Industria Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c. DENOMINAZIONE SOCIALE | Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Tessitura di lino, canapa e cotone INDIRIZZO | Via Cappuccini 50 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-260547 | F. 0331-730112 | www.sironienrico.it Dal commercio all’industria (1893-1919) L’azienda nasce nel 1893 (secondo la tradizione famigliare nel 1892) per iniziativa di Enrico Sironi, uno dei diciassette figli di Giuseppe, detto Peppino, e di Paola Buffoni. La famiglia Sironi ha avviato a Gallarate molteplici attività imprenditoriali nel ramo tessile: Gaspare, nonno di Enrico, era stato un noto mercante di stoffe; lo zio Gaspare Germano aveva dato vita a un maglificio e il padre Peppino, alla sua morte nel 1879, aveva lasciato alla numerosa famiglia una prospera attività commerciale con sede in via Magenta 3. Enrico svolge nell’impresa di famiglia il suo apprendistato professionale sino a quando, stanco di dover dipendere dalle decisioni dei fratelli, decide di avviare un’attività individuale. Apre un negozio di tessuti di lino, cotone e affini presso la casa di famiglia nella piazza principale di Gallarate, l’attuale piazza Libertà. Ne affida la gestione alla moglie Angela Borgomanero, anche lei proveniente da una famiglia di imprenditori, e inizia a girare l’Italia per porre le basi di una solida rete di clienti. Nell’agosto 1899 Enrico muore improvvisamente lasciando la moglie con nove figli piccoli e il negozio da mandare avanti. Aiutata anche dal cognato Claudio, Angela sviluppa l’attività del negozio e quella produttiva, limitata a quel tempo ad un orditoio posto nella vecchia casa di Piazza Grande. Il filato dell’orditoio veniva distribuito al domicilio dei vari contadini e operai, che ritornavano in seguito il tessuto ultimato. Angela inserisce nell’attività i figli man mano che essi crescono. Carlo e Luigi detto Gino sono i primi ad affiancarla. Con il loro arrivo vengono acquistati alcuni telai meccanici che consentono di avviare in uno stabile della vicina via Borghi una prima diversificazione industriale dell’attività. Nel 1909 il Comune di Gallarate opera l’ampliamento urbanistico dell’allora piazza Vittorio Emanuele II e propone ai Sironi la permuta della casa nella piazza centrale con casa Sacconaghi sita in via Manzoni 12. Qui si trasferiscono i vari rami della famiglia e Angela Borgomanero vi trasferisce il negozio, successivamente affidato alle figlie Ida e Bambina, che lo gestiranno fino al marzo 1943. Lo sviluppo industriale (1920-1944 ) Nell’immediato dopoguerra, Carlo e Luigi – che nel frattempo hanno sposato due sorelle, Maria e Angelina Bertani, provenienti anche loro da una famiglia di imprenditori tessili – colgono l’occasione per dare all’impresa di famiglia una piena fisionomia industriale iniziando la costruzione di un ampio stabilimento in via Cappuccini 50, nel quartiere di Arnate, dove la tessitura risiede tuttora. La localizzazione deriva dal fatto che in quel luogo la madre possiede dei terreni, ma un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che la zona di Arnate e Cardano al Campo è ancora agricola e quindi è facile reperirvi manodopera femminile. L’operazione è gestita attraverso la costituzione di due società anonime collegate da un accordo di esclusività: la Manifattura di Arnate che produce tessuti e la Enrico Sironi che ne commercializza la produzione. Le due imprese vedono la partecipazione proprietaria dei vari membri della famiglia e sono affidate alla gestione dei due fratelli coadiuvati dallo zio Claudio. Intanto nel 1923, attraverso un aumento di capitale, viene acquisito dalla Manifattura di Arnate lo stabilimento aperto nel 1879 dal nonno in via Magenta 3, nel quale vengono allocate attività produttive e amministrative in attesa del completamento dei locali in via Cappuccini. La suddivisione del lavoro tra le due imprese si