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Lindt & Sprüngli

Industria

Industria Lindt & Sprüngli DENOMINAZIONE SOCIALE | Lindt & Sprüngli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni con socio unico ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione e vendita all’ingrosso e al minuto di cioccolato, caramelle, confetture e prodotti dolciari in genere INDIRIZZO | Largo Edoardo Bulgheroni 1 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-209111 | F.0332-203505 | www.lindt.com Dalla nascita agli anni quaranta (1909-1949) Nel 1909, dopo una lunga esperienza maturata presso la ditta dolciaria Luigi Lanzavecchia , Antonio Bulgheroni, nato nel 1866, fonda a Varese, insieme a Giuseppe Longhi ed Edoardo Chiesa, la società in nome collettivo “Longhi Bulgheroni e Comp.”, avente per oggetto la produzione e la vendita di caramelle, pastiglie e affini. La sede è in via privata Bernascone sino a quando non viene realizzato il nuovo edificio su progetto dell’architetto Ulisse Stacchini. Nel 1911 la società rileva una pasticceria di Varese e apre un proprio negozio, che però ha vita breve. Durante la Prima guerra mondiale, anche a causa del razionamento dello zucchero, lo sviluppo dell’attività si contrae notevolmente per poi riprendere negli anni successivi. Nel 1920 Edoardo Chiesa recede dalla società, che assume la denominazione “Longhi e Bulgheroni”. In questo periodo i figli di Antonio Bulgheroni, Edoardo e Ottorino, iniziano a prestare la loro opera in azienda. Nel 1928 muore Giuseppe Longhi, le cui figlie ed eredi, disinteressate a partecipare alla vita dell’impresa, cedono le proprie quote ad Antonio Bulgheroni, amministratore unico della nuova società società anonima “A. Bulgheroni & Figli”. Con la morte di Antonio Bulgheroni, avvenuta nel 1934, la seconda generazione assume le redini dell’impresa: Edoardo, che si occupa della parte commerciale, è nominato amministratore unico, mentre Ottorino (detto anche Rino) responsabile dell’area tecnica, diventa direttore generale. I due fratelli s’impegnano a fondo per rinnovare gli impianti e i macchinari di un’azienda che conta ormai una cinquantina di addetti. La Seconda guerra mondiale, con Edoardo e Ottorino Bulgheroni chiamati alle armi, porta alla paralisi della produzione ma non alla dismissione dello stabilimento, che nel 1943 viene temporaneamente dato in affitto alla Casa musicale Ricordi di Milano, sinistrata dagli eventi bellici. I fratelli Bulgheroni, finita la guerra, riordinano l’azienda ma soprattutto pensano di allargare l’attività ai prodotti in cioccolato . Edoardo si reca a Zurigo, dove incontra Robert Sprüngli, l’allora direttore della storica Lindt & Sprüngli (nata nel 1845), seguito subito dopo da Ottorino, che visita gli stabilimenti della società svizzera. È del 1947 la svolta decisiva: la Bulgheroni assume la concessione esclusiva per l’Italia della fabbricazione e vendita dei prodotti della Lindt & Sprüngli. In quello stesso anno, a causa di un incidente, muore improvvisamente Ottorino Bulgheroni. Edoardo – coadiuvato dal nuovo direttore tecnico Emanuele Bignone e dagli stessi tecnici svizzeri – realizza un impegnativo piano di riconversione produttiva e ampliamento infrastrutturale della fabbrica, che adegua gli impianti e si dota di un grande deposito merci e di un nuovo magazzino per le scorte. Anni cinquanta e sessanta (1950-1969) Nel 1950 nasce la “Bulgheroni Società per