Industria Fratelli Galli DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Galli srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Segheria e carpenteria, lavorazione del legno in generale INDIRIZZO | Via Via Legnano 185 | 21030 | Marnate (VA) CONTATTI | T. 0331-600398 | F. 0331-604735 Le origini dell’impresa (1890-1929 ) L’impresa è attiva sul territorio già alla fine dell’Ottocento. Davide Galli lascia il lavoro alla Pomini di Castellanza e in pochi anni, insieme ai fratelli Antonio e Giuseppe, acquista dalla curia di Olgiate Olona un grosso appezzamento in Marnate. Su questo terreno avviano una prima attività di segheria utilizzando macchinari elettrici. Viene acquisita una concessione di energia elettrica dalla società Vizzola. L’energia, inutilizzata durante la notte, viene ceduta al comune di Marnate che già nel 1901 può pionieristicamente vantare una illuminazione pubblica e privata elettrica. Nel 1908 i fratelli Galli acquistano il diritto di taglio di un bosco di quercia in Abruzzo per la fornitura di traversine destinate alla costruzione della ferrovia in valle Olona-Valmorea. Il materiale non si rivela idoneo per questo utilizzo e viene trasformato in carbone, mentre le traversine vengono prodotte con legno della zona. Durante la Prima guerra mondiale, con gli uomini impegnati nel conflitto, saranno le donne della famiglia a mantenere attiva l’impresa. Nel 1922 Davide Galli e il figlio Augusto registrano l’impresa alla Camera di commercio di Milano (che allora aveva la competenza sul territorio di Marnate) con la denominazione “F.lli Galli sas” e indicando nell’oggetto sociale le attività di segheria e carpenteria. L’attività dagli anni ’30 fino alla seconda guerra mondiale (1930-1955) Negli anni trenta la società F.lli Galli acquisisce boschi in Val d’Ossola e il fratello minore di Augusto, Giuseppe , di 20 anni più giovane, vi si reca per curarne l’attività. L’aumento di lavoro rende necessario l’affitto di una segheria sul posto che affianca la produzione della sede di Marnate. Il taglio dei boschi comporta un forte incremento della mano d’opera impiegata che raggiunge le 250 unità. Occorre anche adeguare tutta la struttura logistica alle nuove dimensioni: bisogna organizzare gli approvvigionamenti, costruire teleferiche, trasportare il legname sino alla sede principale. Nel 1935 la richiesta di fornitura di legname da carpenteria aumenta notevolmente, in seguito all’impegno da parte di aziende della zona alla costruzione di case prefabbricate destinate all’Etiopia. Nel 1943 si apre una grave crisi: Giuseppe muore accidentalmente; né il fratello Augusto né i cugini Pietro e Natale sono in grado di sostituirlo nei cantieri in Val d’Ossola. Gli subentra Amedeo , fratello giovane di Antonio, già attivo presso la segheria a Marnate. Il momento di crisi è testimoniato dalla messa in liquidazione dell’impresa, che ne fa presagire la cessazione. Tuttavia, alla fine della Seconda guerra mondiale entrano in azienda le nuove generazioni : il figlio di Augusto, Gian Mario, e il cugino Orlando , figlio di Pietro assumono pienamente la gestione dell’impresa. Grazie al loro apporto, nello stesso anno si decide di acquisire un grande bosco a Calanca Castiglione in Val Segnara, una valle minore della Valle Anzasca. Ciò consente di sviluppare una forte attività nella vendita di legname da opera e da ardere. Viene avviata anche l’attività di rivendita di bare che proseguirà sino agli anni sessanta. Dal 1956 agli anni settanta (1956-1980) L’impresa, uscita ufficialmente dallo stato di liquidazione nel 1956, partecipa direttamente alla fase di intenso sviluppo determinato dalla ricostruzione post-bellica. Il boom edilizio incrementa la produzione di carpenteria mentre la ripresa delle esportazioni guidata dalle grandi imprese del Legnanese incoraggia la produzione di casse da imballo. Tramonta invece rapidamente l’importanza dell’acquisto dei boschi da taglio, tanto che a metà degli anni sessanta vengono eseguiti gli ultimi