Industria Fratelli Alberti DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Alberti srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Costruzione di macchine e accessori per calzaturifici e pelletteria INDIRIZZO | Via Brunico 75 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-333619 | F. 0332-331761 | www.fratellialberti.com Le origini dell’impresa (1937-1949) Faustino Alberti, originario di Campo San Martino in Veneto, si sposta una prima volta nel Varesotto durante la Prima guerra mondiale, dovendo prestare servizio militare a Tradate, presso la fabbrica di motociclette Frera. Di ritorno in Veneto, diviene manutentore delle macchine agricole della famiglia Breda. Nel 1937, spinto da maggiori opportunità di lavoro, si trasferisce a Varese, senza mai stabilirvisi definitivamente, aprendo un negozio di ciclista in viale Belforte. Insieme a Faustino, in tempi diversi, si trasferiscono i figli: Alberto, maestro e poi impiegato nell’amministrazione centrale di Milano della Breda, Antenore, Arnaldo e Adelio che lavorano tutti alla Macchi. Una figlia, Lina, sarà anch’essa a Varese già nel 1938 come lavorante presso la Cornelia Conciaria. Nel negozio di ciclista, inizia una piccola attività parallela di lavorazione meccanica che darà alla luce il primo prototipo di macchina per calzaturifici e pelletteria. Nel 1945 la ditta Barenghi di Milano, importatrice delle macchine per pellami tedesche Fortuna, propone agli Alberti di produrre una macchina smussatrice fornendo l’attrezzatura necessaria che sarebbe stata ripagata in conto lavori. Alberto Alberti, viene convinto dai fratelli a lasciare il posto di lavoro alla Breda per curare l’amministrazione dell’azienda di famiglia. L’impresa nel 1949 viene registrata in Camera di Commercio, i soci sono i fratelli Arnaldo e Adelio e la moglie di Antenore, deceduto nel 1948, Emma Pierobon. Arnaldo si dedica alle pubbliche relazioni e alla parte commerciale, Adelio si occupa della produzione e del rapporto coi dipendenti. Emma Pierobon si impegna anch’essa nell’amministrazione. Già nel 1948 la F.lli Alberti tenta di valicare i confini nazionali avviando trattative, con una azienda del posto, per esportare in Argentina. L’attività dagli anni cinquanta e sessanta (1950-1969) L’impresa vive pienamente il periodo del boom economico. Dagli anni cinquanta, la produzione si divide in due grandi settori: quello delle macchine per calzaturifici e pelletterie e quello motoristico, intrapreso soprattutto per la passione comune ai tre fratelli per le corse motociclistiche . Nel 1954 si avvia la produzione di motori a scoppio per motocicli. In questo ambito sono numerose le imprese del territorio che si servono della F.lli Alberti. La prima fra essi è la Ganna di Varese, successivamente la Parilla, la Guzzi, la Bianchi, l’Harley-Davidson- AerMacchi. Sempre nel 1954 l’impresa si trasforma in snc e arriva a impiegare circa 50 dipendenti. Già a partire dagli anni sessanta però, il settore motoristico viene progressivamente abbandonato per dedicarsi completamente a quello, molto più redditizio, delle macchine per pellami.In questi anni infatti l’impresa deposita i primi brevetti di modifiche e migliorie apportate alle macchine. Gli anni settanta e ottanta (1970-1989) Nel 1975 Adelio apre, parallelamente al proprio impegno nella F.lli Alberti, una propria impresa per la produzione di coltelli a campana , un prodotto che non viene trattato dai suoi soci. Questa scelta trova spiegazione nella volontà di Adelio di dare ai propri cinque figli la possibilità di continuare nell’attività industriale, possibilità che allora non intravedeva nella F.lli Alberti per il folto numero di nipoti che avrebbero ereditato l’impresa una volta ritiratisi i fondatori. Nel 1978 Arnaldo esce dall’impresa cedendo le sue quote al fratello e alla cognata. Nel 1981 Luigi Alberti, figlio di Adelio, sostituisce lo zio Alberto nella cura dell’amministrazione e l’azienda torna ad essere una srl. Gli anni ottanta sono ancora anni positivi per la F.lli Alberti, attiva nella partecipazione alle fiere di settore e sempre più proiettata nell’esportazione dei propri prodotti. Alla fine degli anni ottanta però, l’uscita dall’impresa di Emma Pierobon, e la necessità di liquidarle la quota del 50%, costringe la F.lli Alberti a mantenere delle dimensioni limitate. Questo, inoltre, a fronte di un irrobustirsi della concorrenza, soprattutto sul territorio ma anche estera. Dagli anni Novanta ad oggi (1990-2006) La crisi, per la F.lli