Industria Tessitura Valdolona srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Tessitura Valdolona srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio di tessuti in cotone INDIRIZZO | Via dei Piave 70 | 21057 | Olgiate Olona (VA) CONTATTI | T. 0331-649994 | F. 0331-642524 | www.valdolona.it L’avvio dell’attività (1947-1971) La storia dell’impresa prende avvio dalla vicenda personale di Pierino Ciapparelli che, nel periodo tra il 1935 e il 1952, lavora presso la manifattura Bernocchi di Legnano come capo produzione, una mansione di grande responsabilità. Nel secondo dopoguerra, Eraldo Bernocchi, propone a Ciapparelli di aprire, parallelamente all’attività di dipendente, una attività di terzista per la Bernocchi per sostenere la produzione di grandi volumi di filati e tessuti richiesti dal mercato Nasce così nel 1947 la Tessitura Valdolona che Pierino Ciapparelli fonda come società in accomandita semplice con il socio Bruno Borsani e altri tre soci accomandanti, liquidati già nell’anno seguente. La sede viene stabilita in via Cadorna 20 ad Olgiate Olona, presso alcuni capannoni della segheria, ancora in funzione, di proprietà del padre di Pierino, Carlo Ciapparelli, dove vengono ospitati i primi dieci telai. Nel 1950, l’impresa si trasforma in srl e avvia ormai, accanto all’attività di terzista, una propria produzione, nel ramo camiceria sportiva, indumenti femminili, e piquet per bambini. Nello stesso tempo, ricopre grande importanza anche la produzione di tessuti greggi, che raggiunge in breve tempo il milione di metri annui. Sul finire degli anni cinquanta, i lavori di raddoppio dell’autostrada Milano-Laghi interessano i terreni sui quali sorgono i capannoni della segheria e della Tessitura Valdolona e costringono all’abbandono della sede. Per circa due anni, la Tessitura chiude l’attività produttiva e si trasforma in una società commerciale commissionando il tessuto a terzisti. Contemporaneamente vengono avviati i lavori per la costruzione di una nuova sede con annessa l’abitazione, in via Piave 68, presso la quale l’impresa si trasferisce nel 1962 riprendendo la produzione di tessuti. Pierino Ciapparelli, vera anima dell’impresa, segue soprattutto la produzione e la commercializzazione del prodotto, occupandosi anche dei rapporti col personale. La moglie, Teresina Maggi, lo assiste nella contabilità e nell’amministrazione dell’impresa. Oltre all’impegno profuso nella propria attività, Ciapparelli dedica una parte importante del proprio tempo all’insegnamento ai periti tessili nelle scuole serali Bernocchi e ricopre la carica di sindaco di Olgiate Olona dal 1970 al 1977. L’attività dagli anni settanta agli anni novanta (1972-1999) L’impresa continua a vivere in questi anni una situazione caratterizzata da grandi volumi di produzione, arrivando a impiegare nella lavorazione cento telai. Il mercato di riferimento è quello italiano: l’ottimo andamento delle vendite, non spinge a ricercare clienti esteri. L’intraprendenza imprenditoriale di Pierino Ciapparelli non è condivisa dal socio Borsani, meno orientato a investire nell’azienda: il mancato rinnovamento che ne consegue, determina una obsolescenza dei macchinari (telai a navetta). Inoltre la divergenza di prospettive porta anche, ad un certo punto, Ciapparelli a prefigurare l’avvio di un’attività propria che si sarebbe dovuta chiamare Idea cotone, ipotesi che però non avrà seguito per la sua prematura scomparsa. Nonostante questi problemi interni, anche i primi anni ottanta si dimostrano particolarmente favorevoli e segnano forse il punto di massima redditività dell’impresa. Nel febbraio del 1985, come detto, Pierino Cepparelli viene a mancare improvvisamente. L’impresa rimane sulle spalle della moglie Teresina Maggi che lo sostituisce nella conduzione dell’attività. Il socio Bruno Borsani chiede di essere liquidato e ciò causa un