Industria Ditta Socci Dante srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Ditta Socci Dante srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione oreficeria INDIRIZZO | Via Cavallotti 15 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-795235 | F. 0331-773814 La nascita dell’impresa (1895-1941) Nel 1895 Dante Socci apre un laboratorio artigianale di oreficeria a Gallarate in vicolo del Torchio. Originario di Lustignano in provincia di Pisa, fa il suo apprendistato di arte orafa dapprima in Toscana, poi presso un orafo valenzano e infine a Gallarate alle dipendenze di Paolo Colombo. Nei primi anni del Novecento, la sede si era intanto trasferita in via Volta, il figlio Luigi entra nell’impresa e vi porta, oltre alle capacità tecniche acquisite dal padre, una maggiore predisposizione commerciale che si riflette in un rapido sviluppo. Vengono acquisiti nuovi macchinari, aumenta il numero dei dipendenti, la produzione si specializza in anelli per uomo e donna. Tutto ciò porta alla necessità di spazi più ampi e quindi al trasferimento nell’attuale sede in via Cavallotti, 15. Nel 1925 la ditta individuale Dante Socci si iscrive alla Camera di commercio come esercizio di fabbricazione di argenteria e oreficeria, estendendo nel 1935 l’attività al “commercio all’ingrosso, ed eventualmente al dettaglio, di oggetti preziosi in genere”. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta (1942-1969) Nel 1942 muore Dante Socci e il figlio Luigi rileva l’attività paterna sotto la ditta “Dante Socci di Luigi Socci”, aprendo una nuova posizione presso la Camera di commercio. L’impresa è attiva nell’esportazione di bigiotteria e gioielleria in oro e argento importando orologi e pietre sintetiche in Svizzera e sud America. Nel 1955 Luigi Socci muore prematuramente lasciando come eredi la moglie Anna Allaria e le due figlie Maria e Elvira non ancora maggiorenni. La madre decide di proseguire l’attività, ottiene dal giudice l’emancipazione delle figlie, e trasforma la ditta individuale in società di fatto “Dante Socci di eredi di Luigi Socci”. Tra le fine degli anni quaranta e gli anni sessanta l’impresa si sviluppa instaurando rapporti di collaborazione con varie ditte orafe di Valenza Po, con la Fabbricazione italiana catene di Milano e con imprese del territorio. Attraverso questo sistema l’impresa esternalizza parte della produzione, pur arrivando ad avere trenta dipendenti. In questo periodo l’attività è principalmente basata sulla tecnica a fusione a cera persa, affiancata per una parte residuale dalla tecnica dello stampaggio, caratteristica dell’arte orafa Gallaratese. Nel 1961 Maria Socci sposa Giuseppe Tronconi che entra così nell’impresa occupandosi della parte amministrativa. Dagli anni Settanta a oggi (1970-2006) Negli anni settanta l’aumento della concorrenza da parte di grosse aziende italiane del territorio di Arezzo e di Vicenza porta l’impresa a privilegiare una produzione più artigianale. Viene pertanto ripreso lo stile Valenzano della realizzazione di pezzi unici. Questa scelta porta a una specializzazione in un mercato di nicchia della media gioielleria di qualità sullo stile fiorentino. Ciò permette di fornire ai negozi un più vasto assortimento e di realizzare oggetti particolari creati intorno alla pietra preziosa. All’inizio degli anni ottanta l’impresa modifica la propria ragione sociale prima in società in nome collettivo e successivamente nell’attuale società a responsabilità limitata. Oggi uno dei problemi da affrontare per garantire la qualità dei prodotti riguarda la difficoltosa ricerca di manodopera specializzata. La tecnica della “fusione a cera persa” richiede personale molto qualificato che non sempre collabora a lungo con l’impresa. La continuità è data pertanto dalla famiglia: tra il 1994 e il 1995 si sono inseriti Francesco e Dante, figli di Maria e Maria Giovanna, figlia di Elvira. Negli ultimi cinque anni la ditta Socci ha indirizzato la propria attività nella creazione continua di nuovi modelli. Ciò è stato necessario per evitare il rischio di essere copiati dalla concorrenza estera di Turchia, India e Cina. Oggi la produzione si è molto ridotta rispetto al passato. Prima l’abbandono dello stampaggio e recentemente l’esternalizzazione della fusione dell’oro affidata a imprese specializzate, ha svuotato gli spazi occupati in passato dall’officina orafa e dal personale che vi operava. L’attività dell’impresa si concentra sempre più sulla progettazione e