• Mondo delle imprese
    • Presentazione
    • Sistema delle imprese
    • Fedeltà al lavoro
  • Musei d’impresa
  • Ricerca imprese
  • Mondo delle imprese
    • Presentazione
    • Sistema delle imprese
    • Fedeltà al lavoro
  • Musei d’impresa
  • Ricerca imprese

Venzaghi Centro Industriale Srl

Industria

Industria Venzaghi Centro Industriale Srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Venzaghi Centro Industriale Srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Locazione di beni immobili propri INDIRIZZO | Via f.lli Cairoli 6 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-632284 | F. 0331-632284 L’avvio dell’attività e i suoi primi sviluppi (1871-1905) Nel 1871, l’appena ventenne Achille Venzaghi, dopo un breve periodo di apprendistato presso un’impresa locale, avvia a Busto Arsizio una piccola produzione di scialli di cotone basata su pochi telai a mano. L’iniziativa nasce sotto il nome del padre Giuseppe Venzaghi, un commerciante in oro che però, nell’ultima parte della sua attività lavorativa, si era occupato della commercializzazione di tessuti . Da qui deriva, probabilmente, la scelta di Achille che, grazie alle sue capacità, sviluppa ben presto la neonata ditta. Nel 1876, infatti, lo stesso Achille Venzaghi costituisce una società con gli zii Bossi e Restelli (Bossi, Restelli & C.) per poter ampliare l’attività. Nel 1881 la società si scioglie, sostituita dalla Ditta F.lli Venzaghi di Giuseppe che Achille fonda insieme ai suoi due fratelli, Luigi e Pietro, per la produzione di scialli e stoffe di cotone con telai a mano. La ditta viene installata in uno stabilimento di via XX Settembre ottenuto in affitto dalla Ditta Carlo Candiani. Dopo solo un anno, la F.lli Venzaghi è già in grado di far costruire degli stabilimenti propri, nell’attuale via Mazzini, adibiti a tintoria e a tessitura. Nel 1887, Achille Venzaghi compie il suo primo viaggio in America del Sud seguendo l’amico Enrico Dell’Acqua – un vero e proprio pioniere nella sua attività di apertura di sbocchi commerciali internazionali per l’industria tessile dell’Alto Milanese – proprio con lo scopo di organizzare una rete di vendita stabile per l’esportazione dei propri prodotti. La crescita delle ordinazioni di tessuti, dall’Italia e dall’estero, spinge l’impresa a sostituire i telai manuali con quelli meccanici per aumentare la capacità produttiva, impiantando così, nel 1892, uno dei primi stabilimenti di tessitura meccanica della zona. I telai meccanici, utilizzati per la fabbricazione di tessuti greggi e colorati per pantaloni, sono inizialmente cento ma aumentano continuamente fino a raggiungere il numero di 450. Negli stessi anni, Achille Venzaghi compie viaggi in Egitto e Turchia alla ricerca di nuovi mercati, ottenendo nuove commesse che contribuiscono alla continua crescita dell’impresa. Dal 1906 al 1928 Nel 1906, la Ditta Fratelli Venzaghi di Giuseppe, ormai una tra le più affermate aziende tessili bustesi, viene trasformata nella Società Anonima Cotonificio Venzaghi. A capo dell’impresa vi sono Achille Venzaghi, presidente del consiglio d’amministrazione, e il fratello Pietro. L’anno successivo, l’impresa attua un programma di ampliamento delle proprie attività con la costruzione di una filatura di cotone americano di circa 12.000 fusi. Questo processo di espansione non si arresta nemmeno dopo il 1907, anno in cui tutto il settore registra una prima crisi di sovrapproduzione. Nel 1909, infatti, viene decisa la creazione di un nuovo impianto di filatura e si perfeziona la capacità produttiva degli impianti completando i reparti tintoria e preparazione: l’obiettivo è il raggiungimento del ciclo completo di lavorazione del cotone, dalla materia prima al tessuto finito. L’avvento della Prima guerra mondiale porta gravi difficoltà all’industria cotoniera dell’Alto Milanese a causa della carenza di materia prima, di energia, di combustibile e per la chiusura dei mercati d’oltremare, tanto faticosamente conquistati pochi anni prima. Questo difficile periodo viene superato grazie alle importanti forniture commissionate per l’esercito italiano e anche francese che divengono, anzi, un’ulteriore occasione di crescita. A guerra conclusa, nel 1918, Achille Venzaghi, in memoria del figlio Carlo, deceduto durante il servizio militare, istituisce un fondo pensioni per i dipendenti del cotonificio divenuti inabili al lavoro ed una cassa di maternità per le proprie operaie gestanti. Nel 1920, nell’ambito di una politica di diversificazione degli investimenti, dovuta alle difficoltà che anche il Cotonificio Venzaghi si trova ad affrontare negli anni dell’immediato dopoguerra, la società partecipa alla costituzione dell’Istituto autonomo bustese per le case popolari, alla costituzione della Società agricola italo-somala e prende parte all’aumento del capitale sociale della Società anonima consorzio utenti nafta. Nel 1921, Achille Venzaghi si ritrova coinvolto senza colpa, in quanto socio fondatore, nello scandalo del fallimento della Banca Italiana di Sconto, un istituto ben articolato in Italia e all’estero, ma fondato ed operante in modo particolare nell’Alto Milanese. In questi anni Giovanni Venzaghi, figlio di Achille, dirige la società insieme ai cugini Silvio e Mario. Nel 1924, a seguito di una nuova ripresa della domanda di tessuti, il Cotonificio acquista dall’Anonima manifattura di Gemonio, uno stabilimento di tessitura situato a Cimbro, nei pressi di Vergiate, poi completamente rinnovato. Negli stessi anni, la fase di espansione del Cotonificio trova un freno nella riduzione della manodopera disponibile, rendendo necessario il reclutamento di forza lavoro in zone più lontane. L’impresa allora, inizia la costruzione di una casa operaia di 147 locali che concede in locazione solo alle famiglie di operai alle dipendenze della società stessa Fra il 1926 e il 1929, vi sono nuove acquisizioni di stabili adiacenti alla proprietà della società per la costituzione di nuove case operaie e per l’ampliamento della filatura – che aumenta nel 1928 a circa 24.000 fusi – e dei magazzini. Dal 1929 al 1939 La crisi economica dei primi anni trenta – col crollo dei prezzi all’ingrosso e la perdita di alcuni mercati esteri dovuti alla concorrenza delle industrie inglesi, americane e giapponesi – colpisce anche il Cotonificio Venzaghi che riduce l’orario lavorativo a quattro giornate settimanali. La grave crisi cotoniera e l’assoluta mancanza di ordini sia per l’esportazione sia per il mercato interno, costringono l’impresa a produrre per il magazzino allo scopo di non ridurre ulteriormente le giornate lavorative e, soprattutto, di non ricorrere a licenziamenti che saranno però necessari a partire dal 1932, anno in cui si assiste ad una migliore razionalizzazione del reparto filatura. Nel 1933, muore Achille Venzaghi, sostituito nella carica di presidente dal fratello Pietro. Nel 1934, entra nel consiglio di amministrazione Antonio Ferrario, marito di Maria Venzaghi, figlia di Achille. Viene creato un Fondo Achille Venzaghi,

Settembre 30, 2026 / Commenti disabilitati su Venzaghi Centro Industriale Srl
leggi tutto

Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c.

Industria

Industria Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c. DENOMINAZIONE SOCIALE | Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Tessitura di lino, canapa e cotone INDIRIZZO | Via Cappuccini 50 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-260547 | F. 0331-730112 | www.sironienrico.it Dal commercio all’industria (1893-1919) L’azienda nasce nel 1893 (secondo la tradizione famigliare nel 1892) per iniziativa di Enrico Sironi, uno dei diciassette figli di Giuseppe, detto Peppino, e di Paola Buffoni. La famiglia Sironi ha avviato a Gallarate molteplici attività imprenditoriali nel ramo tessile: Gaspare, nonno di Enrico, era stato un noto mercante di stoffe; lo zio Gaspare Germano aveva dato vita a un maglificio e il padre Peppino, alla sua morte nel 1879, aveva lasciato alla numerosa famiglia una prospera attività commerciale con sede in via Magenta 3. Enrico svolge nell’impresa di famiglia il suo apprendistato professionale sino a quando, stanco di dover dipendere dalle decisioni dei fratelli, decide di avviare un’attività individuale. Apre un negozio di tessuti di lino, cotone e affini presso la casa di famiglia nella piazza principale di Gallarate, l’attuale piazza Libertà. Ne affida la gestione alla moglie Angela Borgomanero, anche lei proveniente da una famiglia di imprenditori, e inizia a girare l’Italia per porre le basi di una solida rete di clienti. Nell’agosto 1899 Enrico muore improvvisamente lasciando la moglie con nove figli piccoli e il negozio da mandare avanti. Aiutata anche dal cognato Claudio, Angela sviluppa l’attività del negozio e quella produttiva, limitata a quel tempo ad un orditoio posto nella vecchia casa di Piazza Grande. Il filato dell’orditoio veniva distribuito al domicilio dei vari contadini e operai, che ritornavano in seguito il tessuto ultimato. Angela inserisce nell’attività i figli man mano che essi crescono. Carlo e Luigi detto Gino sono i primi ad affiancarla. Con il loro arrivo vengono acquistati alcuni telai meccanici che consentono di avviare in uno stabile della vicina via Borghi una prima diversificazione industriale dell’attività. Nel 1909 il Comune di Gallarate opera l’ampliamento urbanistico dell’allora piazza Vittorio Emanuele II e propone ai Sironi la permuta della casa nella piazza centrale con casa Sacconaghi sita in via Manzoni 12. Qui si trasferiscono i vari rami della famiglia e Angela Borgomanero vi trasferisce il negozio, successivamente affidato alle figlie Ida e Bambina, che lo gestiranno fino al marzo 1943. Lo sviluppo industriale (1920-1944 ) Nell’immediato dopoguerra, Carlo e Luigi – che nel frattempo hanno sposato due sorelle, Maria e Angelina Bertani, provenienti anche loro da una famiglia di imprenditori tessili – colgono l’occasione per dare all’impresa di famiglia una piena fisionomia industriale iniziando la costruzione di un ampio stabilimento in via Cappuccini 50, nel quartiere di Arnate, dove la tessitura risiede tuttora. La localizzazione deriva dal fatto che in quel luogo la madre possiede dei terreni, ma un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che la zona di Arnate e Cardano al Campo è ancora agricola e quindi è facile reperirvi manodopera femminile. L’operazione è gestita attraverso la costituzione di due società anonime collegate da un accordo di esclusività: la Manifattura di Arnate che produce tessuti e la Enrico Sironi che ne commercializza la produzione. Le due imprese vedono la partecipazione proprietaria dei vari membri della famiglia e sono affidate alla gestione dei due fratelli coadiuvati dallo zio Claudio. Intanto nel 1923, attraverso un aumento di capitale, viene acquisito dalla Manifattura di Arnate lo stabilimento aperto nel 1879 dal nonno in via Magenta 3, nel quale vengono allocate attività produttive e amministrative in attesa del completamento dei locali in via Cappuccini. La suddivisione del lavoro tra le due imprese si accentua a metà degli anni venti quando la Manifattura di Arnate estende il proprio oggetto sociale all’attività immobiliare e muta la denominazione sociale in sa Immobiliare Arnate. Viene così introdotta una divisione tra produzione e proprietà immobiliare destinata a ritornare nel secondo dopoguerra. Nel 1928, sotto la spinta della crisi del settore, la Enrico Sironi assorbe la Immobiliare Arnate per ottenere le facilitazioni fiscali destinate a favorire la concentrazione di aziende. Nel corso degli anni venti l’impresa conquista un ruolo di primo piano nella produzione di telerie, tovaglierie, tessuti per calzaturifici e per sartoria e lo consolida con un aumento di capitale. Purtroppo gli strascichi della crisi del 1929 erodono il capitale e nel 1932 i soci preferiscono trasformare la società in un’accomandita semplice, sia pure di notevoli dimensioni. Nel 1933 l’impresa impiega 185 dipendenti nelle due sedi di via Cappuccini e via Magenta, dispone di 70 cavalli di forza elettrica, 200 telai, molti dei quali automatici o semiautomatici, anche se una trentina sono inattivi a causa della crisi. È dotata di 1.200 fusi per confezionare cops di canapa e lino, macchine incannatrici che possono produrre 6-7 mila metri giornalieri di tessuti di lino, canapa o misti di lino e canapa, lino e cotone, puro cotone. Sempre verso la fine degli anni trenta Felice e Luigi, nati rispettivamente nel 1919 e nel 1917 dal matrimonio tra Carlo e Maria Bertani, entrano nell’impresa come dipendenti, dopo aver completato gli studi l’uno di ragioneria, l’altro di perito tessile. Carlo, intanto, rimasto vedovo di Maria già nel 1930, si è risposato con Giuseppina Capè. La guerra mondiale e la conseguente crisi economica e sociale determinano la riduzione del capitale sociale. Inoltre nel marzo 1943 la vendita al dettaglio in via Manzoni 12 viene scorporata attraverso la costituzione della Ditta Fratelli Sironi fu Enrico e C. sas, che ha come gerenti accomandatari Carlo e Luigi mentre soci accomandanti sono gli altri membri della famiglia. Nel 1945, in seguito allo sciopero del 4-5 aprile, il prefetto di Varese ordina la chiusura dell’azienda a tempo indeterminato e blocca i salari. La terza generazione tra boom economico e sperimentazione del monoprodotto (1945-1979) Tra il 1944 e il 1948 muoiono i fratelli Carlo e Gino e si apre la via all’ingresso nella compagine sociale di una nuova generazione di cugini: Luigi e Felice figli del primo; Francesco

Settembre 30, 2026 / Commenti disabilitati su Tessitura Enrico Sironi sas di C. e L. Sironi & c.
leggi tutto

Salumificio Minoli

Industria

Industria Salumificio Minoli DENOMINAZIONE SOCIALE | Minoli srl a socio unico FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e vendita di salumi freschi e stagionati INDIRIZZO | Via Pegoraro 3 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793367 | F. 0331-784531 | www.minoli.it Luigi Minoli e il figlio Andrea (1883-1912) Le origini dell’attività imprenditoriale della famiglia Minoli risalgono al 1883 quando Luigi apre un negozio di salumeria in via Mazzini nel centro di Gallarate . In pochi anni di attività il negozio guadagna una reputazione di eccellenza, anche grazie alla partecipazione a fiere e mostre di prodotti alimentari in Italia e all’estero dove Luigi ottiene lusinghieri riconoscimenti. Tra questi le tre medaglie d’oro assegnate nei primi anni del Novecento alla IV Esposizione campionaria di Roma, all’Esposizione culinaria di Parigi e a quella internazionale di Marsiglia.Assieme a Luigi inizia ben presto a lavorare il figlio Andrea, nato nel 1884 che, all’età di 23 anni, subentra formalmente a Luigi nella gestione di un seconda salumeria in piazza Garibaldi, non distante dal primo negozio del padre. Due anni più tardi nasce Luigi, il primo figlio di Andrea e della moglie Elisa Orsenigo.Nello stesso periodo con il padre e altri due soci, Gaudenzio e Stefano Tosi, Andrea promuove la costituzione di un’industria per la produzione dei salumi. La società in accomandita semplice assume la denominazione di Minoli Luigi & C. e lo stesso Luigi ne assume la gerenza come socio accomandatario. La sede viene stabilita nella zona di Cassina Verghera, lungo la strada provinciale che da Gallarate porta a Oleggio. In questo modo la famiglia Minoli attua un’integrazione vantaggiosa tra l’attività di produzione e vendita all’ingrosso di salumi e quella di commercializzazione al dettaglio nei propri punti vendita.In una lettera di presentazione inviata ai potenziali clienti si informa che lo stabilimento entrerà in funzione «nel prossimo mese di ottobre [1909]con macchinario moderno e perfetto in modo da assicurare alla Spettabile Clientela dei buoni prodotti di tipo costante e di piena soddisfazione». Negli anni seguenti Luigi si occupa principalmente della gestione della società e nel 1912 chiude il negozio di via Mazzini mentre il figlio Andrea mantiene la salumeria di piazza Garibaldi. Andrea Minoli e il figlio Luigi (1913-1939 ) Nel proprio negozio Andrea non si limita alla vendita dei prodotti del salumificio di famiglia ma ne commercializza anche altri di carne suina assieme a generi alimentari diversi. Non risultano documenti utili per seguire le sorti della società Luigi Minoli & C. di Verghera ma è plausibile supporre che sia cessata nel 1928 quando i Minoli acquistano un terreno nell’allora via Mario Brumana al numero 3, oggi via Pegoraro, impiantandovi un laboratorio per la macellazione suina e la produzione di salumi . Sul nuovo terreno, ai primi edifici produttivi, si affiancheranno nel tempo anche quelli destinati alle abitazioni per la famiglia. Nel 1930, quando Luigi è già ventenne, nasce Davide il secondogenito di Elisa e Andrea Minoli.Nel periodo tra la fine degli anni venti e degli anni trenta, anni di trasformazione nel tessuto urbano gallaratese, si può inoltre ricostruire, grazie alla documentazione storica, un’intensa attività di compravendita di altri negozi di alimentari. Nel 1928 viene ceduto alla ditta Tosone un negozio di salumeria a Gallarate in vicolo Orti; nel 1932 viene rilevato un negozio di salumeria in via Mercanti che viene anch’esso ceduto pochi mesi dopo; infine nel 1937 avviene la cessione di un altro esercizio, in questo caso una posteria, sito in via Novara.Nel 1934, mentre la sede principale dell’attività commerciale resta in piazza Garibaldi, Andrea Minoli apre un secondo negozio in via del Lavoro 35 dove, oltre a commercializzare i prodotti del proprio salumificio, avvia la vendita di carni bovine. Nel 1939, con la chiusura della storica salumeria in centro a Gallarate dove oggi si trova la sede di una banca, il negozio di via del Lavoro viene ampliato e diventa il principale canale di vendita dei prodotti del vicino macello di via Pegoraro. Andrea e il figlio maggiore Luigi sono sempre più concentrati sull’attività industriale e la loro competenza si affina anche nel settore, per loro essenziale, della conservazione refrigerata e manutenzione di frigoriferi. I fratelli Luigi e Davide Minoli (1940-1972) Nel 1941 la proprietà della ditta viene donata da Andrea al figlio Luigi. La presenza del padre, che offre esperienza all’interno e garantisce rapporti consolidati con l’esterno, prosegue comunque per alcuni anni: ancora nel 1946 una comunicazione formale dell’impresa al Comune di Gallarate e alla Camera di commercio di Varese è scritta su carta intestata della Salumeria Andrea Minoli e viene firmata da quest’ultimo.La differenza di età tra Luigi e il fratello Davide si rispecchia anche nella data del loro ingresso attivo nella società di famiglia. Se, come accennato, Luigi affianca il padre prima del 1930 e gli subentra come titolare nel 1941, l’apporto di Davide avviene alcuni anni più tardi direttamente al fianco del fratello maggiore, definito nei ricordi «quasi mio papà».Nel 1950 la famiglia Minoli abbandona l’attività commerciale cedendo la salumeria di via del Lavoro e si concentra nel settore della macellazione suina e della produzione di salumi.In seguito a questa decisione strategica e in concomitanza con l’ingresso di Davide, Luigi decide di chiudere la ditta individuale e i due fratelli costituiscono una società a responsabilità limitata denominata Salumificio Minoli di Fratelli Minoli. Due anni dopo la forma giuridica dell’impresa viene trasformata in società a nome collettivo.Da allora l’attività dei fratelli si concentra per circa vent’anni nella gestione del principale macello suino di Gallarate, quello di via Pegoraro 3: con cadenza settimanale decine di animali arrivavano dalla vicina stazione per essere trasformati in salumi. In questo periodo l’impresa raggiunge il massimo numero di dipendenti, circa 60, impegnati tra l’attività di macellazione e quella di preparazione e stagionatura dei prodotti finiti . Il prodotto più famoso dell’epoca è il Minoletto, con il diminutivo allora di moda per altri salami lombardi come il Negronetto e il Citterino.La differenza di età tra Luigi e Davide si riflette anche sulla quarta generazione imprenditoriale della famiglia Minoli: Enzo,