lotti. La rinuncia al taglio diretto è causata dall’aumento dei costi: di anno in anno occorre garantire standard sempre più elevati di sicurezza agli operai e la presenza di cantieri boschivi richiede l’impegno sul posto da parte dei titolari. Diventa a questo punto più conveniente acquistare il legname già tagliato dai produttori e dedicarsi alle fasi successive della lavorazione. Con la fine dei boschi viene meno il commercio della legna da ardere, che è rimasto solo per i residui della lavorazione degli imballi. Dagli anni cinquanta agli anni settanta per oltre un ventennio, Gian Mario Galli è impegnato a livello politico nel comune di Marnate e ricopre per la Democrazia cristiana la carica di consigliere comunale, di assessore ai lavori pubblici e poi di sindaco per dieci anni consecutivi. L’ingresso dell’ultima generazione. Dal 1981 ad oggi (1981-2006) Nel 1981 la forma giuridica e la denominazione vengono modificati nell’attuale “Fratelli Galli srl”. Pur avendo vissuto nell’azienda di famiglia fin da ragazzo, Lorenzo Galli entra ufficialmente nell’impresa solo nel 1986, dopo aver svolto l’attività di insegnante per dieci anni nelle scuole superiori. In questi anni entra in azienda anche la sorella Franca per le mansioni di gestione contabile. Assistiamo così all’avvento dell’informatica, soprattutto nell’ambito della contabilità e della progettazione in autocad di lavori di carpenteria e imballaggi. Le condizioni complessive del mercato negli anni ottanta e per buona parte degli anni novanta non presentano elementi di trasformazione o di variabilità che invece sono stati percepiti in modo brusco in altri settori. Solo nell’ultimo decennio la situazione di fatica dell’economia ha iniziato a farsi sentire. In questi anni, infatti, si è registrata una variazione nei consumi di legname da carpenteria. Con la grande diffusione del tetto cosiddetto “mansardato”, è aumentata la richiesta di legname “tecnicamente ineccepibile”, senza difetti di sorta (spaccature e torsioni). Per questi motivi, ha preso piede l’utilizzo del legno di tipo lamellare (cioè incollato a strati sovrapposti) prodotto in Trentino e Austria. Il tetto viene predisposto in pezzi tagliati e destinati ad essere assemblati a incastro, controllati con macchine a controllo numerico e infine montati inopera molto velocemente. Ciò ha portato a un minor utilizzo della segheria che rimane pur sempre il sistema migliore per ottenere legname da taglio il più naturale possibile: il lamellare è infatti un legno composto artificialmente, è dunque inerte, non vive, non respira, non si assesta come avviene per il legno naturale. Oggi, per
Turba interiors srl
Commercio Turba interiors srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Turba interiors srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione di arredi, commercio al dettaglio di mobili antichi moderni e in stile, dipinti, tappeti e oggettistica INDIRIZZO | Via XX settembre 14 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-633205, 0331-847612 | F. 0331-633205 L’avvio dell’attività e i suoi sviluppi (1890-1959) Intorno al 1890, Narciso Turba avvia un’attività di tappezziere e materassaio a Busto Arsizio, in via Principessa Elena. L’impresa viene però registrata alla Camera di commercio solo nel 1911. Negli anni venti, il figlio di Narciso, Luigi Turba, affianca e poi subentra al padre nell’attività che si amplia al commercio e alla costruzione di mobili d’arredamento in stile. Nel 1933, la sede sociale si sposta nel nuovo negozio di corso XX Settembre 11. L’attività conta ormai, fra i suoi dipendenti, non solo tappezzieri ma anche falegnami; Luigi può inoltre avvalersi dell’aiuto della moglie Velia, di origini romane, che lo affianca attivamente nel negozio. Verso la metà degli anni quaranta entra in azienda, prima ancora di terminare gli studi di architettura presso il Politecnico di Milano, il figlio di Luigi, Antonio Turba. Anch’egli coadiuvato dalla moglie Lia Brugioli, accanto all’originale