Industria Secondo Mona spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Secondo Mona spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Industria aereonautica, meccanica, elettromeccanica ed elettronica in genere INDIRIZZO | Via Carlo Del Prete 1 | 21019 | Somma Lombardo (VA) CONTATTI | T. 0331-756111 | F. 0331-252334 | www.secondomona.com L’avvio dell’attività e i suoi primi sviluppi (1903-1939) Nel 1903, Secondo Mona, figlio di Coronato e Giovanna che conducono una piccola attività di tessitura, apre di fronte al Castello visconteo di Somma Lombardo, in piazza d’Armi, una bottega per la costruzione, riparazione e vendita di cicli e motocicli . L’attività si sviluppa rapidamente, grazie al progresso in campo meccanico e dei trasporti. Dapprima nel settore dell’automobile, che vede Secondo Mona occuparsi della manutenzione delle vetture del marchese Visconti, divenendo poi esclusivista della marca FN Fabrique Nationale); successivamente in quello dell’aereonautica. Il territorio livellato favorisce le sperimentazioni in questo campo. Cascina Malpensa, isolata, utilizzata fino ad allora per manovre di cavalleria militare, garantisce la segretezza necessaria durante gli esperimenti: qui nel 1910 Gianni Caproni costruisce il suo primo hangar. Poco lontano anche Giovanni Agusta inizia a costruire biplani, nel 1913 a Varese nasce l’impresa aeronautica Macchi e sulle rive del Lago Maggiore, a Sesto Calende partono già gli idrovolanti della S.I.A.I (Società Idrovolanti Alta Italia) progettati dall’Ing. Tonini e, successivamente, dall’Ing. Conflenti. In tale contesto Secondo Mona svolge la sua attività che nel frattempo si amplia alla riparazione e costruzione di qualsiasi tipo di apparecchi elettrici e motori. Nel 1909 Secondo Mona assiste, insieme a Caproni, a Brescia, al primo Circuito aereo internazionale ed entra definitivamente in contatto con quello che sarà il suo mondo professionale. Dal 1913 inizia ad occuparsi della riparazione di motori aeronautici e dei sistemi di bordo, sviluppando molto presto un’attività di produzione di componenti diversi di aeroplano. Caproni gli affida compiti di primo piano quali la produzione di serbatoi per benzina in lega leggera, radiatori e pompe a stantuffo. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, Secondo Mona si è già ritagliato un posto di rilievo nel panorama aeronautico locale. Nel 1916 con l’ampliamento delle attività e l’aumento delle maestranze provenienti da tutta la zona circostante, compresa la parte piemontese al di là del Ticino e del Lago Maggiore, l’impresa si trasferisce in una nuova sede, sempre a Somma Lombardo, in località Mezzana. Negli anni venti, avvia la sua prima collaborazione internazionale con l’impresa francese Albert Moulet per la produzione di impianti carburante. Frutto di questa collaborazione sarà ad esempio una pompa meccanica che equipaggia l’S.64, aereo con il quale i piloti Arturo Ferrarin e Carlo Del Prete compiono il primo collegamento aereo con il Brasile. La Secondo Mona partecipa, infatti, negli anni venti e trenta a molte imprese aviatorie: circuiti di alta velocità, record di velocità, trasvolate atlantiche. Nel 1925 l’impresa è iscritta come ditta individuale alla Camera di commercio di Varese. Anche se l’impresa si specializza sempre più nella produzione di equipaggiamenti aeronautici, parallelamente si continua in una decisa politica di diversificazione dei prodotti. La Secondo Mona, ad esempio, diviene la prima ditta italiana per la costruzione di macchinari per calzature (comprese le prime macchine per l’allestimento delle calzature in serie) ottenendo alla mostra di Fiume del 1926 la medaglia d’oro e il primo premio nella specifica sezione. La produzione si estende però anche a macchine per cartotecnica, edilizia e sugherifici: la Supermiat, poi denominata nel suo modello