Industria Omas spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Omas spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione di affettatrici, affettacarne, tritacarne, segaossi, inteneritrici, formatrici di hamburger, tagliatrippa INDIRIZZO | Via IV novembre 6 | 21040 | Oggiona S. Stefano (VA) CONTATTI | T. 0331-214311 | F. 0331-214350 | www.omasspa.it L’avvio dell’attività: gli anni cinquanta (1950-1959) La Omas snc (Officine meccaniche affettatrici Santo Stefano) con sede a Oggiona con Santo Stefano viene fondata nel 1950 dai soci Carlo Rabolli, Francesco Possagno e Luciano Maineri. Carlo Rabolli proviene da una famiglia che possedeva delle macellerie ed è socio fondatore della società Rabolli e Magnoni srl (oggi Rama spa) di Oggiona con Santo Stefano, specializzata nel ramo della macellazione della carne. Abbandonata questa società, Carlo avvia un’attività nell’ambito della bonifica agraria e nel 1950 una nel settore delle macchine per la lavorazione delle carni. Il territorio di Oggiona e dei comuni circostanti vanta una tradizione nella produzione di bilance. Carlo intravede la possibilità di sfruttare questa caratteristica indirizzandola verso la costruzione di affettatrici e di altre macchine necessarie alla lavorazione della carne. Dal punto di vista commerciale, infatti, appare conveniente seguire l’abbinamento affettatrici-bilance nella fornitura alle macellerie e ai negozi di alimentari. Nasce così, tra il 1949 e il 1950, l’affettatrice a volano Omas, il modello S9, la prima prodotta nella zona. Già a partire dal 1953, però, gli altri due soci escono dalla società, che nel 1956 si trasforma in ditta individuale. La sede dell’impresa occupa una vasta area di proprietà di Carlo Rabolli, che vi affianca, come spesso accade, anche l’abitazione dove vive con la moglie Ines e i figli Walter e Clelia. Nel corso degli anni, lo stabilimento edificato nel 1950 subirà vari ampliamenti, di pari passo con lo sviluppo dell’attività. Gli anni sessanta (1960-1969) Nel 1962 Walter entra nell’impresa dopo aver completato gli studi di perito meccanico, ma già da tempo ne conosce la realtà; ha pratica soprattutto dell’ufficio tecnico dove, da studente, ha iniziato a disegnare i pezzi. All’inizio Walter si occupa perlopiù della produzione acquisendo le competenze pratiche che la scuola non poteva trasmettergli, ma porta anche un contributo originale nello sviluppo dei prodotti. L’apprendistato imprenditoriale si allarga poi fino a coprire tutti i settori commerciali: a Walter viene affidato anche il compito di seguire clienti in Francia e in Germania, dato che l’impresa ha raggiunto una presenza internazionale. Né ci si ferma alla sola Europa: dal 1962, la Omas ha già un distributore a Hong Kong ancora oggi attivo. Il rapporto con i distributori è particolarmente importante: in genere i contatti avvengono durante le fiere e si stabiliscono spesso rapporti che durano un’intera vita commerciale o si tramandano di padre in figlio. Negli anni sessanta l’impresa può contare su 70 dipendenti, con la maggior parte dei quali mantiene un rapporto di lavoro stabile nel tempo. In questo periodo l’incremento dell’attività è tale che nel 1964 Walter apre una fonderia d’alluminio per poter controllare le caratteristiche di fusione e di qualità dei componenti delle macchine. La fonderia – denominata inizialmente “Brw” e successivamente “Fonderia leghe leggere srl” – crescerà parallelamente all’attività dell’Omas sino a trovare autonomi spazi commerciali nella produzione di leghe di alluminio per vari settori merceologici (nautico, medicale, arredamento, illuminazione, macchine utensili). Sempre verso la metà degli anni sessanta l’impresa tenta anche uno sviluppo nel settore commerciale con un punto diretto di vendita a Milano in via Farini. L’esperimento non ha esito positivo anche per le difficoltà di controllarne a distanza l’attività. Dopo tre anni il negozio viene chiuso. Dagli anni settanta ai novanta (1970-1999) Nel corso degli anni sessanta e settanta, il settore si popola di nuove imprese, attratte dal carattere relativamente elementare delle