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Impresa Cornelio Bianchi

Industria

Industria Impresa Cornelio Bianchi DENOMINAZIONE SOCIALE | Impresa Cornelio Bianchi sas di Bianchi ing. Gerolamo sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Lavorazione del legno e realizzazione di strutture e tetti in legno INDIRIZZO | Via Campo di Maggio 1 | 21020 | Brunello (VA) CONTATTI | T. 0332-463654 | F. 0332-511388 | www.impresabianchi.it L’epoca dei “capomastri” (1900-1939) L’origine dell’Impresa Cornelio Bianchi è databile intorno alla metà dell’Ottocento, quando il capomastro Luigi Bianchi costruisce alcuni edifici in Morazzone, il proprio comune di nascita nonché paese di costruttori ben collegato a Varese e Milano. Luigi Bianchi ha nove figli, di cui quattro maschi, ma soltanto Gerolamo prosegue l’attività paterna, edificando all’inizio del Novecento ville padronali sulle alture di Morazzone, che i milanesi apprezzavano come luogo di villeggiatura. L’intenso sviluppo industriale di quegli anni induce Gerolamo Bianchi ad investire soprattutto nella costruzione di fabbricati con destinazione produttiva, che diventa l’attività prevalente, anche se non esclusiva, dell’impresa. Gerolamo preferisce costruire immobili industriali e residenze rimanendo nella dimensione locale, mentre, data anche la ristrettezza del mercato nazionale, altri capomastri della zona lavorano all’estero . Nel 1910 Gerolamo Bianchi e il fratello Angelo costituiscono, insieme ad Amedeo Zirottini, la società di fatto “Bianchi & Zirottini”, avente sede a Gazzada. Con la diffusione del calcestruzzo armato e l’ulteriore industrializzazione del territorio, l’impresa di Gerolamo Bianchi registra una rapida crescita, arrivando ad occupare, tra gli anni venti e trenta del Novecento, oltre 100 dipendenti. In questi anni l’impresa partecipa alla costruzione dell’autostrada Milano-Varese. Mario, Luigi e Cornelio , figli di Gerolamo, diplomatisi come periti edili, collaborano attivamente con il padre nella conduzione dei cantieri. All’inizio del 1932 la Bianchi & Zirottini si aggiudica l’appalto per la costruzione del padiglione maternità e infanzia dello storico ospedale Circolo di Varese . L’opera, ancora oggi esistente quale valida testimonianza del periodo liberty, è progettata da Aurelio Bianchi, figlio di Gerolamo, che esercita la libera professione senza far parte dell’impresa di famiglia. Poco prima dell’affidamento dell’appalto, Gerolamo Bianchi viene improvvisamente a mancare e nella direzione dell’impresa subentra il figlio primogenito Mario, che insieme al fratello Luigi conduce e porta termine nel 1934 i lavori di costruzione del padiglione. Nel frattempo, nella primavera del 1933, la società Bianchi & Zirottini viene sciolta e posta in stato di liquidazione, che tuttavia si concluderà definitivamente molti anni dopo (1950). Mario Bianchi prosegue l’attività iscrivendosi come ditta individuale a Varese nel 1935. Dai rifugi antiaerei ai condomini (1940-1960) Durante la Seconda guerra mondiale Mario Bianchi costruisce ricoveri antiaerei a Varese, sottoscrivendo i relativi contratti con l’Organizzazione Todt, la grande impresa pubblica di costruzioni della Germania nazista, che è presente in Italia dal 1943 con proprie strutture operative, una delle quali ha sede proprio a Varese. Dopo il ritiro di Zirottini, nell’immediato dopoguerra riparte l’attività con la costruzione di edifici sia industriali (come il setificio Andreae di Besozzo, la Ceramica Ravelli di Laveno, la vetreria Locati