più avanzato “Supermatic”, è una macchina che consente la produzione di seimila tappi di sughero l’ora e che conosce una diffusione e un successo di vendita internazionali. Secondo Mona si avvale ormai per la gestione dell’amministrazione della presenza della moglie, Marina Vanelli e del fratello di lei, il direttore amministrativo Alberto Vanelli. Dal 1940 al 1962 Durante la Seconda guerra mondiale le assunzioni arrivano a sfiorare quota 800 dipendenti, massimo storico per l’impresa. Nel 1943 la fabbrica viene occupata dai tedeschi, tuttavia l’ottima conoscenza della loro lingua da parte di Bruno Mona, figlio di Secondo, laureatosi nel 1932 al Politecnico di Zurigo e da qualche anno impegnato nell’impresa di famiglia, fa sì che le maestranze possano godere di una certa tranquillità. Nel 1945 muore Secondo Mona e l’impresa passa agli eredi: la moglie Marina Vanelli e il figlio Bruno ne proseguono l’attività come società di fatto “Mona Secondo”. Nel 1946 Bruno Mona, aiutato della Banca Alto Milanese di Busto Arsizio, costituisce parallelamente la società “Secondo Mona – officine meccaniche costruzioni aeronautiche fonderie spa” con sede a Milano. Bruno Mona si trova, quindi, improvvisamente, ad avere la responsabilità dell’intera azienda in un periodo difficile. Le regole imposte all’Italia dall’armistizio non consentono all’impresa di proseguire nel settore aereonautico, se non limitatamente a collaborazioni con l’Aeronautica militare per delle riparazioni. La situazione non facile induce quindi a puntare nuovamente sulla diversificazione della produzione. Il settore motociclistico, in particolare, assorbe molto lavoro grazie alla costruzione di corpi motore, cilindri, bielle, forcelle telescopiche per la Guzzi e la Motom. Anche per il settore automobilistico si producono pompe autoregolatrici con le quali vengono equipaggiate automobili da competizione dell’Alfa Romeo, della Lancia, della Ferrari e della Maserati. Si sviluppa, inoltre, una linea di prodotti rappresentata dal reparto cartotecnico: stampe a mano, stampe a macchina, stampe a pressione, per inchiostro, per doratura, macchine rotocalco da foglio a uno o più colori. In ultimo, si avvia anche la produzione di componenti di precisione per la Ibm, l’Olivetti e la Rimoldi. Accanto a questa grande diversità di prodotti, a partire dalla metà degli anni cinquanta riprendono le prime attività di progettazione e di equipaggiamento in campo aeronautico. Uno dei primi progetti, ad esempio, è il DO27, il Dornier27, un aereo leggero che ha avuto una grande diffusione in tanti paesi del mondo. L’impresa, che da sempre dà il suo contributo ad attività sociali locali, finanzia interamente, in questi anni, l’asilo di Somma Lombardo che porta ancora oggi il nome di Secondo Mona. Dal 1963 al 1989 Nel 1963 la società di fatto “Mona Secondo” cessa definitivamente la propria attività. Nel 1965 il consiglio di amministrazione della “Secondo
Federico Aspesi
Industria Federico Aspesi DENOMINAZIONE SOCIALE | Federico Aspesi srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione tessuti e accessori a contenuto moda ricamati e agugliati con brevetto e marchio proprio INDIRIZZO | Via del Lavoro 13 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793210 | F. 0331-799631 | www.federicoaspesi.it Anastasio Aspesi e i suoi primi soci (1903-1945) Nella seconda metà degli anni novanta una serie di trasformazioni interessa la Federico Aspesi industria del ricamo srl, sia sul piano dell’attività commerciale e produttiva che su quello dell’assetto proprietario e dell’organigramma dirigenziale. La filiera produttiva dell’abbigliamento confezionato si va trasformando: il settore “pronto moda” scade qualitativamente e perde la sua profittabilità economica mentre si sviluppa il lavoro “programmato” che richiede maggior coordinamento con