Settembre 29, 2026 / Commenti disabilitati su Salumificio Minoli
leggi tutto

Mazzucchelli 1849 spa

Industria

Industria Mazzucchelli 1849 spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Mazzucchelli 1849 spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione di lastre in acetato di cellulosa INDIRIZZO | Via S. e P. Mazzucchelli 7 | 21043 | Castiglione Olona (VA) CONTATTI | T. 0331-826299 | F. 0331-826341 | www.mazzucchelli1849.it Santino Mazzucchelli e l’epopea del corno bovino (1849-1890) Santino Mazzucchelli nasce nel 1827 a Venegono Superiore, sesto dei nove figli di Angelo Custode, piccolo proprietario agricolo. Rimasto orfano per la prematura morte del padre e poi anche della madre, non ancora quindicenne lavora come apprendista muratore a Milano. Nel 1845 rientra in paese e apprende il mestiere della sua vita lavorando presso una delle tante botteghe artigiane specializzate nella produzione di bottoni in corno bovino. Il 1849 è per Santino un anno di svolta: sposa Giuseppa Larghi, con la quale avrà cinque figli, e fonda una propria ditta per la fabbricazione di bottoni in corno di bue, cui si aggiunge presto quella di pettini. Due anni dopo si trasferisce nuovamente a Milano con la moglie e il primogenito Angelo, nato nel 1850, per sviluppare l’attività. Nel 1858 Santino Mazzucchelli rientra nella zona di origine e impianta a Castiglione Olona un opificio che sfrutta la forza motrice dal vicino fiume Olona per alimentare i macchinari. La materia prima è importata soprattutto dall’America, paese assai ricco di allevamenti, mentre gli scarti della lavorazione vengono impiegati come concimi in agricoltura. L’impresa Mazzucchelli si afferma rapidamente come una delle principali realtà produttive e commerciali della Lombardia: nel 1869 conta già 160 dipendenti – che quattro anni dopo diventano 200 –, di cui 25 donne.Lo stabilimento è dotato di impianti e tecnologie all’avanguardia e funziona secondo i principi della moderna organizzazione tayloristica del lavoro.La distribuzione commerciale di pettini e bottoni è basata su una rete di grossisti estesa all’intero territorio nazionale, che consente di contrastare il predominio sino ad allora detenuto nel mercato italiano dai produttori francesi e tedeschi. In questi anni iniziano inoltre le esportazioni verso gli Stati Uniti. Nel 1871 Santino Mazzucchelli è nominato sindaco del Comune di Castiglione Olona, dove già ricopriva la carica di assessore anziano.All’attività di imprenditore egli affianca quindi un importante impegno politico e sociale, che si esprime in un’azione volta soprattutto a migliorare la qualità della vita locale attraverso la realizzazione di nuovi servizi e infrastrutture (dalle ferrovie, alla viabilità, agli spacci alimentari, alla formazione, alla società di mutuo soccorso sorta tra gli operai della sua stessa azienda). Intorno al 1875 Santino si trasferisce ancora a Milano insieme alla moglie e al loro ultimo figlio Mario, di 4 anni: questa decisione appare di certo sorprendente soprattutto agli occhi di Angelo, che da diversi anni collabora con il padre. Santino non si dimentica però della sua impresa e a Milano costruisce un deposito dove vengono concentrate le merci prodotte dallo stabilimento di Castiglione Olona. Egli, in realtà, sta anche preparando il passaggio della guida della sua impresa ai figli Angelo e Pompeo, passaggio che avviene nel 1877 con la nascita della società in accomandita semplice “Fratelli Mazzucchelli e C.”, avente sede a Castiglione Olona. Santino è socio accomandante, Angelo e Pompeo sono i soci “solidali e responsabili”. Pompeo, nato nel 1857 e quindi ancora minorenne, viene emancipato dal padre il giorno prima della fondazione della società. Il relativo atto di costituzione contempla, tra le diverse “istruzioni”, una misura a favore del piccolo Mario, nato nel 1870, in base alla quale i fratelli maggiori Angelo e Pompeo si impegnano a farlo entrare in futuro nella società in quanto “socio solidario e responsabile”, cosa che di fatto poi non avverrà. Allontanandosi dall’impresa di Castiglione Olona, Santino Mazzucchelli concentra le proprie risorse e attenzioni nel promettente e dinamico settore immobiliare milanese, attività nella quale coinvolge la figlia Luigia. Nel 1886 Angelo Mazzucchelli esce dalla società di famiglia, che prosegue con il fratello Pompeo. Nel 1888 muore Giuseppa Larghi. L’anno successivo la Mazzucchelli partecipa con i suoi prodotti all’esposizione universale di Parigi. Nel 1890 Santino, non potendo trovare pace dopo la morte della moglie, mette volontariamente fine alla sua vita. La rivoluzione della celluloide (1891-1934) Pompeo Mazzucchelli, attento alle conquiste del progresso scientifico e industriale, inizia ad interessarsi attivamente alla celluloide , il rivoluzionario materiale nato per sostituire l’avorio nella produzione delle palle da biliardo. Cogliendo subito le opportunità di sviluppo che la prima “materia termoplastica” della storia offre alla sua impresa, Pompeo avvia nel 1895 un laboratorio per sperimentarne l’utilizzo. Il giovane imprenditore, seguendo l’esempio del padre, si impegna pubblicamente per il progresso del territorio. Divenuto membro del consiglio della Camera di commercio e arti di Varese, nel 1890 Pompeo viene incaricato di stendere un progetto per la realizzazione di una ferrovia della Valle Olona, un vero e proprio “asse” industriale punteggiato da numerosi opifici, che nel 1907 si arricchisce della presenza del nuovo stabilimento della ditta Mazzucchelli dedicato alla lavorazione della celluloide. I nuovi prodotti, destinati a soppiantare quelli tradizionali in corno bovino o in avorio, si affermano rapidamente in Italia e all’estero. Una delegazione dei grandi magazzini londinesi Harrods visita la fabbrica di Castiglione Olona, rimanendo colpita non solo dalla sua organizzazione moderna, ma anche dall’attenzione riservata al personale, come testimoniano la casa ad uso dormitorio e refettorio per la manodopera femminile. Durante la Grande guerra la Mazzucchelli riconverte gli impianti alla produzione di nitrocellulosa per usi bellici. Terminato il conflitto, fa il suo ingresso in azienda Silvio Mazzucchelli, figlio di Pompeo, nato nel 1892. Laureatosi nel 1918 in giurisprudenza all’Università di Pavia ma animato da forti interessi tecnici, frequenta corsi di specializzazione a Vienna e Zurigo. Silvio compie una serie di viaggi in Italia e all’estero per approfondire le conoscenze tecniche e incontrare imprenditori, nella prospettiva di dare corpo all’ambizioso progetto del padre: la creazione di un complesso industriale gestito secondo i più moderni criteri della società per azioni e in grado non solo di lavorare la celluloide, ma anche di produrla. Nasce così, nel dicembre del 1921, la “Società anonima Mazzucchelli” (Sam) per la lavorazione della celluloide e

Settembre 29, 2026 / Commenti disabilitati su Mazzucchelli 1849 spa
leggi tutto

Lindt & Sprüngli

Industria

Industria Lindt & Sprüngli DENOMINAZIONE SOCIALE | Lindt & Sprüngli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni con socio unico ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione e vendita all’ingrosso e al minuto di cioccolato, caramelle, confetture e prodotti dolciari in genere INDIRIZZO | Largo Edoardo Bulgheroni 1 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-209111 | F.0332-203505 | www.lindt.com Dalla nascita agli anni quaranta (1909-1949) Nel 1909, dopo una lunga esperienza maturata presso la ditta dolciaria Luigi Lanzavecchia , Antonio Bulgheroni, nato nel 1866, fonda a Varese, insieme a Giuseppe Longhi ed Edoardo Chiesa, la società in nome collettivo “Longhi Bulgheroni e Comp.”, avente per oggetto la produzione e la vendita di caramelle, pastiglie e affini. La sede è in via privata Bernascone sino a quando non viene realizzato il nuovo edificio su progetto dell’architetto Ulisse Stacchini. Nel 1911 la società rileva una pasticceria di Varese e apre un proprio negozio, che però ha vita breve. Durante la Prima guerra mondiale, anche a causa del razionamento dello zucchero, lo sviluppo dell’attività si contrae notevolmente per poi riprendere negli anni successivi. Nel 1920 Edoardo Chiesa recede dalla società, che assume la denominazione “Longhi e Bulgheroni”. In questo periodo i figli di Antonio Bulgheroni, Edoardo e Ottorino, iniziano a prestare la loro opera in azienda. Nel 1928 muore Giuseppe Longhi, le cui figlie ed eredi, disinteressate a partecipare alla vita dell’impresa, cedono le proprie quote ad Antonio Bulgheroni, amministratore unico della nuova società società anonima “A. Bulgheroni & Figli”. Con la morte di Antonio Bulgheroni, avvenuta nel 1934, la seconda generazione assume le redini dell’impresa: Edoardo, che si occupa della parte commerciale, è nominato amministratore unico, mentre Ottorino (detto anche Rino) responsabile dell’area tecnica, diventa direttore generale. I due fratelli s’impegnano a fondo per rinnovare gli impianti e i macchinari di un’azienda che conta ormai una cinquantina di addetti. La Seconda guerra mondiale, con Edoardo e Ottorino Bulgheroni chiamati alle armi, porta alla paralisi della produzione ma non alla dismissione dello stabilimento, che nel 1943 viene temporaneamente dato in affitto alla Casa musicale Ricordi di Milano, sinistrata dagli eventi bellici. I fratelli Bulgheroni, finita la guerra, riordinano l’azienda ma soprattutto pensano di allargare l’attività ai prodotti in cioccolato . Edoardo si reca a Zurigo, dove incontra Robert Sprüngli, l’allora direttore della storica Lindt & Sprüngli (nata nel 1845), seguito subito dopo da Ottorino, che visita gli stabilimenti della società svizzera. È del 1947 la svolta decisiva: la Bulgheroni assume la concessione esclusiva per l’Italia della fabbricazione e vendita dei prodotti della Lindt & Sprüngli. In quello stesso anno, a causa di un incidente, muore improvvisamente Ottorino Bulgheroni. Edoardo – coadiuvato dal nuovo direttore tecnico Emanuele Bignone e dagli stessi tecnici svizzeri – realizza un impegnativo piano di riconversione produttiva e ampliamento infrastrutturale della fabbrica, che adegua gli impianti e si dota di un grande deposito merci e di un nuovo magazzino per le scorte. Anni cinquanta e sessanta (1950-1969) Nel 1950 nasce la “Bulgheroni Società per Azioni”, con presidente Paolo Bianchi, già direttore commerciale dal 1934, e amministratore delegato Edoardo Bulgheroni , evidenziandosi in ciò l’impronta non solo familiare ma anche manageriale dell’impresa. I prodotti in cioccolato di qualità, caratterizzati da un più elevato valore aggiunto e da un maggiore contenuto tecnologico, sostituiscono gradualmente la fabbricazione delle più “povere” caramelle. Tra queste sono presenti le famose Pascall alla frutta, prodotte dalla Bulgheroni sulla base di un accordo sottoscritto nel 1956 con la casa inglese James Pascall. Il mercato italiano, caratterizzato da bassi consumi pro-capite di cioccolato, presenta ampi margini di crescita, a fronte di una domanda comunque dinamica proveniente soprattutto dalle famiglie a reddito medio-alto del nord Italia. La Bulgheroni occupa un peso crescente in un contesto competitivo nazionale che vede la presenza di imprese storiche come Perugina, Ferrero, Caffarel, Tobler, oltre che di produttori locali attivi nella provincia di Varese. Nel 1956 Edoardo Bulgheroni, a seguito della morte di Paolo Bianchi, è nominato presidente della società. Alla fine degli anni cinquanta lo stabilimento di viale Valganna dà lavoro a 250 dipendenti. A riprova della rilevante dimensione economica raggiunta, nel 1961 la società delibera l’aumento di capitale sociale da 10 a 100 milioni di lire, mentre due anni dopo entrano a far parte del consiglio di amministrazione i consiglieri svizzeri Jurg Jegher e Rudoplh Sprüngli. Nel 1968 fa il suo ingresso ufficiale in azienda, ricoprendo il ruolo di direttore generale, Antonio Bulgheroni , nato a Varese nel 1943, figlio unico di Edoardo e laureato in giurisprudenza. Noto giocatore della Pallacanestro Varese , Antonio Bulgheroni si avvale di diversi collaboratori con i quali sviluppa un forte spirito di squadra nella conduzione quotidiana dell’impresa. Nel 1969 egli viene cooptato nel consiglio di amministrazione della società al posto del dimissionario Jegher. Anni settanta e ottanta (1970-1989) La crescita della Bulgheroni prosegue ininterrottamente, senza conoscere momenti di crisi. Ha alle spalle una grande impresa di successo internazionale come la Lindt & Sprüngli, che privilegia la ricerca continua della qualità e investe sull’innovazione (dalle tecnologie di produzione e confezionamento, agli imballaggi, alla politica commerciale, al marketing). Il nome Bulgheroni continua a comparire sulle confezioni di cioccolato prodotte dalla fabbrica italiana, anche se il marchio è Lindt. Il know how svizzero incontra una tradizione di alto artigianato che affonda le radici nella storia locale. Nel 1974 Antonio Bulgheroni è nominato amministratore delegato della società. L’espansione produttiva necessita di spazi adeguati. Dopo un ulteriore aumento di capitale da 100 a 400 milioni, nel 1981 viene decisa la realizzazione di un nuovo stabilimento localizzato a Induno Olona, che apre i battenti nel 1984, anno in cui il capitale sociale viene portato a 4 miliardi di lire. In questo periodo l’azienda conta oltre 500 dipendenti, compresi i lavoratori stagionali, contro i 240 del 1975. La prossimità con la confinante birreria Poretti (oggi Carlsberg) dà luogo ad un fenomeno di pendolarismo dei lavoratori stagionali tra le due fabbriche dovuto ai diversi picchi di produzione (inverno per la Bulgheroni, estate per la Poretti). Il 95% del fatturato annuale è ormai costituito dalla

Settembre 29, 2026 / Commenti disabilitati su Lindt & Sprüngli
leggi tutto

Lazzati

Industria

Industria Lazzati DENOMINAZIONE SOCIALE | Lazzati industria grafica srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione grafica e stampa di cataloghi, brochure, magazine, calendari, poster, cartelli da banco e vetrina, packaging & etichette, modulistica per enti pubblici ed associazioni e moduli continui INDIRIZZO | Via Via 2 giugno 47 | 21030 | Casorate Sempione (VA) CONTATTI | T. 0331-768330 | F. 0331-768357 | www.lazzati.biz Dalle origini ottocentesche ai primi del Novecento (1802-1912 ) La Lazzati industria grafica ha la propria origine storica in una “stamperia e libreria” fondata a Gallarate nel 1802 da Giovanni Croci. L’industria tipografica conosce in quegli anni, soprattutto in Germania, una forte evoluzione tecnologica. Nel 1814 il tedesco Koenig costruisce la prima pressa piano-cilindrica, che consente di aumentare notevolmente la capacità di stampa. La tipografia si sviluppa rapidamente con il successore di Giovanni Croci, il figlio Marino, ingegnere con la passione della carta stampata, che nel 1851 ottiene il permesso da parte delle autorità di aprire una succursale a Busto Arsizio. Nel 1884 la tipografia Croci viene rilevata da un dipendente, Marino Bellinzaghi, che rinnova gli impianti e incrementa ulteriormente l’attività, rivolta soprattutto alla produzione di stampati per gli enti comunali. Nel frattempo sono nate la rotativa e la stampa in quadricromia. Avendo necessità di nuovi spazi, l’azienda sposta la propria sede in piazza Ponti . Alla fine del secolo subentra nella gestione Carlo Lazzati, nato a Bellano (allora in provincia di Como, oggi di Lecco) nel 1869, e l’impresa assume un nome destinato a durare sino ai giorni nostri. Carlo Lazzati rafforza l’anima editoriale della tipografia, curando con competenza la realizzazione di numerose pubblicazioni. Tra i suoi clienti figura anche la casa editrice Hoepli di Milano. Nel 1909 fa il suo ingresso in azienda Eugenio Salmini , nato a Casorate nel 1893 in una famiglia di commercianti, che avrà un peso di rilievo nello sviluppo dell’impresa. Dagli anni venti agli anni cinquanta (1920-1959) In occasione del censimento del 1925 Carlo Lazzati iscrive la propria impresa come ditta individuale alla Camera di commercio e industria di Milano (sotto la cui competenza territoriale ricade il Comune di Gallarate) per l’esercizio di attività di tipolitografia, che viene svolta da trentaquattro operai in gran parte addetti alla composizione manuale dei testi. Lo sviluppo economico-industriale dell’area fa crescere il peso dei clienti privati, tra i quali figurano diverse imprese storiche del varesino come Siai Marchetti, Aermacchi, Parma casseforti, Lanificio di Somma. La sede dell’azienda si trasferisce in via Cavour. Nel 1937 muore Carlo Lazzati, lasciando la tipografia in eredità alle figlie Maria e Giulia, che tuttavia non proseguono l’attività paterna. L’anno successivo nasce così la società in accomandita semplice “Stabilimento tipolitografico Carlo Lazzati”, partecipata dalle stesse figlie di Carlo, socie accomandanti, e dal suo braccio destro aziendale Eugenio Salmini , socio accomandatario, che assume la guida dell’impresa . Appassionato di fotografia, questi accentua la dimensione creativa e comunicazionale dell’attività. L’ulteriore crescita si traduce in un nuovo cambiamento di sede, che viene trasferita, sembra quasi un destino, in via Marino Croci, il titolare di cento anni prima e cittadino benemerito del Comune di Gallarate, di cui è stato sindaco. Alla stasi della Seconda guerra mondiale segue, con gli anni cinquanta, un intenso ciclo di sviluppo della tipografia Lazzati, di cui è protagonista Antonio Salmini (1932) che, in seguito a una malattia del padre Eugenio, abbandona gli studi universitari per dedicarsi completamente all’azienda. Nel 1958 Antonio Salmini diventa socio e amministratore della citata sas, che con la cessione delle quote sociali da parte di Maria e Giulia Lazzati si trasforma nell’anno successivo in società in nome collettivo, assumendo la nuova denominazione “Tipolitografia Lazzati di Salmini A. & C.”. Dagli anni sessanta agli anni novanta (1960-1999) Negli anni sessanta si affermano nuove tecnologie, come la stampa offset che sostituisce quella litografica su pietra levigata, migliorando la qualità dei prodotti. Antonio Salmini, sostenendo non pochi sacrifici, attua un ampio piano di investimenti per il rinnovo dei macchinari, operazione che implica anche lo svecchiamento del personale e conferisce alla tipografia l’aspetto di una moderna azienda industriale. Aiutato da una sorella che si occupa della contabilità, nel 1967 fa un breve ingresso nella società Maria Elena Masera, moglie di Antonio Salmini. Si sviluppano intanto nuovi prodotti, come i cataloghi e le brochure aziendali. Negli anni settanta l’impresa affronta alcuni momenti di crisi di liquidità dovuti ai ritardi nei pagamenti degli enti pubblici, mentre da parte sua non viene mai meno al principio di onorare le scadenze verso i propri fornitori. Nel 1974 la forma giuridica cambia nuovamente in società in accomandita semplice. Con gli anni ottanta i due figli di Antonio Salmini, Roberto (1962) e Laura (1965), entrambi diplomati in ragioneria, affiancano il padre nella gestione di un’azienda sempre più complessa e impegnativa, la cui atmosfera hanno respirato sin da piccoli. Roberto si occupa soprattutto degli aspetti tecnologici , Laura di quelli amministrativi e commerciali, affermandosi come prima donna imprenditrice dell’azienda di famiglia. Nel 1987 Roberto Salmini fonda, con l’aiuto del padre e insieme al socio Luciano De Vecchi, proveniente da una lunga esperienza maturata presso la storica Smolars di Trieste, una società indipendente da quella di famiglia: la Ldv snc , dedicata alla produzione del modulo continuo , ossia di tabulati e cancelleria per stampanti a trascinamento, il cui successo è legato allo sviluppo dell’informatica e dei sistemi di elaborazione dati. Roberto fa la spola tra le due società, riportando nell’azienda originaria le competenze acquisite in quella di nuova costituzione. La recessione economica del 1993 spinge la Lazzati e la Ldv ad ampliare l’offerta dei prodotti, come ad esempio gli espositori o la piccola cartotecnica a elevato contenuto manuale, e ad acquisire quindi altri clienti. Grazie all’apertura del nuovo aeroporto di Malpensa aumentano le forniture per le compagnie aeree (biglietti, etichette, riviste di bordo, manuali per i piloti ecc.). Gli anni 2000 (2000-2011) La crescita aziendale rende insufficiente la sede di via Croci che, collocata nel centro storico di Gallarate, è soggetta a vincoli di espansione. Nel 2003, dopo lunghe

