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Prealpi spa

Industria

Industria Prealpi spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Prealpi spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e vendita di burro e formaggi INDIRIZZO | Viale Borri 40 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-275411 | F. 0332-275458 | www.burroprealpi.it L’avvio dell’attività fino ai primi anni trenta (1922-1932) Luigi Prevosti nasce nel 1897 a Caselle Lurani, nel Lodigiano, una delle culle dell’industria lattiero-casearia lombarda. Cresce nella piccola azienda agricola dei genitori dove acquisisce familiarità con i processi caseari e una base di competenze che risulteranno determinanti in futuro. Trasferitosi con i suoi familiari a Varese, Luigi partecipa come ufficiale dei bersaglieri alla Prima guerra mondiale rimanendo ferito. Negli anni faticosi del dopoguerra decide di mettere a frutto le proprie competenze avviando, sotto forma di ditta individuale, un’impresa casearia in un territorio con scarse tradizioni in questo settore. La sede è in via Robbioni, nel pieno centro di Varese, quasi davanti al palazzo comunale. Nel 1924 Luigi sposa Angela Mangano, di Varese, che da quella data lo affiancherà per tutta la vita nella gestione dell’impresa, curando in particolare l’amministrazione. Fino al 1932 la fabbricazione e il commercio all’ingrosso del burro, che resterà il prodotto principale nella storia quasi secolare dell’impresa, è affiancata da una rivendita al dettaglio in corso Roma, l’attuale corso Moro. Rispetto al modello di impresa tipico della bassa pianura lombarda, Prevosti non produce in proprio il latte necessario alle lavorazioni ma lo acquista da allevatori locali. Nel primo decennio di attività la dimensione del bacino territoriale di riferimento copre un’area limitata: il consumo di burro al di fuori delle aree urbane è ancora legato all’autoproduzione e si dovrà attendere la motorizzazione dei trasporti per un’espansione significativa della rete di distribuzione. Una prima soluzione logistica per integrare l’attività dello stabilimento di via Robbioni è la costituzione di centri per la raccolta del latte, dove viene eseguita la scrematura iniziale, a Casale Litta e a Luino, affiancati da piccoli allevamenti di suini, complementari alla gestione dei sottoprodotti di lavorazione. Dagli anni trenta agli anni cinquanta (1933-1959) Fino al secondo dopoguerra l’impresa è gestita in prima persona da Luigi e Angela, progressivamente affiancati dai figli Giovanni Battista (1928) e Giorgio Bruno (1935). La conduzione familiare dell’impresa, fondata sulla competenza amministrativa di Angela e su quella tecnica di Luigi, non contrasta con la capacità di innovare. Un esempio è l’identificazione del prodotto con un marchio, il quadrifoglio adottato negli anni trenta, che si dimostrerà negli anni una delle chiavi del successo commerciale. Altro esempio è il progetto studiato personalmente da Luigi Prevosti per il raffreddamento delle panne senza contatto con il ghiaccio, che ha rappresentato un salto tecnologico e igienico notevole nella lavorazione del burro. Negli anni trenta viene tentata anche una prima diversificazione del prodotto, con il lancio del formaggio “Varesino”, che però non ottiene grande successo di mercato e ha quindi vita breve. Dopo la guerra fanno la loro apparizione le prime macchine automatiche per l’impacchettamento del burro, operazione che per oltre vent’anni era stata effettuata a mano. Anche la rete distributiva della Prealpi a partire dagli anni trenta, si sviluppa notevolmente verso il Piemonte orientale, la Brianza e l’Alto Milanese. Dopo la parentesi del periodo bellico, la crescita prosegue e il marchio Prealpi arriva nel nord e nel centro Italia. La crescita impetuosa dei consumi, a cominciare da quelli alimentari, si appoggia su una rete capillare di piccoli negozi, diffusi in ogni angolo della penisola e riforniti grazie a depositi sparsi in tutto il nord Italia. Nel febbraio 1955 la Prealpi chiude la sede di via Robbioni per trasferirsi in una vasta area periferica acquisita in viale Borri, dove viene edificato uno stabilimento tecnologicamente all’avanguardia che ospita tuttora l’unico sito produttivo dell’impresa. Infine le modifiche societarie apportate nell’estate del 1955 sanciscono l’inizio di una nuova fase: Luigi cede ai figli una parte delle quote trasformando la ditta individuale in società in nome collettivo che assume la denominazione “Industria casearia Prealpi di L. Prevosti & figli”. Dalla anni sessanta agli anni ottanta (1960-1979) Con l’ingresso dei figli nella società e il trasferimento nella nuova sede la Prealpi si dota anche di una struttura manageriale in grado di fronteggiare le mutate dimensioni e le nuove tecnologie. Gli anni cinquanta e sessanta vedono proseguire l’affermazione del modello distributivo basato sui piccoli negozi generalisti e la rete Prealpi si estende a tutta la penisola: a seconda delle aree l’impresa è presente con proprie filiali, con concessionari o con agenti che riforniscono i punti vendita. Nel corso degli anni sessanta si cerca di ottimizzare la capillarità della rete distributiva affiancando al burro altri prodotti alimentari: non solo formaggini e altri prodotti caseari, che come il Prealpino e il Fontal avranno successo nel tempo, ma anche yogurt, preparati per budini e purè solubili, dadi e sughi pronti, che avranno vita più breve. In questo periodo riscuotono grande successo le raccolte di punti che aiutano a fidelizzare la clientela e anche la gestione logistica dei premi viene curata direttamente dall’impresa. In parallelo iniziano i primi investimenti consistenti in pubblicità, cogliendo con tempismo le opportunità del nascente mercato televisivo per lanciare i nuovi prodotti. La diversificazione produttiva richiede di impiantare in via Gasparotto uno stabilimento dedicato alle lavorazioni non casearie, che tuttavia non si sviluppano con sufficiente rapidità e vengono abbandonate pochi anni dopo. Negli anni settanta il mercato dei formaggini per l’infanzia incontra un momento di difficoltà: l’impresa risponde integrando la propria offerta con altri prodotti caseari di importazione, che in quel periodo stanno penetrando il mercato italiano. Nel 1968, quando viene trasformata in società per azioni, la Prealpi conta oltre 300 addetti. Sempre negli anni settanta la diffusione dei supermercati in Italia porta l’impresa ad attuare una profonda riorganizzazione della propriastruttura commerciale nel senso di una gestione più centralizzata. Nel campo produttivo invece l’innovazione fondamentale che si raggiunge alla fine degli anni settanta è quella del passaggio da una lavorazione discontinua a un processo di burrificazione in continuo. Dagli anni ottanta a oggi (1980-2011) Nei primi anni ottanta ha inizio il secondo