sulla commercializzazione dei gioielli. In ciò, essa può contare sul bagaglio di conoscenze e abilità accumulato dalla famiglia e testimoniato da un notevole archivio di modelli e disegni realizzato in più di un secolo di attività. Nel 1895 Dante Socci apre un laboratorio artigianale di oreficeria a Gallarate in vicolo del Torchio. Originario di Lustignano in provincia di Pisa, fa il suo apprendistato di arte orafa dapprima in Toscana, poi presso un orafo valenzano e infine a Gallarate alle dipendenze di Paolo Colombo. Nei primi anni del Novecento, la sede si era intanto trasferita in via Volta, il figlio Luigi entra nell’impresa e vi porta, oltre alle capacità tecniche acquisite dal padre, una maggiore predisposizione commerciale che si riflette in un rapido sviluppo. Vengono acquisiti nuovi macchinari, aumenta il numero dei dipendenti, la produzione si specializza in anelli per uomo e donna. Tutto ciò porta alla necessità di spazi più ampi e quindi al trasferimento nell’attuale sede in via Cavallotti, 15. Nel 1925 la ditta individuale Dante Socci si iscrive alla Camera di commercio come esercizio di fabbricazione di argenteria e oreficeria, estendendo nel 1935 l’attività al “commercio all’ingrosso, ed eventualmente al dettaglio, di oggetti preziosi in genere”. Nel 1942 muore Dante Socci e il figlio Luigi rileva l’attività paterna sotto la ditta “Dante Socci di Luigi Socci”, aprendo una nuova posizione presso la Camera di commercio. L’impresa è attiva nell’esportazione di bigiotteria e gioielleria in oro e argento importando orologi e pietre sintetiche in Svizzera e sud America. Nel 1955 Luigi Socci muore prematuramente lasciando come eredi la moglie Anna Allaria e le due figlie Maria e Elvira non ancora maggiorenni. La madre decide di proseguire l’attività, ottiene dal giudice l’emancipazione delle figlie, e trasforma la ditta individuale in società di fatto “Dante Socci di eredi di Luigi Socci”. Tra le fine degli anni quaranta e gli anni sessanta l’impresa si sviluppa instaurando rapporti di collaborazione con varie ditte orafe di Valenza Po, con la Fabbricazione italiana catene di Milano e con imprese
Comerio Ercole
Industria Comerio Ercole DENOMINAZIONE SOCIALE | Comerio Ercole spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione e costruzione di macchinari e impianti per l’industria della gomma, della resina, delle materie plastiche, del ricamo e di prodotti tessili in tessuto e non tessuto INDIRIZZO | Via Castellanza 100 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-48841 | F. 0331- 488421 | www.comercole.it L’avvio dell’attività (1885-1912) Ercole Comerio, figlio di un commerciante all’ingrosso di generi alimentari di Busto Arsizio, lavora, dal 1873, come operaio meccanico alla Cantoni-Krumm (trasformata dal 1881 in Franco Tosi). Con una rapida carriera all’interno dell’impresa, diviene capo del reparto attrezzeria e acquisisce una notevole esperienza. Nel 1885, in concomitanza con il matrimonio con Teresa Marcora, Ercole apre una propria officina di riparazione di macchine tessili a Busto Arsizio. L’iniziativa viene sostenuta finanziariamente dal cognato Roberto Marcora, figlio di un negoziante di ferramenta. L’officina, dapprima sita in via Confalonieri, viene successivamente trasferita in via Magenta. La ditta individuale Comerio Ercole passa in pochi anni dall’esclusiva riparazione ad una propria produzione di macchine per l’industria cotoniera, specializzandosi su quelle destinate alle lavorazioni finali (tintoria, candeggio, stampa…) cioè sui settori più avanzati ed innovativi. Il successo di tale scelta costringe l’impresa, già nel 1895, a trasferirsi nuovamente in spazi più ampi in via Silvio Pellico, dove rimarrà per un secolo. La produzione non si limita, inoltre, alla sola industria cotoniera locale: alcune macchine, come le calandre, vengono infatti impiegate anche nei settori della gomma e della carta. La Comerio rifornisce, già dai primi del Novecento, la Pirelli, la Ambrogio Binda, la Vita Mayer. L’innovazione tecnologica viene assicurata da stretti rapporti con l’ingegner Roberto Zust di Intra, produttore di macchine utensili. Nel 1900 l’impresa partecipa all’Esposizione Internazionale di Parigi. Dal 1913 al 1945 Nel 1913 l’impresa ha ancora dimensioni piuttosto limitate, circa 75 operai, ma una notevole spinta all’espansione giunge dalla Prima guerra mondiale: durante il conflitto, infatti, la Comerio converte in gran parte la propria produzione costruendo per