competenze meccaniche richieste. La Omas riesce a mantenere il primato sugli altri produttori apportando continue migliorie ai propri modelli, di cui solo alcuni vengono brevettati. L’impresa infatti preferisce la strada della continua, veloce e costante innovazione tecnica alle garanzie del sistema brevettale. L’affettatrice con movimento automatico, ad esempio, è stata proposta per la prima volta da Omas in questi anni. Nel 1970, Walter entra in società con il padre e la Omas diviene una snc. Nel 1979 l’impresa supera i 90 dipendenti e diventa società per azioni: Carlo Rabolli è presidente del consiglio di amministrazione e Walter amministratore delegato. Nello stesso anno, viene acquisita la ditta Dampa, un’impresa di Golasecca riconvertita dalla produzione di materiale elettrico a quella di affettatrici e accessori per un mercato meno esigente. Ciò consente di coprire un segmento più ampio del mercato, senza compromettere la qualità del marchio Omas. Negli anni ottanta, beneficiando anche del cambio favorevole fra dollaro e lira, l’impresa apre una filiale negli Stati Uniti, la Omas Usa Inc. Per circa sei anni gli Stati Uniti divengono uno sbocco importante per l’attività, sino a quando l’inversione delle condizioni di cambio determina la conclusione dell’esperienza. Negli anni novanta, le nuove norme europee orientano la progettazione nel settore verso il primato della sicurezza degli operatori alle macchine. Le associazioni imprenditoriali sono coinvolte nella fase di formazione della normativa e Walter Rabolli si impegna direttamente assumendo la carica di presidente dell’Associazione costruttori affettatrici e tritacarne all’interno dell’Anima (Federazione delle Associazioni nazionali della industria meccanica varia e affine). Nel 1995 scompare Carlo Rabolli e Walter ne prende il posto alla presidenza della società. Dal 2000 al 2007 (2000-2007) Con il nuovo secolo, l’impresa conosce le prime difficoltà a mantenere le tendenze di sviluppo dei decenni precedenti . Tra i fattori di crisi, giocano quelli valutari, la generale contrazione dei consumi, l’incertezza politica nazionale e internazionale, l’emersione di nuovi produttori all’interno di un settore in fondo tecnologicamente maturo. L’innovazione di prodotto rimane importante per contrastare la concorrenza straniera, sempre più vicina ai livelli qualitativi delle produzioni italiane, ma avvantaggiata da costi minori. L’ultima affettatrice a volano comandata da microprocessori è un esempio dell’incontro tra innovazione e tradizione. Tuttavia, molto più che negli anni passati, è la promozione della vendita che consente di aggirare le difficoltà. L’impresa presenta oggi una forte diversificazione commerciale, dall’America all’Estremo Oriente,
Officina meccanica di Claudio Pierobon
Artigianato Officina meccanica di Claudio Pierobon DENOMINAZIONE SOCIALE | Officina meccanica di Claudio Pierobon FORMA GIURIDICA | ditta individuale ATTIVITÀ PRINCIPALE | officina meccanica di precisione (componenti per motocicli e cicli da competizione) INDIRIZZO | Via Campiglio, 35 | 21040 | Oggiona con Santo Stefano (VA) CONTATTI | T. 0331–217427 | F. 0331-217427 L’avvio dell’attività (1930-1959) Beniamino Pierobon, di origini venete, negli anni trenta lavora come meccanico in una ditta di Solbiate Arno. Durante la guerra diviene motorista aeronautico del conte Corrado Agusta e questa conoscenza influenzerà il corso della sua vita. Quando infatti, nel dopoguerra, Corrado Agusta avvia una produzione di motociclette decide di avvalersi della preparazione tecnica di Pierobon. Beniamino non volendo lavorare come dipendente, dà inizio, nel 1950, all’attività in un piccolo locale presso l’utensileria di suo cognato a Oggiona con Santo Stefano, poco distante dalla sede odierna. Dopo pochi anni, per la necessità di spazi più ampi costruisce la sede attuale che unisce l’abitazione all’officina. Dapprima, l’attività, si concentra sulle motociclette da competizione: il rapporto con Agusta si mantiene strettissimo in questi anni e Pierobon vive e partecipa direttamente alla storia della competizione motociclistica