accentua a metà degli anni venti quando la Manifattura di Arnate estende il proprio oggetto sociale all’attività immobiliare e muta la denominazione sociale in sa Immobiliare Arnate. Viene così introdotta una divisione tra produzione e proprietà immobiliare destinata a ritornare nel secondo dopoguerra. Nel 1928, sotto la spinta della crisi del settore, la Enrico Sironi assorbe la Immobiliare Arnate per ottenere le facilitazioni fiscali destinate a favorire la concentrazione di aziende. Nel corso degli anni venti l’impresa conquista un ruolo di primo piano nella produzione di telerie, tovaglierie, tessuti per calzaturifici e per sartoria e lo consolida con un aumento di capitale. Purtroppo gli strascichi della crisi del 1929 erodono il capitale e nel 1932 i soci preferiscono trasformare la società in un’accomandita semplice, sia pure di notevoli dimensioni. Nel 1933 l’impresa impiega 185 dipendenti nelle due sedi di via Cappuccini e via Magenta, dispone di 70 cavalli di forza elettrica, 200 telai, molti dei quali automatici o semiautomatici, anche se una trentina sono inattivi a causa della crisi. È dotata di 1.200 fusi per confezionare cops di canapa e lino, macchine incannatrici che possono produrre 6-7 mila metri giornalieri di tessuti di lino, canapa o misti di lino e canapa, lino e cotone, puro cotone. Sempre verso la fine degli anni trenta Felice e Luigi, nati rispettivamente nel 1919 e nel 1917 dal matrimonio tra Carlo e Maria Bertani, entrano nell’impresa come dipendenti, dopo aver completato gli studi l’uno di ragioneria, l’altro di perito tessile. Carlo, intanto, rimasto vedovo di Maria già nel 1930, si è risposato con Giuseppina Capè. La guerra mondiale e la conseguente crisi economica e sociale determinano la riduzione del capitale sociale. Inoltre nel marzo 1943 la vendita al dettaglio in via Manzoni 12 viene scorporata attraverso la costituzione della Ditta Fratelli Sironi fu Enrico e C. sas, che ha come gerenti accomandatari Carlo e Luigi mentre soci accomandanti sono gli altri membri della famiglia. Nel 1945, in seguito allo sciopero del 4-5 aprile, il prefetto di Varese ordina la chiusura dell’azienda a tempo indeterminato e blocca i salari. La terza generazione tra boom economico e sperimentazione del monoprodotto (1945-1979) Tra il 1944 e il 1948 muoiono i fratelli Carlo e Gino e si apre la via all’ingresso nella compagine sociale di una nuova generazione di cugini: Luigi e Felice figli del primo; Francesco
Pipe Brebbia
Industria Pipe Brebbia DENOMINAZIONE SOCIALE | Pipe Brebbia srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione di pipe e vendita di accessori per la pipa INDIRIZZO | Via Piave 21 | 21020 | Brebbia (VA) CONTATTI | T. 0332-770286 | F. 0332-770265 | www.brebbiapipe.it La famiglia Buzzi e la nascita della Centrale elettrica di Brebbia (1893-1944) La storia dell’impresa Pipe Brebbia ha le sue radici nell’itinerario imprenditoriale della famiglia Buzzi , che prende avvio nel 1893 quando Achille, originario di Gallarate, costruisce una centrale elettrica a Brebbia sfruttando il corso d’acqua del fiume Bardello, emissario del Lago di Varese, e fornisce energia al territorio compreso tra Brebbia e Gavirate. Di formazione perito edile, Achille lavora anche per la costruzione della Galleria del Sempione. Sposa la figlia di un imprenditore tessile, Giuseppina Roncari, da cui nasce Carlo Andrea detto Gino. Quest’ultimo segue la vocazione della famiglia materna: diventa perito tessile e apre una tessitura a Gavirate. Si sposa con Lina Papa e vanno ad abitare in un’agiata dimora a Gavirate; dal loro matrimonio nascono Achille, Giuseppe (chiamato Peppino), Enea e Franca. La crisi del 1929 costringe Gino a cessare l’attività e a trasferire per alcuni anni la famiglia a Brebbia nei locali sopra la centrale elettrica per poter affittare l’appartamento di Gavirate. L’occasione per tornare nel settore tessile gli viene