stilisti, fiere di settore, converters e gruppi d’acquisto. I nuovi contatti commerciali sviluppati da Antonio si orientano in tal senso e nel 1995 torna in azienda anche Federico che inizia a occuparsi a fondo del rinnovamento dell’apparato produttivo, in gran parte fondato sulle macchine da ricamo acquistate nel 1962. Vengono acquistati nuovi impianti per l’agugliatura dei “tessuti non tessuti” e si studiano soluzioni per riconvertire le vecchie macchine alle nuove lavorazioni. Con il 1996 anche Nicola lascia l’Imagotessile e raggiunge i due fratelli, portando con sé l’esperienza maturata come amministratore della consociata e diventando il nuovo presidente della società che abbrevia il nome in “Federico Aspesi srl”. Nello stesso anno la famiglia Aspesi riprende il controllo maggioritario della società, cedendo in cambio agli altri soci le proprie quote di partecipazione nella Imagotessile. Nel 1998, dopo un ulteriore scambio di quote, Francesco controlla il 32%, Annamaria, Federico, Nicola e Antonio il 17% ciascuno. Il consiglio di amministrazione è composto da Nicola(presidente), dai suoi fratelli e dalla zia Annamaria. Nel 2000 la sede viene trasferita in via del Lavoro 13 e negli anni successivi la società progetta la costruzione di una nuova sede per la quale acquisisce un’area edificabile. Dopo alcuni anni di ritardi l’immobile è stato costruito ma l’impresa non ha ancora deciso se trasferirsi. Federico, Nicola e Antonio, sotto la guida esperta di Francesco, formano una squadra coesa e dinamica capace di portare ottimi risultati nel giro di pochi anni. La ricerca in campo tecnologico e meccanico, sviluppata in collaborazione con un produttore di macchine tessili di Busto Arsizio, porta nel 1998 al deposito di un importante brevetto industriale per l’uso del sistema di agugliatura sui tessuti per la moda. Nel 1999 viene acquistato il primo impianto per il ricamo rettilineo la cui messa a punto richiede alcuni anni. La crescita della rete commerciale e di contatti all’estero è l’altra linea di sviluppo che segue la Federico Aspesi: la quota del fatturato realizzata all’estero, che nel corso degli anni novanta, rappresenta tra il 10 e il 20% del totale, si attesta nell’ultimo decennio oltre il 50%, con importanti clienti in tutti i principali paesi del mondo. Dal 2000, alla tradizionale partecipazione alle fiera Moda In di Milano viene affiancata la presenza a Première Vision di Parigi e dal 2007 alla Preview di New York. Nel 2005 Annamaria decide di vendere le proprie quote a Federico, Nicola e Antonio, mentre l’anno seguente Francesco entra a far parte del consiglio di amministrazione. Negli ultimi quindici anni di continue trasformazioni il personale impiegato dalla Federico Aspesi è cresciuto fino a raggiungere i 25 dipendenti. Nel recente triennio tuttavia, per fronteggiare la contrazione degli ordini causata dalla crisi generale del mercato, la società ha dovuto fare ricorso alla cassa integrazione e a procedure di mobilità. Per contrastare la crisi l’impresa concentra i propri sforzi nell’innovazione dei materiali e dei processi produttivi. Questo impegno l’ha recentemente portata ad aggiudicarsi a Parigi l’Innovation Prize nel corso dell’ edizione 2011 dei Première Vision Awards, svoltasi nell’ambito di una delle più prestigiose esposizioni internazionali del tessile. Nel 2011 l’impresa è stata inserita nel Registro delle imprese storiche istituito da Unioncamere per valorizzare le aziende ultracentenarie presenti in tutta Italia. Federico Aspesi e la transizione dal commercio all’industria (1946-1975) Alla ripresa delle attività dopo la guerra la Anastasio Aspesi conta, oltre al titolare Federico, una quindicina di persone, tra impiegati, commessi viaggiatori e operai. Il figlio maggiore di Federico, Luigi, inizia nel 1953 a lavorare al fianco del padre seguito tre anni dopo dal secondogenito Francesco. Entrambi i fratelli sono diplomati in ragioneria e si impegnano sia nei viaggi di commercio e nelle relazioni con agenti e grossisti, sia nella realizzazione di nuove linee di prodotti. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta l’impresa riesce ad estendere la propria rete commerciale in Italia e inizia anche l’esportazione di foulard all’estero. Fino ai primi anni sessanta il mercato dei tradizionali foulard ricamati – e a partire dal 1958 di quelli stampati – è ancora il principale settore diattività e si concentra in particolare nelle regioni del centro-sud: su tutte Sardegna e Campania. Sucessivamente negli anni sessanta, con la contrazione del mercato dei foulard che determina la chiusura dell’azienda avviata da Anastasio e Pierino, viene ampliato il commercio di coperte e avviato quello di tappeti. La dimensione internazionale dell’impresa è fondamentale sia sul piano commerciale che su quello industriale: Aspesi è rappresentante per l’Italia di prestigiosi marchi europei e fa produrre all’estero articoli con propri marchi, come le coperte Anastasia e Federica prodotte a Leida, in Olanda. Sul piano produttivo gli anni sessanta segnano una svolta: nel 1962 si decide un importante investimento in nuovi macchinari per il ricamo dei tessuti. Nei primi anni la lavorazione è destinata all’abbigliamento ma prima degli anni settanta la Aspesi inizia la lavorazione di tendaggi e altri tessuti per l’arredamento . Le macchine vengono installate in un nuovo capannone che amplia la sede di via Maino e la forza lavoro impiegata raggiunge le 50 unità. Da allora l’attività industriale dell’impresa diviene preponderante rispetto al commercio all’ingrosso dei tessuti. Nel 1968 muore il titolare Federico e i suoi figli costituiscono una nuova società in accomandita semplice, la “Aspesi Anastasio di Luigi e Francesco Aspesi & C. sas”. I
Minoli ferramenta di Minoli Alessandra & c. snc
Commercio Minoli ferramenta di Minoli Alessandra & c. snc DENOMINAZIONE SOCIALE | Minoli ferramenta di Minoli Alessandra & c. snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Ferramenta INDIRIZZO | Piazza Garibaldi 7 | 21013 | Gallarate (VA) Pasquale Minoli, “successore a Furla” (1903-1938) Nel 1903 Pasquale Minoli apre un negozio per il commercio di ferramenta in piazza Garibaldi 7 a Gallarate. Le notizie biografiche sul fondatore sono scarne: sappiamo che nasce a Crenna nel 1876 e che la sua famiglia, come quella della moglie Carolina Magnoni è piuttosto benestante. Ne è conferma il fatto che, all’avvio dell’impresa, Pasquale è in grado di acquistare l’intero immobile di piazza Garibaldi dove insedia il negozio e dove stabilisce la propria abitazione. Nel corso degli anni la disponibilità di ingenti spazi dove costituire magazzini e depositi si rivela molto importante per favorire la crescita dimensionale dell’impresa. Per alcuni anni Pasquale mantiene sulla carta intestata, sotto al proprio nome, la dicitura “successore a Furla”, dal che si deduce che l’impresa è stata avviata rilevando una preesistente attività di ferramenta con un proprio bacino di clienti. La lettura di questa carta intestata del 1906 ci consente anche di inquadrare la varietà di articoli in vendita e le specialità della ditta: in alto, sopra il nome, campeggiano le tre categorie “Ferramenta, Ottonami, Chincaglieria”; a sinistra del nome si legge “Assortimento in ferro smaltato e posateria, stufe, cucine e ghiacciaie per famiglie, articoli per capimastri, canali, e lamiere, utensili agricoli e industriali”; sulla destra troviamo “Specialità in ferri da taglio ed articoli per falegnami, grande deposito di chioderie, punterie, viti e bulloni, assortimento cordami, colla, carta e tela vetrata e smerigliata”; infine, più in basso, “Ranze e messorie marche Rosa, Serpente e Stella”. La varietà