Settembre 29, 2026 / Commenti disabilitati su Lazzati
leggi tutto

Gaspare Tronconi Spa

Industria

Industria Gaspare Tronconi Spa DENOMINAZIONE SOCIALE | Gaspare Tronconi spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Tintoria, candeggio, finissaggio, stamperia tessuti e lavorazioni tessili in genere INDIRIZZO | Via Opifici Valle 6 | 21054 | Fagnano Olona (VA) CONTATTI | T. 0331-361900 | F. 0331-361818 | www.gasparetronconi.it Dalle origini agli anni venti del Novecento (1824-1929) In località Bergoro e Fagnano Olona la bibliografia storica riporta notizie di una famiglia Tronconi impegnata nel settore tessile dalla fine del 1597 con un primo stabilimento di “candeggio al prato”, lungo le sponde del fiume Olona, ad opera di Pietro Giovanni Tronconi. Da questo ceppo iniziale che si diversifica in più rami famigliari nascono più imprese attive nel candeggio e nella tintura delle pezze con sostanze vegetali. Le prime notizie riconducibili alla attuale Gaspare Tronconi provengono dal Registro ditte della Camera di commercio di Milano. Attilio Paolo Tronconi dichiara, nel 1911, di succedere al padre Gaspare Felice nell’attività di tintoria e appretto a Fagnano Olona in frazione Bergoro. Successivamente nel 1928 all’atto di iscrizione alla Camera di commercio di Varese viene dichiarato il 1824 come data di inizio dell’attività. Nell’Ottocento alla sede di Fagnano si affianca un secondo stabilimento a Briosco, in Brianza, dove le acque del fiume Lambro si rivelano più adatte alla tintura delle divise dell’esercito austriaco, mentre quelle dell’Olona sono più adeguate alle le divise dell’esercito piemontese. Con la rivoluzione industriale l’azienda si pone all’avanguardia, essendo tra le prime in Italia a utilizzare l’energia prodotta dallacaldaia a vapore, che sostituisce la ruota idraulica movimentata dalla corrente del fiume.Un’altra innovazione importante avviene alla fine dell’Ottocento, sotto la guida di Attilio Paolo Tronconi, con l’introduzione dei primi coloranti artificiali. Nel 1902 viene acquistata dalla ditta tedesca Monforts, tuttora fornitrice dell’azienda e leader mondiale nel settore delle macchine per tintoria e finissaggio, la prima garzatrice, una macchina che serve a conferire maggiore morbidezza ai tessuti. Attilio Paolo sposa nel 1880 una sua lontana parente, Regina Tronconi, la cui famiglia d’origine opera anch’essa nel settore tessile. Gaspare Tronconi, nato nel 1895 e figlio di Attilio Paolo, partecipa alla Prima guerra mondiale. Gaspare Tronconi, nato nel 1895 e figlio di Attilio Paolo, partecipa alla Prima guerra mondiale. Al ritorno dal fronte, nel 1915, assume la guida dell’impresa, che con la sua direzione conoscerà un forte sviluppo. Egli completa la propria formazione chimica e tintoriale in Germania, dove operano le case produttrici dei migliori coloranti, come la Bayer, presso le quali si rifornisce l’azienda. Negli anni venti prende avvio l’attività di stampaggio dei tessuti, tramite l’acquisto di due macchine fabbricate in Cecoslovacchia, mentre lo stabilimento di Bergoro sviluppa la lavorazione dei velluti. La grande crisi del 1929 colpisce duramente diversi clienti della nostra azienda, che contrae quindi l’attività. Nel frattempo un’altra svolta decisiva: l’arrivo dell’energia elettrica, che sostituisce quella a vapore; il tessuto inoltre non si vende più “a pezza” ma a metro. Gaspare Tronconi, nato nel 1895 e figlio di Attilio Paolo, partecipa alla Prima guerra mondiale.Al ritorno dal fronte, nel 1915, assume la guida dell’impresa, che con la sua direzione conoscerà un forte sviluppo . Egli completa la propria formazione chimica e tintoriale in Germania, dove operano le case produttrici dei migliori coloranti, come la Bayer, presso le quali si rifornisce l’azienda.Negli anni venti prende avvio l’attività di stampaggio dei tessuti, tramite l’acquisto di due macchine fabbricate in Cecoslovacchia, mentre lo stabilimento di Bergoro sviluppa la lavorazione dei velluti. La grande crisi del 1929 colpisce duramente diversi clienti della nostra azienda, che contrae quindi l’attività. Nel frattempo un’altra svolta decisiva: l’arrivo dell’energia elettrica, che sostituisce quella a vapore; il tessuto inoltre non si vende più “a pezza” ma a metro. Dagli anni trenta agli anni sessanta (1930-1969) La Gaspare Tronconi produce in conto terzi, ossia lavora e “nobilita” i tessuti greggi o semilavorati consegnati dai clienti, che a loro volta li passano ai confezionisti. Si tratta di una clientela locale, concentrata soprattutto a Busto Arsizio, allora considerata la Manchester d’Italia, alla quale si aggiungono, con gli anni quaranta, i primi clienti esteri. Nel 1938 Gaspare Tronconi, alla morte del padre Attilio Paolo, eredita l’impresa di famiglia e la iscrive, come ditta individuale, all’Ufficio provinciale delle corporazioni di Varese per lo svolgimento dell’attività di “tintoria e stamperia di tessuti di cotone e raion per conto terzi”. L’azienda dà lavoro a una novantina di operai. Nel 1934 Gaspare sposa Angela Azimonti dalla cui unione nascono i figli Regina (1936) e Attilio (1938). Angela muore 40 giorni dopo il secondo parto a causa di una polmonite. Gaspare, rimasto vedovo, nel 1941 si risposa con Luisa Di Sarro e dal loro matrimonio nasce Gianluca (1943). Nel 1952 viene introdotto un terzo impianto per la stampa dei tessuti cotonieri. Con gli anni del dopoguerra e della ricostruzione inizia un lungo e ininterrotto ciclo di crescita dell’impresa, dovuto all’aumento della capacità produttiva e all’uso di nuovi coloranti, che consentono di diversificare la gamma dei prodotti trattati e di rispondere all’evoluzione della domanda. Attilio e Gianluca Tronconi si inseriscono nella vita dell’impresa paterna, che nel 1965 si trasforma in società di fatto. Si producono quantità elevate, oggi del tutto inimmaginabili: 20-40 mila metri di tessuto stampato ogni giorno con macchine a cilindro in cinque varianti. In questo periodo l’azienda raggiunge il suo massimo storico in termini di addetti, oltre 200. Attilio, perito chimico, dopo un periodo di apprendistato svolto presso le stesse aziende clienti, assume la responsabilità dell’area tecnica, mentre suo fratello Gianluca si occupa dell’area commerciale. Dagli anni sessanta agli anni ottanta (1970-1989) Negli anni settanta cambia ancora la tecnologia di stampa, con l’acquisizione di macchine all’avanguardia prodotte dall’olandese Stork, che sostituiscono il tradizionale cilindro di rame con quello a nichel perforato, ottenendo una maggiore definizione. Ai mutamenti tecnologici s’intrecciano quelli organizzativi. Nel 1972 la Gaspare Tronconi, nel frattempo (1971) divenuta società in nome collettivo, si trasforma in società per azioni. Nel 1974 Attilio diventa amministratore delegato della società e nel triennio 1978-1981 ricopre l’incarico di presidente dell’Unione degli industriali della provincia di Varese. L’Olona è uno

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Gaspare Tronconi Spa
leggi tutto

Giovanni Clerici & Figli

Industria

Industria Giovanni Clerici & Figli DENOMINAZIONE SOCIALE | Giovanni Clerici & figli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Apprettazione, preparazione dei tessuti in genere (tintoria, garzerai, candeggio) INDIRIZZO | viale Milano 22 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793031 | F. 0331-772350 L’avvio dell’attività (1869-1919) Sin dalla seconda metà dell’Ottocento, Gallarate è uno dei nuclei di sviluppo dell’industria cotoniera italiana.Nel 1869 Giovanni Clerici vi avvia un’attività di tintoria e finissaggio che si sviluppa a supporto delle importanti imprese cotoniere della zona (Crespi, Ottolini, Bassetti). Può contare sulla presenza di una manodopera locale di formazione artigianale che costruisce con l’impresa un rapporto di eccezionale continuità. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, l’impresa conosce avvicendamenti generazionali e proprietari passando sotto la direzione prima dei figli e poi di Giovanni Clerici , nipote dell’omonimo fondatore.Nel 1908 opera come ditta individuale su un vasto terreno: la mappa di Gallarate del 1911 consente di rilevare lo stabilimento come uno dei più importanti della zona. L’ampia area che circonda l’impianto di tintoria consente di stendere ad asciugare sui prati le stoffe candeggiate, una pratica utilizzata fino agli anni venti. Dagli anni Venti alla Seconda guerra mondiale (1920-1944) Nel 1922 Giovanni Clerici chiude la ditta individuale e costituisce assieme ai figli, Edoardo, Mario e Federico una società in accomandita semplice, registrata in Camera di commercio. Vi lavorano inizialmente 15 dipendenti e il capitale sociale ammonta a 25.000 lire. Nel 1927 Giovanni Clerici dona ai figli la proprietà dello stabilimento e questi provvedono con capitali personali al rinnovo dei macchinari. Alla morte del padre, nel 1935, i fratelli Clerici trasformano la società in nome collettivo e vi conferiscono la proprietà dello stabilimento. Un indicatore delle accresciute dimensioni dell’impresa è la costruzione del pozzo artesiano per l’approvvigionamento di acqua. Nel 1939 avviene la trasformazione in società anonima con Mario Clerici in veste di amministratore unico. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale e la conseguente mancanza di approvvigionamenti genera una situazione di crisi. La società è ceduta in affitto alla Società per azioni cotonificio succ. Alceste Pasta di Gallarate, e ne diventa la sezione tintoria e candeggio, sempre diretta da Mario Clerici. Dal Secondo dopoguerra agli anni ottanta (1945-1989) Nel marzo del 1945 l’impresa riprende la produzione in proprio. Dal 1949 al 1960 il capitale passa da 5 a 40 milioni di lire, i dipendenti nel 1955 raggiungono il numero di 74 di cui 4 impiegati. In questi anni l’organizzazione del lavoro è fondata sul jigger una macchina per tingere a cui opera un singolo operaio: una batteria di 34 jigger garantisce la lavorazione giornaliera. Alla morte di Mario Clerici nel 1960 diventano amministratori Giovanni Clerici, figlio di Federico, e Carlo Montonati , genero di Mario Clerici. La gestione dell’impresa rimane sempre di stampo familiare ma si articola in due rami che si avvicenderanno sino ai nostri giorni. Tra i due rami esiste una certa sfasatura che consente di ridurre la distanza generazionale tra un titolare e l’altro e ha reso meno traumatico il processo di avvicendamento alla guida dell’impresa . La fine degli anni sessanta rappresenta un giro di boa decisivo per l’industria tessile dato che in pochi anni il settore conosce il punto di massima espansione e l’avvio del declino. In primo luogo, la necessità di standardizzare la lavorazione di quantitativi sempre maggiori di tessuto spinge l’impresa a sostituire gli impianti con macchine per la lavorazione in continuo d’abbigliamento d’interni (fodere, interno cravatte). Parallelamente, l’afflusso di tessuti provenienti dai paesi dell’Est europeo e dall’Asia innesca la crisi dell’industria cotoniera italiana e, di conseguenza, delle imprese collegate alla filiera tessile. Inizialmente la concorrenza dei paesi in via di sviluppo si limita ai tessuti di qualità scadente, ma progressivamente si estende a tutte le fasce di mercato. In questa fase che abbraccia gli anni settanta e gli anni ottanta, l’impresa reagisce orientandosi verso una produzione di tessuti per l’esterno più remunerativi ed effettua investimenti sul processo – ad esempio, introduce il candeggio in continuo – che permettono di tener dietro ad ordinativi che permangono elevati. Si introducono miglioramenti che riguardano il risparmio energetico (crisi petrolifera del 1973), la salvaguardia dell’ambiente (legge Merli del 1976), l’introduzione dell’informatica, e l’adozione di nuove metodologie di tintura frutto di un’attività di ricerca in laboratorio. Dagli anni Novanta a oggi (1990-2006) Con gli anni novanta, le dimensioni del declino europeo si fanno più evidenti a causa dell’ingresso di nuovi paesi emergenti che hanno esteso la loro presenza non solo al tessuto ma anche alle lavorazioni successive. Molti produttori locali, optano per la delocalizzazione, in tutto o in parte, dell’attività e ciò ha aggravato la posizione delle imprese che svolgono una funzione intermedia lungo la filiera produttiva (attività di nobilitazione del prodotto). Al pari delle altre imprese del settore, la Clerici ha registrato a partire dagli anni novanta un forte calo di produzione riuscendo tuttavia a non ridurre il personale che rappresenta un patrimonio d’esperienza. Gli impianti potenziati negli anni oggi sono sottoutilizzati perchè la produzione si è attestata a meno della metà rispetto agli anni settanta e le lavorazioni spesso riguardano quantitativi esigui di materiale, inadatti a macchinari realizzati per la produzione di scala. Per affrontare la crisi è oggi necessario che le imprese del settore compiano uno sforzo di razionalizzazione dei processi, anche integrando i propri impianti , e che rispondano alla concorrenza dei bassi prezzi puntando sull’accuratezza e sulla velocità del servizio offerto. Oggi, sempre più spesso, il fattore discriminante nella competizione è il tempo di risposta al mercato e, su questo terreno, la lontananza dei paesi in via di sviluppo consente ancora di contrastarne la concorrenza. Sin dalla seconda metà dell’Ottocento, Gallarate è uno dei nuclei di sviluppo dell’industria cotoniera italiana.Nel 1869 Giovanni Clerici vi avvia un’attività di tintoria e finissaggio che si sviluppa a supporto delle importanti imprese cotoniere della zona (Crespi, Ottolini, Bassetti). Può contare sulla presenza di una manodopera locale di formazione artigianale che costruisce con l’impresa un rapporto di eccezionale continuità. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, l’impresa conosce avvicendamenti generazionali e proprietari passando sotto

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Giovanni Clerici & Figli
leggi tutto

Fratelli Galli

Industria

Industria Fratelli Galli DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Galli srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Segheria e carpenteria, lavorazione del legno in generale INDIRIZZO | Via Via Legnano 185 | 21030 | Marnate (VA) CONTATTI | T. 0331-600398 | F. 0331-604735 Le origini dell’impresa (1890-1929 ) L’impresa è attiva sul territorio già alla fine dell’Ottocento. Davide Galli lascia il lavoro alla Pomini di Castellanza e in pochi anni, insieme ai fratelli Antonio e Giuseppe, acquista dalla curia di Olgiate Olona un grosso appezzamento in Marnate. Su questo terreno avviano una prima attività di segheria utilizzando macchinari elettrici. Viene acquisita una concessione di energia elettrica dalla società Vizzola. L’energia, inutilizzata durante la notte, viene ceduta al comune di Marnate che già nel 1901 può pionieristicamente vantare una illuminazione pubblica e privata elettrica. Nel 1908 i fratelli Galli acquistano il diritto di taglio di un bosco di quercia in Abruzzo per la fornitura di traversine destinate alla costruzione della ferrovia in valle Olona-Valmorea. Il materiale non si rivela idoneo per questo utilizzo e viene trasformato in carbone, mentre le traversine vengono prodotte con legno della zona. Durante la Prima guerra mondiale, con gli uomini impegnati nel conflitto, saranno le donne della famiglia a mantenere attiva l’impresa. Nel 1922 Davide Galli e il figlio Augusto registrano l’impresa alla Camera di commercio di Milano (che allora aveva la competenza sul territorio di Marnate) con la denominazione “F.lli Galli sas” e indicando nell’oggetto sociale le attività di segheria e carpenteria. L’attività dagli anni ’30 fino alla seconda guerra mondiale (1930-1955) Negli anni trenta la società F.lli Galli acquisisce boschi in Val d’Ossola e il fratello minore di Augusto, Giuseppe , di 20 anni più giovane, vi si reca per curarne l’attività. L’aumento di lavoro rende necessario l’affitto di una segheria sul posto che affianca la produzione della sede di Marnate. Il taglio dei boschi comporta un forte incremento della mano d’opera impiegata che raggiunge le 250 unità. Occorre anche adeguare tutta la struttura logistica alle nuove dimensioni: bisogna organizzare gli approvvigionamenti, costruire teleferiche, trasportare il legname sino alla sede principale. Nel 1935 la richiesta di fornitura di legname da carpenteria aumenta notevolmente, in seguito all’impegno da parte di aziende della zona alla costruzione di case prefabbricate destinate all’Etiopia. Nel 1943 si apre una grave crisi: Giuseppe muore accidentalmente; né il fratello Augusto né i cugini Pietro e Natale sono in grado di sostituirlo nei cantieri in Val d’Ossola. Gli subentra Amedeo , fratello giovane di Antonio, già attivo presso la segheria a Marnate. Il momento di crisi è testimoniato dalla messa in liquidazione dell’impresa, che ne fa presagire la cessazione. Tuttavia, alla fine della Seconda guerra mondiale entrano in azienda le nuove generazioni : il figlio di Augusto, Gian Mario, e il cugino Orlando , figlio di Pietro assumono pienamente la gestione dell’impresa. Grazie al loro apporto, nello stesso anno si decide di acquisire un grande bosco a Calanca Castiglione in Val Segnara, una valle minore della Valle Anzasca. Ciò consente di sviluppare una forte attività nella vendita di legname da opera e da ardere. Viene avviata anche l’attività di rivendita di bare che proseguirà sino agli anni sessanta. Dal 1956 agli anni settanta (1956-1980) L’impresa, uscita ufficialmente dallo stato di liquidazione nel 1956, partecipa direttamente alla fase di intenso sviluppo determinato dalla ricostruzione post-bellica. Il boom edilizio incrementa la produzione di carpenteria mentre la ripresa delle esportazioni guidata dalle grandi imprese del Legnanese incoraggia la produzione di casse da imballo. Tramonta invece rapidamente l’importanza dell’acquisto dei boschi da taglio, tanto che a metà degli anni sessanta vengono eseguiti gli ultimi lotti. La rinuncia al taglio diretto è causata dall’aumento dei costi: di anno in anno occorre garantire standard sempre più elevati di sicurezza agli operai e la presenza di cantieri boschivi richiede l’impegno sul posto da parte dei titolari. Diventa a questo punto più conveniente acquistare il legname già tagliato dai produttori e dedicarsi alle fasi successive della lavorazione. Con la fine dei boschi viene meno il commercio della legna da ardere, che è rimasto solo per i residui della lavorazione degli imballi. Dagli anni cinquanta agli anni settanta per oltre un ventennio, Gian Mario Galli è impegnato a livello politico nel comune di Marnate e ricopre per la Democrazia cristiana la carica di consigliere comunale, di assessore ai lavori pubblici e poi di sindaco per dieci anni consecutivi. L’ingresso dell’ultima generazione. Dal 1981 ad oggi (1981-2006) Nel 1981 la forma giuridica e la denominazione vengono modificati nell’attuale “Fratelli Galli srl”. Pur avendo vissuto nell’azienda di famiglia fin da ragazzo, Lorenzo Galli entra ufficialmente nell’impresa solo nel 1986, dopo aver svolto l’attività di insegnante per dieci anni nelle scuole superiori. In questi anni entra in azienda anche la sorella Franca per le mansioni di gestione contabile. Assistiamo così all’avvento dell’informatica, soprattutto nell’ambito della contabilità e della progettazione in autocad di lavori di carpenteria e imballaggi. Le condizioni complessive del mercato negli anni ottanta e per buona parte degli anni novanta non presentano elementi di trasformazione o di variabilità che invece sono stati percepiti in modo brusco in altri settori. Solo nell’ultimo decennio la situazione di fatica dell’economia ha iniziato a farsi sentire. In questi anni, infatti, si è registrata una variazione nei consumi di legname da carpenteria. Con la grande diffusione del tetto cosiddetto “mansardato”, è aumentata la richiesta di legname “tecnicamente ineccepibile”, senza difetti di sorta (spaccature e torsioni). Per questi motivi, ha preso piede l’utilizzo del legno di tipo lamellare (cioè incollato a strati sovrapposti) prodotto in Trentino e Austria. Il tetto viene predisposto in pezzi tagliati e destinati ad essere assemblati a incastro, controllati con macchine a controllo numerico e infine montati inopera molto velocemente. Ciò ha portato a un minor utilizzo della segheria che rimane pur sempre il sistema migliore per ottenere legname da taglio il più naturale possibile: il lamellare è infatti un legno composto artificialmente, è dunque inerte, non vive, non respira, non si assesta come avviene per il legno naturale. Oggi, per