conseguente intaccamento delle risorse patrimoniali. Teresina Maggi è coadiuvata, in questi anni, dal figlio Alberto che però divide la sua attività tra la tessitura e la professione di chirurgo plastico. L’impresa vive un momento di crisi: risente dei mancati investimenti che hanno impedito di passare dai telai a navetta a quelli a pinza, più moderni e veloci. L’obsolescenza dei telai, bisognosi di un controllo più assiduo, determina un maggior carico di manodopera e quindi ulteriori aggravi finanziari. Nel 1992, la moglie di Alberto Cepparelli, Federica Chierichetti, figlia di imprenditori chimici e con alle spalle una lunga esperienza nel settore finanziario prende la decisione di sostituirsi al marito, in aiuto alla suocera ormai anziana. Nel 1995 viene nominata procuratrice speciale della Tessitura Valdolona srl. Il personale viene ridotto e la tessitura interna chiusa non potendo rimanere competitiva sul mercato per l’utilizzo dei telai a navetta. La produzione del tessuto è affidata a terzisti, vengono viceversa mantenuti l’orditura e le altre lavorazioni minori. Rimangono in funzione pochi telai per soddisfare piccoli ordini che, in quanto tali, non possono essere demandati ad altri e per la preparazione delle campionature. Si cerca di dare nuovo impulso ai prodotti tipici della Tessitura Valdolona: la camiceria sportiva e i tessuti per bambino, soprattutto per neonato. Con quest’ultimo tipo di produzione, la Valdolona si inserisce in un settore dominato da grandi gruppi, quali la Chicco e Prenatal, e trova un suo punto di equilibrio. Dal 2000 al 2007 Nel 2000, gli sforzi compiuti per far sopravvivere l’azienda rischiano di essere vanificati dall’affacciarsi della concorrenza cinese che porta alla chiusura la maggior parte dei clienti della Valdolona. Ciò comporta il crollo in breve tempo delle vendite e una nuova grave crisi per l’impresa. Quando già si è determinato di chiudere alla fine del 2002, Alessandro , figlio unico di Alberto e Federica Chierichetti, appena terminati gli studi superiori, decide, nel 2001, di continuare nell’impresa di famiglia. Può contare sull’esperienza materna nella conduzione dell’impresa e sull’immissione di nuovi capitali da parte del padre Alberto, ben felice di contribuire alla rinascita della tessitura. Nel 2002, una azienda terzista della Valdolona chiude la propria attività e Alessandro ne rileva i telai per ammodernare in questo modo gli impianti dell’impresa. Pur continuando nel settore camiceria, in breve tempo matura l’idea di portare la produzione sul settore alberghiero: l’unico settore che permette una produzione di qualità ma allo stesso tempo caratterizzata da volumi importanti, necessari per poter tenere testa alla concorrenza straniera. L’impresa si indirizza così al consumatore finale: si salta in questo modo l’intermediazione del confezionista, e si aggira la concorrenza cinese, particolarmente temibile sui prodotti intermedi del ciclo di lavorazione. Dal 2004, il fatturato
Cooperativa Acli di Gavirate
Commercio Cooperativa Acli di Gavirate DENOMINAZIONE SOCIALE | Società cooperativa Acli di Gavirate FORMA GIURIDICA | Società cooperativa ATTIVITÀ PRINCIPALE | La cooperativa persegue scopi mutualistici e svolge attività sociali a favore dei soci e dei non soci in modo diretto o indiretto anche in collaborazione con l’Associazione A.C.L.I. ed il relativo patronato Caf INDIRIZZO | Via Corridoni 4 | 21026 | Gavirate (VA) CONTATTI | T. 0332-745296 | F. 0332-745296 Dal 1947 al 1971 La Società cooperativa a responsabilità limitata Acli nasce il 5 ottobre 1947 per volontà di cinque soci fondatori che, per divergenze politiche con la Casa del popolo di Gavirate affiliata alla Lega delle cooperative, decidono di fondare un nuovo organismo ispirato ai principi della cooperazione bianca . La nuova cooperativa di consumo ha sede in via Corridoni 2 e ha per oggetto