attività di tappezziere e commercio di mobili in stile, introduce il commercio di mobili d’antiquariato e di tappeti persiani e antichi. Nel 1950, gli viene affidato dal padre un nuovo negozio a Legnano che viene però chiuso dopo solo un anno. L’impresa vive il boom economico di questi anni ed è ormai in grado di ampliare l’offerta ai propri clienti provvedendo all’arredamento completo della casa: dai mobili ai tendaggi e ai divani. La ditta organizza al proprio interno l’intero ciclo produttivo sul quale lavorano 17 dipendenti come tappezzieri, falegnami e sarte. Per la necessità di rispondere ad una domanda crescente l’impresa coinvolge un numero equivalente di artigiani esterni. Nel 1956 Antonio diviene ufficialmente socio del padre e la ditta individuale viene così trasformata nella società di fatto “Narciso Turba di Luigi Turba & c.”. Gli anni sessanta e novanta (1960-1989) Antonio Turba diventa unico titolare della società nel 1966, dopo il ritiro del padre Luigi (tornando così alla forma della ditta individuale, con la denominazione “Narciso Turba di Antonio Turba”). Nel 1968 Luigi Turba, figlio di Antonio, dopo gli studi di economia e commercio, entra in azienda con la prospettiva di occuparsi dell’amministrazione dell’impresa. Nel 1969 si sposa con Letizia Fumagalli, di origini parmensi che ricorda la difficoltà ad ambientarsi in una città meno vivace e priva di eventi culturali e dove il tempo è scandito esclusivamente dagli impegni lavorativi. Dopo pochi anni Luigi trasferisce la propria abitazione sopra il negozio in via XX Settembre, nella casa costruita dal nonno Luigi e dove già abita il padre Antonio con la famiglia. Il carattere familiare dell’attività fa sì che, ben presto, Luigi si occupi anche della parte tecnica, disegnando e seguendo i lavori di realizzazione dei mobili d’arredamento. Pur mantenendo la vendita di mobili d’antiquariato e la fabbricazione di riproduzioni di alta qualità, nei primi anni settanta, l’impresa decide di trattare anche l’arredamento moderno. Si apre così un nuovo negozio, sempre in corso XX Settembre 11, in collaborazione con la Ditta Alberti Cucine, per la vendita di cucine e mobili moderni. Questo reparto viene seguito esclusivamente da Luigi Turba, dato che il padre Antonio non si lascia coinvolgere in questo ampliamento dell’attività. La necessità di preparare i disegni tecnici per mobili su misura (la maggior parte di quelli commissionati all’impresa) e seguire da vicino gli operai nella realizzazione dei lavori di falegnameria e di tappezzeria in tensione, impedisce a Luigi Turba di dedicarsi al nuovo settore che, dopo circa sei anni, viene abbandonato. L’impresa concentra le forze sul mobile e nell’arredo tradizionale. Negli stessi anni inizia la progressiva riduzione dei dipendenti, che verso la metà degli anni settanta scendono a 7 in quanto si affida la maggior parte delle lavorazioni ad artigiani esterni. Ciò non è dovuto a un calo del lavoro, che al contrario continua a crescere, ma è l’effetto del pensionamento e dell’esigenza di ridurre i costi. Il figlio di Antonio, Luigi, comincia a detenere una quota minima del capitale sociale a partire dal 1976 con la costituzione della società di fatto “Narciso Turba di Antonio & Luigi Turba”, tramutata l’anno seguente in società in nome collettivo. Anche gli anni ottanta segnano un momento positivo per l’impresa. La maggior parte delle commesse della clientela riguardano la progettazione e la fornitura dell’arredamento completo della casa (dai mobili alle tappezzerie, dai divani ai tendaggi). Dagli anni novanta ad oggi (1990-2008) Nel 1991 Antonio Turba si ritira dall’attività. Agli inizi degli anni novanta, la moglie di Luigi Turba, Letizia Fumagalli, affianca il marito nell’impresa. Cambia, contestualmente, la tipologia di lavoro: la minor disponibilità economica, spinge la clientela a richiedere l’arredo solo per singoli locali della propria casa, rinunciando ad arredarla nella sua interezza in un unico momento. Ciò provoca