della MV Agusta. Un terreno adiacente all’officina viene addirittura adibito ad eliporto per accogliere gli elicotteri Agusta che, nei loro voli di collaudo, si fermano quotidianamente a caricare e scaricare le varie parti delle moto. Gli anni Sessanta e Settanta (1960-1979) Gli anni sessanta segnano un momento di grave difficoltà dell’attività che risente della più generale crisi del settore della moto causato dal diffondersi dell’automobile come mezzo di trasporto di massa. Il crollo del settore porta l’Agusta ad abbandonare totalmente la produzione di moto e la competizione motociclistica. Questa decisione coincide con la crisi strutturale dell’impresa di Pierobon che tenta di riconvertire ed allargare la produzione ad altri settori. Il momento di difficoltà si aggrava poiché coincide con l’inizio della malattia di Beniamino Pierobon, coadiuvato, a partire dal 1966, dal figlio Claudio che fin dall’infanzia ha vissuto a diretto contatto con l’officina. Nel 1971 l’impresa viene trasformata in società di fatto con l’ingresso di Claudio Pierobon come socio. Nel 1974, tuttavia, Beniamino abbandona l’attività per problemi di salute lasciando al figlio l’officina, che torna impresa individuale sotto la ditta “Pierobon Claudio”. Claudio ha frequentato il liceo scientifico e non ha una preparazione tecnica specifica e, senza l’aiuto del padre, deve far vivere l’impresa dandole un indirizzo che possa seguire personalmente. Abbandona pertanto la collaborazione con l’Agusta perché ciò avrebbe significato passare alla meccanica degli elicotteri, un salto di qualità cui non si sentiva preparato. Grazie all’aiuto di conoscenti e amici del padre, si inserisce nel settore moto, inizialmente per le lavorazioni più semplici. Si specializza nella componentistica per telai, lavorando principalmente per la Aermacchi (componenti del motofurgone Ercolino) e in seguito per il gruppo Cagiva. Verso la fine degli anni settanta, l’impresa è consolidata nel settore ed è ormai piuttosto importante e conosciuta. Lo sviluppo economico ha determinato un incremento del reddito e ora la moto torna in auge come veicolo del tempo libero. Sono anche gli anni in cui si scatena una forte concorrenza da parte delle marche giapponesi, tuttavia il settore italiano riesce ad assorbirla puntando sulla maggiore qualità delle produzioni. L’impresa ha come clienti la Ducati, la Cagiva, l’Aprilia, la Gilera. Sempre negli anni settanta a Claudio Pierobon viene chiesto di produrre particolari per le biciclette. L’impresa entra così nel settore ciclo che, nel corso degli anni, eguaglia il valore della produzione per il settore moto, sino anche a superarlo. Nel 1978 Claudio Pierobon sposa Celestina Noacco anch’essa imprenditrice, proprietaria di una impresa che commercializza condizionatori d’ambienti. Dagli anni Ottanta a oggi (1980-2006) Con gli anni ottanta è il settore ciclo che vive un’intensa fase di espansione grazie alla produzione di parti per le maggiori case italiane ed estere (Colnago, De Rosa, Pinarello, Specialized) e ad una progettazione spesso innovativa che si impone sui mercati e porta l’impresa ad essere per alcuni anni il numero uno del mercato nazionale ed internazionale. I volumi di produzione sono alti, anche perché Claudio Pierobon sceglie di non uscire direttamente sul mercato con un marchio proprio, in modo da poter rifornire più aziende e personalizzare secondo i desideri e le esigenze dei clienti le parti richieste. Verso la metà degli anni ottanta Claudio Pierobon decide anche di impegnarsi nell’associazionismo di categoria, ricoprendo nella Confartigianato cariche sempre più importanti. Dopo quindici anni lascia questi incarichi per la necessità di seguire da vicino la forte crescita della propria impresa. Nel 1992 l’impresa vive però un nuovo ciclo negativo che blocca la fase espansiva dell’attività. La crisi del Gruppo Cagiva toglie infatti a Pierobon gran parte del mercato della moto e i ritardi nei pagamenti portano l’impresa in una situazione finanziaria difficile, anche per l’assenza di un’adeguata copertura bancaria. Le difficoltà vengono superate grazie