la gestione di una trattoria (inizialmente in un locale in centro a Gavirate, in via XXV aprile, prestato da un socio commerciante) e di uno spaccio di vino e liquori , di generi alimentari e di abbigliamento. I soci raggiungono in tempi rapidissimi il numero di 255. Fin dai primi anni, la società avvia l’attività di vinificazione con pigiatura diretta dell’uva, acquistata prevalentemente dalla ditta Bottinelli di Varese, impiantando un torchio e grandi botti di legno nelle cantine del locale di via Corridoni. Nel 1955 l’attività prevalente risulta già essere la gestione diretta della trattoria e lo spaccio di vino. La società è ormai nota come il “Circolino” di Gavirate, sede anche di un’intensa pratica del gioco delle bocce, grazie ai campi realizzati dalla cooperativa stessa che provvede alla costituzione della “sezione bocce”. Nello stesso anno i soci della cooperativa decidono di associarsi alla Confederazione delle cooperative italiane di ispirazione cattolica e di conseguenza all’Unione provinciale delle cooperative di Varese. Negli anni successivi vengono realizzati nuovi campi da bocce e rinnovato l’arredamento dei locali della trattoria. In questo periodo il numero dei nuovi iscritti non supera le 25 unità: questo è forse dovuto al fatto che la società non è più, di fatto, una cooperativa di consumo con vendita di prodotti a prezzi vantaggiosi, ma si identifica con la trattoria, attraendo quindi come soci i soli frequentatori del circolino. Nel 1967 in occasione dei venti anni dalla fondazione, l’assemblea dei soci decide di prorogare la durata della società fino al 31 dicembre 2000. Dal 1972 al 1987 Dal 1972 l’attività va in perdita e la cooperativa inizia a non distribuire più utili ai soci. L’anno seguente la situazione non migliora, ma si decide di rinnovare ugualmente la cucina della trattoria. Il bilancio del 1973 è ancora in perdita ed alcuni soci mettono in discussione l’opportunità di continuare l’attività della cooperativa. L’assemblea dei soci decide, però, di proseguire l’attività pur prendendo atto che gli scopi per i quali la cooperativa era stata fondata non sono più attuabili a causa delle necessità e dei tempi mutati. Nel 1975 l’appartamento al primo piano dello stabile della trattoria, prima occupato dal gerente, viene adibito a uffici e utilizzato, dietro pagamento di un rimborso spese, per ospitare le sezioni locali del Club Varese e della Democrazia cristiana. Negli anni successivi questi locali verranno lasciati in fruizione, per un giorno alla settimana, a numerosi altri gruppi: il Gruppo alpini Gavirate, la Società ciclistica gaviratese, il Moto club Gavirate, la Pallacanestro Gavirate, la Scuola di taglio e cucito, la Società scacchistica. Si mettono poi a disposizione spazi per l’associazione Acli, in particolare per il Patronato Acli. Nel 1982, anniversario dei trentacinque anni di attività, la Società decide di affidare la propria gestione amministrativa, fiscale e contabile all’Unione delle cooperative di Varese. La sempre minor produzione di vino e lo scandalo del metanolo che determina l’introduzione di una normativa più severa in Italia, spinge la società a cessare l’attività di vendita al dettaglio e vinificazione. L’anno seguente la gestione diretta dell’attività commerciale di bar-trattoria, fino a quel momento affidata ad un gerente con stipendio fisso più una percentuale sulle vendite, divenuta di difficile gestione esoprattutto troppo onerosa dinnanzi ad un continuo sbilanciamento tra costi e ricavi, viene sostituita, per decisione dell’assemblea dei soci, con l’affitto delle licenze relative alla gestione dell’attività. Nel 1987 la cooperativa apre i suoi spazi anche alla locale Schola cantorum. Dal 1988 a oggi Dal 1988 il numero dei soci (di cui circa l’80% è costituito da pensionati) torna a salire grazie al ripristino delle feste tradizionali della