una diminuzione del lavoro dell’impresa che, verso la metà degli anni novanta, riduce ulteriormente il personale, mantenendo solo gli addetti per il montaggio e la riparazione, appoggiandosi invece per la produzione ad artigiani esterni che spesso hanno maturato la propria esperienza lavorando presso la famiglia Turba. Tale scelta si spiega anche con la crescente difficoltà nel trovare e formare in breve tempo nuovo personale che possa sostituire adeguatamente gli addetti andati in pensione. Parallelamente viene potenziato il reparto di complementi d’arredo e oggettistica di antica e di nuova produzione che si rivela essere, ben presto, una parte preponderante dell’attività. Nel 1994 Antonio Turba esce dalla società. Il figlio Luigi rimane socio di maggioranza insieme alla moglie e la ragione sociale diviene “Ditta Narciso Turba di Luigi Turba & c. – società in nome collettivo”. Nel dicembre del 2008 l’impresa decide, per scelte famigliari, di “cambiare pelle”. Viene sciolta la società fondata da Narciso Turba alla fine dell’Ottocento e l’azienda prosegue l’attività, nella nuova sede di corso XX settembre 14, come Turba Interiors srl. Gli attuali amministratori sono Letizia Fumagalli
M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc
Commercio M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc DENOMINAZIONE SOCIALE | M.P. Marco Pontiggia di E. Pontiggia & c.s snc FORMA GIURIDICA | Società in nome collettivo ATTIVITÀ PRINCIPALE | Libreria, cartoleria. INDIRIZZO | Corso Moro 3 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-282182 | F. 0332-232369 | www.libreriapontiggia.com L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1890-1959) Marco Pontiggia alla fine dell’Ottocento lavora come libraio presso una cartoleria e libreria in piazza Monte Grappa a Varese di proprietà di una anziana signora, Gaetana Perfetti, che, non avendo eredi disposti a continuarne l’attività, gli cede il negozio nel 1890. Nel 1930, Marco lascia l’attività nelle mani del figlio Antonio (1892-1981) il quale nel 1934 trasferisce il negozio in corso Roma (dal 1979 ridenominato corso Aldo Moro). In quell’occasione, l’impresa viene registrata in Camera di commercio come ditta individuale. Nel 1928 Antonio sposa Elsa Minola Cattaneo che dà grande impulso alla libreria diversificando i prodotti commerciati: accanto ai libri, la vendita si apre a generi complementari o da regalo quali la pelletteria (servizi da scrittoio, cartellette), gli articoli religiosi, le cornici in metallo e cuoio. Nel 1936 nasce Eligio, figlio di Antonio ed Elsa, che, per la compresenza nello stesso stabile di abitazione e negozio, si trova a vivere sin dall’infanzia in libreria. Nel 1946 l’impresa si trasforma in società di fatto con l’ingresso di Elsa Minola accanto ad Antonio. La struttura è a composizione prevalentemente familiare: in negozio sono presenti anche una sorella di Antonio, Maria Augusta due commesse e un fattorino. Ad essi si aggiunge nel 1953 Eligio che, superando alcuni dubbi sul futuro del settore, decide di abbandonare gli studi liceali per aiutare i genitori nella conduzione dell’attività. Gli anni sessanta e settanta (1960-1979) Nel 1964 Eligio Pontiggia entra ufficialmente in società e vive in prima persona l’intenso sviluppo degli anni sessanta che farà della libreria un punto di riferimento culturale a Varese. Egli comprende che gestire una grande libreria richiede una solida preparazione culturale e competenze da bibliotecario: bisogna conoscere quanto prodotto dalle varie case editrici, saper guidare il cliente nella scelta e, soprattutto, offrire la disponibilità del libro cercato. Di conseguenza, una libreria importante conserva in sede una elevata quantità di pubblicazioni, indipendentemente dal loro successo editoriale. Tutto questo impone un ampliamento degli spazi espositivi e l’incremento del personale. Posta dinanzi all’opzione della crescita e stimolata dall’affacciarsi di nuovi concorrenti, la famiglia Pontiggia decide di