Industria Farmagomma DENOMINAZIONE SOCIALE | Farmagomma srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbrica e commercio di articoli stampati in gomma per l’industria in genere INDIRIZZO | Via Trieste 44 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-200116 | F.0332-203311 | www.farmagomma.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1949-1966) Nel corso degli anni trenta, fino alla Seconda guerra mondiale, Waldemar Bragatti lavora presso la Vulcanova, impresa del ramo della gomma che principalmente rigenera copertoni di biciclette. Nel dopoguerra, rimasto senza lavoro, Bragatti decide di mettersi in proprio mettendo a frutto le conoscenze apprese durante il precedente impiego. Non avendo fondi sufficienti per avviare l’impresa, trova due soci di capitali, Eugenio Vailati e Bruno Furigo, con i quali costituisce, nel 1949, la società Farmagomma snc, con sede in via Cimabue a Varese, a duecento metri dalla sua abitazione. Il ruolo dei soci all’interno dell’impresa è limitato e l’attività è condotta quasi completamente da Bragatti. Poco dopo Waldemar conosce Melodia, un produttore di contagocce per l’industria farmaceutica e ne diventa il fornitore primario. In seguito allo sviluppo di questo settore e della ricerca di altri clienti, tra cui Capsulit, Drop e Stam Special, l’impresa abbandona la lavorazione di copertoni e si specializza nella produzione delle pompette per contagocce. I primi anni di vita della società coincidono con il boom economico e anche la Farmagomma conosce tassi di sviluppo altissimi. Nel 1960, per adeguarsi al nuovo livello di attività, il capitale sociale viene aumentato e Bragatti arriva a detenere il 60% della società. Due anni dopo, Vailati, che non aveva partecipato all’aumento di capitale, chiede di essere liquidato. In questi anni Bragatti prende contatto con Fradagrada, un commerciante in flaconi per farmaceutici, e la gamma dei prodotti si arricchisce così di tutta la serie di tappi utilizzati per la chiusura di bottiglie per fleboclisi e antibiotici che in quel periodo hanno un incremento esponenziale da parte degli ospedali. Le dimensioni dell’impresa rimangono però ridotte perché il titolare sa che l’espansione comporterebbe una maggiore complessità nella gestione. Dal 1967 al 1989 Nel giugno 1967, viene costruito l’impianto di Induno Olona nella quale la società trasferisce la propria sede mentre l’abitazione rimane a Varese. Nel dicembre 1972 l’impresa passa sotto l’esclusivo controllo della famiglia Bragatti: Furigo si ritira dalla società, e fa il suo ingresso come socio Maurizio Bragatti, figlio di Waldemar. Pur laureatosi in farmacia, Maurizio entra nell’impresa paterna così come era stato previsto e come lui stesso aveva sempre desiderato, ricevendo fin dall’inizio la piena responsabilità della conduzione dell’attività . Waldemar Bragatti infatti, pur rimanendo ufficialmente l’amministratore di Farmagomma, rinuncia progressivamente a una presenza attiva nell’impresa. Il lavoro viene quasi esclusivamente ottenuto grazie a rapporti diretti con i clienti e al passaparola degli stessi che permettono a Farmagomma di non ricorrere alla pubblicità. La principale fonte di lavoro per l’impresa è costituita dalle aziende dei due grandi poli biomedicali della Valtellina e del Modenese. I clienti principali di Farmagomma sono quelli di sempre, in un settore dove con difficoltà si cambiano i fornitori e si privilegia la qualità del prodotto fornito. Anche l’innovazione dei macchinari non subisce modifiche importanti poiché spesso il miglioramento della produttività porta a una relativa riduzione della manodopera impiegata, ma anche alla diminuzione del livello di qualità del prodotto. A volte, il cambiamento dei macchinari presenta più vantaggi fiscali che tecnologici. In questi anni i picchi delle esigenze di produzione sono affrontati con l’impiego di lavoranti a domicilio e di terzisti. Il 20 novembre 1978 l’impresa viene trasformata in