conto dell’Ansaldo componenti per l’artiglieria pesante. Nel 1922 la ditta si trasforma in Società anonima Comerio Ercole con sede legale a Milano. Presidente è lo stesso Ercole mentre due dei suoi dieci figli, Melchiorre e Giuseppe, ricoprono la carica di consigliere con incarichi di direzione tecnica. I rapporti con la clientela vengono completamente ristabiliti ed ampliati: la società può contare su un’attività ben avviata sia in Italia sia all’estero (Svizzera, Francia, Germania, Romania, Bulgaria…). Negli anni successivi il capitale viene concentrato nelle mani di Melchiorre e Giuseppe e la società cresce rapidamente, soprattutto grazie alle strette relazioni con le imprese tessili locali (Giuseppe sposa infatti la figlia del cotoniere Carlo Ottolini) e agli ottimi risultati nell’esportazione in Sud America e in Europa Orientale, mercati di sbocco tipici dei prodotti tessili dell’Alto Milanese. Nel 1935, cinquantenario della fondazione dell’impresa, la Comerio conta ormai 400 dipendenti. Nel 1937 viene acquisito un ulteriore stabilimento a Legnano. In questo periodo, durante la campagna d’Africa, nello stabilimento di Busto Arsizio, vengono costruite anche macchine stradali e rulli compressori per conto della Ditta Loro e Parisini. Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale la Comerio collabora ancora con l’Ansaldo, per la produzione bellica, e successivamente con il Comando tedesco. La guerra sancisce un momento di ricambio generazionale. Nel 1942 entra nell’impresa Rinaldo Comerio appena laureato al Politecnico di Milano, ma presente già da tempo nell’attività dell’impresa. Dal 31 marzo 1943, Ercole Comerio affida la procura ai nipoti Rinaldo (figlio di Giuseppe), che si occupa inizialmente della fonderia, e Mario (figlio di Melchiorre). La sede legale viene riportata nel 1944 a Busto Arsizio, dove vi è sempre stata quella amministrativa, e la società si trasforma in Spa. Sempre in quell’anno, le maestranze dell’impresa aderiscono agli scioperi contro il regime che portarono ad una dura repressione da parte del Comando tedesco. Dal 1946 al 1966 Gli anni della ricostruzione postbellica vedono l’impresa impegnata nella difficoltosa ripresa dell’attività. Nel 1947 muore Ercole Comerio e la carica di presidente viene assunta dalla vedova Teresa Marcora. Nel 1950 la situazione dell’impresa è ormai risanata e la Comerio può inserirsi nella crescita del settore tessile stimolata dal boom economico. La Comerio costruisce però, in questo stesso periodo, macchine per un gran numero di settori diversi quali quelli già citati della gomma e della carta, ma anche del legno e dei metalli. Nel 1951, diventano procuratori della società anche Ercole e Mario (figli di Melchiorre) e Alfredo (figlio di Giuseppe). Nel 1952, con la morte della vedova del fondatore, il figlio Giuseppe assume la carica di presidente il primo maggio 1953. A metà degli anni Cinquanta il ramo della famiglia che fa capo a Melchiorre si allontana dall’impresa: nel 1954 si ha infatti una concordata separazione e Melchiorre e i suoi figli fondano una nuova società, la Metalmeccanica, utilizzando lo stabilimento di Legnano già di proprietà della Comerio. Dopo la morte di Giuseppe, nel 1958, è suo figlio Rinaldo ad assumere la carica di presidente, mantenuta fino ad oggi, e vengono nominati consiglieri i figli Alfredo, Emilio e Maria Silvia. Anche la moglie di Rinaldo, Antonia De Dionigi Comerio, inizia ad avere un ruolo nell’amministrazione dell’impresa. Le attività sono in forte crescita specialmente nel campo delle macchine da ricamo e nei settori delle macchine per la lavorazione della gomma e delle materie plastiche (PVC). La razionalizzazione industriale che intraprende la Comerio non consente però il mantenimento di una manodopera così vasta: si avvia, così, una riduzione dei dipendenti con la chiusura della fonderia nel 1965. La scelta che determina forti tensioni sindacali è dettata anche da motivazioni ecologiche dato che la fonderia di ghisa dello stabilimento funzionava oramai in un’aerea densamente urbanizzata. Nello stesso anno la sede sociale viene nuovamente portata a Milano e l’anno seguente si decide l’incorporazione nella capogruppo della società commerciale Rubber and textile Machinery Spa. Contemporaneamente Alfredo Comerio rinuncia alle proprie cariche e viene sostituito nella carica di amministratore delegato dal fratello Emilio. Dal 1967 a oggi Negli anni sessanta le ricorrenti e sempre più gravi crisi del