accettare la sfida, confortata anche dai buoni risultati di vendita. Il negozio viene strutturato su più piani e nel 1967 viene acquistato un vicino magazzino per sgomberare i sotterranei dove viene collocato il reparto cartoleria. Seguendo il modello della Feltrinelli di Firenze, il negozio si dispone ora su più piani. Per l’occasione viene acquistato l’arredamento necessario in Germania dalla ditta Bruback, specializzata in arredo per cartoleria. Nel 1969 Eligio sposa Maria Teodora Casalis che, dopo la nascita dei tre figli, Antonio, Anna Giulia e Chiara, affianca dal 1974 il marito in libreria. Dagli anni ottanta a oggi (1980-2008) Nei primi anni ottanta i genitori di Eligio lasciano la conduzione dell’attività al figlio che coinvolge anche la moglie Maria Teodora Casalis nell’assetto societario. Nel 1981, dopo la morte di Antonio Pontiggia l’impresa si trasforma in società in nome collettivo. Due anni dopo l’oggetto sociale viene ampliato alla legatoria di libri, alla riproduzione di disegni tecnici con macchine eliografiche, fotocopiatrici e duplicatrici e alla vendita di articoli per disegno e belle arti. Nello stesso anno viene aperto un magazzino in via Ugo Foscolo in vista di un nuovo e definitivo ampliamento degli spazi commerciali. A partire dal 1985, in seguito a una definizione di successione fra Eligio Pontiggia e la sorella Giovanna, si ha la seconda e definitiva espansione di sede, con l’acquisizione degli spazi appartenuti all’ex Calzaturificio di Varese, al primo piano. Il 1985 è anche l’anno in cui viene avviata la riorganizzazione informatica dell’impresa che ancora oggi ne garantisce l’efficenza gestionale. Viene introdotto un sistema per la gestione dei titoli che consente di conoscere in tempo reale i guadagni o le perdite con i singoli editori. La libreria entra a fare parte di una rete informativa (il Gruppo Libris) e riesce a garantire al cliente una più efficace reperibilità dei volumi richiesti. Il ricorso all’informatica consente poi di ridurre la merce in giacenza e ciò porta alla cessione del magazzino nel 1995. Negli anni novanta l’andamento delle vendite subisce una forte contrazione a causa della nascita della catena “Il Libraccio” specializzata nei testi scolastici. Se infatti la libreria Pontiggia poteva fino ad allora contare su un fatturato di circa un miliardo di lire all’anno solo sui testi scolastici, l’avvento di questa catena di negozi, incentrata molto sulla compravendita di libri usati, fa scendere il giro d’affari a trecento milioni di lire. Seguendo l’esempio di quanto avviene in altri settori, l’impresa diviene più “leggera” e può contenere i costi finanziari. Anche il personale scende progressivamente da 18 ai 14 dipendenti del 2000, tra cui i figli di Eligio, Antonio e Anna Giulia. La libreria Pontiggia negli anni è diventata un punto di riferimento culturale della città di Varese: tra i visitatori e i clienti illustri spiccano i nomi di Piero Chiara, Guido Morselli, Renato Guttuso, Giovanni Spadolini. Il fatturato si mantiene alto ma i costi di gestione si fanno sentire nell’andamento dell’attività. Tra i 357.000 titoli che gestisce, Eligio Pontiggia mantiene, anche edizioni di piccole case editoriali che comportano vendite esigue e bassi ritorni economici. E tuttavia è importante tenerle perché lo spirito di servizio al cliente, la varietà e la completezza d’offerta prevalgono sul calcolo economico. Oggi la libreria risente di due problemi strutturali. Da un lato pesa il declino del territorio che non è limitato unicamente alla deindustrializzazione: il ridimensionamento del progetto Euratom, che nel passato portava a Varese una popolazione di 5/6.000 addetti, tra cui molti ricercatori esteri, ha costituito un grave impoverimento qualitativo per la provincia. Dall’altro, l’effetto congiunto del calo del potere d’acquisto e dell’espansione della grande distribuzione commerciale determinano un calo delle vendite. Questo, sia
Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C.