data da Luigi Ronzoni, che propone a Buzzi di diventare direttore del Cotonificio di Besozzo in cambio della fornitura di energia elettrica per dieci anni. Suo figlio Enea rimane segnato dalla difficoltà economiche del 1929: quest’esperienza incide sul suo carattere e lo porterà poi a cercare di sostenere economicamente la famiglia con il proprio apporto. Frequenta il collegio De Filippi ad Arona dove conosce futuri artisti quali il pittore Enrico Baj, lo scrittore Gianni Rodari e il filologo Dante Isella. Si iscrive poi all’Istituto Daverio a Varese e ottiene il diploma di ragioneria nel 1943. Partecipa alla Resistenza come partigiano insieme al fratello Achille e al termine della Guerra si iscrive all’Università Bocconi di Milano. Decide però di abbandonare gli studi dopo un anno per cercare lavoro. Inizialmente sfrutta il diploma di ragioneria e trova un’occupazione come impiegato all’Enel di Varese, ma in breve prevale in lui il desiderio di mettersi in proprio e intraprende il commercio di auto usate. Enea vive in una zona, quella di Gavirate, in cui il settore della produzione di pipe è particolarmente sviluppato. Conosce personalmente alcune delle realtà più fiorenti, come ad esempio la famiglia Rossi di Barasso e Alberto Paronelli. Proprio da un incontro con quest’ultimo Enea matura la scelta di avviare una fabbrica di pipe con un coperchio, che fa sì che si possa fumare anche quando piove. Ordina i macchinari da Carlo Giudici di Oltrona – che glieli consegnerà con un ritardo di due anni avendo privilegiato le imprese già avviate – ma non dispone dei capitali iniziali. Sarà uno zio della mamma Lina, Bernardo Papa, a fornire il supporto economico per avviare l’attività. Non sposato e senza figli, lo zio Papa ricopre un ruolo centrale per la famiglia Buzzi. Prima, con il cugino Guido Bossi, fonda il Caffè Chantal a Milano e successivamente è direttore del Casinò di Venezia dove trova un impiego ai fratelli di Enea, Achille e Peppino. Egli intuisce le premesse per lo sviluppo di un’attività di successo: la Centrale elettrica che offre energia senza costi, la vocazione imprenditoriale di Enea, un territorio caratterizzato dalla presenza di imprese produttrici di pipe. Tutto ciò lo convince a investire nell’idea di Enea e a coinvolgere anche Achille Savinelli, importante commerciante in articoli di fumo attivo a Milano, che conosce personalmente perché ha sposato una sua cugina, Dina. Savinelli si sarebbe occupato della parte commerciale mentre Enea della produzione, che avvia con tre operai provenienti da altre imprese del settore già esperti del mestiere, a cui vengono affidate mansioni precise: sgrossatore, tornitore e pulitore. La materia prima è la radica, proveniente dalla Maremma toscana, dalla Calabria e dalla Sicilia, mentre i bocchini sono fatti in ebanite. Tra i clienti figurano anche società del territorio come ad esempio la stessa ditta Rossi di Barasso. Nascita e affermazione della Pipe Brebbia (1944-1969) Una volta avviata l’attività si rende necessario strutturare la rete commerciale. Savinelli, disattendendo gli accordi iniziali, chiede a Enea di occuparsene in prima persona. Il mercato di riferimento è soprattutto quello anglosassone (l’Inghilterra con le sue colonie e gli Stati Uniti) e Londra costituisce la città di riferimento per instaurare rapporti commerciali. Enea conosce la lingua inglese a livello scolastico ma per necessità intraprende un viaggio nella capitale britannica che gli consente di ottenere ordini per i successivi cinque anni. Questa esperienza, unitamente alla volontà di non chiedere ulteriore denaro allo zio Bernardo, fa maturare in lui la consapevolezza che può tentare da solo la strada imprenditoriale. Il 1953 è un anno di grandi decisioni per Enea che matura una diversa visione del ruolo del socio sulle linee di sviluppo dell’impresa: pertanto ritira le quote di Achille Savinelli , che si riserva