Alberti, inizia negli anni novanta a partire dalla prima guerra del Golfo. Soprattutto, si fa sempre più sentire la concorrenza estera: il decentramento della produzione calzaturiera e del pellame in paesi caratterizzati dal basso costo della manodopera, annulla il vantaggio relativo di una produzione meccanica più tecnologicamente avanzata come quella della F.lli Alberti. Per questo si decide di aprire una società in Cina , con un socio di Hong Kong, per abbassare i costi di produzione e soprattutto per essere presenti direttamente in un mercato dove ormai si produce circa l’80% della produzione mondiale di scarpe. Un’altra via per contrastare la crisi in corso del settore delle macchine per calzaturifici (che in pochi anni ha visto diminuire le vendite all’estero del 45%) è costituita dalla ricambistica. La stessa F.lli Alberti, deve ormai circa la metà del proprio fatturato alla produzione di ricambi. L’azienda vede ancora fortemente presente nella sua conduzione la famiglia Alberti in quanto sui 25 dipendenti attuali si contano i cinque figli di Adelio con due generi e la nuora. Faustino Alberti, originario di Campo San Martino in Veneto, si sposta una prima volta nel Varesotto durante la Prima guerra mondiale, dovendo prestare servizio militare a Tradate, presso la fabbrica di motociclette Frera. Di ritorno in Veneto, diviene manutentore delle macchine agricole della famiglia Breda. Nel 1937, spinto da maggiori opportunità di lavoro, si trasferisce a Varese, senza mai stabilirvisi definitivamente, aprendo un negozio di ciclista in viale Belforte. Insieme a Faustino, in tempi diversi, si trasferiscono i figli: Alberto, maestro e poi impiegato nell’amministrazione centrale di Milano della Breda, Antenore, Arnaldo e Adelio che lavorano tutti alla Macchi. Una figlia, Lina, sarà anch’essa a Varese già nel 1938 come lavorante presso la Cornelia Conciaria. Nel negozio di ciclista, inizia una piccola attività parallela di lavorazione meccanica che darà alla luce il primo prototipo di macchina per calzaturifici e pelletteria. Nel 1945 la ditta Barenghi di Milano, importatrice delle macchine per pellami tedesche Fortuna, propone agli Alberti di produrre una macchina smussatrice fornendo
Zoni spa
Commercio Zoni spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Zoni spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio all’ingrosso e al minuto di articoli di ferramenta e materiali ferrosi in genere, carburo di calcio, bombole di acetilene e di ossigeno – commercio al minuto di vernici, colori e attrezzature inerenti. INDIRIZZO | Via Belforte 15 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0331-331919 | F. 0331-331414 Dalle origini al 1949 (1937-1949) Nel 1941, Marco Ferrari e Francesco Zoni rilevano dal cognato di quest’ultimo, Egisto Franzosi, un’attività di recupero rottami avviata dal 1937 a Varese in via Adamoli 2. Nasce la società in accomandita semplice “Ferrari Marco & C.” Ferrari è il socio accomandatario, Franzosi e Zoni gli accomandanti. Il recupero dei materiali ferrosi è particolarmente rilevante durante la guerra, dato che risponde alle esigenze delle varie imprese meccaniche del territorio coinvolte nello sforzo bellico. Nel settembre 1943 Francesco Zoni è deportato in Germania; l’attività, fortemente limitata nel giro d’affari, viene condotta da Marco Ferrari. Al rientro dalla prigionia, nel settembre 1945, Francesco Zoni diviene socio accomandatario e il suo nome è inserito nella ragione sociale. Nel 1946 sposa Gemma Bottinelli , figlia di un importante commerciante di vino di Varese. La moglie si inserisce nell’impresa curandone la contabilità e l’organizzazione. L’anno successivo muore Egisto Franzosi e la sua quota viene ceduta alle mogli degli altri due soci: Giacomina Boscaglia e Gemma Bottinelli. Al recupero dei rottami e all’attività di ferramenta, l’impresa accompagna il commercio di materiali ferrosi e di prodotti siderurgici di ogni tipo, particolarmente richiesti nel periodo della ricostruzione. Francesco Zoni recupera anche le rotaie del tram che vengono riutilizzate nelle riedificazioni in ambito civile e industriale. Si mette poi in contatto con la Locatelli ossigeno di Milano, la prima azienda in Italia a distribuire ossigeno e gas compressi, divenendone rivenditore per il mercato di Varese. Le bombole di gas sono utilizzate sia per il taglio nelle demolizioni sia per le saldature e quindi sono particolarmente importanti nei lavori di costruzione; la loro vendita consente di crescere