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Italo Cremona

Industria

Industria Italo Cremona DENOMINAZIONE SOCIALE | NM srl a socio unico FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio di occhiali e accessori moda INDIRIZZO | Via Italo Cremona 40 | 21045 | Gazzada Schianno (VA) CONTATTI | T. 0332-871911 | F. 0332-871929 Un’impresa, un paese (1922-1949) Italo Cremona, nato a Castiglione Olona nel 1891, lavora inizialmente come dipendente della Mazzucchelli, storica impresa di articoli in celluloide di Castiglione Olona, dove apprende i segreti del mestiere e conosce Angela Ghiringhelli, la futura moglie. Nel 1922 fonda l’omonima società in nome collettivo, con stabilimento a Gazzada, che l’anno seguente si trasforma in società in accomandita semplice. La famiglia Cremona vive in un appartamento ricavato al piano superiore della fabbrica, oggi adibito a uffici, dove nascono i due figli di Italo: Bruno nel 1926 e Fernando nel 1930. I primi articoli (pettini, occhiali, toeletteria) sono realizzati con la celluloide prodotta all’interno dello stabilimento, compresa quella madreperlacea utilizzata per il rivestimento delle fisarmoniche. Italo Cremona coinvolge nella partecipazione agli utili d’impresa alcuni “capi” interni responsabili di reparto, dando vita, in anticipo sui tempi, ad una forma di azionariato aziendale. La crescita è rapida: l’impresa occupa 300 persone circa, assorbendo di fatto quasi l’intera popolazione adulta del piccolo centro di Gazzada. Negli anni trenta Italo Cremona è il primo in Italia a sostituire la celluloide, altamente infiammabile, con l’acetato di cellulosa, acquistato dalla Rhodiatoce di Pallanza, e ad applicare, dopo la trasformazione in granuli, la tecnologia dello stampaggio ad iniezione con apposite presse, studiate e realizzate dall’impresa stessa per la produzione degli occhiali da sole. La guerra non interrompe del tutto l’attività. Nel 1942 avviene la trasformazione in società per azioni e si producono, utilizzando manodopera femminile, le “trousse” per i soldati italiani. Nello stesso anno l’impresa assorbe il reparto plastiche della Sampa di Buguggiate. Oltre a fare l’imprenditore, Italo Cremona svolge le funzioni di podestà e, in questa veste, unisce in un unico Comune Gazzada e Schianno, sino ad allora divisi. Nel 1944 la denominazione cambia in “Poliplastica spa” e, all’inizio del 1945, vengono trasferiti nello stabilimento i macchinari della Sampa. Nel 1946 Italo Cremona muore prematuramente e subentra il primogenito Bruno , al quale si affianca, due anni dopo, il fratello Fernando . Nel 1947 la società riassume, in memoria del fondatore, il nome originario di Italo Cremona, al quale verrà più tardi (nel 1962) intitolata la via per Schianno, dove sorge lo stabilimento. Con gli aiuti del Piano Marshall varato nel 1947 l’azienda rinnova il proprio parco macchine . Anche la realizzazione degli stampi dei prodotti viene progressivamente esternalizzata affidandola a imprese meccaniche della zona. Il grande sviluppo: occhiali, bambole, giocattoli (1950-1969) I giovani fratelli Cremona si trovano a gestire un’impresa che, con oltre 600 addetti, ha raggiunto dimensioni ragguardevoli. Bruno si occupa della parte amministrativa e commerciale, mentre Fernando, che per aiutare in azienda interrompe, come del resto aveva già fatto il fratello, gli studi universitari in ingegneria