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Fratelli Galli
leggi tutto

Fratelli Crespi Industria Grafica

Industria

Industria Fratelli Crespi Industria Grafica DENOMINAZIONE SOCIALE | Fratelli Crespi industria grafica srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Litografia, editoria INDIRIZZO | Via Mazzel 49 | 21030 | Cassano Magnago (VA) CONTATTI | T. 0331-201178 | F. 0331-203100 | www.graficacrespi.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1923-1964 ) Antonietto Crespi, nato nel 1904, lavora presso un’azienda di arti grafiche a Gallarate e nelle ore serali, presso la sua abitazione di Cassano Magnago, con l’aiuto del fratello Luigi, svolge in proprio piccoli lavori di stampa. Così si avvia, nel 1923, la Tipografia Cartoleria Fratelli Crespi, iscritta alla Camera di commercio come società di fatto nel 1927. La tipografia è in via Carducci, mentre il negozio di cartoleria, seppure nella stessa zona della città, è aperto in via San Giulio. Nel 1935, Luigi Crespi si ritira per malattia dalla società e viene sostituito dal fratello minore Gino, che si occupa dei rapporti con la clientela. Nel secondo dopoguerra, la Tipografia Crespi lavora per banche locali quali il Credito varesino e la Banca industriale gallaratese e per le industrie della zona, composte principalmente da bilanciai e da imprese meccanico-tessili. Spostandosi spesso a Milano fra il 1955 e il 1960 riescono anche ad ottenere commesse dal Credito italiano e dalle Assicurazioni generali che divengono in questi anni i loro clienti più importanti. La Tipografia Crespi fornisce ai clienti tutto il cosiddetto “stampato commerciale” come i biglietti da visita, la carta da lettere, le buste e le bolle di consegna. Non mancano, inoltre, lavori pubblicitari quali cataloghi, illustrazioni pieghevoli, calendari e agende. Dal 1965 al 1979 Nel 1965, la Fratelli Crespi inizia ad introdurre nuove macchine litografiche in sostituzione di quelle tradizionali a piombo. La macchina litografica permette una maggiore velocità di stampa aumentando sensibilmente il numero di copie stampate ogni ora. Ciò comporta, però, qualche difficoltà tecnica iniziale e la necessità di istruire i dipendenti per questo nuovo tipo di macchine. Nel 1968, il ramo cartoleria, gestito dalla sorella Rosa e dalla madre Lucia Carabelli, viene ceduto per concentrarsi sull’attività litografica. Nello stesso anno Gino Crespi muore improvvisamente e gli subentrano la moglie, Rosa Castiglioni, e il figlio Claudio. Nel 1969 entra ufficialmente in società anche il figlio di Antonietto, Luigi, che pure già da un decennio lavora di fatto nell’impresa. Ben presto, nel 1971, i due rimangono i soli a continuare l’attività di famiglia con il recesso dalla società degli eredi di Gino Crespi. Antonietto, per formazione e consuetudine, continua ad occuparsi degli aspetti tecnici dell’impresa; il figlio Luigi si occupa dell’amministrazione della società. Nel 1972, però, terminati gli studi di perito meccanico, entra in azienda anche il secondo figlio di Antonietto, Luciano Crespi. Nel 1974 l’azienda cambia sede e si sposta in quella attuale di via Mazzel, in nuovi capannoni e con macchine nuove. Lo spostamento dell’attività in nuovi spazi coincide con il momento di massima crescita dell’impresa che arriva a contare 25 dipendenti. Il lavoro con le banche inizia, però, a diminuire perché l’impresa decide di non investire in macchine a modulo continuo, non potendo così far fronte rapidamente alle richieste della committenza. Dal 1980 ad oggi Nel 1980 la ragione sociale diviene “Fratelli Crespi Industria Grafica di Crespi A. & C.” snc, modificando l’oggetto sociale che comunque prevede sempre l’attività tipolitografica e la vendita di stampati, specie di tipo pubblicitario. L’anno seguente la società viene trasformata in accomandita semplice, tramite l’ammissione dei soci accomandanti Emilia Ferrario (moglie di Antonietto Crespi), Gabriella Cardani (moglie di Luigi Crespi) e Daniela Mazzucchelli (moglie di Luciano Crespi), con Luigi e Luciano come soci accomandatari. Al 1983 risale la definitiva trasformazione in srl con Antonietto Crespi amministratore unico. Persi i contatti con le banche, ora non più locali perché assorbite da altri istituti con conseguente cambiamento di sede, i clienti principali rimangono, le imprese della zona, della provincia di Varese e dell’alto milanese. L’avvento del computer e delle sue applicazioni in campo litografico, fa sì che l’impresa inizi un costante processo di rinnovamento e aggiornamento delle proprie macchine per non rimanere arretrata tecnologicamente e quindi perdere delle commesse. All’evoluzione tecnologica corrisponde una contemporanea ma lenta diminuzione del personale per via di successivi pensionamenti non più sostituiti con nuove assunzioni. Nel 1994 viene assunto da Luigi Crespi un grafico professionista in modo che la società possa seguire meglio la clientela proponendo l’ideazione grafica. Nel 1995 muore Antonietto Crespi all’età di novant’anni. L’anziana moglie gli succede nella carica di amministratore unico e dopo pochi mesi la gestione è affidata a un consiglio d’amministrazione composto da Gabriella Cardani e Daniela Mazzucchelli. Nel 1997 la Fratelli Crespi inizia l’attività editoriale di libri e periodici. Questa scelta è dettata dai vantaggi fiscali che permettono a privati o ad enti locali, quali i Comuni, di commissionare la stampa di monografie a prezzi meno onerosi. Il mercato della F.lli Crespi è costituito principalmente da imprese industriali, quindi la crisi di questi ultimi anni e la chiusura di alcune imprese locali ha fatto diminuire il numero di clienti, in parte sostituiti da nuove commesse provenienti dal settore terziario (studi di consulenza, agenzie pubblicitarie) per gli stampati pubblicitari. Il materiale commerciale (fatture, lettere, buste) è andato invece diminuendo perché l’evoluzione del computer consente anche alle piccole realtà di rendersi autonomi. La F.lli Crespi, che oggi conta 16 dipendenti, mantiene attivi contatti con altre tipografie in modo da potersi appoggiare a terzi per far fronte a picchi di produzione per commesse concomitanti. Ciò soprattutto perché, mentre una volta il lavoro si distribuiva in forma più equilibrata sull’intero anno e i tempi erano più facilmente programmabili, la caratteristica della produzione odierna è la concentrazione in alcuni periodi (ad esempio le fiere) e la maggiore urgenza della lavorazione. La ricerca dei clienti non viene perseguita attraverso figure commerciali interne all’impresa ma viene lasciata al buon nome dell’azienda. Pur non essendo un problema immediato, la successione è una questione sentita dai titolari. Attualmente non è previsto il coinvolgimento di esponenti della famiglia per cui si cercano possibili soluzioni che salvaguardino la solidità e

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Fratelli Crespi Industria Grafica
leggi tutto

Felli

Industria

Industria Felli DENOMINAZIONE SOCIALE | Felli spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzioni di arredo sacro in metallo (calici, pissidi, tabernacoli e altro) INDIRIZZO | Via Clivio 2 | 21056 | Gemonio (VA) CONTATTI | T. 0332-601062 | F.0332-604443 | www.fellispa.com L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1880-1959) L’impresa prende origine da un’attività impiantata a Gemonio nel 1880 da un imprenditore di Milano che rileva un mulino e ne sfrutta la forza motrice prodotta per la creazione di arredi sacri. Nel 1914 l’azienda viene rilevata, per difficoltà economiche della proprietà, da Pietro Felli e Isidoro Bodini, suo socio alla pari, entrambi di Gemonio. Pietro Felli si è formato come scalpellino negli Stati Uniti dove era emigrato a fine Ottocento e grazie a questa esperienza si dimostra portato e capace tecnicamente a continuare la produzione di oggetti metallici per l’arredo sacro cattolico (calici, pissidi, tabernacoli, candelieri ecc.), arrivando ben presto a impiegare nella produzione circa quindici dipendenti. Nel 1935 la fabbrica apre un deposito a Milano per potere meglio servire la clientela. Due anni dopo Pietro Felli muore e la gestione dell’attività passa ai figli Alfredo e Tullio . Tullio, però, scompare prematuramente nel 1942, poco più che trentenne, e l’impresa rimane di fatto nelle mani di Alfredo Felli che la guida fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1947 Isidoro Bodini, ormai stanco e anziano, decide di ritirarsi dall’attività e la sua quota, dopo un breve passaggio nelle mani di Luigi Andreoli, viene acquisita dalla famiglia. All’impresa comincia ad interessarsi, seppur saltuariamente, Paolo Fraschini, marito della figlia di Tullio, Franca, appartenente ad una antica famiglia di imprenditori conciari di Brenta e principalmente occupato nella gestione della sua impresa. Nel 1950 Alfredo Felli cede la sua quota dell’attività al figlio Luciano e la società apre negli stessi anni un deposito anche a Roma. Dal 1960 al 1977 Nel 1960 Franca Felli e il marito Paolo Fraschini, cui Luciano Felli cederà nel 1961 la propria quota, diventano amministratori della società, mentre il fratello di Paolo, Luigi Fraschini, viene nominato procuratore. Quest’ultimo, chimico, si interessa alle problematiche riguardanti gli impianti dell’azienda, quali le vasche galvaniche, mentre il fratello Paolo si dedica alla commercializzazione dei prodotti. Alla creazione di oggetti per l’arredo sacro si accompagna la produzione di oggetti di semiantiquariato, cioè fatti con antichi stampi, e quindi riproduzioni di modelli passati. Il Concilio Vaticano II, apertosi nel 1962, porta, con la revisione e il cambiamento delle liturgie della Chiesa, all’abbandono totale di alcuni oggetti di uso liturgico o alla loro radicale semplificazione modificando sensibilmente il mercato. Alcune imprese storiche dell’arredo sacro come la Bertarelli di Milano chiudono e parte degli stampi da essa utilizzati vengono salvati dalla distruzione da Paolo Fraschini che decide di acquistarli. Anche l’impresa Felli vive una drastica riduzione delle vendite e tenta di supplire alla perdita del proprio settore di produzione volgendosi al settore similare delle premiazioni sportive . Nei primi anni sessanta infatti, la premiazione sportiva è una premiazione d’élite realizzata in argento o in ottone, cesellata a mano, ben finita, molto simile, quindi, nelle tecniche di produzione a quelle utilizzate per l’arredo sacro. Ciò permette all’impresa di utilizzare le stesse attrezzature e di entrare in un mercato ancora ridotto ma caratterizzato da altissime potenzialità di espansione. A poco a poco, infatti, ci si concentra sulla produzione di coppe sportive abbandonando in parte l’arredo sacro. Questo settore sportivo si evolve e si amplia in modo esponenziale a partire dal 1965. Già nel 1968 gli addetti salgono a 55 e l’azienda si avvia a divenire una delle maggiori produttrici di coppe e trofei in Italia. Le persone che traghettano l’impresa in questo passaggio postconciliare, sono Paolo e Luigi Fraschini coadiuvati dal direttore Pierluigi Corbetta. Intorno al 1975, anno di massima espansione per il settore e per l’impresa, si giunge al numero di 104 dipendenti. In quel momento la produzione è per il 95% costituita dalle coppe sportive e solo il restante 5% consiste nell’arredo sacro. Nel 1978 entra nell’impresa Antonio Fraschini , figlio di Franca Felli e Paolo Fraschini, all’età di ventitré anni. Dopo aver conseguito un diploma di ragioneria e una breve parentesi universitaria, egli opta per l’impegno nell’impresa materna, mentre la sorella Gloria si dedicherà alla cura della conceria paterna. Dal 1978 ad oggi Agli inizi degli anni ottanta, inizia però per l’impresa una fase di crisi con lo scadere della coppa sportiva da oggetto élitario e prezioso a oggetto più semplice, molto meno costoso, da distribuire a tutti i partecipanti di una manifestazione sportiva. Ciò muta la tipologia di produzione che, per abbattere i costi, deve comprare sul mercato i vari componenti e limitarsi all’assemblaggio. É un rovesciamento dello stile di lavoro dell’impresa Felli orientato a mantenere al proprio interno l’intero ciclo produttivo, dalla lastra di metallo al prodotto finito. Nella nuova situazione il basso ricavo unitario costringe l’impresa a incrementare il personale e ad accrescere i costi fissi, appesantendo la gestione e mettendo in crisi il suo equilibrio economico. Antonio Fraschini vede la soluzione nel ritorno al settore originario dell’arredo sacro , riannodando i rapporti persi con un mercato nel quale il buon nome della ditta Felli era ancora ricordato. Inizia così a partire dal 1983 un lungo periodo di ristrutturazione dell’impresa. Nel 1984 l’impresa si trasforma in srl: il consiglio d’amministrazione è composto da Paolo Fraschini (presidente), Franca Felli, Antonio e Gloria Fraschini. Il fatturato rimane pressoché invariato ma è realizzato con la produzione di un numero minore di oggetti di valore unitario più elevato. Ciò comporta la progressiva riduzione del personale, una manovra che inizialmente grava interamente sull’impresa, dato che Paolo Fraschini avverte il ricorso alla cassa integrazione come un disonore. Nel 1988 l’impresa si trasforma in società per azioni e a partire dai primi anni novanta, a ristrutturazione conclusa, si dedica quasi esclusivamente all’arredo sacro, settore in cui oggi è fra le prime e più importanti imprese in Italia. L’esportazione copre il 50% della produzione annua e si dirige soprattutto verso l’Europa, l’America latina, il Nord America,

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Felli
leggi tutto

Federico Aspesi

Industria

Industria Federico Aspesi DENOMINAZIONE SOCIALE | Federico Aspesi srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione tessuti e accessori a contenuto moda ricamati e agugliati con brevetto e marchio proprio INDIRIZZO | Via del Lavoro 13 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793210 | F. 0331-799631 | www.federicoaspesi.it Anastasio Aspesi e i suoi primi soci (1903-1945) Nella seconda metà degli anni novanta una serie di trasformazioni interessa la Federico Aspesi industria del ricamo srl, sia sul piano dell’attività commerciale e produttiva che su quello dell’assetto proprietario e dell’organigramma dirigenziale. La filiera produttiva dell’abbigliamento confezionato si va trasformando: il settore “pronto moda” scade qualitativamente e perde la sua profittabilità economica mentre si sviluppa il lavoro “programmato” che richiede maggior coordinamento con stilisti, fiere di settore, converters e gruppi d’acquisto. I nuovi contatti commerciali sviluppati da Antonio si orientano in tal senso e nel 1995 torna in azienda anche Federico che inizia a occuparsi a fondo del rinnovamento dell’apparato produttivo, in gran parte fondato sulle macchine da ricamo acquistate nel 1962. Vengono acquistati nuovi impianti per l’agugliatura dei “tessuti non tessuti” e si studiano soluzioni per riconvertire le vecchie macchine alle nuove lavorazioni. Con il 1996 anche Nicola lascia l’Imagotessile e raggiunge i due fratelli, portando con sé l’esperienza maturata come amministratore della consociata e diventando il nuovo presidente della società che abbrevia il nome in “Federico Aspesi srl”. Nello stesso anno la famiglia Aspesi riprende il controllo maggioritario della società, cedendo in cambio agli altri soci le proprie quote di partecipazione nella Imagotessile. Nel 1998, dopo un ulteriore scambio di quote, Francesco controlla il 32%, Annamaria, Federico, Nicola e Antonio il 17% ciascuno. Il consiglio di amministrazione è composto da Nicola(presidente), dai suoi fratelli e dalla zia Annamaria. Nel 2000 la sede viene trasferita in via del Lavoro 13 e negli anni successivi la società progetta la costruzione di una nuova sede per la quale acquisisce un’area edificabile. Dopo alcuni anni di ritardi l’immobile è stato costruito ma l’impresa non ha ancora deciso se trasferirsi. Federico, Nicola e Antonio, sotto la guida esperta di Francesco, formano una squadra coesa e dinamica capace di portare ottimi risultati nel giro di pochi anni. La ricerca in campo tecnologico e meccanico, sviluppata in collaborazione con un produttore di macchine tessili di Busto Arsizio, porta nel 1998 al deposito di un importante brevetto industriale per l’uso del sistema di agugliatura sui tessuti per la moda. Nel 1999 viene acquistato il primo impianto per il ricamo rettilineo la cui messa a punto richiede alcuni anni. La crescita della rete commerciale e di contatti all’estero è l’altra linea di sviluppo che segue la Federico Aspesi: la quota del fatturato realizzata all’estero, che nel corso degli anni novanta, rappresenta tra il 10 e il 20% del totale, si attesta nell’ultimo decennio oltre il 50%, con importanti clienti in tutti i principali paesi del mondo. Dal 2000, alla tradizionale partecipazione alle fiera Moda In di Milano viene affiancata la presenza a Première Vision di Parigi e dal 2007 alla Preview di New York. Nel 2005 Annamaria decide di vendere le proprie quote a Federico, Nicola e Antonio, mentre l’anno seguente Francesco entra a far parte del consiglio di amministrazione. Negli ultimi quindici anni di continue trasformazioni il personale impiegato dalla Federico Aspesi è cresciuto fino a raggiungere i 25 dipendenti. Nel recente triennio tuttavia, per fronteggiare la contrazione degli ordini causata dalla crisi generale del mercato, la società ha dovuto fare ricorso alla cassa integrazione e a procedure di mobilità. Per contrastare la crisi l’impresa concentra i propri sforzi nell’innovazione dei materiali e dei processi produttivi. Questo impegno l’ha recentemente portata ad aggiudicarsi a Parigi l’Innovation Prize nel corso dell’ edizione 2011 dei Première Vision Awards, svoltasi nell’ambito di una delle più prestigiose esposizioni internazionali del tessile. Nel 2011 l’impresa è stata inserita nel Registro delle imprese storiche istituito da Unioncamere per valorizzare le aziende ultracentenarie presenti in tutta Italia. Federico Aspesi e la transizione dal commercio all’industria (1946-1975) Alla ripresa delle attività dopo la guerra la Anastasio Aspesi conta, oltre al titolare Federico, una quindicina di persone, tra impiegati, commessi viaggiatori e operai. Il figlio maggiore di Federico, Luigi, inizia nel 1953 a lavorare al fianco del padre seguito tre anni dopo dal secondogenito Francesco. Entrambi i fratelli sono diplomati in ragioneria e si impegnano sia nei viaggi di commercio e nelle relazioni con agenti e grossisti, sia nella realizzazione di nuove linee di prodotti. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta l’impresa riesce ad estendere la propria rete commerciale in Italia e inizia anche l’esportazione di foulard all’estero. Fino ai primi anni sessanta il mercato dei tradizionali foulard ricamati – e a partire dal 1958 di quelli stampati – è ancora il principale settore diattività e si concentra in particolare nelle regioni del centro-sud: su tutte Sardegna e Campania. Sucessivamente negli anni sessanta, con la contrazione del mercato dei foulard che determina la chiusura dell’azienda avviata da Anastasio e Pierino, viene ampliato il commercio di coperte e avviato quello di tappeti. La dimensione internazionale dell’impresa è fondamentale sia sul piano commerciale che su quello industriale: Aspesi è rappresentante per l’Italia di prestigiosi marchi europei e fa produrre all’estero articoli con propri marchi, come le coperte Anastasia e Federica prodotte a Leida, in Olanda. Sul piano produttivo gli anni sessanta segnano una svolta: nel 1962 si decide un importante investimento in nuovi macchinari per il ricamo dei tessuti. Nei primi anni la lavorazione è destinata all’abbigliamento ma prima degli anni settanta la Aspesi inizia la lavorazione di tendaggi e altri tessuti per l’arredamento . Le macchine vengono installate in un nuovo capannone che amplia la sede di via Maino e la forza lavoro impiegata raggiunge le 50 unità. Da allora l’attività industriale dell’impresa diviene preponderante rispetto al commercio all’ingrosso dei tessuti. Nel 1968 muore il titolare Federico e i suoi figli costituiscono una nuova società in accomandita semplice, la “Aspesi Anastasio di Luigi e Francesco Aspesi & C. sas”. I

