Industria Società generale per l’industria della magnesia spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Società generale per l’industria della magnesia spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | L’acquisto, la produzione, la vendita di materie e prodotti chimici in particolare composti di magnesio di calcio INDIRIZZO | Via Varesina 1 | 21021 | Angera (VA) CONTATTI | T. 0331-939111 | F. 0331-931914 | www.solvay.it Dal 1900 al 1945 Alla fine dell’Ottocento Carlo Luigi Rodolfo, originario di Torino, opera nel settore estrattivo nelle cave intorno al Lago Maggiore. Dopo una prima esperienza ad Arona, decide di mettersi in proprio ad Angera iniziando la coltivazione di una nuova cava di dolomite per la produzione di ghiaietto per le massicciate stradali e costruendo, nel 1900, due fornaci per la produzione della calce dolomitica. In questi anni la zona collinare lungo le sponde del Lago Maggiore è un territorio favorevole per lo sviluppo dell’attività estrattiva per la produzione di calce e dà luogo alla nascita di numerose fornaci. Nel 1905 Emilio Rodolfo , figlio di Carlo Luigi, laureatosi al Politecnico di Milano nel 1899, rileva l’attività del padre e quattro anni dopo insieme a un compagno di studi dell’università, l’ingegner Giuseppe Rossetti, costituisce la società in accomandita semplice “Società italiana per la produzione del carbonato e dei coibenti di magnesia, ingegneri Rodolfo, Rossetti & C.” con sede a Milano e capitale sociale di lire 100.000. Rodolfo e Rossetti assumono la carica di gerenti mentre i soci accomandanti sono De Cristoforis e Canetti. Dopo pochi anni la direzione dello stabilimento è affidata al dott. Italo, fratello di Emilio. Le attività della società si svolgono ad Angera, in prossimità della cava di dolomite dalla quale veniva ricavata la materia prima per la produzione di prodotti magnesiaci. Al momento della fondazione sono impiegati 20 dipendenti. Nel 1910 la denominazione sociale muta in “Società generale per l’industria della magnesia ingegneri Rodolfo e Rossetti & c.”. Negli anni successivi si susseguirono piccoli aggiustamenti delle quote di proprietà dai vari membri della famiglia Rodolfo. In questi anni la società acquista le materie prime – la calce dolomitica e l’anidride carbonica – dalle fornaci che Emilio aveva rilevato dal padre (ditta “Ing. E. Rodolfo”). Attraverso il processo inglese Pattinson si producono carbonati di magnesio leggeri, adatti a inglobare molta aria nell’applicazione e quindi a favorire l’isolamento termico (come legante era usato l’amianto). Negli anni venti viene intrapresa anche la produzione di carbonato di calcio, inizialmente acquistando la calce calcarea come materia prima e successivamente introducendo la calcinazione del calcare all’interno del proprio stabilimento. Nel 1928 Italo lascia la direzione dello stabilimento; il capitale sociale viene diviso tra Emilio e la moglie Carla Prinetti. L’impresa conosce in questo periodo una forte espansione. Emilio Rodolfo negli anni trenta brevetta alcuni processi per la produzione di idrossidi e ossidi di magnesio pesanti per l’industria farmaceutica. In questi anni l’attività produttiva (dalla coltivazione della cava alla produzione dei sali di calcio e magnesio) comporta l’impiego di un elevato numero di manodopera, circa 250 persone. L’impresa utilizza il personale del territorio che integra l’attività nello stabilimento con il lavoro dei campi. L’estrazione e la lavorazione dei minerali non richiede elevate qualifiche professionali e quando sulle macchine gli operai acquisiscono maggiori competenze, vengono allettati da migliori salari delle imprese meccaniche della zona. Dal 1946 al 1989 L’impresa mantiene anche nel Secondo dopoguerra un forte connotato territoriale; il personale è reclutato ad Angera o nei comuni limitrofi e unisce l’attività in fabbrica con la gestione di piccoli appezzamenti terrieri. Spesso i ritmi dell’impresa trovano modo di conciliarsi con i cicli dei lavori agricoli e questa flessibilità rafforza il senso di appartenenza delle maestranze nei confronti della Magnesia. Nel 1948 muore l’ingegner Emilio. Egli aveva valutato la possibilità di vendere la società, non avendo figli maschi che garantissero la successione. Ciò non avviene e la conduzione dell’impresa rimane sempre a carattere famigliare: sono infatti le figlie Lorenza Rodolfo in Belloni e Stefania Rodolfo in Valerio a proseguire l’attività. Di lì a pochi anni sarà il figlio di Stefania, Marco Giulio, a prender e le