cooperativa, come le gare di bocce e l’annuale sagra dell’uva, ma anche grazie all’idea di rilanciare l’attività di vendita intesa soprattutto come attività di servizio per le persone anziane che non possono muoversi da casa. Nel 1992 la società si accorda con la proprietà dell’immobile per l’avvio di importanti lavori di ristrutturazione ottenendo in cambio la stipula di un vantaggioso contratto d’affitto a lungo termine che prevede anche il diritto di prelazione in caso di vendita. I lavori sono completati l’anno seguente. Nel 1996 il consiglio aderisce alla nuova Cooperativa S. Egidio di Tornavento da cui parte il “Progetto Comunità” proposto dall’Unione cooperative di Varese per rilanciare la cooperazione. Il Presidente della Cooperativa di Gavirate, Luigi Giromini, in questa occasione viene eletto consigliere provinciale nel consiglio dell’Unione suddetta. Nello stesso anno si vota il prolungamento della Società fino al 2050 e sempre in questo periodo la Casa del popolo di Gavirate chiudeva l’attività così che il Circolino rimane la sola realtà cooperativa locale.Nel 1997 viene deciso il restauro della statua della Madonna Orante : statua divenuta simbolo della cooperativa stessa e posta, esattamente cento anni prima, dai progenitori delle famiglie proprietarie dello stabile. Nel 2001, alla morte della proprietaria Lidia Bravo, l’edificio, ormai sede storica della società, viene ereditato dai figli che, dopo una contrattazione durata circa un anno, ne decidono la vendita alla cooperativa stessa. L’intera assemblea dei soci procede così all’acquisto dello stabile grazie all’attivazione di un mutuo ventennale, confidando nelle entrate costituite dagli affitti dell’attività della trattoria. Nel 2006 la trattoria funziona anche come pizzeria, riscontrando notevole successo e richiamando anche una clientela giovane per
Mamba maglificio di Magnaghi Paolo
Artigianato Mamba maglificio di Magnaghi Paolo DENOMINAZIONE SOCIALE | Mamba maglificio di Magnaghi Paolo FORMA GIURIDICA | Ditta individuale ATTIVITÀ PRINCIPALE | maglieria INDIRIZZO | via A. Boito, 6 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331–635313 | F. 0331-635313 L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1930-1949) La storia del maglificio Mamba Magnaghi nasce nel 1947 a Busto Arsizio, quando Angelo Magnaghi costituisce una ditta individuale in via Rovetta.Angelo proviene da una famiglia che, secondo le migliori tradizioni varesine, ha nel sangue il lavoro e l’impresa. I nonni di Angelo emigrarono in America in cerca di fortuna, il fratello Giovanni assieme al cognato Mario Tovaglieri avviò il maglificio Tovaglieri e Magnaghi a Busto Arsizio. Qui, il giovane Angelo, inizia il proprio apprendistato agli inizi degli anni trenta e già nel 1934 coglie l’occasione per mettersi in proprio trasferendosi con la moglie Maria Crespi a Torino. Nonostante il capitale esiguo, l’impresa è ben avviata e conta presto una decina di operai. A Torino la famiglia si ingrandisce perché nascono Eliana ed Ermanno, ma nel 1939 Angelo liquida l’attività per aprire una maglieria in via Molino a Busto. Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi lo costringono a liquidare il maglificio ricavando una somma cospicua che tuttavia, alla fine del conflitto, gli permetterà appena di acquistare una macchina tubolare ancora oggi in funzione. Gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta (1950-1969) A Busto, in via Rovetta, Angelo riprende la propria attività. Sono anni di sviluppo intenso, grazie anche alla piena dedizione al lavoro di entrambi i genitori. Maria Crespi, che prima della guerra aveva lavorato presso la tessitura Milani e Nipoti, affianca il marito accudendo contemporaneamente all’impresa e alla casa collocate nello stesso stabile. Angelo si occupa dei rapporti con i clienti e i fornitori, la moglie del personale e