Azioni”, con presidente Paolo Bianchi, già direttore commerciale dal 1934, e amministratore delegato Edoardo Bulgheroni , evidenziandosi in ciò l’impronta non solo familiare ma anche manageriale dell’impresa. I prodotti in cioccolato di qualità, caratterizzati da un più elevato valore aggiunto e da un maggiore contenuto tecnologico, sostituiscono gradualmente la fabbricazione delle più “povere” caramelle. Tra queste sono presenti le famose Pascall alla frutta, prodotte dalla Bulgheroni sulla base di un accordo sottoscritto nel 1956 con la casa inglese James Pascall. Il mercato italiano, caratterizzato da bassi consumi pro-capite di cioccolato, presenta ampi margini di crescita, a fronte di una domanda comunque dinamica proveniente soprattutto dalle famiglie a reddito medio-alto del nord Italia. La Bulgheroni occupa un peso crescente in un contesto competitivo nazionale che vede la presenza di imprese storiche come Perugina, Ferrero, Caffarel, Tobler, oltre che di produttori locali attivi nella provincia di Varese. Nel 1956 Edoardo Bulgheroni, a seguito della morte di Paolo Bianchi, è nominato presidente della società. Alla fine degli anni cinquanta lo stabilimento di viale Valganna dà lavoro a 250 dipendenti. A riprova della rilevante dimensione economica raggiunta, nel 1961 la società delibera l’aumento di capitale sociale da 10 a 100 milioni di lire, mentre due anni dopo entrano a far parte del consiglio di amministrazione i consiglieri svizzeri Jurg Jegher e Rudoplh Sprüngli. Nel 1968 fa il suo ingresso ufficiale in azienda, ricoprendo il ruolo di direttore generale, Antonio Bulgheroni , nato a Varese nel 1943, figlio unico di Edoardo e laureato in giurisprudenza. Noto giocatore della Pallacanestro Varese , Antonio Bulgheroni si avvale di diversi collaboratori con i quali sviluppa un forte spirito di squadra nella conduzione quotidiana dell’impresa. Nel 1969 egli viene cooptato nel consiglio di amministrazione della società al posto del dimissionario Jegher. Anni settanta e ottanta (1970-1989) La crescita della Bulgheroni prosegue ininterrottamente, senza conoscere momenti di crisi. Ha alle spalle una grande impresa di successo internazionale come la Lindt & Sprüngli, che privilegia la ricerca continua della qualità e investe sull’innovazione (dalle tecnologie di produzione e confezionamento, agli imballaggi, alla politica commerciale, al marketing). Il nome Bulgheroni continua a comparire sulle confezioni di cioccolato prodotte dalla fabbrica italiana, anche se il marchio è Lindt. Il know how svizzero incontra una tradizione di alto artigianato che affonda le radici nella storia locale. Nel 1974 Antonio Bulgheroni è nominato amministratore delegato della società. L’espansione produttiva necessita di spazi adeguati. Dopo un ulteriore aumento di capitale da 100 a 400 milioni, nel 1981 viene decisa la realizzazione di un nuovo stabilimento localizzato a Induno Olona, che apre i battenti nel 1984, anno in cui il capitale sociale viene portato a 4 miliardi di lire. In questo periodo l’azienda conta oltre 500 dipendenti, compresi i lavoratori stagionali, contro i 240 del 1975. La prossimità con la confinante birreria Poretti (oggi Carlsberg) dà luogo ad un fenomeno di pendolarismo dei lavoratori stagionali tra le due fabbriche dovuto ai diversi picchi di produzione (inverno per la Bulgheroni, estate per la Poretti). Il 95% del fatturato annuale è ormai costituito dalla