società in accomandita semplice, cambiando denominazione in “Farmagomma sas di Bragatti Waldemar & c”. Il fondatore rimane socio accomandatario gerente, mentre Maurizio è accomandante e procuratore. Il 25 giugno 1981 la Farmagomma diviene una società a responsabilità limitata. In questo periodo l’impresa occupa un’area di più di 900 metri quadri, entro cui trovano posto i reparti di stampaggio, finissaggio ed il magazzino dei prodotti. Accanto allo stabilimento viene costruita una palazzina per dare nuovi spazi agli uffici. La società impiega una trentina di dipendenti e ha clienti sia in Italia che all’estero, quasi tutti concentrati nel settore farmaceutico e medico. Si affaccia nel frattempo la concorrenza asiatica, in particolare coreana, che provoca la cessazione di alcuni clienti della Farmagomma e nel biennio 1983-84 costringe l’impresa stessa a ricorrere alla cassa integrazione. La produzione asiatica è però di bassa qualità e ciò permette alle imprese europee del settore di recuperare le quote di mercato perse. Anche Farmagomma conosce, così, una ripresa significativa ed un nuovo periodo positivo che continua fino alla metà degli anni novanta. Dal 1990 al 2008 In quest’ultimo periodo l’impresa deve far fronte a una duplice difficoltà: da un lato un processo di concentrazione industriale con la formazione di grandi gruppi nel settore dei prodotti farmaceutici in gomma; dall’altra l’arrivo della concorrenza cinese. Nonostante le difficoltà la Farmagomma è tra le prime aziende del settore a conseguire la certificazione di qualità, nel 1996, intuendo l’importanza della soddisfazione finale dei clienti e della fornitura di prodotti con un livello qualitativo elevato. Farmagomma, che nel passato aveva scelto di non espandersi, non può competere con le grandi imprese che godono di una estesa rete commerciale; d’altro lato la concorrenza cinese ha imparato a fornire non solo prezzi molto bassi, ma anche prodotti di qualità. L’impresa allora, per aumentare il numero dei clienti storici, si rivolge ad una produzione di nicchia, sempre nell’ambito farmaceutico, per i settori dell’oculistica e della cosmetica che richiedono confezioni di qualità per i propri prodotti. Ciò comporta, dalla fine degli anni novanta, un dimezzamento del fatturato che si cerca di correggere anche attraverso la commercializzazione di modesti quantitativi di prodotti vari sempre nel settore della farmaceutica (come gli sfigomanometri, tubi e valvole). Alla scomparsa di Waldemar Bragatti nel 2000, la carica di amministratore delegato viene assunta dalla nuora Giovanna Garuglieri fino al 2004, anno in cui le subentra Orlanda Cacciari, moglie del fondatore. Per ora, il problema della successione non si pone, data anche l’incertezza del mercato e dato che
Ditta Giannino Tosi & C. Sas
Commercio Ditta Giannino Tosi & C. Sas DENOMINAZIONE SOCIALE | Ditta Giannino Tosi & C. Sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio di tessuti e stoffe INDIRIZZO | Via Dante 4 ang. Via Mazzini | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-631088 | F. 0331-631088 L’avvio dell’attività e i suoi sviluppi (1930-1959) Giannino Tosi direttore commerciale di un’azienda tessile di Arcorate, in seguito alla crisi economica del 1929, decide di abbandonare il settore produttivo e dedicarsi al commercio al dettaglio e all’ingrosso di tessuti per abbigliamento. Dalla metà degli anni trenta e per tutti gli anni quaranta, Giannino Tosi è socio di negozi di tessuto, fino a quando, nel 1949, apre un negozio in proprio in via Montebello (vicolo Custodi) a Busto Arsizio, costituendo con la moglie Maria Farioli una società per il commercio di tessuti denunciata l’anno seguente. Il negozio viene trasferito presso la sede attuale nel luglio 1959 in locali in affitto. La data è significativa nella storia dell’impresa perché il trasferimento consente di espandere l’attività al commercio di biancheria da casa, compresi tappeti e tendaggi. Nello