dell’assortimento è un segno di come il negozio si pone contemporaneamente al servizio dell’utenza professionale e di quella domestica, per quanto la distinzione tra le due destinazioni non fosse marcata come lo è oggi. Pasquale e Carolina lavorano insieme nel negozio e riescono in pochi anni a diventare un punto di riferimento in città per chiunque abbia bisogno di utensili da lavoro o di articoli per la casa. Dal loro matrimonio nel 1898 nascono tra il 1900 e il 1921 Maria, Francesco detto Franco, Adele, Gaetano detto Nino, Carlo e Arturo. Franco, Nino e Arturo, in tempi diversi a seconda dell’età, affiancano i genitori nella conduzione del negozio. Arturo si diploma in ragioneria presso il collegio San Carlo di Milano; Carlo prosegue negli studi e diventa farmacista, lavorando nella storica farmacia Daho’ in piazza Garibaldi, sul lato opposto rispetto alla ferramenta. La farmacia viene rilevata da Carlo e tuttora è attiva sotto la conduzione della dottoressa Renata Minoli, sua figlia. I tre figli di Pasquale. Una squadra ben assortita (1939-1966) Nel 1939, in seguito ad un atto di donazione da parte di Pasquale, i tre figli Franco, Nino e Arturo proseguono l’attività con una nuova società, la Ditta Minoli Pasquale snc, anche se è il padre, fino alla morte avvenuta nel 1943, a mantenere le maggiori responsabilità decisionali nell’impresa. Durante la Seconda guerra mondiale Arturo è l’unico dei tre chiamato al fronte, insieme a Carlo, mentre i due fratelli maggiori possono continuare nella conduzione del negozio. Subito dopo la guerra Arturo si sposa con Luciana Gaiazzi continuando ad abitare nella casa di famiglia. Dal matrimonio nascono Luisa, Franca e Alessandra. Con la scomparsa dei genitori tra il 1943 e il 1949 si forma la struttura operativa che sostiene l’attività per il successivo ventennio. Dei tre fratelli Franco è il capo amministrativo e rappresenta la massima autorità nell’organizzazione dell’impresa: la sua abitudine a gestire in nome proprio gli affari dell’impresa non viene messa in discussione dagli altri due fratelli. Nino è presente al banco di vendita dove lo affianca Arturo che, anche per un semplice dato anagrafico, è considerato dai fratelli il “jolly” per tutte le necessità del negozio. Le sorelle Maria e Adele non partecipano all’attività che, dopo la scomparsa di Carolina, diventa per alcuni decenni un ambito riservato agli uomini di famiglia. La disponibilità di ampi spazi per immagazzinare le merci in attesa della loro vendita è molto importante per garantire alla clientela un ampio assortimento. Il volume e il peso delle merci movimentate rendono necessaria la presenza di un organico di circa 10-12 persone, in parte addette alla vendita e alla gestione dei magazzini, in parte alla contabilità. Gli anni cinquanta e sessanta rappresentano un periodo di intenso lavoro per l’impresa, che rifornisce aziende e artigiani del territorio gallaratese. I settori con cui l’impresa lavora maggiormente sono quello meccanico e quello edilizio, il cui boom accompagna la crescita dell’impresa, mentre nel tempo perdono di importanza le forniture per la lavorazione del legno. Nel secondo dopoguerra l’assortimento del negozio si adegua alla rapida innovazione dei materiali: gli articoli casalinghi in ferro smaltato lasciano posto alla plastica e fanno la loro comparsa gli utensili elettrici. Nel pieno di questa fase di crescita l’impresa deve fare fronte ad un avvicendamento tanto inatteso quanto improvviso. Tra il febbraio e il luglio del 1966 muoiono i due fratelli maggiori e a loro subentrano come eredi il figlio maggiore di Franco, Pasquale detto Linuccio, nato nel 1933, che entra attivamente nella conduzione del negozio al fianco dello zio Arturo, e Ambrogio, nato nel 1940, che eredita le quote del padre Nino ma non gli subentra nel ruolo operativo. Arturo