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Federico Aspesi
leggi tutto

Farmagomma

Industria

Industria Farmagomma DENOMINAZIONE SOCIALE | Farmagomma srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbrica e commercio di articoli stampati in gomma per l’industria in genere INDIRIZZO | Via Trieste 44 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 0332-200116 | F.0332-203311 | www.farmagomma.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1949-1966) Nel corso degli anni trenta, fino alla Seconda guerra mondiale, Waldemar Bragatti lavora presso la Vulcanova, impresa del ramo della gomma che principalmente rigenera copertoni di biciclette. Nel dopoguerra, rimasto senza lavoro, Bragatti decide di mettersi in proprio mettendo a frutto le conoscenze apprese durante il precedente impiego. Non avendo fondi sufficienti per avviare l’impresa, trova due soci di capitali, Eugenio Vailati e Bruno Furigo, con i quali costituisce, nel 1949, la società Farmagomma snc, con sede in via Cimabue a Varese, a duecento metri dalla sua abitazione. Il ruolo dei soci all’interno dell’impresa è limitato e l’attività è condotta quasi completamente da Bragatti. Poco dopo Waldemar conosce Melodia, un produttore di contagocce per l’industria farmaceutica e ne diventa il fornitore primario. In seguito allo sviluppo di questo settore e della ricerca di altri clienti, tra cui Capsulit, Drop e Stam Special, l’impresa abbandona la lavorazione di copertoni e si specializza nella produzione delle pompette per contagocce. I primi anni di vita della società coincidono con il boom economico e anche la Farmagomma conosce tassi di sviluppo altissimi. Nel 1960, per adeguarsi al nuovo livello di attività, il capitale sociale viene aumentato e Bragatti arriva a detenere il 60% della società. Due anni dopo, Vailati, che non aveva partecipato all’aumento di capitale, chiede di essere liquidato. In questi anni Bragatti prende contatto con Fradagrada, un commerciante in flaconi per farmaceutici, e la gamma dei prodotti si arricchisce così di tutta la serie di tappi utilizzati per la chiusura di bottiglie per fleboclisi e antibiotici che in quel periodo hanno un incremento esponenziale da parte degli ospedali. Le dimensioni dell’impresa rimangono però ridotte perché il titolare sa che l’espansione comporterebbe una maggiore complessità nella gestione. Dal 1967 al 1989 Nel giugno 1967, viene costruito l’impianto di Induno Olona nella quale la società trasferisce la propria sede mentre l’abitazione rimane a Varese. Nel dicembre 1972 l’impresa passa sotto l’esclusivo controllo della famiglia Bragatti: Furigo si ritira dalla società, e fa il suo ingresso come socio Maurizio Bragatti, figlio di Waldemar. Pur laureatosi in farmacia, Maurizio entra nell’impresa paterna così come era stato previsto e come lui stesso aveva sempre desiderato, ricevendo fin dall’inizio la piena responsabilità della conduzione dell’attività . Waldemar Bragatti infatti, pur rimanendo ufficialmente l’amministratore di Farmagomma, rinuncia progressivamente a una presenza attiva nell’impresa. Il lavoro viene quasi esclusivamente ottenuto grazie a rapporti diretti con i clienti e al passaparola degli stessi che permettono a Farmagomma di non ricorrere alla pubblicità. La principale fonte di lavoro per l’impresa è costituita dalle aziende dei due grandi poli biomedicali della Valtellina e del Modenese. I clienti principali di Farmagomma sono quelli di sempre, in un settore dove con difficoltà si cambiano i fornitori e si privilegia la qualità del prodotto fornito. Anche l’innovazione dei macchinari non subisce modifiche importanti poiché spesso il miglioramento della produttività porta a una relativa riduzione della manodopera impiegata, ma anche alla diminuzione del livello di qualità del prodotto. A volte, il cambiamento dei macchinari presenta più vantaggi fiscali che tecnologici. In questi anni i picchi delle esigenze di produzione sono affrontati con l’impiego di lavoranti a domicilio e di terzisti. Il 20 novembre 1978 l’impresa viene trasformata in società in accomandita semplice, cambiando denominazione in “Farmagomma sas di Bragatti Waldemar & c”. Il fondatore rimane socio accomandatario gerente, mentre Maurizio è accomandante e procuratore. Il 25 giugno 1981 la Farmagomma diviene una società a responsabilità limitata. In questo periodo l’impresa occupa un’area di più di 900 metri quadri, entro cui trovano posto i reparti di stampaggio, finissaggio ed il magazzino dei prodotti. Accanto allo stabilimento viene costruita una palazzina per dare nuovi spazi agli uffici. La società impiega una trentina di dipendenti e ha clienti sia in Italia che all’estero, quasi tutti concentrati nel settore farmaceutico e medico. Si affaccia nel frattempo la concorrenza asiatica, in particolare coreana, che provoca la cessazione di alcuni clienti della Farmagomma e nel biennio 1983-84 costringe l’impresa stessa a ricorrere alla cassa integrazione. La produzione asiatica è però di bassa qualità e ciò permette alle imprese europee del settore di recuperare le quote di mercato perse. Anche Farmagomma conosce, così, una ripresa significativa ed un nuovo periodo positivo che continua fino alla metà degli anni novanta. Dal 1990 al 2008 In quest’ultimo periodo l’impresa deve far fronte a una duplice difficoltà: da un lato un processo di concentrazione industriale con la formazione di grandi gruppi nel settore dei prodotti farmaceutici in gomma; dall’altra l’arrivo della concorrenza cinese. Nonostante le difficoltà la Farmagomma è tra le prime aziende del settore a conseguire la certificazione di qualità, nel 1996, intuendo l’importanza della soddisfazione finale dei clienti e della fornitura di prodotti con un livello qualitativo elevato. Farmagomma, che nel passato aveva scelto di non espandersi, non può competere con le grandi imprese che godono di una estesa rete commerciale; d’altro lato la concorrenza cinese ha imparato a fornire non solo prezzi molto bassi, ma anche prodotti di qualità. L’impresa allora, per aumentare il numero dei clienti storici, si rivolge ad una produzione di nicchia, sempre nell’ambito farmaceutico, per i settori dell’oculistica e della cosmetica che richiedono confezioni di qualità per i propri prodotti. Ciò comporta, dalla fine degli anni novanta, un dimezzamento del fatturato che si cerca di correggere anche attraverso la commercializzazione di modesti quantitativi di prodotti vari sempre nel settore della farmaceutica (come gli sfigomanometri, tubi e valvole). Alla scomparsa di Waldemar Bragatti nel 2000, la carica di amministratore delegato viene assunta dalla nuora Giovanna Garuglieri fino al 2004, anno in cui le subentra Orlanda Cacciari, moglie del fondatore. Per ora, il problema della successione non si pone, data anche l’incertezza del mercato e dato che

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Farmagomma
leggi tutto

Famiglia Vincenzo Mascioni srl

Industria

Industria Famiglia Vincenzo Mascioni srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Famiglia Vincenzo Mascioni srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbrica e restauro di organi a canne INDIRIZZO | Via V. Veneto 20 | 21030 | Azzio/Cuvio (VA) CONTATTI | T. 0332-630605 | F. 0332-630504 | www.mascioni-organs.com L’artigiano Giacomo Mascioni e la tradizione degli organi meccanici (1829-1949 ) L’attività di costruzione di organi della famiglia Mascioni ha inizio nel 1829 con Giacomo Mascioni (1811-1896), che avvia un proprio laboratorio a Comacchio, frazione di Cuvio. Fin da ragazzo Giacomo svolge un periodo di apprendistato a Varese, dove si forma sia nell’arte dell’ebanisteria che nella conoscenza della musica sacra. Nella sua formazione ricoprono un ruolo fondamentale due zii, Pasquale Antonio e Giuseppe Antonio Mascioni, padri conventuali e maestri cantori che nel 1803, dopo la soppressione degli ordini religiosi, tornano a vivere a Azzio (Va). Al termine dell’apprendistato a Varese Giacomo viene spinto dai due zii a proseguire la formazione pratica presso il milanese Gaspare Chiesa, illustre artigiano e riparatore di organi, ai tempi attivo anche in Valcuvia. Combinando la formazione da artigiano con la sensibilità musicale, Giacomo riesce in breve tempo ad affermarsi in un settore caratterizzato da botteghe familiari di antiche tradizioni. Nei primi vent’anni di lavoro affina le proprie competenze e riesce a realizzare i primi cinque organi, uno dei quali commissionato in Svizzera. Nella seconda metà dell’Ottocento Giacomo si impegna nella formazione dei tre figli Anacleto (1837-1893), Bernardo (1844-1890) e Gaspare (1848-1893), che con il loro apporto daranno un forte impulso alla crescita dell’attività. Con il passare degli anni si afferma la buona reputazione dei manufatti di casa Mascioni e il raggio di azione si estende lungo tre direttrici principali: Svizzera, Lombardia e Piemonte-Liguria. Negli anni ottanta inizia l’apprendistato in fabbrica della terza generazione Mascioni, con il dodicenne Vincenzo (1871-1953), figlio di Bernardo. Nei primi anni novanta dell’Ottocento vengono a mancare tutti i tre figli di Giacomo e il giovane Vincenzo deve prepararsi a prendere le redini dell’impresa di famiglia. Il passaggio dell’impresa dal nonno Giacomo al nipote Vincenzo avviene in un modo traumatico, che ben rappresenta la transizione epocale che investe il mondo dell’organaria italiana sul finire dell’Ottocento. A quel tempo, infatti, mentre gli organari di altri paesi europei sperimentano nuove tecniche costruttive che sfruttano la trasmissione pneumatica, la maggior parte degli artigiani italiani resta fedele ai canoni di fabbricazione del XVII e XVIII secolo, basati sulla trasmissione meccanica. Vincenzo coglie le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica ma su questa scelta si scontra con il nonno Giacomo, formatosi invece nell’imitazione dei classici e fautore della trasmissione meccanica. Anche per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, Vincenzo è sensibile alle innovazioni che interessano l’industria, come l’uso di macchinari, mentre per Giacomo il mestiere continua a fondarsi sull’abilità manuale dell’artefice. L’industriale Vincenzo Mascioni e gli organi pneumatici e elettrici (1950-1963) L’industriale Vincenzo Mascioni e gli organi pneumatici e elettriciNel 1895 Vincenzo decide di staccarsi dal nonno Giacomo e costituisce una ditta individuale a proprio nome. Il sito per il nuovo stabilimento di Azzio, dove ha tuttora sede l’impresa, viene scelto per la presenza di un corso d’acqua che consente, mediante una condotta, di sfruttare la forza motrice per meccanizzare alcune lavorazioni di falegnameria. In una pubblicità di inizio Novecento la manifattura Vincenzo Mascioni si presenta come un’impresa all’avanguardia tecnologica, dotata di moderne attrezzature in grado di realizzare «tutte le parti meccaniche inerenti alla fabbricazione d’organi da Chiesa». Lo sfruttamento dell’acqua come fonte di energia, che consente all’impresa di dotarsi precocemente di macchine utensili, risulta fondamentale anche in seguito, quando potrà garantire la continuità produttiva nei periodi – frequenti durante le guerre – di mancanza di alimentazione dalla rete elettrica. Mentre Vincenzo si trasferisce a vivere presso la fabbrica, i suoi due fratelli lasciano la Valcuvia per Milano: Enrico (1867-1936) va a gestire il Grand Hotel e Tullio (1868-1920) una bottiglieria molto frequentata. Grazie all’estesa rete di conoscenze del fratello Enrico, Vincenzo conosce a Milano la sua futura sposa Rosa Ronchi (1873-1958), figlia di un imprenditore italiano trasferitosi in Svizzera dalla Valcuvia. Dal loro matrimonio nascono ben dodici figli, di cui sette lavoreranno nell’impresa di famiglia: Giacomo (1897-1975), Ernesto (1898-1980), Giovanni (1905-1979), Angelo (1907-1969), Vincenzo (1910-1975), Maria detta Mariuccia (1911-1977) e Tullio (1914-1999). Le competenze e l’istruzione di Rosa ne fanno una compagna valida e capace per Vincenzo anche nell’amministrazione dell’impresa. Il legame con la famiglia Ronchi, consolidato dal matrimonio di Enrico con una sorella di Rosa, consentirà a Vincenzo di rafforzare le relazioni con la Svizzera, una destinazione sempre ricettiva per il lavoro dei Mascioni. La nuova attività di Vincenzo si afferma rapidamente e contribuisce a consolidare il nome Mascioni, che sempre più spesso viene citato ad esempio per qualità costruttive e foniche da grandi maestri ed esperti di organaria. La fama acquisita consente all’impresa di ottenere nel 1904 l’affidamento dei lavori di restauro degli organi del Duomo di Milano. Anche sul piano quantitativo il nuovo secolo mostra un notevole incremento, con il moderno stabilimento che permette di soddisfare la richiesta crescente: in pochi anni la produzione annuale passa dalle due/tre unità alla decina e oltre, destinate in parte a Milano, Venezia, Genova, Bologna e Pesaro. In questi anni opera nell’impresa anche Virgilio Mascioni, un cugino di Vincenzo, che ricoprirà fino al 1946, anno della sua morte, l’incarico di disegnatore. Tra gli anni venti e gli anni trenta si diffonde nell’organaria la nuova trasmissione elettrica: con questa tecnologia diventa possibile posizionare registri di canne anche molto distanti dalla tastiera e si arriva a costruire organi di dimensioni colossali. Uno degli esempi di questa nuova fase è il nuovo organo del Duomo di Milano, costruito nel 1938 dalla Vincenzo Mascioni in collaborazione con la ditta Tamburini. La grande distanza tra il suonatore e i registri, tuttavia, si rivelerà controproducente per una questione di ritardo acustico e ciò porrà un limite allo sviluppo degli organi elettrici. Nel 1937 Vincenzo decide costruire una nuova e grande villa a Comacchio di Cuvio dove spesso alloggeranno i suoi ospiti d’affari. Il passaggio da Vincenzo

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Famiglia Vincenzo Mascioni srl
leggi tutto

Erica Industria Tessile

Industria

Industria Erica Industria Tessile DENOMINAZIONE SOCIALE | Erica industria tessile spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione, produzione e vendita di tessuti per abbigliamento e bagno INDIRIZZO | Via M. d’Azeglio 14 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-333011 | F. 0331-333033 | www.erica-it.com La prima fase (1901-1935) La società Erica industria tessile ha origine nel Cotonificio di Busto Arsizio, che a sua volta costituisce lo sviluppo dell’attività intrapresa in campo tessile da Ottorino Maderna sin dai primi anni del Novecento. Ottorino Maderna nasce a Castano Primo nel 1877 da una famiglia agiata e inizia assai presto la carriera di industriale. Nel 1901 costituisce, insieme a Cesare della Porta e Giovanni Brugora, la società in accomandita semplice “Ottorino Maderna e C.”, di cui è socio accomandatario: l’impresa subentra alla precedente società “Giovanni Cappia e C.” con sede a Casorezzo, nata nel 1897 e proprietaria di uno stabilimento tessile localizzato nello stesso Comune. Nel 1905 la società si trasforma nella ditta individuale “Ottorino Maderna”. Nello stesso anno nasce Rinaldo Maderna, l’unico maschio dei tre figli avuti da Ottorino con la prima moglie Candida Pelitti, che muore prematuramente nel 1918. Dalla seconda moglie Fulvia Tosi, appartenente a una delle famiglie più facoltose di Busto Arsizio, Ottorino ha quattro figli, di cui uno solo maschio, Pietro, che nasce nel 1921. Nel 1924 Ottorino Maderna è nominato podestà di Busto Arsizio, un incarico ricoperto sino al 1930, mentre nel 1926 diventa consigliere delegato del complesso industriale tessile Dell’Acqua-Lissoni-Castiglioni di Legnano. La fabbrica di Casorezzo occupa 200 dipendenti e dispone di una moderna struttura di telai, di tipo sia automatico che jacquard per la realizzazione di disegni complessi, producendo tessuti per conto terzi e in particolare per lo stesso cotonificio Dell’Acqua-Lissoni-Castiglioni. Nel 1931 cessa l’attività della ditta “Ottorino Maderna”, il cui stabilimento viene ceduto in affitto al citato cotonificio. Dal Cotonificio di Busto Arsizio al Cotonificio Erica (1936-1955) Nel 1936 nasce la società anonima “Cotonificio di Busto Arsizio”, con sede legale a Milano e sede operativa a Busto Arsizio in viale Duca d’Aosta 6. Fanno parte del consiglio di amministrazione della società, presieduta dallo stesso Ottorino, il figlio di questi Rinaldo, nonché altri industriali e tecnici, alcuni dei quali provenienti dal cotonificio Dell’Acqua-Lissoni-Castiglioni. La società registra inizialmente un andamento incerto, dovuto soprattutto alla difficoltà di rifornimento dei filati. Ottorino Maderna muore nel 1941, poco dopo aver ceduto la fabbrica di Casorezzo alla ditta “Vincenzo Zucchi e Grippa”. La guida del Cotonificio di Busto Arsizio passa a Rinaldo Maderna, che ne diventa amministratore delegato. Nel 1942 il fratello Pietro diventa consigliere della società, ma chiamato alle armi con lo scoppio del Secondo conflitto mondiale sospende l’impegno aziendale, che riprende nel dopoguerra, rinunciando peraltro a laurearsi in economia e commercio. In questi anni il cotonificio inizia a esportare i propri prodotti all’estero. Pietro Maderna sposa Ernestina Castellanza, figlia di Ettore Castellanza, che è titolare, insieme al fratello Carlo, della società in nome collettivo “Castellanza & Borri”, nata nel 1925 per la fabbricazione e vendita di confezioni e tessuti, con sede a Busto Arsizio in via Massimo d’Azeglio 14 e stabilimento localizzato inizialmente a Tradate. Dall’unione di Pietro ed Ernestina nascono Fulvia nel 1952 ed Ettore nel 1954, anno in cui muore la loro nonna Fulvia Tosi, consigliera del Cotonificio di Busto Arsizio. In questi anni il Cotonificio entra in crisi e viene messa in atto la procedura di liquidazione, poi revocata, e infine i soci decidono di vendere l’attività nel 1959. Nel 1955 Pietro Maderna entra nella società Castellanza & Borri, ovvero nell’azienda del suocero. Nello stesso anno nasce il “Cotonificio Erica spa” , guidato da Rinaldo Maderna e nel quale il fratello Pietro riveste la carica di consigliere. La nuova società conserva gli uffici e i magazzini di viale Duca d’Aosta 6, mantenendo la sede legale a Milano, mentre trasferisce la struttura produttiva, che occupa oltre 50 operai, da Busto Arsizio a Crugnola di Mornago. Sviluppo e cambiamenti (1956-1980) Il Cotonificio Erica prosegue l’attività ereditata dal Cotonificio di Busto Arsizio, che riguarda soprattutto la produzione e la vendita di tessuti per la casa, allargata progressivamente al settore dell’abbigliamento. I clienti sono principalmente grossisti, che acquistano i tessuti per poi farli confezionare ad altre aziende tessili. Nel 1958 gli uffici, i magazzini e il reparto di preparazione delle pezze vengono trasferiti in via Ferrer. In questo stesso anno nasce Emilio Maderna, il terzogenito di Pietro. La crescita produttiva porta all’aumento del capitale sociale da 1,3 a 10 milioni di lire. Nel 1960 Ottorino Maderna, il figlio di Rinaldo nato nel 1931, è nominato consigliere della società, insieme al cugino Rinaldo Pelitti. Nel 1969 nasce Anna Maderna, quartogenita di Pietro. Negli anni sessanta cresce la propensione all’export ma la vera trasformazione del Cotonificio Erica in una moderna impresa rivolta al sistema moda prende avvio soltanto nel 1975, quando Fulvia Maderna , già collaboratrice dello zio Rinaldo, entra nel consiglio di amministrazione della società. Fulvia, impegnata in azienda, non porta a termine gli studi universitari in lettere e introduce importanti innovazioni, quali la creazione di collezioni dedicate all’abbigliamento femminile e a quello per bambino, basate sulla stampa di disegni fantasia e sull’utilizzo di tessiture e filature di maggior pregio. Il cambiamento si riflette sulla tipologia dei clienti, che sono sempre meno grossisti e sempre più confezionisti. Con la morte di Ettore Castellanza, avvenuta nel 1974, Pietro Maderna è nominato presidente della Castellanza & Borri, già dal 1967 trasformatasi in società per azioni e tra i cui consiglieri figura Giulio Grassi, marito di una delle figlie di Carlo Castellanza. Nel 1977 Pietro Maderna si reca negli Stati Uniti per affrontare un difficile intervento chirurgico al cuore i cui esiti, molti incerti, lo inducono a far entrare il figlio Ettore nella Castellanza & Borri in vista di una possibile successione. Le esigenze del momento non consentono ad Ettore di conseguire la laurea in economia e commercio, come accaduto in precedenza anche per il padre. Alla fine degli anni settanta Emilio Maderna , studi

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Erica Industria Tessile
leggi tutto