Artigianato Fabbrica Pipe di Carlo Ceresa & C. DENOMINAZIONE SOCIALE | Fabbrica pipe di Ceresa Carlo e c. sas FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione delle pipe e articoli per fumatori in genere INDIRIZZO | Via Don Castiglioni, 3 | 21012 | Cassano Magnago (VA) CONTATTI | T. 0331-201134 | F. 0331-201134 La nascita dell’impresa (1890-1925) Nel Gallaratese, intorno alla metà dell’Ottocento tra le varie attività di natura artigianale si afferma anche la lavorazione di pipe. La disponibilità del corno degli animali con cui si realizzavano i bocchini alimenta anche una ricca produzione di manici di ombrelli e pettini. Con i primi decenni del Novecento altri materiali, come l’ebanite, avrebbero sostituito il corno; tuttavia in questa prima fase il legame con l’allevamento dei bovini diventa un fattore di localizzazione nella produzione di pipe. Viceversa, la radica viene importata dalle regioni italiane meridionali e dalle isole. Il fondatore, Gerolamo Ceresa. Primi anni cinquanta, Archivio d’impresa.Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, Gerolamo Ceresa avvia una attività nel settore delle pipe lavorando come terzista della Manifattura Rossi di Barasso. In quel periodo, l’attività di lavorazione si svolgeva a Cassano Magnago mentre la lucidatura dei bocchini in osso si effettuava a Cavaria. Nell’impresa entrano a far parte i figli di Gerolamo, Pietro, Enrico e Luigi ma è un po’ tutta la famiglia ad essere coinvolta, comprese le donne, e ciò consente di mantenere viva l’attività anche durante la Prima guerra mondiale, quando Pietro ed Enrico sono richiamati alle armi. Nel 1919 viene acquistato il terreno accanto al castello di Cassano su cui sorge il capannone ancora oggi utilizzato dall’impresa. Nel 1923, per migliorare la propria conoscenza del settore, Enrico si reca a Saint-Claude in Francia dove lavora come operaio per tre anni in una fabbrica di pipe.Sede dell’impresa. 1930, Archivio d’impresa.Dalla Francia intrattiene una fitta corrispondenza con il padre trasmettendo informazioni sulle tecniche di lavorazione, disegni di macchine e di modelli. L’attenzione al mercato estero è tanto più importante in quanto l’uso della pipa è più comune nel nord Europa e nei paesi di cultura anglosassone (America del Nord, Sud Africa, ecc.) che in Italia. Ne deriva che l’andamento di un’impresa che supera le dimensioni della produzione artigianale è legata alla presenza di buone condizioni nel commercio internazionale e alla presenza di una rete di rappresentanti all’estero. Dal 1926 alla Seconda guerra mondiale (1926-1939) Enrico torna in Italia nel 1926 e si inserisce nella ditta paterna che, l’anno prima, è stata iscritta presso la Camera di commercio dichiarando 20 operai occupati. La crisi economica internazionale del 1929 si riflette sull’andamento dell’impresa e ne determina la chiusura. Pietro sceglie di emigrare in Brasile anche con la speranza di ampliare il mercato e prendere contatto direttamente con i produttori di corno. In questo frangente, interviene Francesco Oliva, dirigente della Montecatini che ha conosciuto Enrico a Cassano, dove trascorre le vacanze. Oliva rileva l’attività costituendo una Società anonima Fabbrica pipe di Cassano Magnago che succede alla ditta individuale Gerolamo Ceresa e lascia la direzione tecnica alla famiglia. In altri