e Pasquale, tra seconda e terza generazione (1967-1986) Con la scomparsa dei fratelli maggiori Arturo deve farsi carico di crescenti responsabilità mentre il nipote Pasquale, rimasto fino ad allora lontano dall’attività, si inserisce occupandosi delle vendite. La transizione non è facile in quanto la presenza di Franco e Nino aveva mantenuto il fratello minore lontano da compiti decisionali e organizzativi. A partire da questo momento Arturo deve necessariamente dividersi tra la gestione degli acquisti e la vendita, mentre la parte amministrativa viene perlopiù delegata a suoi collaboratori. Arturo e il fratello Carlo vivono con le rispettive famiglie nello stesso immobile che ospita il
Grafiche Reggiori srl
Artigianato Grafiche Reggiori srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Grafiche Reggiori srl FORMA GIURIDICA | società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | edizione in conto proprio e in conto terzi di cartoline, depliant, opuscoli, calendari, guide turistiche, stampati commerciali, editoria INDIRIZZO | Via per Mombello 42 | 21033 | Cittiglio (VA) CONTATTI | T. 0332–626246 | F. 0332-626206 Dalla tipografia all’attività commerciale (1903-1948) La storia della Arti grafiche Reggiori nasce nel 1903, data in cui Luigi Filippo Reggiori apre un’officina tipolitografica per lavori commerciali a Laveno in via Labiena presso il Palazzo Albergo Roma (poi Palazzo Baratelli). L’imprenditore è originario di Mombello dove è nato il 15 ottobre 1878 da Giovanni e Orsola Parlatini e ha svolto un’importante esperienza di tipografo compositore presso il «Corriere della Sera». Nella casa paterna di Mombello sposa nel 1900 Piera Bellorini; dal matrimonio nascono Fedora, Giampiero e infine Teresio (1917). Intorno al 1910 la tipografia viene assorbita dalla”Cartiera del mulino” di Besozzo che produceva cartonati, tra cui il carton-cuoio utilizzato come succedaneo per le suole delle scarpe. Nel 1927 le disponibilità economiche consentono a Luigi Filippo di costruire una propria abitazione a Laveno in via al Motto. Nel 1937, probabilmente in seguito alla crisi del 1929, la cartiera viene incorporata dalla Cartiera Beniamino Donzelli C.B.D. società anonima. Nel 1932 Luigi Filippo riapre la tipografia di Palazzo Baratelli con l’aiuto del figlio Teresio (Fedora fa l’insegnante e Giampiero è ingegnere delle Ceramiche di Laveno) che inizia a lavorare come compositore a mano e realizza semplici bozzetti grafici. Nel 1934 all’attività tipografica si aggiunge quella commerciale di cartoleria e vendita di cancelleria. Teresio matura in quegli anni una forte passione amatoriale per la fotografia. A casa realizza un piccolo laboratorio dove sviluppa le lastre fotografiche con le vedute delle località del Lago Maggiore e dei laghi vicini. Nel 1940 Teresio subentra al padre nella gestione dell’impresa aprendo una nuova ditta per l’esercizio di una cartoleria e il commercio all’ingrosso di carta e stampati. La tipografia di Palazzo Baratelli viene affittata a imprenditori milanesi e Teresio si trasferisce in un vicino magazzino situato in una traversa di via Labiena. Nel settembre 1945 Teresio sposa Maria Ferrato (detta Mara) che si inserisce subito nell’attività del marito curandone l’amministrazione. Dal matrimonio nascono Alvaro (1947) e Donatella (1954). Il boom economico e il successo delle cartoline (1949-1971) Il boom economico del secondo dopoguerra sostiene lo sviluppo del turismo nella regione dei laghi e Teresio vi coglie l’occasione per trasformare la propria passione amatoriale in un’attività imprenditoriale. Nel 1949, alla morte del padre, cede la tipografia a una ditta locale, l’impresa Rossetti (attualmente Grafica Lavenese) e nel 1951 apre una nuova ditta, la “Fotostampa Reggiori Teresio”, mantenendo la vendita all’ingrosso di carta e cancelleria. Teresio inizia