Ditta Socci Dante srl

Industria

Industria Ditta Socci Dante srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Ditta Socci Dante srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione oreficeria INDIRIZZO | Via Cavallotti 15 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-795235 | F. 0331-773814 La nascita dell’impresa (1895-1941) Nel 1895 Dante Socci apre un laboratorio artigianale di oreficeria a Gallarate in vicolo del Torchio. Originario di Lustignano in provincia di Pisa, fa il suo apprendistato di arte orafa dapprima in Toscana, poi presso un orafo valenzano e infine a Gallarate alle dipendenze di Paolo Colombo. Nei primi anni del Novecento, la sede si era intanto trasferita in via Volta, il figlio Luigi entra nell’impresa e vi porta, oltre alle capacità tecniche acquisite dal padre, una maggiore predisposizione commerciale che si riflette in un rapido sviluppo. Vengono acquisiti nuovi macchinari, aumenta il numero dei dipendenti, la produzione si specializza in anelli per uomo e donna. Tutto ciò porta alla necessità di spazi più ampi e quindi al trasferimento nell’attuale sede in via Cavallotti, 15. Nel 1925 la ditta individuale Dante Socci si iscrive alla Camera di commercio come esercizio di fabbricazione di argenteria e oreficeria, estendendo nel 1935 l’attività al “commercio all’ingrosso, ed eventualmente al dettaglio, di oggetti preziosi in genere”. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta (1942-1969) Nel 1942 muore Dante Socci e il figlio Luigi rileva l’attività paterna sotto la ditta “Dante Socci di Luigi Socci”, aprendo una nuova posizione presso la Camera di commercio. L’impresa è attiva nell’esportazione di bigiotteria e gioielleria in oro e argento importando orologi e pietre sintetiche in Svizzera e sud America. Nel 1955 Luigi Socci muore prematuramente lasciando come eredi la moglie Anna Allaria e le due figlie Maria e Elvira non ancora maggiorenni. La madre decide di proseguire l’attività, ottiene dal giudice l’emancipazione delle figlie, e trasforma la ditta individuale in società di fatto “Dante Socci di eredi di Luigi Socci”. Tra le fine degli anni quaranta e gli anni sessanta l’impresa si sviluppa instaurando rapporti di collaborazione con varie ditte orafe di Valenza Po, con la Fabbricazione italiana catene di Milano e con imprese del territorio. Attraverso questo sistema l’impresa esternalizza parte della produzione, pur arrivando ad avere trenta dipendenti. In questo periodo l’attività è principalmente basata sulla tecnica a fusione a cera persa, affiancata per una parte residuale dalla tecnica dello stampaggio, caratteristica dell’arte orafa Gallaratese. Nel 1961 Maria Socci sposa Giuseppe Tronconi che entra così nell’impresa occupandosi della parte amministrativa. Dagli anni Settanta a oggi (1970-2006) Negli anni settanta l’aumento della concorrenza da parte di grosse aziende italiane del territorio di Arezzo e di Vicenza porta l’impresa a privilegiare una produzione più artigianale. Viene pertanto ripreso lo stile Valenzano della realizzazione di pezzi unici. Questa scelta porta a una specializzazione in un mercato di nicchia della media gioielleria di qualità sullo stile fiorentino. Ciò permette di fornire ai negozi un più vasto assortimento e di realizzare oggetti particolari creati intorno alla pietra preziosa. All’inizio degli anni ottanta l’impresa modifica la propria ragione sociale prima in società in nome collettivo e successivamente nell’attuale società a responsabilità limitata. Oggi uno dei problemi da affrontare per garantire la qualità dei prodotti riguarda la difficoltosa ricerca di manodopera specializzata. La tecnica della “fusione a cera persa” richiede personale molto qualificato che non sempre collabora a lungo con l’impresa. La continuità è data pertanto dalla famiglia: tra il 1994 e il 1995 si sono inseriti Francesco e Dante, figli di Maria e Maria Giovanna, figlia di Elvira. Negli ultimi cinque anni la ditta Socci ha indirizzato la propria attività nella creazione continua di nuovi modelli. Ciò è stato necessario per evitare il rischio di essere copiati dalla concorrenza estera di Turchia, India e Cina. Oggi la produzione si è molto ridotta rispetto al passato. Prima l’abbandono dello stampaggio e recentemente l’esternalizzazione della fusione dell’oro affidata a imprese specializzate, ha svuotato gli spazi occupati in passato dall’officina orafa e dal personale che vi operava. L’attività dell’impresa si concentra sempre più sulla progettazione e sulla commercializzazione dei gioielli. In ciò, essa può contare sul bagaglio di conoscenze e abilità accumulato dalla famiglia e testimoniato da un notevole archivio di modelli e disegni realizzato in più di un secolo di attività. Nel 1895 Dante Socci apre un laboratorio artigianale di oreficeria a Gallarate in vicolo del Torchio. Originario di Lustignano in provincia di Pisa, fa il suo apprendistato di arte orafa dapprima in Toscana, poi presso un orafo valenzano e infine a Gallarate alle dipendenze di Paolo Colombo. Nei primi anni del Novecento, la sede si era intanto trasferita in via Volta, il figlio Luigi entra nell’impresa e vi porta, oltre alle capacità tecniche acquisite dal padre, una maggiore predisposizione commerciale che si riflette in un rapido sviluppo. Vengono acquisiti nuovi macchinari, aumenta il numero dei dipendenti, la produzione si specializza in anelli per uomo e donna. Tutto ciò porta alla necessità di spazi più ampi e quindi al trasferimento nell’attuale sede in via Cavallotti, 15. Nel 1925 la ditta individuale Dante Socci si iscrive alla Camera di commercio come esercizio di fabbricazione di argenteria e oreficeria, estendendo nel 1935 l’attività al “commercio all’ingrosso, ed eventualmente al dettaglio, di oggetti preziosi in genere”. Nel 1942 muore Dante Socci e il figlio Luigi rileva l’attività paterna sotto la ditta “Dante Socci di Luigi Socci”, aprendo una nuova posizione presso la Camera di commercio. L’impresa è attiva nell’esportazione di bigiotteria e gioielleria in oro e argento importando orologi e pietre sintetiche in Svizzera e sud America. Nel 1955 Luigi Socci muore prematuramente lasciando come eredi la moglie Anna Allaria e le due figlie Maria e Elvira non ancora maggiorenni. La madre decide di proseguire l’attività, ottiene dal giudice l’emancipazione delle figlie, e trasforma la ditta individuale in società di fatto “Dante Socci di eredi di Luigi Socci”. Tra le fine degli anni quaranta e gli anni sessanta l’impresa si sviluppa instaurando rapporti di collaborazione con varie ditte orafe di Valenza Po, con la Fabbricazione italiana catene di Milano e con imprese

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Ditta Socci Dante srl
leggi tutto

Comerio Ercole

Industria

Industria Comerio Ercole DENOMINAZIONE SOCIALE | Comerio Ercole spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Progettazione e costruzione di macchinari e impianti per l’industria della gomma, della resina, delle materie plastiche, del ricamo e di prodotti tessili in tessuto e non tessuto INDIRIZZO | Via Castellanza 100 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-48841 | F. 0331- 488421 | www.comercole.it L’avvio dell’attività (1885-1912) Ercole Comerio, figlio di un commerciante all’ingrosso di generi alimentari di Busto Arsizio, lavora, dal 1873, come operaio meccanico alla Cantoni-Krumm (trasformata dal 1881 in Franco Tosi). Con una rapida carriera all’interno dell’impresa, diviene capo del reparto attrezzeria e acquisisce una notevole esperienza. Nel 1885, in concomitanza con il matrimonio con Teresa Marcora, Ercole apre una propria officina di riparazione di macchine tessili a Busto Arsizio. L’iniziativa viene sostenuta finanziariamente dal cognato Roberto Marcora, figlio di un negoziante di ferramenta. L’officina, dapprima sita in via Confalonieri, viene successivamente trasferita in via Magenta. La ditta individuale Comerio Ercole passa in pochi anni dall’esclusiva riparazione ad una propria produzione di macchine per l’industria cotoniera, specializzandosi su quelle destinate alle lavorazioni finali (tintoria, candeggio, stampa…) cioè sui settori più avanzati ed innovativi. Il successo di tale scelta costringe l’impresa, già nel 1895, a trasferirsi nuovamente in spazi più ampi in via Silvio Pellico, dove rimarrà per un secolo. La produzione non si limita, inoltre, alla sola industria cotoniera locale: alcune macchine, come le calandre, vengono infatti impiegate anche nei settori della gomma e della carta. La Comerio rifornisce, già dai primi del Novecento, la Pirelli, la Ambrogio Binda, la Vita Mayer. L’innovazione tecnologica viene assicurata da stretti rapporti con l’ingegner Roberto Zust di Intra, produttore di macchine utensili. Nel 1900 l’impresa partecipa all’Esposizione Internazionale di Parigi. Dal 1913 al 1945 Nel 1913 l’impresa ha ancora dimensioni piuttosto limitate, circa 75 operai, ma una notevole spinta all’espansione giunge dalla Prima guerra mondiale: durante il conflitto, infatti, la Comerio converte in gran parte la propria produzione costruendo per conto dell’Ansaldo componenti per l’artiglieria pesante. Nel 1922 la ditta si trasforma in Società anonima Comerio Ercole con sede legale a Milano. Presidente è lo stesso Ercole mentre due dei suoi dieci figli, Melchiorre e Giuseppe, ricoprono la carica di consigliere con incarichi di direzione tecnica. I rapporti con la clientela vengono completamente ristabiliti ed ampliati: la società può contare su un’attività ben avviata sia in Italia sia all’estero (Svizzera, Francia, Germania, Romania, Bulgaria…). Negli anni successivi il capitale viene concentrato nelle mani di Melchiorre e Giuseppe e la società cresce rapidamente, soprattutto grazie alle strette relazioni con le imprese tessili locali (Giuseppe sposa infatti la figlia del cotoniere Carlo Ottolini) e agli ottimi risultati nell’esportazione in Sud America e in Europa Orientale, mercati di sbocco tipici dei prodotti tessili dell’Alto Milanese. Nel 1935, cinquantenario della fondazione dell’impresa, la Comerio conta ormai 400 dipendenti. Nel 1937 viene acquisito un ulteriore stabilimento a Legnano. In questo periodo, durante la campagna d’Africa, nello stabilimento di Busto Arsizio, vengono costruite anche macchine stradali e rulli compressori per conto della Ditta Loro e Parisini. Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale la Comerio collabora ancora con l’Ansaldo, per la produzione bellica, e successivamente con il Comando tedesco. La guerra sancisce un momento di ricambio generazionale. Nel 1942 entra nell’impresa Rinaldo Comerio appena laureato al Politecnico di Milano, ma presente già da tempo nell’attività dell’impresa. Dal 31 marzo 1943, Ercole Comerio affida la procura ai nipoti Rinaldo (figlio di Giuseppe), che si occupa inizialmente della fonderia, e Mario (figlio di Melchiorre). La sede legale viene riportata nel 1944 a Busto Arsizio, dove vi è sempre stata quella amministrativa, e la società si trasforma in Spa. Sempre in quell’anno, le maestranze dell’impresa aderiscono agli scioperi contro il regime che portarono ad una dura repressione da parte del Comando tedesco. Dal 1946 al 1966 Gli anni della ricostruzione postbellica vedono l’impresa impegnata nella difficoltosa ripresa dell’attività. Nel 1947 muore Ercole Comerio e la carica di presidente viene assunta dalla vedova Teresa Marcora. Nel 1950 la situazione dell’impresa è ormai risanata e la Comerio può inserirsi nella crescita del settore tessile stimolata dal boom economico. La Comerio costruisce però, in questo stesso periodo, macchine per un gran numero di settori diversi quali quelli già citati della gomma e della carta, ma anche del legno e dei metalli. Nel 1951, diventano procuratori della società anche Ercole e Mario (figli di Melchiorre) e Alfredo (figlio di Giuseppe). Nel 1952, con la morte della vedova del fondatore, il figlio Giuseppe assume la carica di presidente il primo maggio 1953. A metà degli anni Cinquanta il ramo della famiglia che fa capo a Melchiorre si allontana dall’impresa: nel 1954 si ha infatti una concordata separazione e Melchiorre e i suoi figli fondano una nuova società, la Metalmeccanica, utilizzando lo stabilimento di Legnano già di proprietà della Comerio. Dopo la morte di Giuseppe, nel 1958, è suo figlio Rinaldo ad assumere la carica di presidente, mantenuta fino ad oggi, e vengono nominati consiglieri i figli Alfredo, Emilio e Maria Silvia. Anche la moglie di Rinaldo, Antonia De Dionigi Comerio, inizia ad avere un ruolo nell’amministrazione dell’impresa. Le attività sono in forte crescita specialmente nel campo delle macchine da ricamo e nei settori delle macchine per la lavorazione della gomma e delle materie plastiche (PVC). La razionalizzazione industriale che intraprende la Comerio non consente però il mantenimento di una manodopera così vasta: si avvia, così, una riduzione dei dipendenti con la chiusura della fonderia nel 1965. La scelta che determina forti tensioni sindacali è dettata anche da motivazioni ecologiche dato che la fonderia di ghisa dello stabilimento funzionava oramai in un’aerea densamente urbanizzata. Nello stesso anno la sede sociale viene nuovamente portata a Milano e l’anno seguente si decide l’incorporazione nella capogruppo della società commerciale Rubber and textile Machinery Spa. Contemporaneamente Alfredo Comerio rinuncia alle proprie cariche e viene sostituito nella carica di amministratore delegato dal fratello Emilio. Dal 1967 a oggi Negli anni sessanta le ricorrenti e sempre più gravi crisi del

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Comerio Ercole
leggi tutto

Candeggio Valle Olona

Industria

Industria Candeggio Valle Olona DENOMINAZIONE SOCIALE | Candeggio Valle Olona F.lli Pigni srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Candeggio e preparazione tessuti per stampa INDIRIZZO | Via Fornaci 14 | 21054 | Fagnano Olona (VA) CONTATTI | T. 0331-617190 | F. 0331-617574 | www.candeggiovalleolona.it Dal candeggio al prato alla candeggina (1866-1945) La Candeggio Valle Olona ha radici storiche nel lontano 1866, quando Giovanni Pigni avvia l’attività di candeggio di tessuti per conto terzi con un piccolo stabilimento posto sulla sponda del fiume Olona di Fagnano. La tecnica utilizzata è ancora quella primordiale del “candeggio al prato” , che consiste nel ricorso all’azione sbiancante della luce del sole e dell’ossigeno rilasciato dall’erba dei prati, sui quali vengono distese ad asciugare le lunghe pezze bagnate di cotone o lino. L’attività prosegue quindi con Giuseppe Pigni, parente di Giovanni, e i figli di quest’ultimo Angelo e Gaspare che nel 1928 costituiscono la società di fatto “Candeggio F.lli Pigni”. Con il passaggio dalla sbiancatura naturale a quella ottenuta tramite l’uso di additivi chimici come il cloruro di calcio, il candeggio Pigni inizia ad assumere caratteristiche di prima industrializzazione . Dopo il trattamento notturno effettuato in apposite vasche alimentate dall’acqua dell’Olona, i rotoli di tessuto vengono ora stesi su filari di pali di legno. Durante la stagione invernale si utilizza invece un edificio completamente vuoto alto 20 metri e riscaldato da stufe a legna, dal cui soffitto di travi pendono le tele messe ad asciugare, portate a spalla dagli operai che salgono su scalette di ferro fissate alle pareti. I clienti dell’impresa sono i commercianti di tessuti di Gallarate o Busto Arsizio, le consegne vengono effettuate con il carro trainato dai cavalli. Sul finire degli anni trenta Giannino Pigni, il figlio di Angelo nato nel 1918, inizia a lavorare al candeggio, affiancandosi al cugino Carluccio, il figlio di Gaspare nato nel 1910. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, come molti dei 10-15 dipendenti presenti in quel periodo in azienda, è chiamato alle armi. Dopo il 1943 si rifugia in Svizzera, dove conosce la sua futura moglie Margherita Fahrni. Terminata la guerra e rientrato a Fagnano Olona, Giannino riprende il lavoro di candeggiatore , introducendo un’innovazione che rende alcune operazioni meno faticose come l’utilizzo del motore elettrico per il sollevamento delle pezze nell’asciugatoio. Il cloruro di calcio è sostituito dall’ipoclorito di sodio o candeggina, un ossidante molto più efficace e tuttora utilizzato in questo tipo di industrie. Inoltre il carro per il trasporto delle pezze è rimpiazzato da un camion Dodge, residuato bellico. Nascita e primo sviluppo della Candeggio Valle Olona (1946-1970) Fiorentino Pigni, nato nel 1928 e fratello di Giannino, diploma di perito tessile conseguito a Como, nel 1946 s’inserisce nell’azienda di famiglia, seguendo soprattutto la parte commerciale. Nel 1950 muore Giuseppe Pigni, la cui quota sociale viene ereditata dal figlio Gaspare Luigi, nato nel 1899. Trascorrono gli anni ma l’impegno di Giannino e Fiorentino, entrambi dipendenti, non viene premiato con il loro ingresso nella società di famiglia: la “terza generazione”, in disaccordo con la seconda, decide allora di mettersi in proprio per diventare la prima generazione di una nuova impresa. Nasce così nel 1957 la Candeggio Valle Olona , registrata nell’anno successivo alla Camera di commercio di Varese come ditta individuale di Fiorentino Pigni. Nello stesso anno muore, ancora giovane, Carluccio. La Candeggio F.lli Pigni, gestita da persone ormai anziane, riduce l’attività per cessare definitivamente nel 1960. Giannino Pigni entra quindi come socio nella ditta del fratello, che si trasforma in società di fatto. Egli ha quattro figli, di cui due maschi destinati ad assumere, con gli anni settanta, la conduzione operativa dell’azienda: Claudio, nato a Berna nel 1950, e Adriano, nato a Fagnano Olona nel 1957. Il nuovo stabilimento , dotato di vasche di candeggio e di sistemi di asciugatura automatizzati, non è più “a valle” ma sorge nel centro abitato, in via Fornaci, ponendosi al riparo dalle frequenti e devastanti esondazioni dell’Olona, le cui acque risultano peraltro sempre più inquinate dagli scarichi industriali delle numerose fabbriche che sorgono lungo la sponda del fiume. La crescita della domanda di articoli tessili per la casa (dalle lenzuola alle tovaglie) e lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni si traducono in un forte aumento delle quantità di tessuti lavorati dal Candeggio Valle Olona, che annovera tra i suoi clienti importanti aziende nazionali spesso operanti nei mercati esteri. Nel 1966 l’attività si estende al finissaggio, ossia alle lavorazioni volte a migliorare l’aspetto e le proprietà di tessuti e filati. Nel 1968 la società di fatto si regolarizza nella snc “Candeggio Valle Olona dei F.lli Pigni Giannino e Fiorentino”. Alla fine del decennio viene introdotta la prima rameuse, voluminosa macchina utilizzata per asciugare e fissare in automatico il tessuto bagnato proveniente dalle vasche del candeggio. Lo sviluppo del finissaggio (1971-1990) Con l’aumento delle commesse, ciascuna delle quali può raggiungere rilevanti quantità di tessuto da trattare, viene introdotta nei primi anni settanta la produzione a ciclo continuo articolata su tre turni di lavoro. Esso non prevede, come del resto è sempre accaduto anche nel passato, la fase intermedia della stampa, tra candeggio e finissaggio, che viene effettuata presso altre aziende esterne.Più per volontà del padre che per vocazione personale, Adriano Pigni , ancor prima di conseguire il diploma di perito chimico, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, mentre il fratello Claudio conduce la vita dello studente universitario. È quest’ultimo tuttavia, laureatosi in scienze politiche, ad entrare per primo, nel 1976, nella compagine societaria, seguito l’anno dopo da Adriano. Nel 1979 entra in funzione nel vicino Comune di Cairate, in località Bolladello, un nuovo stabilimento unicamente dedicato alle operazioni di finissaggio (apprettatura, garzatura, calandratura ecc.), che conferiscono ai tessuti stampati le qualità richieste dai clienti. Per la sua gestione è creata la sas Finissaggio confezioni tessuti di Claudio Pigni & C, con Claudio socio accomandatario e Giannino, Fiorentino e Adriano soci accomandanti. Le competenze finanziarie di Claudio si integrano con quelle tecniche e commerciali di Adriano, che trova il suo “mentore” nello zio

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Candeggio Valle Olona
leggi tutto

