dai vantaggi fiscali che permettono a privati o ad enti locali, quali i Comuni, di commissionare la stampa di monografie a prezzi meno onerosi. Il mercato della F.lli Crespi è costituito principalmente da imprese industriali, quindi la crisi di questi ultimi anni e la chiusura di alcune imprese locali ha fatto diminuire il numero di clienti, in parte sostituiti da nuove commesse provenienti dal settore terziario (studi di consulenza, agenzie pubblicitarie) per gli stampati pubblicitari. Il materiale commerciale (fatture, lettere, buste) è andato invece diminuendo perché l’evoluzione del computer consente anche alle piccole realtà di rendersi autonomi. La F.lli Crespi, che oggi conta 16 dipendenti, mantiene attivi contatti con altre tipografie in modo da potersi appoggiare a terzi per far fronte a picchi di produzione per commesse concomitanti. Ciò soprattutto perché, mentre una volta il lavoro si distribuiva in forma più equilibrata sull’intero anno e i tempi erano più facilmente programmabili, la caratteristica della produzione odierna è la concentrazione in alcuni periodi (ad esempio le fiere) e la maggiore urgenza della lavorazione. La ricerca dei clienti non viene perseguita attraverso figure commerciali interne all’impresa ma viene lasciata al buon nome dell’azienda. Pur non essendo un problema immediato, la successione è una questione sentita dai titolari. Attualmente non è previsto il coinvolgimento di esponenti della famiglia per cui si cercano possibili soluzioni che salvaguardino la solidità e
Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C.
Artigianato Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C. DENOMINAZIONE SOCIALE | Fabbrica pipe di Ceresa Carlo e c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione delle pipe e articoli per fumatori in genere INDIRIZZO | Via Don Castiglioni, 3 | 21012 | Cassano Magnago (VA) CONTATTI | T. 0331-201134 | F. 0331-201134 La nascita dell’impresa (1890-1925) Nel Gallaratese, intorno alla metà dell’Ottocento tra le varie attività di natura artigianale si afferma anche la lavorazione di pipe. La disponibilità del corno degli animali con cui si realizzavano i bocchini alimenta anche una ricca produzione di manici di ombrelli e pettini. Con i primi decenni del Novecento altri materiali, come l’ebanite, avrebbero sostituito il corno; tuttavia in questa prima fase il legame con l’allevamento dei bovini diventa un fattore di localizzazione nella produzione di pipe. Viceversa, la radica viene importata dalle regioni italiane meridionali e dalle isole. Il fondatore, Gerolamo Ceresa. Primi anni cinquanta, Archivio d’impresa.Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, Gerolamo Ceresa avvia una attività nel settore delle pipe lavorando come terzista della Manifattura Rossi di Barasso. In quel periodo, l’attività di lavorazione si svolgeva a Cassano Magnago mentre la lucidatura dei bocchini in osso si effettuava a Cavaria. Nell’impresa entrano a far parte i figli di Gerolamo, Pietro, Enrico e Luigi ma è un po’ tutta la famiglia ad essere coinvolta, comprese le donne, e ciò consente di mantenere viva l’attività anche durante la Prima guerra mondiale, quando Pietro ed Enrico sono richiamati alle armi. Nel 1919 viene acquistato il terreno accanto al castello di Cassano su cui sorge il capannone ancora oggi utilizzato dall’impresa. Nel 1923, per migliorare la propria conoscenza del settore, Enrico si reca a Saint-Claude in Francia dove lavora come operaio per tre anni in una fabbrica di pipe.Sede dell’impresa. 