redini della società, rilevando le quote della madre e della zia Lorenza. La nuova ragione sociale è “Società generale per l’industria della magnesia ‘ Ing. Rodolfo & C. di Valerio Marco Giulio ‘ sas. Negli anni cinquanta l’impresa sperimenta anche la vendita diretta della magnesia purgativa con il marchio Angelica destinata alle farmacie. Tuttavia questa strada non viene percorsa per molto tempo e si preferisce produrre il principio attivo, l’idrossido di magnesio, per le specifiche imprese del settore. Marco Giulio, insieme alla moglie Luisa Cederna, guiderà l’impresa fino al 1962, anno della sua scomparsa in un incidente stradale. La compagine sociale cambia nuovamente: ora le quote vengono suddivise tra Luisa, la figlia Giulia e la Waradsin, un’azienda chimica con sede in Liechtenstein. Tuttavia la presenza della famiglia Cederna nella gestione amministrativa della società aumenta sempre più in questi anni. Nel 1963 Enrico Cederna, cugino di Luisa, venne nominato procuratore e direttore generale della società; Giulia Valerio è impegnata nella direzione dell’area commerciale. La direzione dello stabilimento viene invece affidata a tecnici estranei alla famiglia che generalmente assumevano la carica di procuratori. Nel 1976 la sede legale della società viene trasferita da Milano ad Angera in via S. Martino, anche se nel capoluogo lombardo restavano gli uffici commerciali, e contabili. Due anni dopo l’impresa passa alla forma giuridica attuale di società per azioni con una presenza sempre maggiore della famiglia Cederna-Valerio nella divisione delle quote del capitale sociale. Enrico Cederna assume la carica di amministratore delegato a quella di direttore generale. Gli anni settanta e ottanta sono un periodo di forte sviluppo per l’impresa sottoposta a grandi interventi di rinnovamento degli impianti determinati sia dalla necessità di attuare le nuove norme entrate in vigore con la legge Merli del 1976, sia da quella di risparmiare energia. Notevole è la ricerca per la messa a punto e l’introduzione sul mercato di nuove tipologie di carbonati di calcio, in particolare quelli ultrafini rivestiti. Dal 1990 ad oggi All’inizio
Ambrogio Bernasconi
Industria Ambrogio Bernasconi DENOMINAZIONE SOCIALE | Ambrogio Bernasconi srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione di accessori per ombrelli, bastoni da passeggio e appoggio INDIRIZZO | Via Alberto da Giussano 13 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793084 | F. 0331- 793894 | www.bastonaio.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1922-1934) Negli ultimi anni dell’Ottocento, Ambrogio Bernasconi, ancora adolescente, lavora presso la ditta Lana di Gallarate specializzata nella produzione di bocchini in corno per pipe. Maturata un’ampia esperienza nella lavorazione del corno, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, Ambrogio Bernasconi avvia con due soci un’attività in proprio per la produzione di bocchini da pipa e da sigaretta, in via Garibaldi a Crenna di Gallarate. A guerra conclusa, Bernasconi liquida i suoi soci, avvalendosi dell’aiuto della moglie, Enrichetta Rovizzoli, nel proseguimento dell’attività, d’ora in poi a stretta conduzione familiare. L’impresa, oltre ad accessori per fumatori, produce impugnature per biciclette e manici per ombrelli in corno, sfruttando lo stesso materiale e le stesse competenze di lavorazione acquisite nella produzione di bocchini. Il corno, infatti, viene acquistato intero e successivamente diviso in tre tagli: la punta, per i bocchini delle pipe, il taglio in mezzo per le manopole per le biciclette e per i manici di ombrelli e la parte finale, rivenduta, per la produzione di pettini. Nel 1925 entra nella ditta di famiglia il figlio maggiore di Ambrogio, Isidoro Bernasconi, e successivamente, verso il 1930, anche il secondo figlio, Enrico Carlo, avrà parte attiva nell’impresa che diviene una società di fatto. L’ingresso dei figli segna un cambiamento nel prodotto dell’impresa che dapprima abbandona la produzione degli articoli per fumatori e poi anche delle manopole per biciclette, concentrandosi sugli accessori per ombrelli (manici, bastoni, punte degli ombrelli). Tale scelta è dettata dalla volontà di concentrarsi sull’articolo di produzione più redditizio e di svilupparlo con l’utilizzo di altri materiali, quali il legno e la pelle, avvalendosi dell’esperienza portata da Enrico Carlo Bernasconi che aveva precedentemente lavorato in una fabbrica di scarpe, la Marelli di Gallarate. Sempre intorno al 