all’espansione sempre maggiore nel settore ciclo che porta l’impresa ad appoggiarsi a fornitori esterni per coprire le accresciute esigenze di produzione. A partire dal 2000 però i volumi di produzione cominciano repentinamente a diminuire a causa della concorrenza dei paesi asiatici di nuova industrializzazione. Alla radice di questa nuova e più radicale crisi stanno gli effetti imprevisti della delocalizzazione industriale che ha portato le imprese italiana a esportare saperi tecnologici verso paesi una volta arretrati ma ora concorrenti incontenibili. I paesi emergenti non si limitano più alla produzione di semilavorati o di prodotti intermedi: oggi fanno la loro comparsa prodotti finiti di buon livello al punto da mettere fuori mercato i prodotti italiani. La concorrenza diventa insostenibile anche per l’abilità dei nuovi produttori di replicare immediatamente le innovazioni tecnologiche, cosa che vanifica i continui sforzi di progettazione e la presentazione di nuovi modelli, spesso copiati nell’arco della stessa stagione. La situazione è sufficientemente complessa perché Pierobon guardi con prudenza all’idea dell’inserimento del figlio Marco nell’impresa. Da un lato vi vede lo sviluppo naturale di una passione per i motori e di un’intelligenza tecnica che accomuna padre e figlio. Dall’altro, è lieto che Marco stia valutando la possibilità di iscriversi all’università per conseguire
Colombo frigoriferi
Artigianato Colombo frigoriferi DENOMINAZIONE SOCIALE | Colombo frigoriferi di Colombo Elio & C. snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Installazione e riparazione frigoriferi INDIRIZZO | Via sciesa, 41 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-775495 | F. 0331-793089 | www.colombofrigoriferi.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1930-1959) Umberto Colombo, nato nel 1908 a Gallarate, dopo aver frequentato la scuola d’arte e mestieri a Milano lavora presso alcune ditte della zona. L’esperienza più importante è quella vissuta presso la Zanchi Angeloni di Milano dove Umberto apprende l’attività di montatore di impianti frigoriferi operando principalmente nell’Italia meridionale. Grazie al passaparola Umberto inizia anche a svolgere alcune riparazioni per proprio conto nel gallaratese. Nel 1950, vista la scarsità di tecnici nel campo della refrigerazione nella zona, decide di avviare una attività in proprio di installazione e riparazione di frigoriferi. Tre anni dopo, grazie all’aiuto della moglie, Francesca Besani, che si occuperà sempre della parte amministrativa, si aggiunge la vendita di frigoriferi che si amplia, nel 1958, a quella di elettrodomestici e materiale elettrico. Scelta intelligente e redditizia se si considera il periodo di boom economico che in questi anni vive l’Italia. Nello stesso anno la sede del negozio si trasferisce da via Orti 1 in via Sciesa, angolo Strada della Bozza. La compresenza nella stessa casa di ringhiera dell’abitazione e dell’officina fa sì che il lavoro non cessi mai, in una attività frenetica che coinvolge marito e moglie per la maggior parte della giornata. Umberto, inoltre, viene chiamato da alcune grandi industrie come consulente e benché la clientela sia circoscritta prevalentemente a Gallarate, l’impresa arriverà a contare più di 1390 clienti. L’attività dagli anni Sessanta agli anni Settanta (1960-1979) L’attività si rivolge prevalentemente ai negozi di alimentari. A lato però, la ditta Colombo riceve importanti commesse da varie industrie dei più diversi settori, essendo il campo del freddo di per sé molto esteso. La stessa tecnica di refrigerazione è cambiata molto nel tempo col mutare dei gas frigorigeni utilizzati: dall’anidride solforosa, molto pericolosa in caso di guasti e perdite, al freon che dovrebbe essere sostituito oggi da gas che non concorrano ad aggravare il buco d’ozono dell’atmosfera terrestre. Seguendo le esigenze dei propri clienti e per poter contrastare la concorrenza, Colombo decide di fornire ai negozi anche armadi frigoriferi, fatti costruire da un falegname di Samarate, e successivamente, a metà degli anni sessanta, banchi