stesso anno, inoltre, il figlio di Giannino, Danilo Tosi, si sposa con Maria Landini e abbandona definitivamente gli studi in economia e commercio per dedicarsi all’attività di famiglia. Anche la moglie di Danilo, sollecitata dalla famiglia Tosi, abbandona l’insegnamento per ricoprire il ruolo di capocommessa in negozio, che giunge così ad impegnare quattro membri della famiglia Tosi e due commessi. Giannino Tosi si riserva il compito principale e delicato della scelta dei tessuti e degli articoli da acquistare, mentre il resto della famiglia lavora in negozio senza una precisa divisione delle mansioni. Gli anni sessanta e settanta (1961-1986) L’impresa mantiene e sviluppa, in questi anni, la propria attività sia nel commercio al dettaglio sia in quello all’ingrosso. Tosi, infatti, per poter spuntare i prezzi migliori, acquista direttamente presso aziende tessili biellesi volumi importanti di tessuto, comprando pezze e rivendendo in tagli piccoli soprattutto ad ambulanti, operando così da grossista. La necessità crescente di spazi per lo stoccaggio della merce, spinge l’impresa a prendere in affitto un magazzino nello stesso stabile del negozio e ciò consente di aumentare l’offerta ai clienti per la vendita al dettaglio. Nel 1972 entra nella società il figlio Danilo e la ragione sociale viene modificata in “Tosi Giannino & C. di Tosi Giovanni Farioli Maria Tosi Danilo”. Già nel 1976 Danilo Tosi, ancor prima della morte del padre avvenuta nello stesso anno, diviene in pratica l’unico responsabile della società, con l’attribuzione del 98% delle quote sociali. Gli anni settanta segnano un lento declino delle vendite del tessuto per l’abbigliamento, compensate però dal commercio della biancheria da casa che assume sempre maggiore importanza. Ciò porta l’impresa a prendere in affitto dei locali contigui, dapprima occupati da un’altra attività commerciale, che vengono utilizzati come magazzino. All’affacciarsi degli anni ottanta è ormai chiara la preponderanza del commercio al dettaglio e il quasi totale abbandono delle vendite all’ingrosso anche a causa di nuove normative di legge che impongono un registro di carico e scarico del magazzino. Nel 1981, la vedova di Giannino Tosi si ritira dalla società che passa quindi interamente al figlio e alla moglie di questi che partecipa alla proprietà con una quota dell’ 1%. Il cambio di proprietà viene sancito dalla nuova denominazione “Tosi Giannino & C. di Tosi Danilo e Landini Maria”. Verso la terza generazione (1987-2008) Nel 1987 l’impresa diviene una società in accomandita semplice: i coniugi Danilo e Maria Tosi sono gli unici soci con quote rispettivamente del 60 e 40% del capitale. La scelta degli articoli da acquistare per il negozio viene effettuata da entrambi, che approfittano della chiusura del lunedì per visitare le varie imprese tessili. Spesso anche Andrea Tosi, figlio di Danilo, accompagna i genitori, conoscendo così direttamente i fornitori e maturando una certa esperienza. Coinvolto fin dall’infanzia nella vita dell’impresa di famiglia, complice il fatto che l’abitazione si trova esattamente sopra i locali del negozio. Anche la scelta degli studi (perito tessile) è indirizzata all’attività di famiglia. Conseguito il diploma nel 1980, tre anni dopo Andrea entra nell’impresa come coadiuvante. Nel 1989 partecipa ufficialmente alla società come socio accomandante. Gli articoli e i tessuti commerciati dal negozio Tosi si mantengono su livelli di qualità medio-alti, con una particolare attenzione alla soddisfazione del cliente. Nel 1991 muore Danilo Tosi e l’anno seguente Andrea diviene socio accomandatario, mentre la sorella Paola entra nella società come socio accomandante per pochi mesi, non essendo mai coinvolta operativamente nell’impresa. In questi stessi anni, a fronte di un continuo calo della vendita dei tessuti, si decide di dare maggiore visibilità al settore dell’arredo e della biancheria da casa in continua crescita sfruttando