dell’amministrazione. Anche il piccolo Ermanno, tornando dalla scuola elementare, aiuta i genitori nei lavori più semplici. Da lì, progressivamente, passa a operare su tutte le macchine, acquisendo quella competenza globale sulla produzione che è caratteristica del lavoro artigiano. I macchinari per la maglieria sono tedeschi e inglesi perché il settore meccanotessile non si è ancora sviluppato sul territorio mentre i filati provengono dalle numerose filature presenti nella zona del bergamasco e bresciano. Prevalgono i misti lana e le fibre sintetiche, di qualità inferiore rispetto alla lana e al cotone. In questo ventennio la piccola impresa Magnaghi si costruisce uno spazio di nicchia riuscendo a sopravvivere tra grandi concorrenti: punta sulla differenziazione del colore nei prodotti e sulla realizzazione di capi particolari, il cui consumo limitato non consente produzioni di massa. Anche la commercializzazione dei prodotti avviene secondo forme diverse da quelle attuali: il produttore ha rapporti esclusivamente con il grossista e la vendita non è a capo, ma a peso. Con gli anni sessanta l’evoluzione del settore e il miglioramento del tenore di vita portano l’impresa ad abbandonare i filati misti e a utilizzare esclusivamente il cotone. Migliora anche l’attenzione al modo di presentare i prodotti: dalla vendita a peso si passa alla vendita a dozzine. Nel 1963 l’impresa si trasferisce nella sede attuale in via Boito, in un edificio costruito da Angelo Magnaghi dove risiede anche la famiglia. Gli anni Settanta e Ottanta (1970-1989) Nel 1973 Ermanno, sposatosi nel frattempo con Cristina Cabella, affianca il padre nell’impresa, che si trasforma in società di fatto “Mamba – di Magnaghi Angelo e Magnaghi Ermanno”. La moglie vi è coinvolta e si occupa dell’amministrazione e del rapporto con i dipendenti. La situazione economica è positiva e favorisce gli investimenti tecnologici: i nuovi macchinari sono rapidamente ammortizzati. Il numero di dipendenti è di 8. Con gli anni settanta, l’introduzione della normativa sull’iva rende più complessa la gestione amministrativa e impone un livello più ampio di formalità cui però l’impresa riesce a far fronte. Nel 1978 Angelo abbandona l’attività, Ermanno diventa titolare unico dell’impresa che torna alla forma giuridica della ditta individuale. Con la fine degli anni ottanta lavorano nell’azienda anche i figli di Ermanno, Manuela e Paolo. Per Manuela ciò comporta l’abbandono della facoltà di medicina, mentre per Paolo le competenze informatiche acquisite a scuola vengono applicate soprattutto nell’ambito amministrativo. Per entrambi i figli, l’inserimento nell’impresa è diverso da quello delle generazioni precedenti: soprattutto per Paolo, il punto di forza non è la competenza tecnico-professionale, bensì la costruzione di un rapporto solido con la clientela. Gli anni novanta (1990-2006) Gli anni novanta sono gli anni della crisi. La deindustrializzazione del territorio e la delocalizzazione delle imprese trasforma la struttura socio-economica del territorio. Spariscono le medie e grandi fabbriche di filati: i produttori si riforniscono della materia prima facendola affluire dai paesi in via di sviluppo e quindi si terziarizzano. La crisi ha determinato la chiusura di molte imprese, il calo dell’occupazione nel territorio e quindi la contrazione del potere d’acquisto della popolazione. Alla lunga, la terziarizzazione del comparto tessile si è ritorto contro le scelte degli industriali stessi. Paradossalmente, nel breve periodo la crisi delle grandi imprese non ha depresso la piccola impresa che, per un certo periodo, ha conosciuto un’espansione della propria fetta di mercato. Solo negli ultimi anni il riflusso ha investito anche le piccole imprese e ciò ne ha modificato l’organizzazione del lavoro: oggi la piccola impresa ricorre sempre di più alla collaborazione di