Industria Famiglia Vincenzo Mascioni srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Famiglia Vincenzo Mascioni srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbrica e restauro di organi a canne INDIRIZZO | Via V. Veneto 20 | 21030 | Azzio/Cuvio (VA) CONTATTI | T. 0332-630605 | F. 0332-630504 | www.mascioni-organs.com L’artigiano Giacomo Mascioni e la tradizione degli organi meccanici (1829-1949 ) L’attività di costruzione di organi della famiglia Mascioni ha inizio nel 1829 con Giacomo Mascioni (1811-1896), che avvia un proprio laboratorio a Comacchio, frazione di Cuvio. Fin da ragazzo Giacomo svolge un periodo di apprendistato a Varese, dove si forma sia nell’arte dell’ebanisteria che nella conoscenza della musica sacra. Nella sua formazione ricoprono un ruolo fondamentale due zii, Pasquale Antonio e Giuseppe Antonio Mascioni, padri conventuali e maestri cantori che nel 1803, dopo la soppressione degli ordini religiosi, tornano a vivere a Azzio (Va). Al termine dell’apprendistato a Varese Giacomo viene spinto dai due zii a proseguire la formazione pratica presso il milanese Gaspare Chiesa, illustre artigiano e riparatore di organi, ai tempi attivo anche in Valcuvia. Combinando la formazione da artigiano con la sensibilità musicale, Giacomo riesce in breve tempo ad affermarsi in un settore caratterizzato da botteghe familiari di antiche tradizioni. Nei primi vent’anni di lavoro affina le proprie competenze e riesce a realizzare i primi cinque organi, uno dei quali commissionato in Svizzera. Nella seconda metà dell’Ottocento Giacomo si impegna nella formazione dei tre figli Anacleto (1837-1893), Bernardo (1844-1890) e Gaspare (1848-1893), che con il loro apporto daranno un forte impulso alla crescita dell’attività. Con il passare degli anni si afferma la buona reputazione dei manufatti di casa Mascioni e il raggio di azione si estende lungo tre direttrici principali: Svizzera, Lombardia e Piemonte-Liguria. Negli anni ottanta inizia l’apprendistato in fabbrica della terza generazione Mascioni, con il dodicenne Vincenzo (1871-1953), figlio di Bernardo. Nei primi anni novanta dell’Ottocento vengono a mancare tutti i tre figli di Giacomo e il giovane Vincenzo deve prepararsi a prendere le redini dell’impresa di famiglia. Il passaggio dell’impresa dal nonno Giacomo al nipote Vincenzo avviene in un modo traumatico, che ben rappresenta la transizione epocale che investe il mondo dell’organaria italiana sul finire dell’Ottocento. A quel tempo, infatti, mentre gli organari di altri paesi europei sperimentano nuove tecniche costruttive che sfruttano la trasmissione pneumatica, la maggior parte degli artigiani italiani resta fedele ai canoni di fabbricazione del XVII e XVIII secolo, basati sulla trasmissione meccanica. Vincenzo coglie le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica ma su questa scelta si scontra con il nonno Giacomo, formatosi invece nell’imitazione dei classici e fautore della trasmissione meccanica. Anche per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, Vincenzo è sensibile alle innovazioni che interessano l’industria, come l’uso di macchinari, mentre per Giacomo il mestiere continua a fondarsi sull’abilità manuale dell’artefice. L’industriale Vincenzo Mascioni e gli organi pneumatici e elettrici (1950-1963) L’industriale Vincenzo Mascioni e gli organi pneumatici e elettriciNel 1895 Vincenzo decide di staccarsi dal nonno Giacomo e costituisce una ditta individuale a proprio nome. Il sito per il nuovo stabilimento di Azzio, dove ha tuttora sede l’impresa, viene scelto per la presenza di un corso d’acqua che consente, mediante una condotta, di sfruttare la forza motrice per meccanizzare alcune lavorazioni di falegnameria. In una pubblicità di inizio Novecento la manifattura Vincenzo Mascioni si presenta come un’impresa all’avanguardia tecnologica, dotata di moderne attrezzature in grado di realizzare «tutte le parti meccaniche inerenti alla fabbricazione d’organi da Chiesa». Lo sfruttamento dell’acqua come fonte di energia, che consente all’impresa di dotarsi precocemente di macchine utensili, risulta fondamentale anche in seguito, quando potrà garantire la continuità produttiva nei periodi – frequenti durante le guerre – di mancanza di alimentazione dalla rete elettrica. Mentre Vincenzo si trasferisce a vivere presso la fabbrica, i suoi due fratelli lasciano la Valcuvia per Milano: Enrico (1867-1936) va a gestire il Grand Hotel e Tullio (1868-1920) una bottiglieria molto frequentata. Grazie all’estesa rete di conoscenze del fratello Enrico, Vincenzo conosce a Milano la sua futura sposa Rosa Ronchi (1873-1958), figlia di un imprenditore italiano trasferitosi in Svizzera dalla Valcuvia. Dal loro matrimonio nascono ben dodici figli, di cui sette lavoreranno nell’impresa di famiglia: Giacomo (1897-1975), Ernesto (1898-1980), Giovanni (1905-1979), Angelo (1907-1969), Vincenzo (1910-1975), Maria detta Mariuccia (1911-1977) e Tullio (1914-1999). Le competenze e l’istruzione di Rosa ne fanno una compagna valida e capace per Vincenzo anche nell’amministrazione dell’impresa. Il legame con la famiglia Ronchi, consolidato dal matrimonio di Enrico con una sorella di Rosa, consentirà a Vincenzo di rafforzare le relazioni con la Svizzera, una destinazione sempre ricettiva per il lavoro dei Mascioni. La nuova attività di Vincenzo si afferma rapidamente e contribuisce a consolidare il nome Mascioni, che sempre più spesso viene citato ad esempio per qualità costruttive e foniche da grandi maestri ed esperti di organaria. La fama acquisita consente all’impresa di ottenere nel 1904 l’affidamento dei lavori di restauro degli organi del Duomo di Milano. Anche sul piano quantitativo il nuovo secolo mostra un notevole incremento, con il moderno stabilimento che permette di soddisfare la richiesta crescente: in pochi anni la produzione annuale passa dalle due/tre unità alla decina e oltre, destinate in parte a Milano, Venezia, Genova, Bologna e Pesaro. In questi anni opera nell’impresa anche Virgilio Mascioni, un cugino di Vincenzo, che ricoprirà fino al 1946, anno della sua morte, l’incarico di disegnatore. Tra gli anni venti e gli anni trenta si diffonde nell’organaria la nuova trasmissione elettrica: con questa tecnologia diventa possibile posizionare registri di canne anche molto distanti dalla tastiera e si arriva a costruire organi di dimensioni colossali. Uno degli esempi di questa nuova fase è il nuovo organo del Duomo di Milano, costruito nel 1938 dalla Vincenzo Mascioni in collaborazione con la ditta Tamburini. La grande distanza tra il suonatore e i registri, tuttavia, si rivelerà controproducente per una questione di ritardo acustico e ciò porrà un limite allo sviluppo degli organi elettrici. Nel 1937 Vincenzo decide costruire una nuova e grande villa a Comacchio di Cuvio dove spesso alloggeranno i suoi ospiti d’affari. Il passaggio da Vincenzo