per quattro anni la vendita esclusiva delle pipe prodotte a Brebbia. Nello stesso anno si sposa con Mariantonia Sartorelli e dalla loro unione nasceranno Luciano, Achille e Isabella. Il 17 gennaio 1954 un incendio distrugge la fabbrica , risparmiando solo per un caso fortunoso la centrale elettrica al pianterreno. Allo sconforto iniziale Enea reagisce con forte spirito di volontà e, grazie agli ordini dei rappresentanti, in particolare Bernard Hocsteinen per gli Stati Uniti, ricostruisce la fabbrica nell’arco di un anno ridisegnando gli spazi in base alla sequenza di lavorazione della pipa, mentre inizialmente aveva dovuto adattarsi ai locali disponibili. In questi anni il mercato statunitense è quello che assorbe gli ordini maggiori, risentendo anche delle favorevoli possibilità introdotte dal Piano Marshall. Una volta ripresa l’attività e libero di scegliere, Enea investe nella realizzazione di pipe scolpite con figure di animali realizzate da artigiani della Val Gardena. È un’intuizione che aprirà nuovi mercati esteri grazie anche ai rapporti diretti con alcuni rappresentanti che collaboreranno per
Guidali
Artigianato Guidali DENOMINAZIONE SOCIALE | Guidali lavorazioni del legno di Guidali Alberto & c. sas FORMA GIURIDICA | società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | falegnameria, produzione, riparazione e commercio di serramenti e mobili in legno INDIRIZZO | Corso Sempione 19 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331–795301 | F. 0331-795301 Dall’avvio dell’attività fino ai primi anni trenta (1893-1929) La storia imprenditoriale della famiglia Guidali comincia con l’apertura di una falegnameria intestata ai fratelli Giovanni e Vittorio (detto Vittore): l’iscrizione all’anagrafe commerciale della Camera di commercio di Milano consente di datare l’inizio dell’attività nel 1893. I due falegnami sono figli di Protaso e di Paola Limido, contadini originari di Rovate, frazione di Carnago, trasferitisi a Gallarate con i loro sei figli: oltre a Giovanni e Vittorio vi sono Alessandro, Maria, Baldessare e Luigi. La “vasta bottega da falegname”, fornita di attrezzi, con annesso deposito per il legname, è ricavata all’interno di un complesso edilizio che Protaso alla sua morte, avvenuta nel settembre 1888, lascia in usufrutto alla vedova e in eredità ai figli. Il complesso consta di una casa con giardino, di un portico e di un’altra casa in cui è collocata al piano terra la falegnameria. L’edificio si affaccia sull’importante asse viario che da Gallarate porta a Sesto Calende, separato dall’antica chiesetta di San Rocco solo da una strada campestre. Ancora oggi l’azienda ha qui la sua sede, al numero 19 di corso Sempione, che per un certo periodo prese il nome di via Amedeo di Savoia. Sopra il laboratorio vi sono le abitazioni di Maria e Vittorio. In questi spazi vivranno e lavoreranno anche molti dei loro discendenti, organizzati secondo il modello della famiglia “allargata”. Gli altri fratelli Guidali già alla fine del secolo si sono stabilmente insediati a Beckenried, sul lago svizzero dei Quattro Cantoni. Sono infatti titolari di un’azienda di costruzioni stradali che avrà molta fortuna, trasferendo poi la sede a Lucerna. Anche Giovanni, in origine titolare della falegnameria, raggiunge i fratelli in Svizzera, ma diversamente da loro conserva la cittadinanza italiana. Pur avendo solo l’istruzione elementare, si cimenta con successo nella scultura del legno e si dimostra abile disegnatore. Si deve a lui la realizzazione dello schizzo del capitello che viene scelto dai nipoti come marchio dell’azienda. La falegnameria quindi viene gestita da Vittorio, che si è formato professionalmente lavorando come apprendista nel mobilificio gallaratese di Andrea Macchi e, dopo i quattro anni di servizio militare, in un’analoga azienda bustese. Nel 1907 scioglie formalmente il sodalizio col fratello e registra una ditta individuale, la “Guidali Vittore”, specializzata nella produzione di “serramenti e affini”. La sua preferenza va alla costruzione di mobili, che soddisfano maggiormente la sua abilità professionale e che garantiscono un guadagno più continuativo nel corso dell’anno. Vittorio tuttavia non ignora le opportunità di lavoro offerte da quel nuovo ceto di professionisti e imprenditori del gallaratese che si stanno costruendo case e villette sia in città che nei centri di villeggiatura marini e montani. Per le loro abitazioni richiedono serramenti di qualità, realizzati prevalentemente con legni italiani, soprattutto abete e larice. Date le tecniche di lavorazione dell’epoca, la realizzazione dei serramenti per una villa può richiedere anche un anno di lavoro. Le commesse non mancano e l’azienda si consolida. La seconda generazione. Dagli anni trenta agli anni cinquanta (1930-1959) Vittorio introduce progressivamente nell’azienda il figlio Giuseppe, l’unico maschio nato dal matrimonio con Luigia Mocchetti. Giuseppe ha una solida formazione scolastica, avendo effettuato studi tecnici a Gallarate. Dopo il diploma, viene inviato al fronte nella Grande guerra. Ferito due volte, ha una scheggia di cannone nella clavicola ma questa ferita non gli impedisce di macinare chilometri in bicicletta, sport di cui è appassionato. Sposato con Rosa Guffanti (detta Rina), Giuseppe ha sette figli: due maschi, Vittore e Luigi e cinque femmine: Anna, Natalina, Celestina, Carla, Maria Pia. Nessuna di loro partecipa alla vita aziendale e una diventa suora missionaria: una scelta che non sorprende dal momento che i genitori sono molto religiosi. I figli maschi invece iniziano presto a collaborare col padre e, se pure per poco tempo, anche con il nonno. Vittore, all’età di dodici anni inizia il suo percorso di apprendistato professionale nel laboratorio di famiglia e Luigi fa altrettanto dopo aver frequentato la terza commerciale. Rispetto al padre, che aveva orientato l’attività alla produzione di mobili, Giuseppe preferisce incentivare quella dei serramenti. Nel 1938 la ditta acquisisce un importante cliente, l’Ospedale “S. Antonio Abate” di Gallarate, di cui cura soprattutto la manutenzione degli infissi e al cui interno crea un piccolo laboratorio attrezzato in cui lavora stabilmente un operaio. Questo tipo di lavoro ha il vantaggio di poter essere svolto anche nei mesi invernali, quando le altre attività edilizie sono cessate. Nel 1944 Giuseppe ha ormai raggiunto la soglia dei 46 anni ed ha un’esperienza di vita e di lavoro sufficienti per dare garanzie di continuità nella conduzione dell’azienda, nonostante le differenze rispetto al padre. Il 1 maggio 1944, all’età di 78 anni, Vittorio cede ufficialmente l’attività al figlio, che registra una ditta individuale a lui intestata. Tre anni più tardi, alla sua morte, le figlie Rina, Elena, Laura, Maria e Paolina ereditano una quota delle sostanze paterne ma non entrano a far parte dell’azienda. L’opera di Vittore e Luigi Guidali. Dagli anni sessanta agli anni ottanta (1960-1989) Nel dicembre 1963 Giuseppe muore e la ditta individuale a lui intestata cessa. Vittore e Luigi ne continuano l’attività sotto forma di società di fatto mantenendo nell’oggetto la riparazione, costruzione e commercio sia di mobili che di serramenti in legno. In un primo momento la moglie di Vittore, Giancarla Dettone, si occupa della contabilità aziendale ma dopo qualche tempo lascia l’incombenza al cognato. La moglie di Luigi, di nazionalità francese, non è invece coinvolta nell’impresa. I due fratelli si dividono i ruoli: Vittore segue prevalentemente la produzione, Luigi sovrintende alla posa dei serramenti e all’amministrazione. Negli anni del boom economico molti concorrenti diversificano l’attività, entrando nel settore dei cantieri che, data la tumultuosa espansione edilizia, offre grandi opportunità di guadagno. I fratelli Guidali invece restano fedeli