Calzaturificio Star Artioli

Industria

Industria Calzaturificio Star Artioli DENOMINAZIONE SOCIALE | Calzaturificio Star spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Fabbricazione e commercio di calzature, generi affini, borse e valigie INDIRIZZO | Via Oslavia 3 | 21049 | Tradate (VA) CONTATTI | T. 0331-841322 | F. 0331-844564 | www.artioli.com L’apprendistato imprenditoriale e la fondazione dell’impresa (1918-1957 ) Ferrarese di nascita, nel 1912, Severino Artioli, all’età di soli sette anni, si reca a bottega, nel doposcuola, per imparare il mestiere di calzolaio. Alla fine della guerra, acquista un banchetto con tutti gli arnesi necessari e comincia a lavorare per proprio conto. Le calzature, infatti, sono ancora tutte fatte a mano, su misura, e sono ancora rare le esperienze di industrializzazione della lavorazione della scarpa . Fra queste, nasce proprio a Ferrara una delle prime fabbriche di calzature pret à porter, la Zenith, che avvia la produzione con macchine di provenienza statunitense prese soprattutto a noleggio. Severino Artioli viene assunto da questo calzaturificio, facendo rapidamente carriera al suo interno. Le speranze di nomina a direttore, dopo la morte improvvisa del proprietario, di cui Artioli è il beniamino, vengono però disattese dalla scelta, per questa posizione, di un altro tecnico. Severino Artioli, offeso e deluso, si licenzia quindi dalla Zenith ed inizia un lungo periodo di consulenza in vari calzaturifici per tutto il centro e il nord Italia. Nel 1932, Artioli diviene dirigente del Calzaturificio di Tradate; tre anni dopo, anche per evitare la chiamata alle armi per la guerra di Abissinia, lascia Tradate e lavora per il calzaturificio Battistini di Forlì, fornitore di calzature per l’esercito. Artioli è esonerato dalla chiamata militare e ciò si ripete anche quando nel 1940 ritorna al Calzaturificio di Tradate come direttore generale . Nel 1945 Severino Artioli decide di coinvolgere nel progetto di creare una propria fabbrica due colleghi del calzaturificio di Tradate: Angelo Millefanti, modellista di Busto Arsizio, e Eugenio Stefanotti, ex-direttore dei negozi “Tradate”. Nasce così il Calzaturificio Star srl. Il nome scelto richiama i nomi di due dei tre soci ma risente soprattutto della popolarità che i termini anglosassoni riscuotono in Italia nel dopoguerra. La lavorazione di Artioli si distingue per il suo carattere di alto artigianato; lo stabilimento passa in breve tempo da 7 a 110 operai, con una produzione di circa 36.000 paia annuali. Nel 1955 muore Stefanotti, gli eredi cedono la loro quota ad Artioli e Millefanti e la ragione sociale dell’impresa cambia in “Calzaturificio Star di Artioli e Millefanti snc”. Due anni dopo viene costruito un nuovo stabilimento e la sede viene spostata, sempre a Tradate, in via Meucci 12. Gli anni cinquanta e sessanta (1958-1969) Alla fine degli anni cinquanta, entra nell’impresa Vito, secondo dei quattro figli di Severino, prescelto dal padre a continuare nell’attività. Abile nel disegno e creativo, Vito Artioli da sempre aiuta il padre nell’impresa, soprattutto nei periodi estivi. Conclusi gli studi in Italia, svolge una lunga e formativa esperienza negli Stati Uniti dove studia anche marketing e pubbliche relazioni al Mit di Boston. Tornato in Italia, approfondisce le proprie competenze nel settore calzaturiero conseguendo il diploma di modellista e stilista calzaturiero presso l’Ars sutoria di Milano. Forte dell’esperienza maturata e delle competenze acquisite, Vito Artioli comincia ad occuparsi della vendita delle proprie calzature, in quel momento destinate per l’80% ai negozi del Calzaturificio di Varese. I loro ordini non sono però soddisfacenti: non solo i negozi pagano poco, ma costringono la Star a produrre modelli che Vito Artioli considera ormai vecchi e superati. Egli decide così di iniziare a disegnare la sua collezione su basi completamente innovative e, al tempo stesso, stilisticamente raffinate nelle forme, nel disegno e nei materiali. Queste nuove collezioni, pur ispirandosi alla tecnica artigianale di papà Severino che garantisce al prodotto leggerezza, calzabilità e una solidità quasi incorruttibile dal tempo, permettono a Vito di mettersi in luce dapprima nella vicina Svizzera e subito dopo nel Benelux, Francia ed Inghilterra. Il successo è tale da spingerlo a tentare la fortuna negli Stati Uniti: si allacciano inoltre legami stabili con negozi di abbigliamento statunitensi, che apprezzano il nome italiano Artioli più dell’anglosassone Star, e il successo di vendita sancisce la nascita del brand “Vito Artioli”. Nel 1966 viene liquidato il socio Millefanti e la denominazione sociale cambia in Calzaturificio Star di Artioli Severino e Vito snc. Negli Usa il successo delle sue scarpe innovative , anche per l’uso di pellami esotici, soprattutto lo struzzo, è tale da fornirgli i capitali necessari per un decisivo ammodernamento degli impianti e delle strutture dell’impresa. Gli anni settanta e ottanta (1970-1989) Nel 1973 il Calzaturificio Star assume la forma della società per azioni: Vito Artioli è amministratore unico della società, con il padre come procuratore speciale. La crisi del petrolio fa sentire i suoi effetti sul potere d’acquisto degli europei e degli statunitensi ed anche le vendite di Artioli ne risentono negativamente; si affaccia però, in questi stessi anni, un nuovo ricco mercato : quello arabo. Cresce la domanda di modelli estrosi, colorati, con tacchi alti e impreziositi da morsetti, fibbie e accessori anche in oro massiccio. La produzione tocca anche nicchie quali la scarpa da golf e lo stivale da polo su misura: Vito Artioli arriva a disegnare più di mille modelli all’anno e i clienti aumentano sempre di più. Accanto alle calzature, per soddisfare le richieste, si avvia anche la produzione di cinture in abbinamento con le scarpe, sempre su disegno di Vito Artioli, con la conseguente assunzione di artigiani cinturai. Si intraprende poi la produzione di piccola pelletteria, borse e valigeria sempre all’interno della fabbrica tradatese. A ditte esterne viene anche commissionata una produzione dedicata di guanti, ombrelli, cravatte e abbigliamento in pelle, calze e accessori vari, quali occhiali da sole e gemelli per polsini di camicie, fibbie e morsetti per scarpe. Sempre negli anni settanta si sperimenta la commercializzazione al minuto con un negozio multimarca a Tradate, tre a Varese e un monomarca a San Francisco. Una parte di questa attività è affidata alla moglie di Vito Artioli, Grazia Mascheroni, che viene

Settembre 28, 2026 / Commenti disabilitati su Calzaturificio Star Artioli
leggi tutto

Carlsberg Italia

Industria

Industria Carlsberg Italia DENOMINAZIONE SOCIALE | Carlsberg Italia spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio all’ingrosso di birra e bevande alcoliche e analcoliche INDIRIZZO | Via Olona 103 | 21056 | Induno Olona (VA) CONTATTI | T. 02-93536911 | www.birrificioporetti.it Dalla nascita della birra Poretti agli anni venti del Novecento (1877-1919) Angelo Poretti, nato nel 1829 a Vedano Olona, decide di lasciare in gioventù la provincia varesina per andare a lavorare tra Austria, Germania e Boemia prima come manovale, poi come operaio e infine come appaltatore di alcune linee ferroviarie. A metà degli anni Settanta, insieme alla moglie la boema Franziska Peterzilka, decide di tornare in Italia e d’investire la discreta ricchezza accumulata nella produzione della birra  che tanto successo incontra nell’Europa centrale. La sua idea è quella di introdurre in Italia un nuovo tipo di birra – la boema Pilsner – che rispetto a quelle vendute fino a quel momento (la “Vienna” e la “Chiavenna”) è più leggera ed è prodotta con ingredienti di prima qualità. Della bontà dell’iniziativa si è convinto attraverso la sua lunga esperienza mitteleuroepa. A Induno Olona individua l’area dove costruire il proprio impianto. Si trova in prossimità delle grotte della Valganna, dove c’è una sorgente, detta “fontana degli ammalati”, molto famosa non solo nel circondario ma persino a Milano per i suoi effetti definiti “miracolosi”. Angelo Poretti acquista entrambi con un effetto pubblicitario immediato: l’acqua della “fontana degli ammalati” diventa la base della sue birra. In breve, acquista la fabbrica della cessata Amideria del Dones, fa arrivare dall’estero macchinari, materie prime e il primo mastro birraio. L’impresa, creata nel 1877 e formalizzata tre anni dopo con la costituzione della Poretti Angelo e C., conquista una grande popolarità qualche anno dopo, nel 1881, in occasione dell”Esposizione Universale che si tiene a Milano. L’elegante chalet svizzero che ospita l’azienda varesina, infatti, è letteralmente preso d’assalto da una folla di visitatori che vuole assaggiare la pilsner italiana. Negli anni seguenti, l’impresa cresce e questo nonostante un mercato allora come adesso caratterizzato da consumi pro-capite molto bassi rispetto alle media europea (oggi siamo intorno ai 30 litri) e un’estrema frammentazione dei punti vendita. Oltre alla sua esperienza imprenditoriale, Angelo Poretti è attivo anche nella vita pubblica ed economica. Negli anni, infatti, ricopre la carica di consigliere comunale a Varese e di sindaco a Vedano Olona, mentre a metà anni ’80 viene nominato presidente del Comitato permanente dell’associazione dei birrai. Non ha figli e alla sua morte, nell’ottobre del 1901, gli succedono i nipoti (figli delle sorelle) Edoardo Chiesa, i fratelli Angelo e Tranquillo Magnani e Francesco Bianchi (scomparso nel 1918). Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, l’azienda fa registrare risultati molto positivi tanto da inserirsi stabilmente al vertice della graduatoria nazionale per ettolitri di birra prodotti. Intanto, nel 1905, le accresciute esigenze produttive hanno spinto i due nipoti a rinnovare l’impianto produttivo di Induno Olona. Il progetto viene affidato allo studio tedesco Bihl e Woltz, che realizza uno stabilimento in puro stile Jugendstil in grado di coniugare perfettamente tecnologia industriale con l’arte. Gli eredi di Poretti e la cessione dell’impresa alla famiglia Bassetti (1920-1974) Nel dicembre del 1922, l’impresa si trasforma in società anonima per attrarre nuovi capitali e per avviare un nuovo processo di rimodellamento gestionale e organizzativo. L’operazione riesce ed è proprio il Credito Varesino ad entrare nel capitale sociale e questo rende possibile iniziare i lavori di ampliamento, realizzato in più fasi, del complesso produttivo. Nel maggio del 1924, proprio quando il mercato ricomincia ad inviare segnali di normalità dopo il difficile dopoguerra, scompare Angelo Magnani. Le conseguenze della grande crisi mondiale scoppiata nell’autunno del ’29, sono pesanti anche per la S.A. Birra Poretti. La produzione di birra, infatti, crollava dai 120 mila ettolitri del 1922 ai 14 mila del 1934. Nello stesso anno, muore Tranquillo Magnani e a dirigere l’impresa rimane il solo Edoardo Chiesa. Sono anni difficili, la particolare congiuntura spinge i consumi al ribasso e tra questo non può mancare anche la birra. Ormai sull’orlo della chiusura, nel gennaio del 1939, l’azienda viene salvata dalla famiglia Bassetti, che peraltro è già presente nel settore essendo proprietaria del birrificio Spluga di Chiavenna. Il legame profondo tra Varese ed il Birrificio Angelo Poretti è testimoniato in questo caso dal bar della stazione, completamente personalizzato con il marchio Poretti. Non solo un luogo di distribuzione, ma anche e soprattutto di comunicazione. Anni sessanta, Archivio d’impresa.Dal dopoguerra in avanti, sotto la guida del commendatore Giannino Bassetti, si concretizza il rilancio dell’impresa che arriva a produrre oltre mezzo milione di ettolitri di birra. Nel 1957, l’intera attività dello stabilimento chiavennasco della Birra Spluga è concentrato nell’impianto di Induno Olona. Nello stabilimento varesino lavorano fino a duecento operai, di cui un gran parte donne che si occupano solo dell’imbottigliamento. La manodopera femminile, tra gli anni ’60 e ’70, viene completamente sostituita da quella maschile. La crescita dell’impresa avviene non solo diversificando la produzione di birra, ma anche potenziando la struttura e la rete commerciale. Il lancio nel 1969 di un marchio destinato ad un grande successo come quello “Splügen Bock” e il lancio delle prime birre “dry” sono anche la concreta testimonianza dell’attività di ricerca e sviluppo svolta all’interno del laboratorio aziendale, che arriva alla fine degli anni Sessanta ad occupare una quindicina di tecnici. Lo shock petrolifero del 1973, tuttavia, ha conseguenze pesanti sulla vita dell’impresa varesina, che proprio in quel momento, con l’acquisizione dello stabilimento Henmed di Ceccano, che produceva col marchio “Skol”, nel Frusinate, sta tentando di allargare all’Italia centrale e meridionale il proprio mercato di vendita. Dagli anni Settanta al Duemila (1975-2000) Al forte rincaro delle principali voci di costo (materie prime, trasporti, energia, etc.) la Poretti risponde con alcuni tagli nell’organico, ma soprattutto siglando nel 1975 un accordo con il gruppo Carlsberg (ai tempi denominato United Breweries A/S in seguito alla fusione del 1970 tra Tuborg e Carlsberg) per la produzione e la commercializzazione dei marchi “Tuborg” e “Carlsberg” in Italia. In questi anni

Agosto 29, 2026 / Commenti disabilitati su Carlsberg Italia
leggi tutto

Calzaturificio Romano Martegani srl

Industria

Industria Calzaturificio Romano Martegani srl DENOMINAZIONE SOCIALE | Calzaturificio Romano Martegani srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercio di calzature e prodotti affini, abbigliamento e accessori INDIRIZZO | Via Trento e Trieste 35 | 21049 | Tradate (VA) CONTATTI | T. 0331-841129 | F. 0362-310629 L’avvio dell’attività e i suoi primi sviluppi (1889-1949 ) Pietro Martegani, già commerciante di pellame, apre nel 1889 una modesta fabbrica di tomaie a Tradate. Nel 1891, fra le imprese clienti, figura un calzaturificio di Legnano prossimo alla chiusura e Martegani, insieme ad altri soci, decide di rilevarlo. Agli inizi del Novecento, rimasto unico socio, Pietro Martegani trasferisce l’attività a Tradate in via Manzoni, con il nome di “Calzaturificio di Tradate”. L’impresa arriva ad occupare, già nel 1911, una cinquantina di dipendenti. Nel corso della Prima guerra mondiale viene costruita una nuova sede che permette all’impresa di raggiungere una produzione media di 300 paia di scarpe al giorno. A guerra finita, il figlio maggiore di Pietro, Ettore Martegani, entra nell’impresa e il Calzaturificio di Tradate comincia la propria espansione. Vengono coinvolti anche gli altri figli Nino, Amedeo e Giuseppe (detto Peppino) e vengono acquistate macchine moderne. Grazie alla qualità dei prodotti e ai prezzi concorrenziali, le vendite crescono in Italia e all’estero (Austria, Germania, Jugoslavia e Siria) tanto che, nel 1926, l’impresa arriva ad annoverare 150 operai. In questo periodo Amedeo e Peppino escono dall’impresa per intraprendere una propria attività professionale. Il primo apre una catena di negozi sempre nel settore della calzature insieme a un ex rappresentante della Martegani; il secondo si trasferisce a Udine e lavora nel settore alberghiero. Pietro Martegani muore nel 1929 e l’impresa passa sotto il controllo dei figli Ettore e Nino. La produzione si amplia alle calzature da donna e per bambino e il Calzaturificio di Tradate apre, nei primi anni trenta, il suo primo negozio in via Speronari a Milano. La Seconda guerra mondiale porta un nuovo ulteriore sviluppo dell’impresa, grazie alle commesse statali per la fornitura di scarpe militari all’esercito. Nel dopoguerra, la fine delle commesse statali porta ad un calo della produzione e del fatturato. Nel 1948 Nino Martegani esce dall’impresa portando con sé la rete commerciale dei negozi col marchio “Tradate Martegani”, e negli anni successivi amplia la propria attività con nuovi punti vendita. Ettore Martegani, rimane dunque l’unico proprietario e amministratore del Calzaturificio di Tradate. Dagli anni cinquanta ai primi anni settanta (1950-1963) Nel 1950, l’impresa conta ormai ben 500 operai. Nello stesso anno, il figlio di Ettore, Romano Martegani, terminati gli studi liceali, si reca negli Stati Uniti presso i maggiori calzaturifici americani per acquisire dimestichezza con le macchine più moderne. Al suo ritorno inizia ad affiancare il padre dapprima seguendo la produzione, poi la modelleria ed infine la parte commerciale dell’impresa. Romano Martegani, gira l’Italia come rappresentante dei propri prodotti per circa tre anni, ma poi, spinto anche dal padre Ettore, comincia a rivolgersi ai mercati esteri. Nel frattempo, Romano Martegani, grazie alla frequentazione delle varie fiere di settore, matura la convinzione che la produzione calzaturiera della provincia di Varese stia subendo ormai la concorrenza dei distretti calzaturieri delle Marche e della Toscana che immettono sul mercato prodotti a prezzi inferiori grazie ad una manodopera meno costosa. Decide allora, in accordo col padre, di passare dalla produzione di articoli di media qualità ad una di articoli di lusso, con l’utilizzo di pelli pregiate e l’ideazione di modelli più ricercati. Ciò porta una variazione anche nel nome utilizzato per firmare i prodotti: non più “Calzaturificio di Tradate di Martegani”, ma “Martegani Tradate” che sul territorio si affianca al “Tradate Martegani” del fratello Nino. Nel 1957 Romano Martegani, il padre Ettore e le sorelle Giampiera e Luigia fondano una nuova società, il “Calzaturificio di Tradate di R. Martegani & C. sas” con Romano Martegani socio di maggioranza e accomandatario e la sede sociale e lo stabilimento nei nuovi locali in via Trento e Trieste sempre a Tradate. Subito dopo, nel 1959 la ragione sociale viene mutata in “Romart Calzaturificio Martegani di R. Martegani & C.”. Il passaggio alla produzione di qualità si accompagna ad un calo del numero di dipendenti che scende velocemente a 120 unità. A partire dal 1961, grazie ai frequenti viaggi di Romano Martegani, si sviluppa l’esportazione dell’impresa verso l’Estremo Oriente e gli Stati Uniti. Dagli anni Settanta agli anni Novanta (1964-1989) Nel 1964, Ettore Martegani lascia ufficialmente la società; nel 1966 viene aperto un nuovo laboratorio di produzione di calzature da uomo sempre a Tradate in via Carso. In questi anni, su impulso della madre di Romano, Afra della Chiesa, vengono aperti 6 negozi a Roma, gestiti personalmente da lei ma presto chiusi per volontà di Ettore che vuole mantenere la famiglia riunita a Tradate. Nel 1973, Ettore Martegani muore. Nello stesso anno, in coincidenza con un consistente aumento di capitale, la ragione sociale muta in “Calzaturificio Martegani di R. Martegani & C.”. Le esportazioni all’estero cominciano ad aumentare sensibilmente a partire dalla fine degli anni settanta. Il mercato principale è quello degli Stati Uniti d’America, che si avvia a rappresentare il 50% del fatturato dell’impresa. Romano Martegani apre un calzaturificio nelle Filippine con un socio del luogo e con Piero Adriano, figlio di Nino del quale continuerà l’attività commerciale fino alla metà degli anni ottanta. Questa scelta è dettata dai minor costi della manodopera poco qualificata e dall’esistenza di accordi commerciali che permettono l’esportazione dalle Filippine verso gli Stati Uniti con tariffe doganali molto basse. Questa operazione ha però breve vita, visto che la produzione nelle Filippine si mantiene molto al di sotto di quella ottenuta nello stabilimento in Italia. L’impresa, allora, decide, nei primi anni Ottanta, di aprire una consociata direttamente in America, la “Romano Martegani Usa”. Ciò consente di vendere direttamente sul mercato americano senza le procedure doganali che i compratori dovevano precedentemente affrontare importando dall’Italia, ampliando così sensibilmente il numero di clienti. Inizia in questo periodo la collaborazione della signora Mary Martinetti, moglie di Romano, che contribuisce in

Agosto 29, 2026 / Commenti disabilitati su Calzaturificio Romano Martegani srl
leggi tutto