di Milano) che residenziali (case popolari Pontiggia di Varese). Nel 1946 l’impresa acquista un autocarro dall’Arar (Azienda rilievo alienazione residuati). Le prove su cemento e calcestruzzo vengono affidate ai Laboratori prove materiali del Politecnico di Milano. Mario Bianchi, la cui vita professionale è caratterizzata da un forte impegno associativo, è tra i fondatori del Collegio degli edili di Varese. Nel 1947 Mario, Luigi e Cornelio Bianchi costituiscono la snc “F.lli Bianchi fu Gerolamo”. Si tratta di una società per la lavorazione e lo stampaggio di materie plastiche, un’attività industriale autonoma rispetto a quella delle costruzioni, ma che si propone di creare delle sinergie tra i due settori. L’impresa, ancora oggi attiva, conosce la sua massima espansione con lo sviluppo dell’occhialeria degli anni sessanta, un settore in cui all’epoca la provincia di Varese deteneva il primato nazionale, per poi ridimensionarsi e specializzarsi nella produzione di articoli tecnici. Nella metà degli anni cinquanta l’impresa di Mario Bianchi, stimolata della forte crescita della domanda abitativa, si rivolge più decisamente all’edilizia residenziale. È del 1955 la costruzione di quello che viene considerato il primo condominio di Varese, a cui se ne aggiungeranno altri negli anni immediatamente successivi. L’organizzazione del cantiere, con la manodopera che costa ancora relativamente poco, non è molto diversa da quella dei capomastri d’inizio secolo: ogni volta che se ne apre uno è come aprire un’impresa nuova . Il nuovo decennio si apre con l’edificazione di un condominio a Tradate e con i lavori di ampliamento e restauro della chiesa parrocchiale di Gazzada, un intervento quest’ultimo che si colloca in un ambito di attività, la costruzione di edifici religiosi , ricorrente in tutta la storia dell’impresa. Dai grandi cantieri all’inizio della fase postindustriale (1961-1980) Le operazioni di autopromozione immobiliare costituiscono una parte importante ma secondaria dell’attività della Bianchi, che continua a caratterizzarsi come impresa di costruzioni per conto terzi operante soprattutto nel campo dei fabbricati industriali. Durante gli anni sessanta prosegue il processo di industrializzazione del territorio varesino, che si traduce nella nascita di nuovi stabilimenti, aventi spesso grandi dimensioni. È il caso del calzificio Carabelli di Solbiate Arno , un enorme complesso industriale di 31 mila metri quadrati realizzato interamente con strutture prefabbricate, che l’impresa Bianchi costruisce nell’arco di quasi due decenni, ultimando i lavori nel 1970. In quest’occasione Cornelio Bianchi introduce un’innovazione costruttiva importante , riuscendo a creare e utilizzare un tipo di trave di lunga gittata prefabbricata in cemento armato, nota in quel periodo come “trave Carabelli”. Verso la metà degli anni sessanta Mario Bianchi si disimpegna, per motivi di salute, dalla conduzione dell’impresa. La responsabilità passa quindi al fratello Cornelio, diplomatosi in gioventù all’Istituto Bazzi di Milano, dove dal 1872 si formano intere generazioni di imprenditori edili. Nel 1967 l’impresa assume la nuova denominazione di “Cornelio Bianchi & C. sas”, con Cornelio Bianchi (nato nel 1903) socio accomandatario e il figlio Gerolamo (nato nel 1940) socio accomandante. Stesso nome del nonno, laureato in ingegneria civile al Politecnico di Milano, Gerolamo Bianchi si fa subito le ossa sul campo seguendo i lavori del grande cantiere Carabelli . Nel 1975 muore Mario Bianchi, che