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Anganuzzi

Commercio

Commercio Anganuzzi DENOMINAZIONE SOCIALE | Eredi di Anganuzzi Ampellio sas di Cerrozzi Dora & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandata semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Gioielleria in oro e in argento e bomboniere INDIRIZZO | Corso Matteotti 62 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-280206 La prima orologeria di Varese (1909-1935) Efrem Anganuzzi, nato nel 1880 a Gravedona (oggi Gravedona ed Uniti), un piccolo centro rivierasco del lago di Como, apprende il mestiere di orologiaio lavorando presso l’argenteria Bernasconi di Milano, bottega fondata nel 1872 e ancora oggi attiva con il suo prestigioso negozio situato in Galleria Vittorio Emanuele II. Dopo aver avviato un’attività autonoma con lo stesso Bernasconi, nel 1909 Efrem apre a Varese – nell’allora corso Vittorio Emanuele, poi corso Matteotti – un laboratorio artigiano per la riparazione di orologi, sveglie e pendole: nasce così quello che può essere considerato il primo negozio di orologeria della città. La ditta individuale Efrem Anganuzzi dispone anche di un recapito a Gavirate , che apre soltanto il venerdì, giorno di mercato, per servire la clientela del circondario. Nel 1913 Efrem Anganuzzi sposa Emilia Giuseppina Bottini, nata nel 1891, che s’inserisce come coadiuvante nell’impresa del marito. Dal matrimonio nascono Rosita nel 1913 e Ampellio nel 1920. L’attività cresce rapidamente e il laboratorio di riparazioni, che si trova al piano superiore del locale, confinante con l’abitazione di famiglia, arriva a contare ben otto dipendenti, tutti orologiai. La data di riparazione e il nome della ditta vengono incisi all’interno delle casse degli orologi riparati, funzionando da garanzia per il cliente . Ogni lunedì Efrem e i suoi operai, e in seguito anche suo figlio Ampellio, si recano nelle ville dei “signori”, molti dei quali milanesi, per ricaricare le preziose pendole. Al lavoro di riparazione e manutenzione si affianca la vendita di gioielli (fedi nuziali, anelli, orecchini, spille, collane) e argenteria varia. Il giovane Ampellio frequenta la scuola di orologeria della Società umanitaria di Milano e a soli quindici anni vince un premio per la creazione di un orologio a pendolo. Di padre in figlio passando per la madre (1936-1962) Finita la scuola, Ampellio inizia a lavorare nella bottega del padre, mentre sua sorella Rosita intraprende una strada diversa. Durante la Seconda guerra mondiale il giovane, arruolato, è fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania. Con l’emanazione delle leggi razziali molti ebrei che fuggono in Svizzera entrano nel negozio degli Anganuzzi per vendere i loro gioielli, ma l’onesto Efrem non ne approfitta, preferendo indirizzarli altrove. Rientrato a Varese e ripreso il lavoro, nel 1947, onorando un lungo fidanzamento, Ampellio Anganuzzi sposa Dora Cerrozzi, nata nel 1926, di professione stenodattilografa e impiegata negli anni della guerra presso la sede di Varese della Cassa nazionale dei lavoratori dello spettacolo sfollati nella città varesina. Nel 1949 muore Efrem Anganuzzi e la titolarità dell’impresa passa alla moglie Emilia Bottini, coadiuvata dal figlio, che nel 1950, con la nascita di Daniela, diventa padre. Negli anni successivi si assiste alla quasi completa trasformazione commerciale del negozio, che porta alla chiusura del laboratorio di riparazioni. Queste sono ora eseguite nel retrobottega dal solo Ampellio, aiutato nei momenti di punta da un orologiaio esterno. Nel 1958 nasce Raffaela, la seconda figlia di Ampellio. Questi, nel 1961, subentra alla madre ormai anziana e la ditta assume la denominazione “Oreficeria Anganuzzi Efrem di Ampellio Anganuzzi”, mentre sua sorella Rosita, che non ha mai partecipato all’attività del negozio, viene liquidata per la sua parte. Dora Cerrozzi inizia a lavorare con il marito , occupandosi anche della contabilità e tenendo i rapporti commerciali con i rappresentanti e fornitori, tra i quali detiene, ancora oggi, un ruolo particolarmente importante la gioielleria Lattuada di Milano nata nel 1930. Nel 1962 cessa l’attività del recapito di Gavirate. Dagli orologi ai bijoux (1963-2012) Nel corso degli anni sessanta si afferma la vendita della posateria in argento, con marchi importanti quali Mantel e Clementi di Casalecchio di Reno. Si sviluppa altresì il settore orologeria, con marche note, come gli orologi svizzeri Cyma e Lorenz, molto apprezzati da Ampellio, il cui lavoro comprendeva, oltre la riparazione, anche il semplice controllo degli orologi portati in negozio dai clienti. Cresime, anniversari, fidanzamenti e matrimoni costituiscono le occasioni più ricorrenti per la vendita di oggetti di valore, che si concentra soprattutto nel mese di dicembre. Nel negozio si predispongono anche le sorprese in oro o in argento per le uova pasquali confezionate da una pasticceria locale. L’orologeria e gioielleria Anganuzzi conta su una cerchia di clienti fedeli, molti dei quali hanno conosciuto direttamente il fondatore o ne ricordano la figura quando da piccoli frequentavano il negozio insieme ai loro nonni o genitori. Clienti che diventano “amici” in un lungo rapporto di fiducia e stima. Le figlie di Ampellio Anganuzzi e Dora Cerrozzi hanno inizialmente e per lungo tempo un rapporto del tutto occasionale con l’attività dei genitori, preferendo intraprendere altri percorsi di vita, che dopo gli studi portano entrambe alla professione di insegnante. Il 3 giugno 1988, mentre la famiglia sta per celebrare le nozze di Raffaela e in un periodo in cui gli affari vanno piuttosto bene, il negozio subisce una rapina. Lo storico rapporto fiduciario che lega la ditta al proprio fornitore di gioielli Lattuada si rivela una risorsa preziosa per far fronte all’emergenza. L’offerta merceologica conosce un profondo cambiamento: si riduce il peso degli orologi, mentre, a partire dagli anni duemila, compaiono gli articoli di bigiotteria di qualità in argento, che a loro volta sostituiscono progressivamente i più costosi gioielli tradizionali, di cui sono peraltro una “perfetta imitazione”. Nel 2007 muore Ampellio Anganuzzi, presente in negozio sino agli ultimi giorni della sua vita. L’attività prosegue con la costituzione della società in accomandita semplice “Eredi di Anganuzzi Ampellio di Cerrozzi Dora & C.” con Dora Cerrozzi come socio accomandatario e le due figlie socie accomandanti. La vedova – che dopo la morte del marito abita nell’antico appartamento di famiglia posto al piano superiore del negozio, entrambi da sempre in affitto – assume la conduzione dell’impresa, con la consueta professionalità, supportata dalle