BTicino

Industria

Industria BTicino DENOMINAZIONE SOCIALE | BTicino spa FORMA GIURIDICA | Società per azioni ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione e commercializzazione soluzioni per le infrastrutture elettriche e digitali degli edifici residenziali, terziari ed industriali. INDIRIZZO | Viale Borri, 231 | 21100 | Varese CONTATTI | T. 0332-279111 | www.bticino.it Prime esperienze imprenditoriali dei tre fratelli Bassani (1936-1949 ) Le origini della BTicino risalgono al 1936, quando viene costituita la società di fatto A. L. Bassani, con sede a Milano in via Melzo 9. I fondatori sono i fratelli Arnaldo detto Aldo di trentatre anni, meccanico tornitore, e Luigi detto Gigino di 24, perito industriale diplomatosi all’Istituto Feltrinelli di Milano. I ragazzi hanno l’elettricità nel sangue, non solo in quanto appartenenti alla generazione del futurismo ma soprattutto per il fatto che il padre Cesare ha lavorato una vita nella centrale elettrica di Vizzola Ticino. Nei primi due anni l’impresa si dedica alla produzione di guarnizioni per bottoni rifornendo l’impresa di confezioni delle sorelle Bassani, attive nei dintorni di Gallarate. Già dal 1938 tuttavia, con il trasferimento nella sede di piazza Grandi e nel vicino capannone di via Piolti de’ Bianchi, inizia la produzione di minuterie metalliche destinate all’industria elettrica e meccanica.I due fratelli sono soci con quote paritarie ma è Luigi che amministra la società mentre Aldo si occupa delle linee produttive. Nei primi anni di attività la società si afferma sul mercato nazionale e cresce in dimensioni: Gigino cura personalmente l’assunzione di un nutrito gruppo di operaie del paese bergamasco di Grumello al Monte, noto per la lavorazione dei bottoni. La crescita deve tuttavia fare i conti con il difficile contesto bellico che costringe i fratelli, dopo i primi bombardamenti, a trasferire lo stabilimento e gli uffici a Besnate e Arnate, vicino a Gallarate. Negli ultimi mesi di guerra la società acquisisce a Bizzozzero, in un’area agricola alle porte di Varese, un vasto terreno dove inizia la costruzione del primo capannone di quello che ancora oggi è il suo maggiore insediamento industriale.La ripresa dell’attività negli anni della Ricostruzione vede l’ingresso nell’attività del più giovane dei fratelli Bassani, Ermanno. Nel giugno 1948 i tre costituiscono la Ticino Interruttori Elettrici spa che pochi mesi dopo muta denominazione in Bassani spa e incorpora la A.L. Bassani. Il nome Ticino, dato alla serie di interruttori più utilizzata nel dopoguerra e al marchio con cui in seguito verranno commercializzati tutti i prodotti dell’impresa, è ispirato al ricordo del padre e della centrale di Vizzola. Gli anni di Gigino Bassani (1950-1968) Nella Bassani spa, Luigi siede al vertice del consiglio di amministrazione e detiene le principali deleghe operative, Aldo resta solo per alcuni anni nell’impresa per poi avviare un’attività in proprio, mentre il contributo di Ermanno si rivela decisivo nel settore commerciale. Nel 1949 la Bassani conta otto depositi, gestiti da propri rappresentanti, ben distribuiti sul territorio nazionale e nel 1953 avvia la prima esportazione diretta in Svezia con una fornitura di supporti per lampade al neon. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione di edifici e fabbriche e l’innalzamento degli standard abitativi garantiscono all’impresa, per alcuni decenni, un mercato, per i propri prodotti che si distinguono per efficienza e praticità, inesauribile. Nello stabilimento di Bizzozzero il personale continua ad aumentare e l’area si arrichisce rapidamente di nuovi capannoni. Le straordinarie capacità imprenditoriali di Gigino Bassani si fondano su una spiccata percezione delle tendenze del mercato ma anche su una preparazione tecnica che gli consente di progettare personalmente soluzioni d’avanguardia sul piano dei prodotti e dei processi industriali. Nel 1954, ad esempio, un suo progetto porta all’installazione di presse girevoli automatizzate che consentono una riduzione della fatica per gli operai con un aumento della produttività. Durante gli anni sessanta l’impresa, che ha colto l’importanza cruciale della ricerca e dell’innovazione, sviluppa un proprio Centro studi cui nel 1964 viene dedicata una sede presso la villa di famiglia a Poggio di Casciago, acquistata dalla famiglia Pirelli. Uno dei motti di Gigino Bassani è: «Se c’è qualcosa di nuovo da studiare e realizzare […]dobbiamo farlo noi della Ticino, e per primi». La Bassani alla fine degli anni sessanta conta circa 5.000 dipendenti, metà dei quali lavorano presso lo stabilimento di Bizzozzero e nel 1969 il fatturato della società supera i 17 miliardi di lire; l’incremento della produzione si è assestato attorno al 500%, con una punta superiore al 1200% riferita alle forniture per uso industriale. Al successo commerciale dell’impresa contribuiscono diversi fattori: uno di questi è la progettazione modulare che facilita successivi ampliamenti degli impianti, introdotta nel 1961 con la serie Magic. La sicurezza garantita dai prodotti Ticino è un altro di questi fattori: già nel 1953 gli interruttori per uso industriale vengono dotati di fusibili fino a 100 Ampere e dalla seconda metà degli anni sessanta vengono brevettati gli interruttori “salvavita” e “salvamotore” i cui nomi hanno avuto una estesa diffusione nel linguaggio ma sono nati come marchi d’impresa. La politica dell’impresa di fornire formazione specifica a elettricisti e installatori garantisce una platea di clienti fidelizzati e competenti. Inoltre anche l’attenzione data alla presentazione estetica dei prodotti contribuisce all’affermazione del marchio e del design. Le relazioni industriali all’interno della Bassani rispecchiano una concezione dell’impresa come luogo in cui il successo dipende dal concorso di ciascuno con il proprio lavoro e le proprie idee. Il presidente, che tutto il personale chiama signor Gigino, cerca il rapporto diretto con i lavoratori interessandosi, per quanto possibile, dei problemi di ciascuno e cercando con la sua presenza di garantirne il benessere e le condizioni di lavoro. Fondendo suggestioni olivettiane e paternalismo in una visione ordinata e disciplinata della fabbrica, la Bassani promuove strumenti per il dialogo interno, programmi di assistenza e di formazione, sistemi di valutazione e di autovalutazione per i propri dipendenti. Dipende anche da questa trama di relazioni interne il fatto che l’impresa si presenti alla stagione dei grandi conflitti sindacali senza la minima tensione latente al proprio interno. Negli stessi anni l’impresa sviluppa, in collaborazione con l’amministrazione carceraria, un progetto di recupero al lavoro dei detenuti che la porta a costituire laboratori

Agosto 28, 2026 / Commenti disabilitati su BTicino
leggi tutto

Antonluigi Castiglioni

Industria

Industria Antonluigi Castiglioni DENOMINAZIONE SOCIALE | Antonluigi Castiglioni sas di G. e A. Castiglioni & c. FORMA GIURIDICA | Società in accomandita semplice ATTIVITÀ PRINCIPALE | Creazione disegni jacquard, padiglioni jacquard – trecce saxon’s INDIRIZZO | Via Confalonieri, 10 | 21052 | Busto Arsizio (VA) CONTATTI | T. 0331-631463 | F. 0331- 631659 | www.jacquard-center.com La vocazione dello jacquard, dall’officina allo studio tessile (1863-1926) Nel 1863 Giovanni Castiglioni fonda a Busto Arsizio un’officina meccanica, con annessa fonderia, specializzata nella produzione di macchine jacquard, ratières ed accessori per tessitura. La ditta vive un importante momento di visibilità internazionale partecipando all’Esposizione universale di Parigi del 1889. Nel 1893 l’attività industriale passa nelle mani di due dei cinque figli del fondatore, Giuseppe e Carlo, mentre le sorelle Teresa e Delfina e il fratello Antonio seguono altre strade. In questa fase l’azienda sceglie di realizzare in proprio i disegni per i telai jacquard, acquistando macchine per leggere il disegno dalla messincarta e forare le corrispondenti matrici di cartone. Le macchine che escono dall’officina Castiglioni sono molto versatili: a una o due levate, applicabili a telai a mano o a quelli meccanici, in legno o in ghisa, sono in grado di raggiungere la ragguardevole velocità di oltre 200 colpi al minuto. I destinatari dei loro prodotti sono le manifatture tessili che fabbricano tessuti operati come fazzoletti, tovaglie, salviette e tele quadrettate. I principali clienti sono le tessiture locali ma i prodotti dell’azienda sono conosciuti anche in mercati lontani, come quello latino-americano. Disegno tecnico della montatura di un padiglione jacquard ad opera di Antonluigi Castiglioni. 1924, Archivio d’impresa. Nel 1897 Carlo lascia al fratello Giuseppe la guida di un’azienda che ha raggiunto grandi dimensioni, con due stabilimenti collocati su un’area di 5.000 metri quadri e più di cento operai, in grado di fabbricare molti tipi di macchine e accessori per l’industria tessile. Il figlio maggiore di Giuseppe e Martina Crespi, Giovanni, si dedica assieme alla moglie Nena De Silvestri ad una sfortunata attività imprenditoriale, un ricamificio a Tradate. Il figlio minore, Antonluigi (1899-1986), dopo aver combattuto poco più che adolescente nella Prima guerra mondiale, affina la sua abilità nel disegno manuale  lavorando nell’azienda di famiglia e precisamente nello studio tecnico per disegni di tessuti. All’epoca questo ufficio era di secondaria importanza rispetto alle attività produttive sviluppate dalle officine; forniva consulenze ed effettuava perizie per soddisfare le richieste della clientela più esigente. La scelta del titolare Giuseppe Castiglioni di riappianare i debiti contratti dal figlio Giovanni è all’origine dei problemi finanziari dell’azienda. Quella di Giovanni fallisce e lui trova lavoro come impiegato comunale; la ditta intestata a Giuseppe Castiglioni cessa invece l’attività intorno alla metà degli anni venti. La scelta di Antonluigi: dalla produzione alla consulenza tecnico-artistica (1927-1961) Antonluigi decide di proseguire per conto proprio l’attività già svolta in precedenza e nel gennaio 1927 dà vita ad una ditta individuale, la “G. Castiglioni di Antonluigi Castiglioni. Studio tecnico d’arte tessile” avente come scopo la produzione di messincarte e la creazione di disegni per tessuti. La sede resta a Busto Arsizio in un laboratorio di via San Michele 11. Decisivo per la nascita dello Studio è l’aiuto economico fornito dalla famiglia della moglie, Giuseppina Galli, maestra elementare, la cui sorella è un’imprenditrice serica di Nova Milanese. Nel 1927 nasce anche il primo figlio della coppia, Eugenio. Nel 1935 Antonluigi affianca all’attività di realizzazione di motivi grafici e disegni per la tessitura jacquard la produzione di padiglioni per macchine jacquard. Nel 1930 trasferisce la sede aziendale e la propria abitazione in via Poerio 3, in un edificio meno angusto del precedente e nel 1935 la famiglia si amplia con la nascita del secondogenito Giancarlo. Messincarta per tessuto tovagliato. 1960, Archivio d’impresa. La produzione di tessuti jacquard subisce una secca battuta d’arresto durante la Seconda guerra mondiale. Dapprima cala drasticamente la domanda dei tessuti più ricercati, decorati con disegni raffinati, indirizzandosi verso quelli più ordinari, finché il Governo non ne vieta espressamente la produzione. Pertanto lo Studio di Antonluigi deve momentaneamente sospendere la sua attività. Ancora una volta interviene in suo aiuto la famiglia Galli: Antonluigi durante la guerra lavora per la stamperia di foulard della cognata Rosa. Per conto di questa, ad esempio, decora con la tecnica della pirografia dei cuscini da spedire in Africa. L’antica attività dello studio tecnico nel settore delle forniture ai tessitori di jacquard riprende dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Eugenio consegue il diploma di ragioniere e inizia a collaborare con il padre. Antonluigi Castiglioni e la moglie Giuseppina Galli. 1962, Archivio di famiglia. Nel luglio 1954 viene fondata una società in accomandita semplice per la compravendita e la gestione di immobili con la ragione sociale “Galpi di Antonluigi Castiglioni & C.”. Il nome è composto dalle iniziali della moglie di Antonluigi, Galli Pina. Nella società vengono infatti affiancati al titolare come soci accomandanti la moglie Giuseppina e il figlio maggiore Eugenio. La”Galpi” e la “Antonluigi Castiglioni” cessano ufficialmente nel dicembre 1957. Il loro posto viene preso da una nuova società, la “Accomandita semplice Antonluigi Castiglioni & C.”. Fra i soci accomandanti questa volta compare anche Giancarlo, ormai maggiorenne, che si è preparato a proseguire l’attività di famiglia frequentando studi tecnici nel settore tessile. Alla fine degli anni cinquanta l’azienda ha alle sue dipendenze quindici operai e tre impiegati. Eugenio si sposa nel 1956 con Luisa Colombo. Per ampliare le potenzialità produttive dell’azienda e per consentire ai figli di avere un appartamento accanto al laboratorio, Antonluigi decide il trasferimento in via Federico Confalonieri 10, dove dal gennaio 1958 è stato approntato un nuovo e più capiente capannone e dove ancora oggi si trovano il laboratorio e gli uffici dell’azienda. Anche Giancarlo vi si trasferisce nel 1961, anno in cui si sposa con Laura Wagner. L’edificio storico di via Poerio, dove vivono Antonluigi e la moglie, non viene abbandonato e nel gennaio 1965 l’azienda vi apre un laboratorio di tessitura per conto terzi, che resterà in vita fino al 1969: si tratta di un reparto che esegue la tessitura di articoli di spugna.

Agosto 28, 2026 / Commenti disabilitati su Antonluigi Castiglioni
leggi tutto

Ambrogio Bernasconi

Industria

Industria Ambrogio Bernasconi DENOMINAZIONE SOCIALE | Ambrogio Bernasconi srl FORMA GIURIDICA | Società a responsabilità limitata ATTIVITÀ PRINCIPALE | Produzione di accessori per ombrelli, bastoni da passeggio e appoggio INDIRIZZO | Via Alberto da Giussano 13 | 21013 | Gallarate (VA) CONTATTI | T. 0331-793084 | F. 0331- 793894 | www.bastonaio.it L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività (1922-1934) Negli ultimi anni dell’Ottocento, Ambrogio Bernasconi, ancora adolescente, lavora presso la ditta Lana di Gallarate specializzata nella produzione di bocchini in corno per pipe. Maturata un’ampia esperienza nella lavorazione del corno, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, Ambrogio Bernasconi avvia con due soci un’attività in proprio per la produzione di bocchini da pipa e da sigaretta, in via Garibaldi a Crenna di Gallarate. A guerra conclusa, Bernasconi liquida i suoi soci, avvalendosi dell’aiuto della moglie, Enrichetta Rovizzoli, nel proseguimento dell’attività, d’ora in poi a stretta conduzione familiare. L’impresa, oltre ad accessori per fumatori, produce impugnature per biciclette e manici per ombrelli in corno, sfruttando lo stesso materiale e le stesse competenze di lavorazione acquisite nella produzione di bocchini. Il corno, infatti, viene acquistato intero e successivamente diviso in tre tagli: la punta, per i bocchini delle pipe, il taglio in mezzo per le manopole per le biciclette e per i manici di ombrelli e la parte finale, rivenduta, per la produzione di pettini. Nel 1925 entra nella ditta di famiglia il figlio maggiore di Ambrogio, Isidoro Bernasconi, e successivamente, verso il 1930, anche il secondo figlio, Enrico Carlo, avrà parte attiva nell’impresa che diviene una società di fatto. L’ingresso dei figli segna un cambiamento nel prodotto dell’impresa che dapprima abbandona la produzione degli articoli per fumatori e poi anche delle manopole per biciclette, concentrandosi sugli accessori per ombrelli (manici, bastoni, punte degli ombrelli). Tale scelta è dettata dalla volontà di concentrarsi sull’articolo di produzione più redditizio e di svilupparlo con l’utilizzo di altri materiali, quali il legno e la pelle, avvalendosi dell’esperienza portata da Enrico Carlo Bernasconi che aveva precedentemente lavorato in una fabbrica di scarpe, la Marelli di Gallarate. Sempre intorno al 1930, l’impresa, subentrando nei locali occupati precedentemente da una carpenteria, si sposta nell’attuale sede che conoscerà diverse ristrutturazioni e ampliamenti negli anni successivi.  Dal 1935 al 1960 Nella seconda metà degli anni trenta, Isidoro ed Enrico Carlo Bernasconi, assumono di fatto la conduzione dell’impresa affiancandosi al padre Ambrogio. L’avvento della Seconda guerra mondiale, però, costringe i due fratelli al servizio militare tenendoli forzatamente lontani dall’impresa fino al termine del periodo bellico. Nel 1949 l’attività della ditta viene ereditata dalla nuova società “Ambrogio Bernasconi di Bernasconi Isidoro e Bernasconi Enrico Carlo & c. Sas”, che vede Ambrogio Bernasconi socio accomandatario e i suoi due figli soci accomandanti. Isidoro si occupa della produzione e della parte commerciale dell’attività, Enrico Carlo, invece, cura il rinnovo della produzione con l’ideazione di nuovi modelli. Con l’avvento della plastica, l’impresa nel corso degli anni cinquanta si amplia e acquista nuove macchine per la produzione. Unica nel suo settore si dota di una officina meccanica con un attrezzista fisso in fabbrica. Ciò permette una rapida e assai meno onerosa realizzazione di stampi per la produzione di nuovi modelli, senza dover dipendere da fornitori esterni, e assicura al contempo una manutenzione continua e immediata delle macchine. Parallelamente il numero degli operai sale fino a toccare i cinquanta addetti. Impugnature in corno degli anni cinquanta. 2007, Archivio Centro per la cultura d’impresa. L’espansione dell’impresa è resa possibile principalmente grazie all’esportazione del prodotto negli Stati Uniti, avviata già durante la guerra, che permette di annullare gli effetti negativi dovuti ad una produzione tipicamente stagionale come quella degli ombrelli. I tempi di consegna, data la distanza del mercato, costringono i committenti ad ordinare in primavera, permettendo così all’impresa di lavorare a pieno ritmo anche nel periodo estivo. Inoltre i profitti derivati dall’esportazione consentono all’impresa, che pure è soggetta a un ciclo stagionale, a operare con continuità nel corso dell’anno con vantaggio per l’occupazione. La vendita negli Stati Uniti comporta la realizzazione di un preciso campionario, per cui ci si avvale del rappresentante americano dell’impresa, distinto da quello destinato al mercato europeo e realizzato dai due fratelli. Negli anni cinquanta Ambrogio Bernasconi e le famiglie dei due figli si trasferiscono in una casa adiacente alla fabbrica. Dal 1961 al 1989 Nel 1961 i due fratelli Bernasconi divengono entrambi soci accomandatari della società, sancendo ufficialmente il ritiro dall’attività del padre Ambrogio. Gli anni sessanta si caratterizzano per la forte esportazione verso gli Stati Uniti, circa il 60% dell’intera produzione, e vedono la presenza attiva nell’impresa della terza generazione Bernasconi: i figli di Isidoro, Ambrogio e Francesco, e i figli di Enrico Carlo, Umberto e Sergio. A Francesco Bernasconi, a tempo pieno nell’impresa dal 1969, viene affidata dal padre la parte commerciale e in particolar modo i rapporti con i mercati esteri. Qualche anno dopo, Umberto Bernasconi, figlio di Enrico Carlo, viene incaricato della contabilità dell’impresa. Nel frattempo l’acquisto di macchine ad iniezione diretta comporta un notevole aumento del numero di pezzi prodotti. Si amplia di conseguenza la sede con la costruzione di un nuovo capannone e tutti gli anni settanta si rivelano anni molto positivi per l’impresa. Nel 1974, alla morte di Ambrogio Bernasconi, la società vede l’ingresso ufficiale della terza generazione dei membri della famiglia. La famiglia Bernasconi. Da sinistra: Umberto, Enrico Carlo, Franco e Isidoro. 1988, Archivio d’impresa.Il processo di espansione dell’impresa si interrompe intorno alla metà degli anni ottanta, quando la Bernasconi perde il mercato americano, sostituito da nuovi mercati europei nei quali viene attivata una rete di rappresentanti. Le vendite in Francia, Inghilterra e Spagna, con la produzione di linee di modelli dedicate ad ogni singolo paese, riescono a compensare completamente la perdita del mercato statunitense. La percentuale di produzione esportata si mantiene, quindi, alta. Nel 1988, la necessità di trovare fonti di profitto collaterali porta all’apertura di uno spaccio presso la sede – per la vendita di ombrelli, bastoni e piccola pelletteria – e ad ampliare l’oggetto sociale all’abbigliamento, strada che tuttavia non viene percorsa. Dal

Agosto 28, 2026 / Commenti disabilitati su Ambrogio Bernasconi
leggi tutto

CAMERA DI COMMERCIO DI VARESE

piazza Monte Grappa, 5, Varese

P.IVA 00569210123 | C.F. 80000510125

tel. +39 0332 295111

p.e.c protocollo.va@va.legalmail.camcom.it

BIBLIOGRAFIA

COOKIES POLICY

DISCLAIMER

COPYRIGHTS

PRIVACY POLICY