1930, l’impresa, subentrando nei locali occupati precedentemente da una carpenteria, si sposta nell’attuale sede che conoscerà diverse ristrutturazioni e ampliamenti negli anni successivi. Dal 1935 al 1960 Nella seconda metà degli anni trenta, Isidoro ed Enrico Carlo Bernasconi, assumono di fatto la conduzione dell’impresa affiancandosi al padre Ambrogio. L’avvento della Seconda guerra mondiale, però, costringe i due fratelli al servizio militare tenendoli forzatamente lontani dall’impresa fino al termine del periodo bellico. Nel 1949 l’attività della ditta viene ereditata dalla nuova società “Ambrogio Bernasconi di Bernasconi Isidoro e Bernasconi Enrico Carlo & c. Sas”, che vede Ambrogio Bernasconi socio accomandatario e i suoi due figli soci accomandanti. Isidoro si occupa della produzione e della parte commerciale dell’attività, Enrico Carlo, invece, cura il rinnovo della produzione con l’ideazione di nuovi modelli. Con l’avvento della plastica, l’impresa nel corso degli anni cinquanta si amplia e acquista nuove macchine per la produzione. Unica nel suo settore si dota di una officina meccanica con un attrezzista fisso in fabbrica. Ciò permette una rapida e assai meno onerosa realizzazione di stampi per la produzione di nuovi modelli, senza dover dipendere da fornitori esterni, e assicura al contempo una manutenzione continua e immediata delle macchine. Parallelamente il numero degli operai sale fino a toccare i cinquanta addetti. Impugnature in corno degli anni cinquanta. 2007, Archivio Centro per la cultura d’impresa. L’espansione dell’impresa è resa possibile principalmente grazie all’esportazione del prodotto negli Stati Uniti, avviata già durante la guerra, che permette di annullare gli effetti negativi dovuti ad una produzione tipicamente stagionale come quella degli ombrelli. I tempi di consegna, data la distanza del mercato, costringono i committenti ad ordinare in primavera, permettendo così all’impresa di lavorare a pieno ritmo anche nel periodo estivo. Inoltre i profitti derivati dall’esportazione consentono all’impresa, che pure è soggetta a un ciclo stagionale, a operare con continuità nel corso dell’anno con vantaggio per l’occupazione. La vendita negli Stati Uniti comporta la realizzazione di un preciso campionario, per cui ci si avvale del rappresentante americano dell’impresa, distinto da quello destinato al mercato europeo e realizzato dai due fratelli. Negli anni cinquanta Ambrogio Bernasconi e le famiglie dei due figli si trasferiscono in una casa adiacente alla fabbrica. Dal 1961 al 1989 Nel 1961 i due fratelli Bernasconi divengono entrambi soci accomandatari della società, sancendo ufficialmente il ritiro dall’attività del padre Ambrogio. Gli anni sessanta si caratterizzano per la forte esportazione verso gli Stati Uniti, circa il 60% dell’intera produzione, e vedono la presenza attiva nell’impresa della terza generazione Bernasconi: i figli di Isidoro, Ambrogio e Francesco, e i figli di Enrico Carlo, Umberto e Sergio. A Francesco Bernasconi, a tempo pieno nell’impresa dal 1969, viene affidata dal padre la parte commerciale e in particolar modo i rapporti con i mercati esteri. Qualche anno dopo, Umberto Bernasconi, figlio di Enrico Carlo, viene incaricato della contabilità dell’impresa. Nel frattempo l’acquisto di macchine ad iniezione diretta comporta un notevole aumento del numero di pezzi prodotti. Si amplia di conseguenza la sede con la costruzione di un nuovo capannone e tutti gli anni settanta si rivelano anni molto positivi per l’impresa. Nel 1974, alla morte di Ambrogio Bernasconi, la società vede l’ingresso ufficiale della terza generazione dei membri della famiglia. La famiglia Bernasconi. Da sinistra: Umberto, Enrico Carlo, Franco e Isidoro. 1988, Archivio d’impresa.Il processo di espansione dell’impresa si interrompe intorno alla metà degli anni ottanta, quando la Bernasconi perde il mercato americano, sostituito da nuovi mercati europei nei quali viene attivata una rete di rappresentanti. Le vendite in Francia, Inghilterra e Spagna, con la produzione di linee di modelli dedicate ad ogni singolo paese, riescono a compensare completamente la perdita del mercato statunitense. La percentuale di produzione esportata si mantiene, quindi, alta. Nel 1988, la necessità di trovare fonti di profitto collaterali porta all’apertura di uno spaccio presso la sede – per la vendita di ombrelli, bastoni e piccola pelletteria – e ad ampliare l’oggetto sociale all’abbigliamento, strada che tuttavia non viene percorsa. Dal