a commercializzare cartoline turistiche in bianco e nero stampate presso terzi su cartoncino sensibile ai sali d’argento (bromuro d’argento) e utilizza l’importante archivio fotografico personale su lastra di vetro che, alla fine degli anni cinquanta, arriva a contare 15.000 pezzi. Nei primi mesi del 1950 Teresio sposta la propria abitazione da via al Motto a via Labiena, vicina alla sede lavorativa e nel 1954 inizia la costruzione di una nuova residenza, completata nel 1960, in via Roma 12 dove riunifica famiglia e attività commerciale. Verso la metà degli anni cinquanta si afferma sul mercato il gusto per l’immagine colorata che influenza il mercato della cartolina illustrata. Inizialmente si ricorre alla colorazione manuale del bianco e nero tramite colori all’anilina distribuiti col pennello sulle cartoline schermando le varie aree di colore con l’ausilio di maschere di zinco. L’impresa commerciale conosce in questa periodo una forte accentuazione in senso artigianale: vengono assunte sei operaie addette alla colorazione manuale delle cartoline . Alla fine degli anni cinquanta, l’utilizzo più generalizzato della pellicola a colori (diapositiva) nelle macchine fotografiche apre nuovi scenari tecnologici. In particolare permette la realizzazione di pellicole fotolitografiche per l’allestimento delle matrici offset mediante procedimento di selezione a sei colori (magenta, ciano, giallo, nero, rosa, celeste). Ciò consente di stampare cartoline a colori su normali cartoncini monopatinati di ordinaria produzione di cartiera. Inoltre il declino del bianco e nero è causa ed effetto del trasferimento all’estero della Tensi di Milano, un’impresa storicamente specializzata nella produzione del cartoncino sensibile; anche questo affretta la transizione al colore. La Reggiori si adegua alla nuova situazione: innanzi tutto la produzione di cartoline colorate a mano si conclude e l’impresa torna a occupare solo membri della famiglia; Teresio riprende la campagna di fotografie documentando i percorsi turistici con la nuova pellicola a colori (nasce un nuovo archivio parallelo al primo e ancora oggi in continuo aggiornamento); la produzione di nuove cartoline a colori viene effettuata presso tipografie di Milano e l’impresa si riserva il solo confezionamento a mano. I processi tipografici impongono quantità rilevanti per consentire il contenimento dei prezzi mentre il dettagliante acquista pezzature limitate di cartoline; ciò obbliga l’impresa a garantire lo stoccaggio del prodotto. Inoltre, grazie alle cartoline, la Reggiori avvia un’attività editoriale curando la realizzazione di guide turistiche stampate all’esterno ma rilegate in fabbrica. La seconda parentesi industriale (1972-2002) A questo punto sono mature le condizioni per una nuova trasformazione dell’impresa che si intreccia con la vicenda personale di Alvaro. Conseguito il diploma scientifico nel 1967, si iscrive al Politecnico di Milano. La passione per il disegno lo spinge tuttavia verso l’impresa di famiglia per cui, ripercorrendo le orme paterne, inizia a realizzare bozzetti grafici per i depliant e le illustrazioni delle guide turistiche. Decide pertanto di lasciare gli studi per inserirsi definitivamente nell’impresa, coordinando prima la fase di confezionamento/legatoria, poi l’intera attività. Alvaro punta a ricostruire la completezza del ciclo produttivo – dall’allestimento delle matrici, alla stampa, alla confezione ed alla vendita del prodotto finito – riportando l’impresa alla fisionomia industriale originaria. A tale scopo nel 1972 viene costruito nel comune di Cittiglio lo stabilimento attuale. Nel 1975 si sposa con Lia Zampini e, seguendo una tradizione familiare, la moglie collabora nell’impresa curandone l’amministrazione. Alla fine degli anni settanta lo stabilimento conosce un ampliamento dei magazzini per le