le vetrine dei locali del magazzino, raddoppiando così la superficie del negozio. Andrea Tosi si occupa dell’amministrazione dell’impresa e, insieme alla madre, degli acquisti. La vendita dei tessuti è ora influenzata sempre più dalle mode stagionali cui si cerca di adeguarsi, ascoltando le proposte dei rappresentanti delle aziende fornitrici e coinvolgendo nella scelta degli articoli anche le commesse che sono a diretto contatto con le esigenze dei clienti. Ne deriva una difficoltà di fondo poiché, spesso, la produzione dei tessuti precede anche di un anno le tendenza moda degli abiti confezionati e la necessità di acquistare dei metraggi lunghi non consente all’impresa di inseguire ogni proposta del settore del pronto moda. Peraltro non si può tralasciare il settore dell’abbigliamento classico e l’impresa deve così, anche a seguito della rarefazione di questo tipo di negozi, offrire la maggiore varietà possibile, dal classico al pronto moda. Per questo, il magazzino, un tempo ricchezza per l’impresa, diviene un peso economico e gli acquisti si fanno più frequenti e di minor volume. Nel tempo la famiglia Tosi ha costruito con i clienti un rapporto di servizio fondato sulla continuità. Per alcune famiglie del luogo l’acquisto del corredo in questo negozio è diventato pertanto una tradizione. Giannino Tosi direttore commerciale di un’azienda tessile di Arcorate, in seguito alla crisi economica del 1929,
Dino Ceccuzzi
Commercio Dino Ceccuzzi DENOMINAZIONE SOCIALE | Dino Ceccuzzi spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Gioielleria e oreficeria INDIRIZZO | Piazza San Giovanni 1 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-632867 | F. 0331-632644 | www.dinoceccuzzi.it Origini, nascita e primi sviluppi (1935-1961) Verso la metà degli anni trenta Dino Ceccuzzi, nato a Montepulciano nel 1915, giunge a Gallarate dove il padre, ferroviere “girovago”, si è trasferito con la famiglia. Qui inizia l’apprendistato presso la gioielleria Ganosa, diventando in poco tempo non solo un provetto orologiaio ma anche un abile venditore. Nel 1939 si sposa con Maria Taverna da cui ha due figli, Bruno nel 1941 e Alberto nel 1949. Qualche anno dopo passa alle dipendenze dell’orologeria-oreficeria Mazzucchelli di Busto Arsizio, essendo attratto dalla promessa di rilevarne l’attività nel momento del ritiro del titolare, i cui figli non sono interessati al negozio. Nel 1949 Dino Ceccuzzi subentra al suo datore di lavoro e la ditta assume la denominazione “G. Mazzucchelli di Dino Ceccuzzi”. Dino, coadiuvato dalla moglie, espande l’attività, amplia le vetrine del negozio, che si apre nel palazzo settecentesco di piazza San Giovanni: al piano terra la zona giorno del lavoro, al piano superiore la zona notte del riposo. Il laboratorio di riparazioni si dota di strumenti all’avanguardia come, ad esempio, il crono comparatore che consente di leggere con precisione il funzionamento di un orologio. All’angolo del negozio compare l’insegna luminosa degli orologi Rolex, di cui la ditta Ceccuzzi è concessionaria, una novità assoluta per i bustocchi. Il piccolo Bruno respira l’atmosfera del negozio paterno , rimanendone affascinato. Gioca in un cortile che è un microcosmo pulsante di vita commerciale e dove aiuta il padre a fondere l’oro, che una volta fuso sembra un «tuorlo d’uovo cotto sulla piastra». Dopo la terza media è combattuto tra la passione per lo studio e il desiderio del padre che lo vorrebbe subito a bottega, consapevole della precarietà delle proprie condizioni di salute. Decide infine per il ginnasio che frequenta con ottimi risultati fino a quando lo stato di salute del padre non lo costringe ad abbandonare gli studi e a fare un apprendistato di due anni (tra il 1956 e il 1958) presso un maestro orologiaio di Milano. Rientrato a casa, frequenta la scuola serale di ragioneria; studia di notte e lavora di giorno, acquisendo con il diploma una formazione amministrativa utile al lavoro. All’inizio