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Casa del popolo di Venegono Superiore

Commercio

Commercio Casa del popolo di Venegono Superiore DENOMINAZIONE SOCIALE | Casa del popolo di Venegono superiore società cooperativa FORMA GIURIDICA | Società cooperativa ATTIVITÀ PRINCIPALE | Gestione centri di aggregazione sociale, educativa, culturale sportiva. INDIRIZZO | Via C. Battisti 52 | 21040 | Venegono Superiore (VA) CONTATTI | T. 0331-850361 Dai primi del Novecento alla seconda guerra mondiale (1914-1944) La storia della Casa del popolo di Vengono Superiore affonda le radici in una tradizione cooperativa che risale al primo decennio del Novecento. Nel 1914, a Venegono, nasce ad opera del movimento socialista una Casa del popolo sita in via dei Prati (oggi via Pasubio). Questa, come avviene anche altrove, svolge sia una funzione di luogo di ritrovo e assistenza per i lavoratori, sia quella di cooperativa di consumo e circolo ricreativo . Venegono è, in questo periodo, un piccolo paese in cui la principale fonte di reddito è costituita dall’impiego nelle attività edilizie del Milanese. I bassi salari sono integrati dalla coltivazione di piccoli appezzamenti di terra che le famiglie del paese si tramandano di generazione in generazione. La cooperativa di consumo svolge, quindi, una funzione particolarmente importante poiché consente di contenere i prezzi dei generi alimentari, dei prodotti casalinghi e dell’abbigliamento. La scissione comunista del 1921 dal Psi, porta alla creazione in paese di una nuova Casa del Popolo, a Monterosso, grazie alla donazione del terreno da parte di un simpatizzante e al lavoro gratuito, nei fine settimana, degli iscritti. Vengono aperti anche due punti vendita: uno in via Garibaldi e l’altro in piazza Montegrappa. Con l’avvento del fascismo le attività politiche cessano ma la cooperativa di consumo continua a funzionare, spesso in modo clandestino, tollerata dallo stesso regime per la necessità della popolazione di avere una fonte di approvvigionamento alimentare . Dal Dopoguerra agli anni settanta (1945-1979) Alla fine della guerra la cooperativa di consumo viene ricostituita sotto il nome di “Circolo famigliare cooperativa venegonese – società cooperativa a responsabilità limitata” da Carlo Brogli (primo presidente), Carlo Cattaneo, Vittorio Pogliani, Carlo Cattaneo (fu Antonio), di professione muratori, e Natale Zanchini, operaio, i quali sottoscrivono una quota di capitale di 500 lire a testa. La sede rimane in via Pasubio e tre anni dopo, nel 1948, cambia denominazione in “Casa del popolo di Venegono Superiore – Società cooperativa a responsabilità limitata”. Nello stesso anno viene anche acquistato un terreno per edificare una nuova sede sociale (in via Alpini), costruita dai soci stessi e inaugurata il 1° maggio 1949. Nell’ottobre 1950, viene aperta anche una succursale in via Garibaldi per la vendita di generi alimentari, e nel 1954 il socio Carlo Uslenghi cede alla Casa del popolo la propria trattoria. Il locale viene chiuso già l’anno successivo ma la licenza viene trasferita alla sede sociale. In questo periodo, infatti, l’attività prevalente è lo spaccio di bevande che si accompagna al mantenimento di una dispensa da cui i soci possono rifornirsi dei beni di prima necessità. La Casa del popolo organizza anche attività puramente ricreative quali intrattenimenti danzanti, incontri di pugilato e il gioco delle bocce. Il nuovo statuto del 1971 aggiorna di conseguenza le finalità sociali, orientandole maggiormente