terzisti che resistono specializzandosi su segmenti molto limitati della produzione. L’impresa acquista il filato, produce la maglia per realizzare la biancheria intima e le t-shirt. Il tessuto viene inviato nelle tintorie e nelle stamperie per essere tinto e candeggiato; al ritorno viene tagliato e rinviato all’esterno per il confezionamento. Infine, si controlla la qualità del prodotto, lo si stira, lo si imbusta e lo si vende. In altri termini, l’attività artigiana si trasforma mescolando le tradizionali funzioni produttive con nuove funzioni di coordinamento e controllo della qualità. La cessione di parte dell’attività manufatturiera ai terzisti consente di controllare meglio la formazione del prezzo e di dare all’impresa una struttura quanto più leggera possibile. Ne consegue che il numero degli occupati oggi è sceso a 3. Parallelamente, la
Aletti Giovanni & figli
Industria Aletti Giovanni & figli DENOMINAZIONE SOCIALE | Aletti Giovanni e Figli Srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Costruzione e installazione di macchine e apparecchi per l’industria delle pelli, del cuoio e delle calzature INDIRIZZO | Via Tiepolo, 14 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-334664 | F. 0332-331917 | www.sueding.com L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1920-1949) Giovanni Aletti, nato nel 1890, inizia a lavorare come meccanico presso la Macchi di Varese negli anni appena successivi la Prima guerra mondiale. In seguito svolge l’attività di meccanico manutentore presso la Cornelia Conciaria, azienda che come altre del suo settore aveva sede lungo il corso del fiume Olona, allora distretto conciario tra i principali in Italia. Il figlio Franco, nato nel 1920, si forma come tecnico progettista seguendo i corsi serali delle scuole tecniche di Varese e lavorando presso l’azienda meccanica Leopoldo Pontiggia. Alla fine della Seconda guerra mondiale, Giovanni decide di coinvolgere il figlio in una attività di costruzione di macchine per conceria. A quei tempi il settore presenta ottime prospettive di crescita: le industrie conciarie tedesche non reggono la concorrenza di quelle italiane che possono avvantaggiarsi di minori costi di manodopera. Nei primi mesi del 1946, nell’abitazione di Giovanni, con l’aiuto degli altri figli Ezio e Pietro, viene così progettata la prima macchina smerigliatrice, poi realizzata in sei unità. I capitali iniziali vengono forniti da Armando Pizzocaro di Milano, importatore delle macchine per conceria tedesche, che nutriva forte fiducia nelle possibilità del nuovo modello. L’assemblamento avviene nel garage di casa, i pezzi sono realizzati nelle numerose aziende meccaniche e fonderie diffuse un tempo nella zona. Queste macchine, simili per concezione a quelle tedesche ma più grandi e più moderne, saranno vendute in Veneto dal figlio Franco. In questa fase, Franco abbandona la Pontiggia per incompatibilità tra il ruolo di lavoratore dipendente e quello di costruttore in proprio: nel 1947 vede la luce la società di fatto “Giovanni Aletti e figli”. L’attività negli anni Cinquanta e Sessanta (1950-1969) Negli anni cinquanta l’impresa può già godere di un archivio disegni grazie alla precedente attività di Franco. Peraltro egli coinvolge nell’impresa nuovi tecnici provenienti dalla Leopoldo Pontiggia che conosce personalmente e con i quali condivide la formazione tecnica. In questo periodo i membri della famiglia si fanno carico dell’organizzazione funzionale interna: i fratelli Ezio e Pietro (chiamato Carlo) si occupano della produzione, Franco segue un percorso più propriamente imprenditoriale passando via via dalla progettazione alla parte commerciale e finanziaria. Nel 1959, l’impresa si trasferisce dall’abitazione di Giovanni in via Vanetti ad un piccolo capannone di via Tiepolo. Tutte le parti delle macchine sono costruite internamente, escluse le