chimica, segue la parte tecnica. Gli occhiali da sole, realizzati in tante fogge diverse, costituiscono l’articolo guida e più popolare della società Cremona, il suo business principale, ma nello stesso tempo ne limitano lo sviluppo, concentrandosi le vendite nei soli mesi estivi. Occorre escogitare qualcosa che compensi la caduta dei mesi invernali ed eviti il rischio di rendere esuberante, se non di perdere, una manodopera specializzata, addetta all’officina meccanica interna come al disegno o alle varie operazioni di “finissaggio” (dal montaggio delle lenti alla lucidatura). I fratelli Cremona trovano presto la risposta vincente: bambole e giocattoli in plastica. La loro fabbricazione, prima in polistirolo e successivamente nel più morbido cloruro di polivinile, inizia nei primi anni cinquanta, riscontrando da subito un notevole successo di mercato. Accade così anche per il “Plastic City” , una scatola da costruzioni a incastro brevettata nel 1950, lanciata nel 1960 e destinata a fare la gioia di intere generazioni di ragazzi. Si aprono filiali in tutte le principali città italiane, cresce la rete dei grossisti, si stringono accordi commerciali con la Standa, La Rinascente Upim e il mondo della moda, si sviluppano le esportazioni verso i paesi esteri, si investe in pubblicità. Alla fine degli anni sessanta la Italo Cremona conta oltre 1000 dipendenti, senza considerare le centinaia di addetti delle imprese esterne cui sono demandate alcune fasi del ciclo produttivo. Bruno è diventato nel frattempo il presidente della società e Fernando l’amministratore delegato. Con loro è il cugino Renzo Broggini, nato a Varese nel 1933, uno dei protagonisti della storia dell’impresa. Intanto la bambola Rossana parla, canta e cammina, mentre il bambolotto Pipito beve e fa la pipì: successi mondiali. L’incontro con la moda e il design (1970-1989) Nel 1972 Bruno Cremona riceve l’onorificenza di cavaliere del lavoro . Nel corso della sua vita ricopre diversi incarichi associativi, tra i quali membro di giunta della Confindustria e presidente dell’Associazione fabbricanti giocattolo sia italiana che europea. Nell’estate del 1974, un incendio , causato da un corto circuito, distrugge la quasi totalità della fabbrica e tutti i magazzini. La rinascita successiva punta decisamente sull’innovazione dei processi e dei materiali, che portano progressivamente a una contrazione della forza lavoro, e sulla qualità dei prodotti, ora riposizionati nella fascia medio-alta. I reparti e gli ambiti creativi (scultori e designer, laboratori di ricerca, marketing e ricerche di mercato, centro fotografico) assumono un ruolo centrale. Si producono occhiali, e non soltanto da sole, su licenza di prestigiosi stilisti come Versace, Valentino, Krizia. Nel 1978 la Italo Cremona iscrive alla Camera di commercio di Varese la N.M. srl, una società che produce pettini a marchio Nihil Melius acquisita dalla Sordelli di Venegono Inferiore. Adottando le tecnologie più avanzate, nei primi anni ottanta la società arriva a produrre giornalmente tra i 15.000 e i 20.000 occhiali, su licenza o a marchio proprio, un milione di bambole e 1.600.000 scatole da costruzioni “Plastic City”, che con l’elettronica è divenuto un gioco animato. L’azienda entra nel settore degli accessori per auto lanciando un nuovo tipo di occhiali, il “Rally Delta

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