verso le attività culturali e politiche piuttosto che verso l’originale cooperazione di consumo. La Casa del popolo viene nuovamente trasferita, nel 1974, in via Battisti, all’esterno del centro paese, in una sede più accessibile. Dagli anni ottanta ad oggi (1980-2008) Dal 1981 la cooperativa affitta la gestione diretta del circolo percependo un compenso forfetario. La scelta si rivela positiva sul lato economico, ma impone limitazioni nell’utilizzo degli spazi per l’organizzazione e la promozione di attività culturali e sociali. A partire dal 1983 alcuni soci ricoprono cariche nell’amministrazione comunale di Venegono. Questo nuovo impegno distoglie energie dalla cooperativa che non riesce ad affrontare il problema del ricambio degli organi direttivi. Il numero degli iscritti cala in questi decenni da circa 150 alla settantina di soci attuali, quasi tutti pensionati e subentrati nel possesso delle azioni aipropri padri, come previsto dallo statuto sociale. Questa diminuzione è dovuta anche al distacco progressivo dalla partecipazione politica attiva della maggior parte dei cittadini, soprattutto dei giovani, e all’incremento dei luoghi di aggregazione e di svago. Anche la cooperativa di consumo si vede superata nelle sue finalità dalla disponibilità di prodotti e dall’abbassamento dei prezzi conseguenti alla nascita e allo sviluppo della grande distribuzione. La cooperativa oggi è attiva nel recuperare le adesioni degli eredi dei soci passati, nel tentativo di rinnovare lo spirito cooperativo e di riprendere il costume dell’assistenza e dell’informazione politica – ora in pratica demandata solo alla televisione – affinché la Casa del Popolo ritorni ad essere un luogo di incontro e di confronto. La storia della Casa del popolo di Vengono Superiore affonda le radici in una tradizione cooperativa che risale al primo decennio del Novecento. Nel 1914, a Venegono, nasce ad opera del movimento socialista una Casa del popolo sita in via dei Prati (oggi via Pasubio). Questa, come avviene anche altrove, svolge sia una funzione di luogo di ritrovo e assistenza per i lavoratori, sia quella di cooperativa di consumo e circolo ricreativo . Venegono è, in questo periodo, un piccolo paese in cui la principale fonte di reddito è costituita dall’impiego nelle attività edilizie del Milanese. I bassi salari sono integrati dalla coltivazione di piccoli appezzamenti di terra che le famiglie del paese si tramandano di generazione in generazione. La cooperativa di consumo svolge, quindi, una funzione particolarmente importante poiché consente di contenere i prezzi dei generi alimentari, dei prodotti casalinghi e dell’abbigliamento. La scissione comunista del 1921 dal Psi, porta alla creazione in paese di una nuova Casa del Popolo, a Monterosso, grazie alla donazione del terreno da parte di un simpatizzante e al lavoro gratuito, nei fine settimana, degli iscritti. Vengono aperti anche due punti vendita: uno in via Garibaldi e l’altro in piazza Montegrappa. Con l’avvento del fascismo le attività politiche cessano ma la cooperativa di consumo continua a funzionare, spesso in modo clandestino, tollerata dallo stesso regime per la necessità della popolazione di avere una fonte di approvvigionamento

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CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

piazza Monte Grappa, 5, Varese

P.IVA 00569210123 | C.F. 80000510125

tel. +39 0332 295111

p.e.c protocollo.va@va.legalmail.camcom.it

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