degli anni sessanta viene ventilata la demolizione dell’antico palazzo in cui sin dal 1918 ha sede l’ex orologeria Mazzucchelli. Dino Ceccuzzi predispone tutto il necessario per il trasferimento del negozio in uno stabile vicino ma nel 1961, poco prima dell’inaugurazione della nuova sede, a soli 46 anni, cessa di vivere. Il ventenne Bruno si trova improvvisamente a doversi fare carico dell’attività, potendo comunque contare sull’indispensabile aiuto della madre: la denominazione della ditta muta quindi in “Dino Ceccuzzi di Taverna Maria ved. Ceccuzzi”. Dalla ditta alla società di capitale (1962-1988) Nel corso degli anni Ceccuzzi diventa la gioielleria per antonomasia di Busto Arsizio, che offre i prodotti delle migliori marche: non occorre più andare a Milano per comprare un orologio Vacheron Constantin o un gioiello di Pomellato. Il personale impara le tecniche della vetrinistica, perché la cura dell’esposizione è di primaria importanza per comunicare l’identità di ogni singolo prodotto: quel Rolex è diverso da quel Le Coultre. Nel 1971 Bruno e il fratello Alberto entrano in qualità di soci nell’impresa, che si trasforma nella società di fatto “Dino Ceccuzzi di Taverna Maria ved. Ceccuzzi e figli”. Due anni dopo Bruno fonda insieme ad altri “amici” l’Istituto gemmologico italiano per la diffusione della cultura gemmologica tra gli operatori e la formazione di gemmologi qualificati, e di cui egli stesso è il primo diplomato, ricoprendo per molti anni (sino al 1997) la carica di vice presidente, nonché di responsabile della commissione scientifica. Il presidente è Gianmaria Bucellati, nome storico della gioielleria italiana, le cui prestigiose creazioni trovano posto nelle vetrine del negozio Ceccuzzi. La società nel 1979 registra il proprio marchio d’impresa, il cosiddetto “ragno”, nato da un’idea di Maurio Milani, giovane designer emergente dell’epoca. Nel 1983 la ragione sociale muta in “Dino Ceccuzzi srl”. Bruno è coniugato con Paola Grampa, proveniente dalla borghesia professionale di Busto Arsizio; dall’unione nascono Alessandra (1967) e Dino (1971). Dopo una breve esperienza come insegnante di scuole medie, Paola Grampa, laureata in lettere, si diploma in gemmologia e inizia a lavorare nell’azienda del marito, occupandosi in particolare delle vendite e apportando una “ventata” di cultura umanistica. Paola instaura con i clienti rapporti fondati sul rispetto, sull’empatia e sulla fiducia , perché vendendo e comprando non si scambiano soltanto oggetti e denaro ma anche emozioni, bisogni, confidenze da cui spesso nascono vere e proprie amicizie. La crescita continua dell’attività porta nel 1986 all’apertura a Varese di un secondo negozio , la cui conduzione è affidata ad Alberto Ceccuzzi. Alessandra e Dino Ceccuzzi sono ormai diventati grandi e, da buoni figli d’imprenditore, mostrano interesse a lavorare nell’azienda di famiglia. Occorre però una sede più grande. L’occhio di Paola Grampa cade proprio lì, a due passi, sulla vecchia e fatiscente casa-bottega di una volta, che la famiglia Ceccuzzi acquista insieme a una parte del palazzo del Settecento in cui sorge, in realtà mai demolito e da poco messo in vendita. Verso la terza generazione (1989-2000) I primi anni novanta sono impegnativi e ricchi di novità. C’è la fatica del cantiere i cui lavori durano due anni, trattandosi della ristrutturazione conservativa di un immobile di valore storico, che deve fare i conti con i vincoli imposti dalla Sovrintendenza. Bruno raccoglie e mette da parte i chiodi del Settecento forgiati a mano, che spuntano dalle antiche travi di legno: ingentiliti con una piccola piastrina d’argento diventano il cadeau i clienti invitati alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede, disposta su tre piani, che avviene nel 1991. I coniugi Ceccuzzi trasferiscono qui la loro abitazione e così, dopo una separazione durata trent’anni, casa e negozio ritornano a stare insieme. Nel caveau gioielleria c’è