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Ditta Cristina

Commercio

Commercio Ditta Cristina DENOMINAZIONE SOCIALE | Ditta Cristina di Finato Maria e c. snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Commercio al minuto di cappelli, pelletteria e accessori INDIRIZZO | Piazza della Libertà 12 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-795620 | F. 0331-795620 Il primo negozio di Mario Cristina in piazza Garibaldi (1910-1916) Cesare Cristina, detto Mario, apre nel 1910 con l’aiuto della moglie Maria Silvera un negozio di cappelli da uomo e ombrelli a Gallarate, nella centralissima piazza Garibaldi alle spalle della chiesa di San Pietro. I due coniugi Cristina, nati rispettivamente nel 1887 e 1886, sono originari di Invorio, borgo agricolo sulle colline novaresi che si affaccia sul Lago Maggiore e decidono di trasferirsi a Gallarate per tentare la fortuna nel settore del commercio. Il loro negozio ottiene un rapido successo, dovuto anche alla posizione centrale nel “salotto” di Gallarate, la zona in cui si passeggia in compagnia e ci si ritrova nelle giornate di festa, quello che con termini attuali può essere definito un “centro commerciale naturale”. Il cappello da uomo a quei tempi è un accessorio imprescindibile, soprattutto per gli esponenti dei ceti borghesi e aristocratici che lo portano quotidianamente e sono attenti alle mode internazionali. L’utilizzo del cappello allora non risente di sensibili picchi stagionali, fattore che invece condiziona fortemente il commercio degli ombrelli. La cappelleria Cristina ha tra i propri fornitori le principali industrie del tempo come Panizza, Frigerio e soprattutto Borsalino: Teresio Borsalino, figlio del fondatore Giuseppe, frequenta personalmente il negozio per concordare gli ordinativi con Mario Cristina. I due titolari non hanno figli che li assistono nel lavoro ma nel 1917 viene loro affidata la nipote, Margherita Silvera, che lascia Invorio all’età di quattro anni e viene cresciuta dagli zii a Gallarate, dove il negozio diviene la sua seconda casa. Il legame di parentela della nipote con i due zii è doppio: Margherita infatti è figlia di un fratello di Maria e di una sorella di Mario. In piazza della libertà, all’angolo del “bar Cristina” (1927-1959) Nel 1927 la cappelleria di Mario Cristina si trasferisce di pochi metri, lasciando piazza Garibaldi per stabilirsi nell’adiacente piazza Vittorio Emanuele che, dopo la Seconda guerra mondiale, prende il nome di piazza della Libertà. Il nuovo negozio viene progettato secondo canoni moderni per l’epoca, l’arredo e le vetrine sono realizzati su misura e vengono utilizzati ancora oggi. La posizione, al termine dei portici di casa Piantanida (oggi conosciuta come casa Peroni), è ancora più favorevole della precedente: situata di fronte al sagrato della Basilica di Santa Maria, la cappelleria diviene un luogo familiare per i gallaratesi. I ragazzi si danno appuntamento sotto i portici per trascorrere le ore insieme, i più giovani a giocare e schiamazzare, i più grandi ad aspettare le ragazze che escono dalla messa. Chi non ha l’età e i soldi per frequentare i caffè della piazza adotta come ritrovo quell’angolo dei portici, che per tanti ragazzi diventa noto come il “Bar Cristina” . Mario li intrattiene inventando un motivetto pubblicitario che diventa rapidamente un successo in piazza: «Non c’è bambino che non abbia mai comprato un cappello da Cristina». In quegli anni la maggior parte della clientela del negozio è costituita da persone benestanti e la torma di ragazzi davanti al negozio viene talvolta dispersa da Margherita armata di una scopa. Anche lei diviene una figura familiare per tanti giovani e con il passare degli anni sarà nota a tutti come la zia Rita. Nel secondo dopoguerra altri membri della famiglia si trasferiscono da Invorio: prima Jolanda, sorella minore di Margherita, che sposa il milanese Carlo Rattazzi con cui si stabilisce a Busto Arsizio; Guarda le fotoin seguito anche il padre di Margherita e Jolanda, Carlo Silvera, rimasto vedovo decide di raggiungere la figlia maggiore a Gallarate. Per qualche anno è attivo anche lui in negozio, occupandosi della riparazione di ombrelli e di cappelli. Con gli anni cinquanta e sessanta il negozio amplia la propria offerta con altri accessori come guanti, cinture, foulard di seta, cappelli femminili da cerimonia e borse. Questo aspetto della diversificazione merceologica si rivela fondamentale per la sopravvivenza dell’attività nei decenni a venire, in quanto il mercato del cappello in feltro da uomo subisce un drastico ridimensionamento. Il primo passaggio generazionale: dallo zio Mario alle nipoti Silvera (1960-1994) Nel 1960, con la scomparsa della moglie Maria, Mario inizia a predisporre la propria successione e nel 1961 decide di cessare la ditta individuale e di farle subentrare la società in nome collettivo “Cristina Cesare & C. In questo periodo di transizione la cappelleria si avvale del lavoro di una commessa, unico episodio di apporto di lavoro esterno nella secolare storia di questa impresa, che si caratterizza per la continua presenza in negozio di membri della famiglia. Mario Cristina muore nel 1965 e le quote della società vengono divise tra le due nipoti Silvera: Margherita e Jolanda. Quest’ultima decide in quel frangente di trasferirsi con il marito Carlo Rattazzi e i figli Loredana, Marina e Aldo a Gallarate, per condividere con Margherita la casa lasciata dagli zii Cristina. In negozio le due sorelle vengono affiancate dalla figlia maggiore di Jolanda, Loredana Rattazzi, assunta come commessa e attiva al loro fianco per trent’anni. A partire dagli anni sessanta l’industria e il commercio di cappelli, in particolare quelli da uomo, subiscono un forte ridimensionamento: le abitudini e le mode cambiano radicalmente. La crisi del settore ha effetti sia sul versante industriale che su quello distributivo, che portano alla chiusura di molti punti vendita specializzati. Come già accennato, l’attività della famiglia Cristina-Silvera può contare su un’offerta varia ma soprattutto su un rapporto solido con la propria clientela di riferimento. Ad alcuni clienti di riguardo , esponenti delle dinastie imprenditoriali della zona, capitava che la zia Margherita dedicasse anche la domenica mattina. Inoltre molti dei ragazzi che passavano il loro tempo davanti al “Bar Cristina” con il passare degli anni diventano clienti del negozio, che diviene in un certo senso simbolo di ascesa sociale. Nel corso

Settembre 24, 2026 / Commenti disabilitati su Ditta Cristina
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CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

piazza Monte Grappa, 5, Varese

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tel. +39 0332 295111

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