fusioni realizzate da fonderie locali. La produzione si amplia alla rasatrice e ad altre macchine per il finissaggio della pelle. Il mercato di vendita è costituito soprattutto dai distretti conciari del Veneto, della Toscana, delle zone di Varese, di Turbigo e Castano Primo (MI) e di Avellino. Alla fine degli anni cinquanta l’impresa comincia a intessere rapporti commerciali con la Francia e il Nord Africa francese grazie alla partecipazione alla “Semaine du cuire”di Parigi, la più importante fiera europea dell’industria conciaria fino alla sua ultima edizione del 1997. Nel corso degli anni sessanta l’esportazione di macchine interessa anche i paesi dell’Est europeo. La presenza sul mercato internazionale costringe l’impresa a difendere l’originalità dei propri progetti attraverso il deposito dei brevetti. Gli anni settanta e ottanta (1970-1989) L’inizio degli anni settanta segna la crisi delle industrie conciarie della Val d’Olona, parallelamente la diffusione dell’industria meccanica per conceria negli altri distretti conciari porta l’azienda ad individuare nell’esportazione una nuova via di crescita. Gli anni settanta e ottanta segnano il massimo sviluppo dell’azienda che mantiene le vendite in Europa per le produzioni di qualità ed esporta in Turchia, mercato che si sostituisce a quello nord africano. Il mercato di riferimento è però l’India, il paese in cui l’azienda ha venduto il numero maggiore di macchine. L’impresa, in questo periodo, supera i 50 dipendenti. In questi anni la terza generazione della famiglia Aletti inizia a lavorare nell’impresa, anche se in realtà i nipoti di Giovanni già durante le vacanze estive erano soliti lavorare in officina per fare esperienza Dagli anni Novanta ad oggi (1990-2006) Nel 1989 la Aletti e figli diventa una società a responsabilità limitata con l’ingresso della terza generazione. Carlo, il figlio di Ezio, si dedica alla produzione, Marco ed Ezio, figli di Franco, seguono percorsi diversi. Ezio finiti gli studi liceali, affianca il padre nel settore commerciale; Marco si laurea in ingegneria collaborando costantemente durante gli studi con l’ufficio tecnico. Negli anni passa poi a occuparsi degli aspetti finanziari. I contatti internazionali si ampliano estendendosi a paesi dell’Asia, alla Russia, agli Stati Uniti e al sud America. Nel corso degli anni novanta la parte della famiglia costituita da Pietro Aletti e dai suoi figli viene liquidata con una cessione di una parte degli immobili. La decisione si riflette negativamente sulla produttività dell’impresa che non sfrutta le opportunità di crescita offerte dai nuovi mercati esteri. Nel 1998 muore Franco Aletti e gli succede nella carica di presidente il figlio Marco. Il ridimensionamento quantitativo del mercato e la più facile reperibilità commerciale dei componenti meccanici, spingono l’impresa a mantenere all’interno soltanto la progettazione e l’assemblaggio finale, appoggiandosi a terzi per il resto. Questo ha determinato una contrazione della struttura produttiva che oggi è scesa a 20 dipendenti. La produzione verte sempre più sulla “personalizzazione” delle macchine seguendo le specifiche richieste dei clienti. La gamma dei prodotti si espande fino a raggiungere i 14 modelli attuali (smerigliatrice, rasatrice, “messa al vento” per pelli bovine, tutte le macchine necessarie per le pelli ovo-caprine). Il 90% della produzione è rivolta al mercato estero. Grazie agli investimenti nella ricerca (l’8% del fatturato), l’impresa si inserisce anche nel settore tessile e della gomma con smerigliatrici dedicate. La differenziazione dei prodotti consente oggi all’impresa di mantenere gli stessi fatturati raggiunti negli anni novanta, che sono stati i maggiori nella storia dell’impresa, a fronte della concorrenza estera della Cina. L’intensa attività di progettazione, come per il passato, è accompagnata dalla