1930, Archivio d’impresa.Dalla Francia intrattiene una fitta corrispondenza con il padre trasmettendo informazioni sulle tecniche di lavorazione, disegni di macchine e di modelli. L’attenzione al mercato estero è tanto più importante in quanto l’uso della pipa è più comune nel nord Europa e nei paesi di cultura anglosassone (America del Nord, Sud Africa, ecc.) che in Italia. Ne deriva che l’andamento di un’impresa che supera le dimensioni della produzione artigianale è legata alla presenza di buone condizioni nel commercio internazionale e alla presenza di una rete di rappresentanti all’estero. Dal 1926 alla Seconda guerra mondiale (1926-1939) Enrico torna in Italia nel 1926 e si inserisce nella ditta paterna che, l’anno prima, è stata iscritta presso la Camera di commercio dichiarando 20 operai occupati. La crisi economica internazionale del 1929 si riflette sull’andamento dell’impresa e ne determina la chiusura. Pietro sceglie di emigrare in Brasile anche con la speranza di ampliare il mercato e prendere contatto direttamente con i produttori di corno. In questo frangente, interviene Francesco Oliva, dirigente della Montecatini che ha conosciuto Enrico a Cassano, dove trascorre le vacanze. Oliva rileva l’attività costituendo una Società anonima Fabbrica pipe di Cassano Magnago che succede alla ditta individuale Gerolamo Ceresa e lascia la direzione tecnica alla famiglia. In altri termini, Oliva finanzia con capitali propri l’attività e collabora attivamente al successo dell’impresa introducendo criteri innovativi per la rilevazione delle produzioni e delle quote di esportazione. Enrico, dal canto suo, si impegna sul fronte della produzione applicando le conoscenze acquisite in Francia. Pagina di catalogo con disegno a mano di Enrico Ceresa. In alto al centro è riportata la misura dell’abbozzo di radica (R 1 3/4) necessaria per la realizzazione del modello; in alto a destra è invece riportata la sigla alfa-numerica che identifica il modello della pipa (536AC). Anni trenta, Archivio d’impresa.Nel giro di pochi anni, l’impresa ricostruisce una forte presenza sul mercato estero e crea una rete di relazioni internazionali. Non sempre l’esportazione riguarda il prodotto finito: spesso dall’estero vengono richieste le teste, cioè il blocco di radica lavorato e levigato, con la sola eccezione della foratura (o bocchino). I pezzi sono poi colorati, forati, e marchiati nel paese d’arrivo come se fossero stati prodotti sul posto. In questo modo i prodotti esportati sono dei semilavorati e ciò consente un miglior trattamento doganale. Dalla Seconda guerra mondiale agli anni sessanta (1940-1964) Nel 1940, la famiglia Ceresa restituisce il prestito a Oliva e, con l’aiuto di nuovi soci, riprende in mano l’impresa. La procedura utilizzata è quella di costituire una nuova società con sede in Milano alla quale la società di Oliva, in liquidazione, conferisce l’azienda. Appena ricostituita, l’impresa deve affrontare la crisi del nuovo conflitto bellico ed Enrico viene nuovamente richiamato alle armi. La produzione di pipe continua, nonostante le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. La mancanza di osso costringe a utilizzare con inventività gli scarti della produzione; viene introdotta l’ebanite che, tuttavia, diventa presto introvabile per il suo contenuto di gomma, materiale richiesto per la produzione bellica; si ricorre a sostanza quali la galalite, prodotta con il siero del latte, e alla rigenelite, un materiale simile all’ebanite. La signora Albina Ruffato durante la verniciatura a tampone delle pipe con gommalacca. Anni sessanta, Archivio d’impresa.Soprattutto, le esportazioni dopo il 1943 devono essere effettuate attraverso un’agenzia militare tedesca. La ripresa economica internazionale offre ottime possibilità di sviluppo. All’impresa si apre il mercato inglese, considerato forse il più importante sotto l’aspetto della qualità. L’impresa si ricostruisce la rete dei propri rappresentanti esteri. La diffusione del rapporto Terry all’inizio degli anni sessanta denuncia i danni del fumo da sigaretta rilancia l’uso della pipa e ciò determina l’espansione dell’impresa che arriva sino a 36 dipendenti. Dal 1965 ad oggi (1965-2006) Dal 1965 in poi si è assistito a un lento decremento dell’attività che si protrae sino ai nostri giorni. Alla lunga, le campagne antifumo hanno inciso riducendo anche il numero dei fumatori di pipa. Inoltre è cambiato il modo di vita delle persone: i tempi frenetici della società moderna rendono difficile fumare la pipa, un piacere che richiede tempo, attenzione. Questa tendenza ha determinato un notevole ridimensionamento dei maggiori produttori del Varesotto, cosa che ha consentito per un certo periodo di avvertire meno la crisi. Poi, a