termini, Oliva finanzia con capitali propri l’attività e collabora attivamente al successo dell’impresa introducendo criteri innovativi per la rilevazione delle produzioni e delle quote di esportazione. Enrico, dal canto suo, si impegna sul fronte della produzione applicando le conoscenze acquisite in Francia. Pagina di catalogo con disegno a mano di Enrico Ceresa. In alto al centro è riportata la misura dell’abbozzo di radica (R 1 3/4) necessaria per la realizzazione del modello; in alto a destra è invece riportata la sigla alfa-numerica che identifica il modello della pipa (536AC). Anni trenta, Archivio d’impresa.Nel giro di pochi anni, l’impresa ricostruisce una forte presenza sul mercato estero e crea una rete di relazioni internazionali. Non sempre l’esportazione riguarda il prodotto finito: spesso dall’estero vengono richieste le teste, cioè il blocco di radica lavorato e levigato, con la sola eccezione della foratura (o bocchino). I pezzi sono poi colorati, forati, e marchiati nel paese d’arrivo come se fossero stati prodotti sul posto. In questo modo i prodotti esportati sono dei semilavorati e ciò consente un miglior trattamento doganale. Dalla Seconda guerra mondiale agli anni sessanta (1940-1964) Nel 1940, la famiglia Ceresa restituisce il prestito a Oliva e, con l’aiuto di nuovi soci, riprende in mano l’impresa. La procedura utilizzata è quella di costituire una nuova società con sede in Milano alla quale la società di Oliva, in liquidazione, conferisce l’azienda. Appena ricostituita, l’impresa deve affrontare la crisi del nuovo conflitto bellico ed Enrico viene nuovamente richiamato alle armi. La produzione di pipe continua, nonostante le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. La mancanza di osso costringe a utilizzare con inventività gli scarti della produzione; viene introdotta l’ebanite che, tuttavia, diventa presto introvabile per il suo contenuto di gomma, materiale richiesto per la produzione bellica; si ricorre a sostanza quali la galalite, prodotta con il siero del latte, e alla rigenelite, un materiale simile all’ebanite. La signora Albina Ruffato durante la verniciatura a tampone delle pipe con gommalacca. Anni sessanta, Archivio d’impresa.Soprattutto, le esportazioni dopo il 1943 devono essere effettuate attraverso un’agenzia militare tedesca. La ripresa economica internazionale offre ottime possibilità di sviluppo. All’impresa si apre il mercato inglese, considerato forse il più importante sotto l’aspetto della qualità. L’impresa si ricostruisce la rete dei propri rappresentanti esteri. La diffusione del rapporto Terry all’inizio degli anni sessanta denuncia i danni del fumo da sigaretta rilancia l’uso della pipa e ciò determina l’espansione dell’impresa che arriva sino a 36 dipendenti. Dal 1965 ad oggi (1965-2006) Dal 1965 in poi si è assistito a un lento decremento dell’attività che si protrae sino ai nostri giorni. Alla lunga, le campagne antifumo hanno inciso riducendo anche il numero dei fumatori di pipa. Inoltre è cambiato il modo di vita delle persone: i tempi frenetici della società moderna rendono difficile fumare la pipa, un piacere che richiede tempo, attenzione. Questa tendenza ha determinato un notevole ridimensionamento dei maggiori produttori del Varesotto, cosa che ha consentito per un certo periodo di avvertire meno la crisi. Poi, a