rapidamente. Dagli anni cinquanta al 1982 (1950-1982) Gli anni cinquanta e sessanta vedono l’intenso sviluppo dell’impresa. L’attività di raccolta dei rottami viene abbandonata mentre cresce sempre più la vendita di prodotti siderurgici destinati alle costruzioni civili, alle carpenterie, alle officine meccaniche e all’industria. L’ampliamento del mercato favorisce lo sviluppo della concorrenza che tuttavia non crea problemi all’impresa, grazie alla capacità di rinnovare e diversificare i prodotti. In questo periodo inizia la collaborazione con la Dalmine per la rivendita di tubi senza saldature per acqua e gas. Nel 1955 l’impresa assume una più netta dimensione familiare: i coniugi Ferrari cedono a Zoni la loro quota e la denominazione si modifica in “Zoni Francesco e C. sas”. La famiglia investe nell’impresa il cui capitale sale a 100 milioni di lire nel 1964. Lo sviluppo del commercio porta con sé anche un miglioramento della logistica: il primo motocarro Guzzi degli anni cinquanta viene sostituito da camion più idonei al trasposto di materiali ferrosi e vengono assunti autisti. Soprattutto, nel 1964 la sede viene trasferita in viale Belforte per dotarsi di spazi e attrezzature (carri-ponte, bascule automatiche) adeguate. I dipendenti fissi sono circa otto, poiché l’azienda nei momenti di necessità si appoggia, per il carico e lo scarico dei camion rimorchio, a manovalanza esterna, in particolare alla ditta Carovana Facchini. Negli anni settanta, l’impresa estende il proprio raggio d’azione alla provincia di Como e a quella di Novara. Commercializza nuovi prodotti e tra questi i grigliati della Orsogril di Cantù che per prima fa conoscere e distribuisce in Varese e provincia. Si pone la necessità di far fronte con forze nuove alla situazione di crescita e i due figli di Francesco e Gemma, Luciano e Margherita, entrano nell’impresa: il primo come amministratore, la seconda inizialmente come coadiuvante. Luciano si è laureato in legge, mentre Margherita è ragioniera. L’introduzione dell’iva spinge l’impresa a meccanizzare prima e ad automatizzare dopo la contabilità che non può più essere redatta manualmente dalla madre. Con gli anni ottanta Luciano Zoni regolamenta il sistema dei pagamenti che si basava ancora su un rapporto fiduciario con il cliente, automatizza la gestione degli ordini e del magazzino, inizia ad assumere i primi venditori esterni per presentare i nuovi prodotti. Negli stessi anni Luciano partecipa attivamente alle riunioni dell’Assofermet. Dal 1983 ad oggi (1983-2006) Nel 1983, prevedendo un’ulteriore espansione dell’attività, la Zoni diviene una società per azioni, mantenendo pur sempre una conduzione familiare (anche Margherita Zoni entra infatti nel consiglio di amministrazione). Alla trasformazione societaria non segue però l’ampliamento previsto, a causa di un grave incidente che allontana Luciano Zoni dall’attività per alcuni anni. Superata questa fase critica, l’impresa riesce a stare alpasso di un mercato in continua evoluzione, legandosi aiprincipali partners del settore come grossista e ampliando sempre più la sfera dell’oggetto sociale fino ad includere nel 1988 un settore vernici e aprendo un punto vendita nello stesso immobile di proprietà della società. Questo passaggio risponde all’esigenza di offrire al cliente un prodotto quanto più vicino all’impiego diretto, così da incorporare una quota crescente di servizio. Seguendo questa strategia, l’impresa si orienta verso una semilavorazione che richiede anche la collaborazione con terzisti, ciò viene riconosciuto anche dal comune di Varese attraverso l’iscrizione all’Albo d’oro e il conferimento della medaglia d’oro nel 1991. Luciano inoltre ricopre il ruolo di consigliere all’interno dell’Ascom. Nel 2000 l’azienda ha 16 dipendenti. Nel 2001 Gemma Bottinelli assume la presidenza del consiglio di amministrazione, lasciando la gestione dell’amministrazione alla figlia Margherita e al figlio Luciano la cura della logistica. La società Zoni persegue tuttora una politica di ricerca di innovazione dei prodotti, come le recinzioni prefabbricate e i nuovi sistemi strutturali integrali di cancelli e cancellini. Nel 2005 viene ristrutturato il colorificio. Oggi l’impresa sta sperimentando l’ingresso della terza generazione e ciò fa ben sperare per la continuità della stessa in quanto impresa famigliare. Nel 1941, Marco Ferrari e Francesco Zoni rilevano dal cognato di quest’ultimo, Egisto Franzosi, un’attività di recupero rottami avviata dal 1937 a Varese in via