frigoriferi, rivendendo quelli fabbricati da una ditta di Mantova, appositamente contattata. Il campo dell’arredo viene considerato da Umberto un’ottima possibilità di crescita tanto da coinvolgere nella ditta il fratello della moglie, falegname di professione. Collaborazione che però non porterà i frutti sperati a causa di un infortunio avuto sul lavoro dal cognato. I primi arredi verranno comunque fatti e forniti ai gastronomi più importanti della zona. Parallelamente viene abbandonata la vendita di elettrodomestici a seguito della diffusione di negozi specializzati. Nel 1969 Umberto Colombo trasforma la ditta in società di fatto coinvolgendo i figli Giancarlo ed Elio: la partecipazione dei soci viene stabilita nella quota di un terzo ciascuno. La ragione sociale diviene “Colombo Umberto & Figli”. Giancarlo si occupa, come il padre, della parte tecnica mentre Elio, ragioniere e poi iscritto alla Facoltà di economia e commercio, si incarica della gestione amministrativa. Elio segue anche dei corsi di comunicazione per la vendita, in modo da poter poi consigliare, a sua volta, i suoi stessi clienti sulla migliore esposizione possibile della merce nei banchi frigoriferi. Alla fine del 1972 il fondatore dell’attività va in pensione lasciando l’attività ai figli. Dagli anni Ottanta ad oggi (1942-1960) L’attività dell’impresa non conosce flessioni nel corso dei decenni della sua storia grazie alla diversificazione del lavoro ottenuta con l’impegno nel ramo dell’arredo e nel condizionamento ambientale di grandi spazi. L’impresa può anche contare su una clientela fidelizzata, che rimane legata anche per più generazioni. La riparazione in officina è diventata rara, ma in progressione, con il mutare del tipo di impianti e oggi la riparazione viene fatta al 99% presso il cliente. Il mercato di riferimento rimane quello alimentare e i clienti principali i negozi medio-piccoli, dove l’impresa può far valere la propria capacità di assistenza. La grande distribuzione non viene invece volutamente presa in considerazione a causa dell’impegno che richiede senza che ne derivi un adeguato guadagno. I supermercati esigono infatti interventi immediati e a costi precedentemente concordati, rivolgendosi però direttamente ai grandi costruttori per i propri arredi. Elio coinvolge la moglie, Elisabetta Tosi, nella gestione amministrativa proseguendo nel solco dell’esempio tracciato dai suoi genitori. Nel 1997 la società assume la ragione sociale attuale; contestualmente Giancarlo Colombo va in pensione lasciando il posto al figlio Michele. Alla fine del 2000 entra in società anche Marco Colombo, figlio di Elio. Nel 2005 Giancarlo muore privando della propria grande esperienza il fratello e il figlio. Dal 1998 l’attività si è ulteriormente diversificata comprendendo anche il condizionamento ambientale per le abitazioni private e la produzione di cucine e grandi impianti per la ristorazione. Umberto Colombo, nato nel 1908 a Gallarate, dopo aver frequentato la scuola d’arte e mestieri a Milano lavora presso alcune ditte della zona. L’esperienza più importante è quella vissuta presso la Zanchi Angeloni di Milano dove Umberto apprende l’attività di montatore di impianti frigoriferi operando principalmente nell’Italia meridionale. Grazie al passaparola Umberto inizia anche a svolgere alcune riparazioni per proprio conto nel gallaratese. Nel 1950, vista la scarsità di tecnici nel campo della refrigerazione nella zona, decide di avviare una attività in proprio di installazione e riparazione di frigoriferi. Tre anni dopo, grazie all’aiuto della moglie, Francesca Besani, che si occuperà sempre della parte amministrativa, si aggiunge la vendita di frigoriferi che si amplia, nel 1958, a quella di elettrodomestici e materiale elettrico. Scelta intelligente e redditizia se si considera il periodo di boom economico che in questi anni vive l’Italia. Nello stesso anno la sede del negozio si trasferisce da via Orti 1 in via Sciesa, angolo Strada della Bozza. La compresenza nella stessa casa di ringhiera dell’abitazione e dell’officina fa sì che il lavoro non cessi mai, in una attività